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G. CORNETTI MACCHINE IDRAULICHE = | EDIZIONI IL CAPITELLO TORINO _ FATTORI DI CONVERSIONE (per I'uso di questa Tabella si veda I'Esempio 1.4) Grandezza per converte — in moltiplicare per in —__per converte dividere per Accelerazione angolare grado: s* rad -s* 0,0175, i Angolo grado rad 0.0175 min mrad 0,291 Capacita termica massica keali/(kg « °C) ki(kg- K) 4,186: Costficiente di trasmissione del calore keal/(h = m?- °C) Wim? - K) 4,163 Condutivita termica koal/(h= m= °C) witm =k) 1.163, Consumo specifico di combustibile gi(cv -h) gM) 0,976 I(KW-h) IMJ 0,278 Coppia kp-m Nem 9.81 Costante dei gas keal/(kg - °C) KdI(kg- K) 4,186 Energia, lavoro, calore Nem J 1 kp-m J 981 KW-h MJ 36 cv-h Ms 2,648 cal J 4,186 eal ks 4,186 erg (g- om‘/s*) J 10” Energia massica callg kaikg 4,186 kcal/kg kulkg 4,186 Entropia massica keal/(kg °C) kJi(kg- K) 4,186 Forza kg - mis® N 1 dyne mN 0.01 kp N 9.81 Frequenza (per ciclo) pm _(ciolo/min) Hz (Hertz) 1160 Frequenza rotazionale giri/minuto 1s 1160 Massa volumica kal? kgim? 1000 gic’? kg/m? 4000 Potenza kg- mis® is oppure W 1 ow kW 0,735 HP kW 0,746 kealh w 1,163 kp- mis w 9181 Potenza per unita di area keal/(h =m) Wim 4,163 Pressione aim (internazionale) kPa 101,38 bar kPa 100 kplom? kPa 98,1 mm Ha (a0 °C) Pa 133.3 mm H,0 (a4 °C) Pa 9.81 | Nim® Pa 1 Tempo min 5 60 h s 3600 giorno ks 86,4 Velocita lineare km/h mis 0.278 Velocita angolare gradors radis 0,0175, Visoosita cinematica centistokes mm/s 4 | Viscosita dinamica centipoise mPa-s 1 Temperatura [kK] = Temperatura [°C] + 273,15 = Temperatura [°C] + 273 Temperatura [°C] = Temperatura [K]_- 273.15 = Temperatura [kK] - 273 Giorgio CORNETTI MACCHINE IDRAULICHE —— Universita di Udine CEPO - Biblioteca PHEZA, 2. Cor. Pordenone: «To gaizez EDIZION! il capitello TorINo UNIVERSITA” DEGLI STUDI DI UDINE BIBLIOTECA CENTRO POLIFUNZIONALE Oi PORDENONE MN Progetto grafico @ copertina: Mario Tena Editing: Editext - Torino Disegni: Alberto Castellano - Marcello Chiaberge - Giovanni Cornett Luigi Coretti- Monica Dacomo - Giorgio Maccario Emanuele Norata - Filippo Prosa ‘Claudio Tenna - Daniela Tenna - Davide Viano ‘Montaggi C.M.-Torino Realizzazione e coordinamento: Usici tecnico «I Caplio» Fotocomposizione: Prospecto ~ Avigliana (Torino) Impiantifotoltegratic: Sarasino - Torino Incision: Fotoincisa EFFEG! - Savigliano (Cuneo) ‘Stampa: La Grafica - Boves (Cuneo) Legatura: Legatoria Industriale - Torino Proprietaletteraria riservata Lclitore,naltambito dele legntemazional su copyright, ®acicposizion deal avert cto non potutritraccar, | rt tracuzione, lriprodurione edi adattament, totale o parzal, con quasi mezzo (compresi microfim e copia fotostaice) ‘sone riservat per tutti Paes 1*edizione: Marzo 1989 2 edizione riveduta e corretta: Luglio 1991 Ristampa 5432 1994 © Edizioni «i Capitellon Via Sagra San Michele, 27 - 10139 Torino ‘A questo volume sono allegat ~ Diagramma di Molier —s del vapor d’acqua Diagramma i Molier pf del Freon-12 Diagramma psicrometrico| Incopertina: Giranti di turbina Pelton ad asse verticale a sei getti di Paute (Ecuador): caduta utile 650 m, portata 20,16 m'/s, velocita di rotazione 6 gir/s, potenza utile 116 MW, diametro girante 2850 mm, diametro de! gotto 196,5 mm, velocita specifica 0,24, diametro Specitico 8,0 Hydroert). Sulretr: Girante di turbina Francis di Betania (Colombia): Caduta ule 72m, portata 261,9 m/s, velocita dl rotazione 2.14 g's, potenza utile 170 MW, diametro girante 5400 mm, velocita specifica 1,5, diametro Specitico 1,7 (Hydroart). Presentazione Con questo lavoro, I'Autore si é proposto, fin dalla fase di impostazione e di ca- ratterizzazione, di realizzare un trattato elementare, il cui punto di forza fosse il confronto e una verifica con il mondo reale dell'industria e della ricerca per tutti i temi non propriamente scolastici. Cid in quanto si augura che i giovani, che su questo testo avranno studiato, siano per buona parte destinati a quel mondo. La realizzazione di questo intendimento 6 stata agevolata dal vantag- gio che I’Autore ha di operare in un ambiente culturale specifico per la meccani- Ca delle machine, quello sviluppatosi intorno al gruppo Fiat, all’Olivetti, ad altre aziende dell'area piemontese e lombarda e ai Politecnici di Milano e di Torino. Va detto che ambienti culturali di tal genere sono relativamente pochi al mondo: val la pena ricordare, in Germania, il polo Norimberga-Stoccarda-Monaco, negli Stati Uniti d’America l'area di Detroit, in Giappone quella di Tokyo. L'elemento caratterizzante di tall aree non é gia la semplice presenza di stabilimenti di pro- duzione di veicoli e di motori, ma l’esistenza di una circolarita di conoscenze tecniche che si trasmettono dai Centri di studi e ricerca, ai Politecnici, alle aziende produttrici di componenti, alle piccole aziende che lavorano sui prototipi, alle aziende che assemblano il prodotto finale su scala industriale. A opera ultimata, sembra doveroso da un lato un riconoscimento a tutte le aziende ed istituzioni, prima fra tutte la Fiat, che con la loro attivita perpetuano con suc- cesso questa tradizione e questa cultura tecnica tipiche di un'area di eccellen- 2a @, dallaltro, un ringraziamento a tutti coloro, tecnici, esperti, docenti progettisti, che hanno fornito consigli e suggerimenti. L’editore Prefazione Il rapido progresso che, a partire dal 1970, permette di migliorare in modo consistente prestazioni e rendimenti delle macchine a fluido, € determinato non solo dall'apporto di altre discipline — in primo luogo lelettronica — ma anche dall’impiego di modelli matematici, che, con I’aiuto del calcolatore, possono finalmente rendere pil intelleggibili, e quindi pil governabili, i fenomeni che si incontrano nel funzionamento della macchina. Dapprima sono stati affrontati i problemi pid: semplici del funzionamento a regime della macchina e piu recente- mente, a partire dal 1980, quelli piu. complessi, legati al funzionamento in transi- torio. Le conoscenze acquisite si sono tradotte in una rivoluzione, tuttora in corso, dei criteri di progetto, seguita da una forte diffusione di macchine «piu evolute»: 6 il caso, per esempio, del turbocompressore, nel quale i miglioramenti sono stati particolarmente sensibili. La trattazione delle machine a fluido non pud non prendere atto di questa rivoluzione e introdurre, sia pure in modo ‘elementare ¢ graduale, i principi che stanno alla base dei nuovi criteri di proget- to. Occorre, soprattutto in un testo rivolto a chi affronta per la prima volta questo studio, offrire un’esposizione sufficientemente sintetica, ma non lacunosa, dei principi generali di funzionamento, unita a una descrizione accurata delle carat- teristiche della singola machina, che consenta di spiegare i vantaggi ¢ i limiti nelfe applicazioni, cosi come proposto dai progetti sperimentali dell istruzione tecnica (Ambra, Aracne, Ergon e Orione). Nel testo si @ dato particolare rilievo, oltre ai principi fisici pid spesso utilizzati (conservazione della massa, primo e secondo principio della termodinamica, ecc.), anche a principi (come il teorema della quantita di moto, indispensabile per trattare le turbomacchine e la propulsione a getto) essenziali per spiegare il funzionamento di macchine ormai estremamente diffuse; si é attribuito inoltre il dovuto peso anche ad altri concetti, come, ad esempio, quello di proprieta di ristagno, utile per descrivere l'efflusso dei fluid. Accanto ai principi, stata dedicata particolare attenzione all’analisi delle pre- stazioni e al dimensionamento della macchina basati su puri numeri, tecnica questa utilizzata non solo in sede di studio preliminare, ma anche nei diversi stadi del progetto. Ad esempio, il concetto di velocita specifica e diametro specifico percorre, secondo la pil recente impostazione di Balje, tutta la tratta- zione delle turbomacchine, da quelle idrauliche alle turbine a gas e a vapore ¢ ai compressor. Per rendere pit efficace la funzione didattica del testo, 'approfondimento dei princip’ fisicie la loro applicazione allo studio delle macchine sono stati affrontati attraverso ® Illargo uso degli (pit di 200, equivalenti, per estensione, a un terzo dell'intero testo) post! immediatamente a valle degli enunciati teorici. Ognuno di tali esempi & seguito da commenti intesi a chiarire la procedura seguita e a integrare la trattazione fatta nel testo. Alla fine di ogni capitolo, sono inoltre assegnati degli [ESEREIZI piuttosto semplici (pill di 250 complessivamente), di cui viene riportato il risultato in modo che lo studente possa acquistare auto- nomia e sicurezza. inserimento di capitoli, contrassegnati da uno (") oppure da due (**) asteri- schi, intesi rispettivamente a sollecitare una seconda lettura oppure l’'approfon- dimento di temi particolari, in modo da permettere allo studente di fissare i principi fondamentali seguendo il testo principale. ® La conclusione di ogni capitolo con un sintesi dei concetti fondamentali e delle formule principali. © Lanalisi dimensionale, che aiuta a riconoscere il contributo di ogni grandezza nell’economia dell’equazione. ‘* Luso del sistema internazionale di unita di misura (ormai adottato in tutti i paesi industriali), che semplifica il calcolo, rendendo pit facilmente riconoscibile le dimensioni della grandezza trattata. Per raccordare il sistema internazionale alle vecchie unita di misura, che ancora soprawvivono in qualche ufficio tecnico, @ stata riportata una tabella di conversione. * Luso di espressioni che, anche se contengono logaritmi, esponenti, funzioni trigonometriche, possono essere risolte rapidamente con le calcolatrici tascabili, la cui diffusione permette oggi allo studente di affrontare problemi una volta pressoché insormontabili. ‘® Llimpiego dei colori per evidenziare le equazioni importanti a livello del singo- lo capltolo HEERIGM e alivello generale Ia e l'enunciazione delle equazioni fondamentali di bilancio specificandone sotto ogni termine il relativo significato. ¢ Larriproduzione a colori e in sezione delle diverse machine (materiale fornito con generosita dai costruttori), in modo da poterne comprendere pit facilmente il funzionamento. Quanto alle machine trattate, oltre a quelle da sempre presenti nei testi di mac- chine a fluido, si @ dedicata notevole attenzione a tutte quelle che, a partire dal 1970, si sono diffuse e continuano a diffondersi (compressor, turbine a gas, turbo- reattori e motori alternativi a combustione interna). in compenso, si é alleggerita latrattazione, ridimensionandone drasticamente il peso, di macchine ormai obso- lete, come, ad esempio, la motrice alternativa a vapore, considerata solo per quegli aspetti che ha lasciato in eredita ad altre macchine a fluido. Si @ inoltre ritenuto utile trattare non solo le singole macchine ma anche l'impianto comples- sivo composto da diverse macchine. Oltre agli impianti comunemente conside- rati, come quello a vapore oppure |'impianto motore a turbina a gas, sono stati affrontati impianti di particolare interesse per la loro diffusione nelle applicazioni, come le trasmissioni a fluido e gli impianti di condizionamento, oppure quelli destinati a un notevole sviluppo futuro, in vista della possibilita di consentire ele- vati risparmi di energia, come la pompa di calore e gli impianti di cogenerazione. In sintesi, l'obiettivo che si propone questo corso di mettere lo studente in condizione di apprendere, in primo luogo, gli elementi essenziali delle macchine a fluido, cercando di favorirne poi, come diplomato, un rapido e non traumatico inserimento nel mondo del lavoro; in secondo luogo di creare un piedistallo conoscitivo di regole di base acquisite che facilit il successivo apprendimento di tecnologie in permanente evoluzione. Molti hanno fornito consigli e suggerimenti, e a tutti rivolgo un segno di gratitudi- ne. In particolare un ringraziamento va al prof. Enrico Antonelli per i chiarimenti sulla termodinamica e sui motori alternativi a combustione interna, all'ing. Gio- vanni Biaggini per i suggerimenti sull'impostazione dei motori Diesel, all’ing Carlo Cucchi per i consigli sui motori ad accensione comandata e al prof. Fede- rico Filippi, per aver esaminato il testo e fornito raccomandazioni utili per il completamento del lavoro. Uautore SIMBOLI E ABBREVIAZIONI simbolo titolo unita A ‘Area me a Lunghezza m @ Accelerazione mis? a Area di gola negli strumenti di misura m b Larghezza m & Corsa dello stantutfo mm @ Costante @ Contorno bagnato m G Capacita termica nell'unita di tempo wik e Coefficiente di contrazione della vena fluida @ Coeficiente di efflusso = Coefficiente di resistenza di rotolamento & Coeficiente di velocita € Coefficiente di resistenza aerodinamica & Altezza m © Velocita del suono mis © Velocita assoluta mis e Velocita ideale mis a Capacita termica massica a pressione costante ku(kg K) & Capacita termica massica a volume costante kuitkg- K) S Capacita termica molare a pressione costante ku/(kmole- K) & Capacita termica molare a volume costante kul(kmole- K) Did Diametro oppure distanza m D Diametro specifico Das Diffusivita di materia della specie A nella specie B mis E Economia di combustibile kmidms E, Modulo di elasticita volumico MPa e Energia totale per unita di massa kulkg BS Funzione gF Forza oppure spinta N F Fattore di sporcamento (m2. KYW a Coefficiente di attrito per rotolamento q Frequenza Hertz Fore Fattore di correzione di AT,, per scambiatori di calore G Forza peso N g Accelerazione di gravita mis? Gr Numero di Grashof Hh Entalpia, entalpia massica kJ, Kulkg at Carico totale del fluido m H, Potere calorifico inferiore del combustibile Muikg vl simbolo titolo unita H, Potere calorifico superiore del combustibile MJikg & Carico o altezza di colonna di fluido m & Coefficiente di trasmissione del calore Wim? K) Beg Coefficiente base di cavita ‘wie: K) rf Altezza della paletta in una turbina mm b Entalpia molare kJikmole he Entalpia massica della miscela aria-vapore riferita al kg di aria secca kJ/kg he Altezza corrispondente alla pressione atmosferica m hy Caduta disponibile di un impianto nm & Carico dato da una pompa m A Carico corrispondente al lavoro per unita di peso scambiato tra fluido e macchina m g Prevalenza totale dell’impianto m a Caduta utile per una turbina e prevalenza manometrica per una pompa_ om be Carico perso per resistenze passive m Too Momento di inerzia rispetto all'asse baricentrico GG m+ i Pendenza di una strada o di un canale é Numero i ‘Componente iesimo di una miscela i Intensita di corrente elettrica A v Cilindrata totale di una machina volumetrica dm? J Cadente piezometrica in Fattore di Colburn K Costante k Coefficiente di velocita periferica Eg Conduttivita termica wim: ) Ba Lavoro, lavoro massico kJ. kulka. ge Lunghezza (dimensioni di lunghezza: m L Numero di Laval i Livello di pressione sonora dB Ee Livello deta poter.za sonora B L Lavoro nell'unita di tempo (Potenza meccanica) kW va He Lavoro utile, lavoro massico utile kJ, ku/kg Lunghezza di un condotto m q Lunghezza equivalente m & Lavoro massico perso per resistenze passive Jikg M Momento Nem M Massa molecolare kg/kmole M Numero di Mach m Numero di giri necessario per compiere un ciclo nelle macchine volumetriche m Massa (dimensioni di massa: [M]) kg mn Portata in massa kgls mf, Frazione in massa del componente iesimo N Numero N Numero di Avogadro 6,024 x 1028 molecole/kmole N, Numero di poli di macchine elettriche a corrente alternata Nu Numero di Nusselt vil simbolo _ titolo unita NPSH Altezza netta positiva di aspirazione m n Esponente di una trasformazione politropica n - Velocita di rotazione girls n Numero di moli kmole a, Velocita di rotazione delle ruote girl's ny Velocita specifica in funzione di n (¢ non della velocita angolare «) z Potenza kW P Profondita della soglia di uno stramazzo m P Primo parametro per entrare nel diagramma del fattore di correzione di AT,, pet scambiatori di calore non in controcorrente B Potenza assorbita da una macchina operatrice kW B Potenza utile di una macchina motrice kW Pr Numero di Prandt! PMI Punto Morto Inferiore PMS Punto Morto Superiore P Pressione Pa Ba Pressione media effettiva MPa Pi Pressione media indicata MPa ag Galore, calore massico ki, Kikg oO Calore scambiato nell’unita di tempo (Potenza termica) kW qd» Consumo specifico di combustibile IMJ R Grado di reazione riferito al salto entalpico effettivo nelle turbine termiche R Costante del gas kuitkg- K) R Resistenza kN R Resistenza termica KW R Resistenza elettrica a R Numero di Reynolds R Costante universale dei gas kui(kmole- K) R, Raggio idraulico m R, Grado di reazione riferito al salto entalpico isoentropico nelle turbine termiche r Raggio m Sos Entropia, entropia massica Kuli, kdi(kg: K) gx Sezione me St Numero di Stanton a ‘Scorrimento del giunto o Spostamento oppure spessore m s Entropia molare ka{kmole- K) s* Velocita specifica di cavitazione RF Entropia dello stato standard kuitkg- K) T Temperatura kK, °C g Tempo (dimensioni di tempo: [T]) s U,u Energia interna, energia interna massica ki, kulkg u Coefficiente globale di scambio ‘wi(m2- K) U Umidita percentuale in massa inizialmente contenuta nel combustibile “ Velocita periferica mis u Energia interna molare ku/kmole s simbolo titolo unita vv Volume, volume massico m3, me/kg v Cilindrata unitaria di una machina volumetrica me v Volume molecolare mikmole v Ditferenza di tensione elettrica v v Portata in volume mils 7 Volume ai spazio morto ams » Velocita in generale ms oe Velocita media dello stantuffo mis e Velocita relativa ms = Titolo della miscela liquido-vapore X,y,2 Coordinate spaziali m XY,2 — Variabill ve Perdita di carico continua m vi Frazione molare del componente iesimo Perdita di carico localizzata m Y Perdita di carico totale in un condotto m za Altezza m Zz Secondo parametro per entrare nel diagramma del fattore di correzione q di AT per scambiatori di calore non in controcorrente z Numero delle pale di un turbocompressore z Quota m fettera titolo unita greca (at) ——-Angolo rad, ° Angolo tra velocita periferica « @ velocita assoluta ¢ nel triangolo delle velocita rad, ° Ditfusivita termica mals Dosatura della miscela aria-combustibile Dosatura stechiometrica Angolo rad, ° Angolo tra velocita relativa w e l'opposto della velocita periferica w nel triangolo delle velocita red, ° \Vuoto relativo 0 grado di vuoto in un condensatore % Rapporto di compressione Rapporto di by-pass nel turboreattore a doppio flusso Coeficiente di effetto frigorigeno Coetticiente di effetto utile della pompa di calore Repporto delle capacita termiche massiche (y = ¢,/c,) Coefficiente di scabrezza nella formula di Bazin Differenza media logaritmica di temperatura in uno scambiatore Ditferenza media aritmetica di temperatura in uno scambiatore lettera titolo unita greca € (epsilon) Emissivita a Efficacia dello scambiatore di calore € Scabrezza superficial assoluta um € Grado di ammissione del vapore Z (wa) Coeficiente totale di resistenza £ (ata min) Coeficiente di resistenza localizzata a Coefficiente di resistenza per attrito (eta) Rendimento ne Rendimento totale del compressore Ne Rendimento interno del compressore ena Rendimento dei condotti 1g Rendimento globale hv Rendimento di lavaggio tm Rendimento meccanico Th Rendimento totale del motore idraulico ‘inte Rendimento meccanico della trasmissione 1 Rendimento organic ap Rendimento totale della pompa m Rendimento interno della turbina or Rendimento totale della turbina os Rendimento da totale a statico di uno stadio di turbomacchina termica om Rendimento da totale a totale di uno stadio di turbomacchina termica me Rendimento utile W Rendimento volumetrico Ww Rendimento totale del ventilatore ty Rendimento idraulico ie Rendimento idromeccanico © (ie) Dimensioni di temperatura K ® (iota min) Angolo rad, ° ‘A (anbéa)—_Coefficiente di potenza 2 (amos min) Fattore di attrito » Lambda (h = alg) » Coefficiente di coppia o di prestazione della trasmissione idrodinamica My Coefficiente di riempimento (mi) Viscosita dinamica (N+ syime » (oi) Viscosita cinematica mals E (es) Coefficiente di ingombro delle palette - @ (0) Massa volumica kgims e Rapporto volumetrico di compressione a (sigma) Parametro di Thoma 7 (tau) Rapporto di combustione a volume costante a 7 Rapporto totale di trasmissione Rapporto di combustione a pressione costante x lettera titolo unita greca (oni Coefficiente di portata & Flusso termico areico (& = Q/A) wime & Umidita relativa e (himn) Coeficiente di perdita nella palettatura fissa ° Rapporto di equivalenza (¢ = a/c) @ Effetto frigorigeno volumetrico x (ei Costante della formula di Chezy x Grado di reazione nelle turbine idrauliche ¥ tes) Coeficiente di pressione ¥ losi min) Coeficiente di perdita nella palettatura mobile @ (omega) —_Velocita angolare rad/s o Grado di umidita & Velocita specifica pedice —_significato sek osag- ge a7 gee ee NH aae Corrente indisturbata a monte del condotto Sezione di ingresso di un generico condotto Stato iniziale in una trasformazione termodinamica Sezione di uscita di un generico condotto Stato finale in una trasformazione termodinamica Corrente indisturbata a valle del condotto Riferito al combustibile Bulbo secco Bulbo umido Liquido saturo Transizione da liquido saturo a vapore saturo Vapore saturo Ingresso dello scambiatore di calore Ciclo indicato Riferito alla sorgente a temperatura inferiore del ciclo di Carnot Ciclo limite Meridiano Monte Riferito alla sorgente a temperatura superiore del ciclo di Carnot Proprieta caratterizzata dal titolo x nella regione liquido-vapore Uscita dello scambiatore di calore Valle apice _significato § Condizioni di ristagno della corrente t Riferito ad un determinato stato (ad esempio efflusso critico) xl segno o simbolo _ significato matematico + Pit - Meno + oppure x Moltiplicato per J oppure — Diviso = Uguale a Coincidente con Minore di Maggiore di Molto pit! piccolo di Molto pill grande di Minore di oppure uguale a Maggiore di oppure uguale a Proporzionale a Compreso tra VAVAVA 1 1 = Approssimativamente uguale a E (som) Sommmatoria Infinito a Integrale indefinito ie a Integrale definito tra gli estremi 1 e 2 arccos Arcocoseno aresen, Arcoseno arctan Arcotangente cos Coseno cot Cotangente nea a Differenziale esatto ates A (deta) ——--Variazione w 6 (éeta min) Incremento molto piccolo In Logaritmo naturale (in base e) log Logaritmo in base 10 sen Seno tan Tangente numeri utili e (pi gro) 2,718282 = 2,72 3,14159 = 3,14 conversione del logaritmo di un numero N log N = 0,434294 x InN nN 2,802585 x log N XIl Indice pscna Presentazione MI Prefazione v Simbolie abbreviazioni vl a: 4.1. Dimensioni B pectic, 42. Unita dimisura 3 Dimensioni 413 Sistemi unta dimisura 5 e unita di misura 1.4 Unita fondamentali e unita derivate 4 415 Lunghezza, area, volume 5 118 Massa 5 4:7, Tempo 8 118 Temperatura 6 119. Mole 7 1.10 Angolo 7 1.1 Conversione di gradi decimali e radianti 7 1.2 Conversione di gradi sessagesimali 8 1.11 Velocita 8 1112 Accelerazione 8 1:13 Forza 8 1.3 Misura della massa al polo nord ¢ all’equatore. 9 1.14 Lavoro, énergia e copia 10 1118 Potenza 10 1118 Pressioné 1 1.17 Grandezze specifiche W 118 Simboiogia 2 E 1.4 Conversione di unita ci misura 13 119 ESA 3 -ESERCIZIPROPOSTI 4 2. 2.1 Macchine operatricie machine motrici 18 fiddivisiona 22. Macchine idrauiiche e macchine termiche 15 23 Macchine volumetriche e machine dinamiche 16 2.4 Motori a combustione esterna e motori a combustione interna delle macchine Me 1b rte )busti ite 16 a fluido 2.5 Classiticazione generale delle mecchine a fuido 7 2.6 Impianti 18 27 En 19 iB. 3.1 Definzione di fuido 20 Fluidi 3.2 Coeficiente di viscosita 20 , 3.1 Sforz0 ditagiio 23 @ loro proprieta 3.3 Fluidi newtoniani e fiuidi non-newtoniani 24 3:4 Massa volumica 25 35 Comprimiilita dei uid 6 3.2 Variazione del volume al variare della pressione a7 3.6 Viscosité cinematica 27 3.7 SEONG 28 _ESERCIZIPROPOST!! 28 Xa PAGINA 4. 43 Forgeinun ido nquete x ica dei 4.2. Pressione e principio di Pascal peatcaceil SEINE 4.1 Pressione esercitata da una forza 31 4.3 Variazione delia pressione al variare della profondita 31 4.2 Pressione idrostatica 82 4.4. Uguaglianza della pressione allo stesso livello in un fluido in quiete 33 4.5 Pressione relativa e pressione assoluta 34 4.3 Carico idraulico 87 4.6 Misuradella pressione. 87 4.4 Determinazione della pressione relativa 38 4.5 Pressione relativa data da un manometro a U 39 4.6 Ditferenza di pressione in un condotto 40 4.7 Azone della pressione del fluido su una superficie a 4B Spinta e centro di spinta su una superficie piana orizzontale sottoposta a una pressione uniforme a1 4.9 Spinta e centro di spinta su Una superficie piana immersa in un liquid 42 4.7 Spinta e centro di spinta 46 4.8 Determinazione gratfica e analitica del centro di spinta 46 4.9 Spinta e centro di spinta in un recipiente contenente aria e acqua 48 4.10 Spinta su una superficie curva 49 (SHIGE) 4.10 Spinta esercitata su una superficie curva 50 4.41 Spinta su corplimmersi 51 4.11 Spinta su un pontone 53 4.42 Stabilité di corpi sommersi e di corpi galleggianti 54. 413 55 |ESERCZIPROPOST! 56 5. 5.1 Lineediflusso Moto dei fluidi 5.2. Tipo dicorrenti 5.3 Analisi del campo di moto 5.4 Moto laminare ¢ moto turbolento 5.1 Transizione da regime laminare a regime turbolento 55 Portatae velocita media 5.6 Conservazione della massa ‘5.2 Portata e numero di Reynolds in un condotto 5.3 Velocita in un condotto nota la portata [EEIED) 5.4 Relazione tra portata, diametro e velocita in un sistema di tubi 5.7 Energia di un fluido in moto. 5.8 Conservazione dell’energia. Equazione di Bernoulli 5.5 Velocita e pressione in un condotto 5.9 Rappresentazione dell'equazione di Bernoulli per un fuido ideale. Cavitazione 5.6 Portata e pressione in un sifone 5.10 Teorema di Torricelli SARIGI[BBRBSRSBBY 5.7 Portata reale attraverso un ugello 78 5.11 Quantita di moto: . 79 5.8 Reazione dovuta ad un getto d'acqua 82 512 83 ‘gsenciziPRoPosT! 85 6. 6.1. Liquidifealinei condotti 86 igo razionarto 6.2. Pordita di carico continua nei tubi circolari 88 uid nei condotti 6.1 Caduta di pressione in un tubo in cui scorre acqua 95 6.2 Caduta di pressione in un tubo in cui scorre aria 95 HIM 6.3 Potenza necessaria per mantenere Iacqua in moto 96 PAGINA 6.5 Caduta di pressione in un condotto non circolare liscio 98 6.6 Perdita di carico in un condotto non circolare ruvido 99 6.7 Velocita e portata in un canale aperto 103 fe rmaa eee 1 6.8 Perdita di carico complessiva 109 67 m1 ESERCIZI PROPOSTI| 111 a 7.1 Classificazione delle machine idrauliche 113 Inoduzine ale 3, Esperucestun cna teenaios i turbomacchine™ 7.4 Triangoli di velocita 121 7.5 Equazione di Eulero 123 7.2 Lavoro e triangoli delle velocita in una pompa centrifuga 127 7.3 Profilo della pala in una pompa assiale 129 ear ee ea et e 7.5 Caratteristiche adimensionali di una pompa centrifuga 141 7.11 Velocita specifica e diametro specifico. 144 [SEM 7.6 Velocita specifica e diametro specifico di una pompa 147 7.12 Relazione tra velocita specifica e forma della girante 148 TAB 150 8. 8.1 Classificazione delle pompe dinamiche 152 Turbopompe 83. Provalenza manometica 158 A eee ere = (ESE) 8.2 Prevalenza totale di un impianto 162 8.3 Portata e lavoro di una pompa centrifuga 165 8.4 Potenza assorbita da una pompa centrifuga 168 3.5 Coefficienti adimensionali di due pompe simili 172 ESHRM 8.6 Caratteristiche di una pompa 173 SHE 8,7 Caratteristiche al variare di velocita e diametro 174 PAGINA 8.12 Pompe a flusso misto e pompe assiali 180 8.18 Dimensionamento druna turbopompa 183 [SEEM 8.9 Dimensionamento di una pompaa flusso misto 185 8.14 186 |ESERCIZIPROPOSTI 189 x 82 Doscrlone dal i ise rion dele pore dca Pompe — 9.3. Funcionarmonto delle pommpe a stantuffo 197 volumetriche 9.1 Portataorencmento volumetrico is [ESE 9.1 Dimensionamento note portata e velocita media 199 9.3.2 Potenza e rendimento totale della pompa 199, (ESE 9.2 Potenza note portata e pressione 202 TEEN 9.3 Potenca note porta e vlocita 203 9.4 Prestazionidelle pompe astantutfo 203 8.5 Accumulator pneumatic 20 SEI 9.4 Volume del polmone daria all’aspirazione 206 9.6 Pompe rotatve 208 28,1 Garchoratene janceal 208 8.82 Pompe alobi 207 8.88 Pompe avite 207 9.7 Altri tipi di pompe 208 98 SE 208 |ESERCZIPROPOSTI 210 40. 40.1 Pompae sistema an Accoppiamento [EEE 10.1 Punto oi unzionamnento ona pombe 24 il 10.2 Punto di funzionamento 215, della pompa con il 193 _Funzionamentoin parallelo in sete 216 sistema idraulico’ [SEIEED 102 Due pompe uguali poste in parallelo e in serie 27 “0.4 Caviazione 218 10.4.1 In che cosa consiste la cavitazione 218 10-42 Detiione delaliezza nett postva di spiacione 28 {GAS Parcessterel hota velestiearts cyto 21 10.44 Gavitaions nell pompe volumetiche ee 10.4.5 Intervent pe dure la possbita cl cavitazione 228 (ESSN 10.3 Pompa che aspira da un bacino 223 (ENE 10.4 Pompa che aspira da un serbatoio in pressione 224 105" Scala dll porea 208 106 Sceta dela Velosta ci ciazione 226 STA SOMMABIOT 227 \ESERCIZIPROPOSTI, 228 11.41 chesiawone delle turbine ota 229 = 12 Gran retiotzzanolfunatonarenio dna tub Turbine idrauliche i 5 peter ce coraties izzano il funzionamento di una turbina Es ed eoliche 114 Volos edamen sect. 234 (ESEI 17.1 Confronto tra due soluzioni di turbine 237 Tie Comersione deltenergiaeoica 238 i168 nobnoweens ba [EERIE 11.2 Carattoristiche dun aorogeneratore 250 ESE 11.3 Progetto di aerogeneratore 250 117 Soa 251 |\ESERCIZIPROPOSTI 254 12. 122 Thangol date woioc 259 Senta fargo aac a Turbine idrauliche 13.5 Cajeslodelrendimentoidraulco 261 ad azione 12.4 Perdite in una turbina Pelton 262 xv PAGINA 12.5. Velocita specifica e diametro specifico 263 12.6 Massima caduta utlizzabile 265 12.1 Dimensionamento di una turbina Pelton 266 12.7 268 ‘ESeRCIZIPROPOST! 269 13. 18.1 Evoluzione delle turbine a reazione 270 Fae adnaUll 18.2. Descrizione della turbina Francis. 273 Turbine idrauliche ——43°3_Descrzione dela turbina assale 276 a reazione 13.4 Posizione della turbina 280 18.5 Curve caratteristiche 282 188 Grado direazione 283 18.7 Triangoli delle velocité 283 18.8. Dimensionamento di massima 284 18.1 Dimensionamento di una turbina Francis 287 18.9. Regolazione 289 18.10 Diffusore 290 18.11 Cavitazione e scelia della turbina 292 [SEINE] 13.2 Dimensionamento dina turbina ad elica 294 13.3 Caduta massima a cui pué operare una turbina Francis 295 [ESI 13.4 Altezza massima di scarico di una turbina Francis 295 18.12 Macchine reversibill 296 19.13 EEX 209 \eSeRewIPROPOSTI 301 14. 14.1. Trasmissioniidrauliche e pneumatiche 302 isslond 142 Fluididi lavoro 303 firasmissionl 14.3. Trasmissionioleostatiche 304 a fluido 14.4 Caduta di pressione nel circuito 307 14.1 Caduta di pressione dovuta a resistenze in serie 312 [EEID] 14.2 Caduta dipressione dovuta a resistenze in paralielo 313 [SEIN] 14.3 Rendimento della rasmissione a fluido ... 316 14.5 Prestazioni e rendimenti 315 445.1 Cllindro idraulico i 316 14.4 Clindro a doppio eftetto 318 14.5.2 Popa. 319 [EERIE] 14.6 Potenza e cilindrata di una pompa 320 14.6 Numero di pompate per alimentare un clindro 820 14.7 Cilindrata di una pompa 82 14.8 Portata, potenza e coppia di una pompa 321 14.5.3 Motore idraulico 322 14.9 Coppia, potenza e portata di ola in un motore 323 14.6 Pompeemotoriapalette 323 14.7 Pompe e motoria ingranaggi 326 14.8 Pompeemotoria stantutfi 327 14.9. Trasmissioni pneumatiche 333 14.10 Trasmissioni idrodinamiche 304 14.10.1 Giuntiidraulici 334 14.10 Rendimento e coefticiente di coppia dun glunto 338 14.10.2 Convertitori di copia 338 [EEEIID_ 14.11 Applicazione di un convertitore a un motore Diesel 340 14.41 OEE 343 'eSERCIPROPOST! 345 Indice analitico 346 Xv Ae Dimensioni Dimensioni e unita di misura Qualsiasi situazione fisica, sia che coinvolga un oggetto singolo oppure un sistema completo, pud essere descritta facendo riferimento a un certo numero di proprieta riconoscibili che l’oggetto oppure il sistema possiede. Per esempio un oggetto che si muove dovrebbe essere descritto in termini di massa, lunghezza, area oppure vo- lume, velocita e accelerazione. Anche altre proprieta di tale oggetto potrebbero es- sere interessant, come la sua temperatura oppure la densita e la viscosita del mezzo in cui esso si muove. Tutte le proprieté misurabili utilizzate per descrivere lo stato fisico di un corpo o di un sistema sono le sue dimensioni. La notazione usualmente adottata per indicare una dimensione é racchiudere il nome oppure il simbolo della grandezza interessata all’interno di parentesi quadre: cosi lunghezza] indica la di- mensione /unghezza e non una particolare lunghezza con un valore numerico defi- nito, ad esempio 1 metro. Per brevita la grandezza viene poi indicata con il simbolo corrispondente: [L] sta per la dimensione di lunghezza, [M] viene utilizzato per la dimensione di massa, [T] per il tempo, [©] per la temperatura, [F] per la forza, ecc. Una equazione che traduce una determinata situazione fisica per essere vera deve avere i due membri, a destra e a sinistra del segno di uguale, uguali sia numerica- mente che dimensionalmente. In altre parole, l'equazione 2+4=6 6 corretta in termini numerici, ma potrebbe non essere pill vera dal punto di vista fisico qualora scrivessimo che 2 dromedari + 4 treni = 6 giorni L’equazione é ancora valida se scriviamo che 2metri + 4metri = 6 metri in quanto abbiamo confrontato delle lunghezze con delle altre lunghezze. Possiamo concludere che un'equazione che descrive una determinata situazione fisica é vera se tutti i suoi termini sono della stessa specie e hanno le stesse dimen- sioni. In tal caso l'equazione si dice dimensionalmente omogenea ed é valida solo in relazione a queste dimensioni L’analisi dimensionale dei fenomeni fisici coinvolti nel funzionamento delle mac- chine a fluido @ appunto il metodo che ci consentira di definire le relazioni fonda- mentali utili per descrivere il comportamento della singola macchina. Sarebbe possibile attribuire a ogni grandezza fisica una dimensione indipendente; @ molto pil: comodo tuttavia, in modo da facilitare la comprensione delle relazioni che inter- corrono tra le varie grandezze, scegliere alcune dimensioni fondamentali ed espr mere le altre dimensioni, dette dimensioni derivate, in funzione delle prime. Qualor= si scelga come dimensione fondamentale la lunghezza, !'area e il volume vanno con: siderate come dimensioni derivate. La superficie di un rettangolo avente i lati di lu ghezza a e di lunghezza b é espressa infatti da Area del rettangolo = Lunghezza a x Lunghezza b 1.2 Unita di misura di misura e quindi, trattandosi di dimensioni omogenee, si pud scrivere (areay/=\(Uunghiezza) Sleunahozzay|= (L)-(L) =A) " dove le dimensioni dell’area sono rappresentate dal quadrato della lunghezza. Ana- Togamente per il vlune diun recipiente con spigoli di lunghezze a, , cai pu ecrivere Volume recipiente = Lunghezza « x Lunghezza b x Lunghezza c (Weta) = (41-11-14) = Gt a2 dove le dimensioni del volume, dimensione derivata dalla lunghezza, sono rappre- sentate dal cubo della lunghezza. Qualora vengano prese come dimensioni fonda- mentali la lunghezza e il tempo, allora la velocita (spazio percorso nell’unita di tempo) é data da Velocita = [Lunghezza] {Tempo} = (L)/(7] ricordando che 1/T = T". L'esponente negativo indica infatti che la grandezza é al denominatore; esempio: 1/T? = T# ‘Abbiamo infine delle grandezze senza dimensioni, dette adimensionall; esse sono quindi dei puri numeri. Se consideriamo ad esempio la deformazione di una trave, rapporto tra I'allungamento A (8 la variazione di lunghezza rispetto alla lunghezza originale) © la lunghezza originale Z, abbiamo e quindi LT] 13 __Allungamento ag Lunghezza originale gE Deformazione = Trattandosi del rapporto tra due lunghezze, la dimensione della deformazione é da- tada (Datei ENE =.) = ENED ‘4 in quanto, essendo la base comune L, posso sommare gli esponenti + 1 e 1; il ri- sultato di questa somma é zero, e un qualsiasi numero elevato a zero da come risul- tato unit. Tutte le volte che incontreremo una grandezza con esponente zero, avre- mo una quantita conza dimensioni, La descrizione della situazione fisica di un oggetto oppure di un sistema non é com- pleta se non si conosce il valore di ciascuna dimensione. Non é sufficiente sapere, ad esempio, che un oggetto ha le dimensioni di una lunghezza; occorre anche co- noscere quanto vale questa lunghezza. Per far questo abbiamo bisogno delle unit di misura Una lunghezza deve venire valutata in una unit universalmente accettata: il metro. Ecosi che possiamo, ad esempio, dire che quel tale oggetto é lungo 7 metri. Analo- gamente occorre accordarsi su altre unita per poter misurare le altre dimensioni. Qual é la distinzione tra unita e dimensioni? Le dimensioni sono propriet& che pos- sono essere misurate mentre le unita sono quei criteri concordati a livello della co- munita per poter descrivere quantitativamente le dimensioni e assegnare a queste dei valori numerici Nel corso della storia I’accordo sulle unit di misura si é andato progressivamente allargando dalla comunit& locale a comunita sempre pil vaste, sia per dimensioni che per interessi, fino ad abbracciare tutti paesi. Il Sistema Internazionale (abbre- viato SI in tutte le lingue) rappresenta il tentativo pi recente di fornire un sistema nico, comprensivo di tutte le unité di misura, che possa essere utiizzato a livello mondiale. Creato nel 1960 a seguito della revisione del sistema metrico, il nuovo 3 1.4 Unita fondamentali e unita derivate sistema SI" ha sostituito tutti gli altri sistemi fino a ora impiegati, come il sistema Giorgi (gs: centimetro, grammo e secondo; MKS: metro, kilogrammo e secondo), il sistema tecnico e i sistemi inglesi Nel seguito verranno riportate le principali grandezze fisiche e le relative unita di misura nel sistema SI. Verranno anche riportati i fattori di conversion per passare dai vecchi al nuovo sistema, in modo da poter affrontare tutti quei problemi per cui i dati, forniti sotto forma di tabelle e/o diagrammi, sono ancora, per una lunga con- Suetudine derivante da decenni di applicazioni, espressi nei vecchi sistem Parallelamente a quanto viene fatto per le dimensioni, in modo da facilitare la com- prensione delle relazioni che intercorrono tra le varie grandezze fisiche, vengono scelte delle unita di misura fondamentali o primitive in funzione delle quali vengono a loro volta espresse tutte le altre unit, dette unita di misura derivate. Ad esempio, una volta scelta la lunghezza come dimensione fondamentale e parallelamente defi- nito il metro come unita di misura della lunghezza, converra esprimere l’area del rettangolo come prodotto di due lunghezze e quindi prodotto dei valori in metri delle lunghezze dei due lati, piuttosto che ricorrere alla definizione di una nuova dimen- sione € della relativa unita di misura valida solo per I'area. Nel sistema SI ci sono sette unita di misura fondamentali (Tabella 1.1): — metro (simbolo: m) come unita di misura della lunghezza — kilogrammo (simbolo: kg) come unita di misura della massa — secondo (simbolo: s) come unita di tempo — kelvin (simbolo: K) come unita di temperatura — mole (simbolo: mol) come unita di quantita di sostanza — ampere (simbolo: A) come unita di corrente elettrica — candela (simbolo: cd) come unita di intensita luminosa. Di queste, solo le prime cinque verranno utilizzate in questo corso dedicato alle mac- chine a fluido. Tabella 1.4 Grandezze fondamentall del sistema SI : ‘Nome: ‘Simbolo Grandezza fondamentale Dimensioni eHaans delunta Lunghezza| it) metro m Massa [Mt kilogrammo kg Tempo ful secondo s ‘Temperatura fo) kelvin K Quantita di sostanza [mol] mole mol Intensita di corrente elettrica ampere A Intensita luminosa candela cd La definizione delle unita di misura fondamentali é riportata nella Tabella 1.2. Tutte le altre unita di misura sono derivate da quelle fondamentali. Molto spesso é conveniente utilizzare dei multipli delle unita SI: la tabella, con i fat- tori di moltiplicazione di ciascun prefisso e il relativo simbolo, é riportata nella terza Pagina di copertina (in fondo al volume) 11 governo italiano, dando attuazione alle diretive del Consiglio delle Comunita Europee (n, 364 del 1971, n. 770 del 1976 € n. 181 del 1979), na reso obbligatorio con il DPR. n. 802 del 12.8.1982 I'uso delle unita SI, autorizzando in via transitoria, fino al 31.12.1989, limpiego di indicazioni plurime costitui- te da una unité SI accompagnata da una o pid unita diverse provenienti da alte sistem 15 Lunghezza, area, volume 1.6 Massa Figura 1.1 - 1! campione Internazionale de! kilogrammo conservato nel museo ai Sévres (insieme Con altre sei copie). Tabella 1.2 Definizione delle unita di misura fondamentali I metro @ la lunghezza del tragitto compiuto dalla luce nel vuoto in un intervallo di tempo pari a 1/299.792.458 di secondo. I kilogrammo é la massa pari a quella del campione internazionale in platino-ridio conserva- to nel museo di Sevres. I secondo ¢ la durata di 9.192.631.770 periodi della radiazione corrispondente alla transizio- ne tra i due liveli iperfini dello stato fondamentale dell'atomo di cesio 133. ll kelvin é la frazione 1/273,16 della temperatura termodinamica del punto triplo dell'acqua. La mole é la quantité di sostanza di un sistema che contiene tante entita elementari quanti sono gli atomi in 0,012 kilogrammi di carbonio 12. Le entita elementari possono essere ato- mi, molecole, ioni, elettroni, altre particelle oppure raggruppamenti specificati di tali partielle. ampere & lintensita di una corrente elettrica costante che, circolando in due conduttori pa- ralleli rettilinei di lunghezza infinita e di sezione trascurabile posti alla distanza di un metro I'uno dail'altro nel vuoto, produce tra questi due conduttori una forza uguale a2 x 10” new- ton su ogni metro di lunghezza. La candela é pari a 1/60 dell'intensita luminosa, emessa in direzione normale, da una super- ficie pari a 1 em’ di corpo nero alla temperatura di fusione del platino. Lunita di lunghezza ¢ il metro [ml]. | suoi derivati sono il metro quadrato [m"] per le supertici e il metro cubo [m*] per i volumi. Esempi di prefissi applicati al metro sono (dalla Tabella riportata nella terza pagina di copertina) il kilometro [1 km = 1000 i], il millimetro [1 mm = 0,001 ml, ecc. Nel convertire superfici e volumi, occorre tener presente che i valori di questi sono in relazione rispettivamente con il quadra- to e con il cubo di una lunghezza; avremo cosi: 1 km? = (1000 m) = 1000 m x 1000 m = 1.000.000 m' oppure, operando sugli esponenti (é la via che verra seguita in questo corso): 1 km? = (1000 m)? = (108m)? = (10%)? m? = 10°*2 m? = 10° m? 1 mm? = (0,001 m)? = (10° my = (10°F m? = 10°°*4 m? = 10% m? 1 km? = (1000 m)® = (105) m® = 10°** m? = 10° m? 1 mm? = (0,001 m)* = (10% my = (109 m? = 10°°*9 m* = 10° m* 10° m? A causa di un incidente storico, @ il kilogrammo [kg] (Figura 1.1) a fungere da unit& di massa, e non il grammo [g], come ci si sarebbe potuti aspettare. Poiché aggiun- gere un prefisso a un prefisso potrebbe causare confusione, i multipli e | sottomulti- Tz Tempo 1 Temperatura pli dell’unita sono formati con la parola grammo. Cosi avremo, ad esempio, 1 milli- grammo [mg], pari a un milionesimo di kg, ¢ 1 megagrammo [Mg], pari a 1000 kg, cioé a 1 tonneliata, II secondo {s] @ I'unita di tempo del sistema SI. Esso sostituisce tutte le unita fin qui usualmente impiegate, come minut {min}, ore [h] e giorni. Diamo qui di seguito alcuni esempi di applicazione: — 1ks [kilosecondo] equivale a circa un quarto d’ora (15 min x 60 s/min = 900s = = 0,9 ks ~ 1 ks); — in un giorno vi sono circa 100 ks (1 giorno x 24 higiorno x 3600 s/h = = 86.400 s = 86,4 ks ~ 100 ks); — etd del ferro inizia circa 100 Gs [gigasecondi] fa (preso come riferimento I'an- no 1990 e ricordando che ogni quattro anni c'é un giorno in piu, il tempo che ci separa dal 1500 avanti Cristo, inizio dell’eta del ferro, pud essere caicolato cosi: (1500 + 1990) anni x 365,25 giomnifanno x 24 h/giorno x 3600 s/h = = 110 x 10° s = 100 Gs). Si sottolinea che il simbolo de! secondo é «s» e non «sec» e che, come tutte le altre Unit di misura, non deve mai essere seguito dal punto (8 un errore scrivere «s.»). Il kelvin (tutte le unita di misura iniziano con la lettera minuscola, anche quando de- vono il loro nome a persone) é ’unita di misura della temperatura ¢ il suo simbolo @ K (non deve essere preceduto dal segno di grado °: ¢ sbagliato scrivere °K). Il kelvin pud essere messo in relazione con i gradi Celsius o centigradi (simbolo: °C) tenendo presente che 273,16 K (0 °C) é il punto di congelamento dell’acqua ¢ che 373,16 K (100 °C) é il suo punto di ebollizione. Abitualmente la costante viene posta a 273,15 oppure, piu semplicemente, arrotondata a 273, La temperatura 7 € percid data in kelvin da = 7 (°c) + 273,15 BO RRETS 15 oppure in gradi centigradi da RG] = 7 1 - 279,15 ERTS 15) ‘Ad esempio, la temperatura di 40 °C, espressa in kelvin, diviene per la 1-5 40 °C + 273,15 = 313,15 K = 313 K mentre la temperatura di 1500 K, espressa in gradi centigradi, diviene per la 1-5’ 1800 K - 273,15 = 1226,85 °C = 1227 °C L'uso dei gradi centigradi al posto dei kelvin é I'unica deroga che qualche volta ci permetteremo all'impiego del sistema SI. Nel dimensionare gli elementi della mac- china avremo spesso a che fare con delle differenze di temperatura AT; una varia- Zione di temperatura ha lo stesso valore in ambedue le scale, in quanto queste differiscono tra loro per una costante (273,15); percid, ad esempio, € AT = 400 °C - 360 °C = 50 °C AT = 673 K - 623 K = 50K ‘A scopo orientativo, sono riportati, nella Figura 1.2 punti di fusione di varie sostan- ze in funzione della temperatura in kelvin Figura 1.2 - Punt di fusione di varie sostanze In kelvin, 18 Mole 1.10 Angolo Figura 1.3 - Definizione dl E !'unita di quantita di sostanza. La sua definizione, piuttosto complessa, sara chia- rita nel Capitolo 21, facendo riferimento a esempi specific. Llunita angolare @ il radiante (simbolo: [rad]). 1 rad @ l'angolo eotteso da un arco di circonferenza uguale al raggio (Figura 1.3). Il adiante viene considerato una gran- dezza supplementare"? in quanto completa il sistema SI pur non potendo a rigore rientrare nel gruppo delle grandezze fondamentali. E una grandezza adimensiona- le, cioé un puro numero determinato dal rapporto tra due lunghezze (lunghezza del- Varco di cerchio e lunghezza del raggio del cerchio): {Lunghezza] _ [U) iA = (Angolol - Tinghezza] ~ [UL = 1) 1-6 L'ultimo termine tra parentesi quadre é la lunghezza [L] elevata a zero (non si con- fonda I'esponente zero * con il segno indicante grado °). Di solito il simbolo rad non viene scritto vicino alla grandezza a meno che cid sia necessario per evitare confusione. Per quanto il grado non sia una unita coerente, | 360° dell’angolo giro possono an- cora essere accettati, fermo restando che le ulteriori suddivisioni in minuti d’an- golo {’] e secondi d’angolo ["] (nel seguito individuati come gradi sessagesimall) vengano sostituite da suddivisioni decimali (nel seguito indicati come gradi decimal! © semplicemente come gradi) radiate 12 Vi sono due grandezze supplementari nel sistema SI: il radiante, unita di misura dell'angolo piano, ¢ lo straciante smoot: [uni misura del angolo soldo ESEMPIO4.1 ESE eS Convertire: 'b) Per passare dall'angolo espresso in radianti al corrispondente 2) 'angolo0,0572° In mrad (miliradiant); angoo in ral occarte vee dvere pe 0,0176 ad/°. ala 1-7 b) /’angolo di 1 rad in gradi. abbiamo infatti: ‘SOLUZIONE m 2 {rad) z [rad] = 0,0175 [radit?] y*— y*= ——2 Ng. 2) Daladefrizione sappiamo che un angola plato (180°) equivale Y* Q0T7S radlt*] aD rad (Figura 1.3). Per passare day gradi a radiant faccamo lore la proporione e y sr2° < = rai] _ 2 trad] 14 {rad} ag ~ Bie a: 00175 radit® x 0,0572° = 0,001 rad=1 mrad (0.0175 radlt ESOS SST Convertire: a) I'angolo di 14° 25° 36” in gradi decimali ') Applichiamo prima la procedura precedente per passare da gra- di sessagesimali a graci decimal )'angolo ai 22° 30’ in gradi decimali e quindi in radianti. 2° es SSOLUZIONE 30°/ 60 os + a) Per passare dai gradi sessagesimali ai gradi decimali occorre 00") 3600 = _0,00__+ tenere presente che 1 minuto d'angolo {’] corrisponde a 1/60 di 22.50 < grado, mentre 1 secondo d'angolo [*) corrisponde a P 41 (6060) = 1/3600 di grado. Abbiamo alora: Applichiamo pot la relazione +7: 0,0175 rad/1® x 22,5° = 0,39 rad < 4 + 25"! 60 0.416667 + 36"/ 3600 0,01 cb 14,426667° = 14,43" Pa La velocita é una unita derivata; nel caso di moto lineare (movimento cioé di un punto lungo una linea) essa é determinata dal rapporto tra la distanza percorsa e il tempo. Dimensionalmente si era to: as [Spostamento] fu 1 Velocita] = PETE = = LT 1-3) WNelocil = ee eer) py AT (13) L'unita di misura é rappresentata da metro/secondo ({m/s] oppure [ms"]) 1.12 A sua volta I'accelerazione é data dal rapporto tra velocita e tempo. Dimensional- Accelerazione mentee: (LT) 2 a = [LT] 18 weceereone = Te m L'unita di misura ¢ il metro/secondo al quadrato [m/s’]. L’accelerazione di gravita (usualmente indicata con la lettera g) varia da punto a punto della superficie terre- stre; nei calcoli considereremo un valore medio pari a 9,81 m/s* 1.13 La seconda legge di Newton ci dice che il prodotto della massa m per l'accelerazio- ne @ é uguale alla forza #: Forza 9 Dimensionalmente si ha: [Forza] = [Massa] x [Accelerazione] = [M] - [LT] = [MLT?] 1-9" Parallelamente viene definito, come unita di misura della forza, il newton (si pronun- cia sniuton»): esso rappresenta la forza necessaria per imprimere alla massa di 1 kg l'accelerazione di 1 m/s*. Si tratta quindi di un'unita derivata, espressa da kg:m-s® oppure da kg + mis* II simbolo del newton @ N La distinzione tra I'unita di misura della massa e l'unita di misura della forza é una delle principali differenze tra il sistema SI e il vecchio sistema tecnico. Nel sistema tecnico, introdotto qualche decina di anni fa, unita di forza, il kilogrammo peso [kp], era definito come la forza generata dalla massa unitaria nel campo gravitazionale terrestre. In questo modo i valori della forza e della massa rimanevano numerica- mente gli stessi e ambedue venivano riferiti al peso. Ma laccelerazione di gravita non @ la stessa in tutti i punti della Terra; si pensi poi a luoghi al di fuori del campo gravitazionale terrestre come, ad esempio, un satellite in orbita, oppure la Luna. Si ¢ preterito allora eliminare una possibile contusione po- nendo una netta distinzione tra unita di massa e unita di forza. Quanto grande & la forza di un newton? Si pud pensare a Newton e al suo albero da cui sarebbe caduta la mela che gli avrebbe ispirato I'idea della legge che porta il suo nome: una picoola mela esercita la forza di gravita di un newton Occorre infine ricordare che la conversione dell’unita fondamentale di forza del si- stema tecnico, il kilogrammo peso [kp] (nel sistema tecnico, ripetiamo, non la mas- sa bensi la forza é l'unita fondamentale), nel newton viene fatta prendendo un valore medio dell'accelerazione di gravita pari a 9,80685 mls’, arrotondato a 9,81 mis*. La Tabella di conversione presentata nella seconda pagina di copertina riporta i fattori di conversione delle principali grandezze del sistema tecnico nel sistema SI. Si pud dunque vedere che 1 kp (kilogrammo peso) = 9,81 N (newton) 1-10 Se Un paese N, situato al polo nord, spedisce una certa quan- {taf oro a! paese E, che si trova all’equatore. Questa quantita viene determinata per mezzo di una scala azio- fata dalla deformazione di una malla. Anche il sistema di misura viene inviato al paese E, dove viene ripetuta la mi- ‘ura, rscontrando perd che nel frattempo la quantita dioro 6 diminuita (Figura 1.4-2). Perché awiene quesio fe- nomeno? paeseN Figura 1.4-2 -L'indicazione data dalia deformazione della molla dello strumento @ una misura della forza di gravita © non Sella massa. SOLUZIONE Questo esempia illustra la distinzione trail numero che traduce la massa e il numero che traduce la forza partendo dal fatto che I'ac- MISURA DELLA MASSA AL POLO NORD E ALL'EQUATORE Celratoe ol grav (al velo del mare) & versa tre repo po- Jari (9,83 mis) e le regioni equatorial (9,78 m/s‘). La scala dello. strumento, che é basata sula deformazione di una malla, misura inftt ia forza di gravté e non fa massa. L’accelerazione di gravita ® piu bassa al'equatore e quindi ago dello strumento indica un valore inferiore COMMENT! Se al contrario la seala viene interpretata come unit gi forza, ne potremma determinare la massa appcando a legge oi Newton 1-9 (Figura 1.4): letta in questo mado (m= 2), la massa risuita Lugule nei due paes. La scala che permete di ottenre lo stesso ‘vaiote delle masse in due luoghi diversi si basa su confront dret- Paais, (m=la) (bee 983 kg - mist ee ae mS aasme ~ 978 kg mis! = 978 mis? pagse N peese E Figura 1.4-b- La massa viene misurata in modo corretto come rap: porto tra a forza rin newton misrata nel due paesi ela rispett. va accelerazione di gravita Figura 1.4-¢ - 1! confronto tra Iarmisura di una massa In qué to delle masse: @ questa il tipo di misura da sempre impiegato nel } campo del metal preziosi (Figura 14-0). {isistema, deseitto nea Figura 1.4-b, pub essere convenientemente impiegato per la misura della massa Si applica cloé una forza nota -F al'oggetto di massa ma, si misura la sua acceerazione ae si calla m = a (1-9). Nella pratica questo vin fatto attaccando Foggetto aun sistema costtuito da una moi, disturbandolo (lo si alontanacioé dalla sua posizione di equi) e calcolando la mas- 2 in base al tempo di risposta del oscillazione libera. magae & i! metodo corretto per asi paese. 1.14 Lavoro, energia e cop} 1.15 Potenza 10 IMavoro é il prodotto di una forza per uno spostamento; quindi dimensionalmente : (Eero ISPORATEAE] = MUTA (= OT] 1H e in unita SI si esprime in N-m. In onore dalio scienziato inglese, si é dato a questa tnita il nome di joule (si pronuncia «giul», € non «giaul»); il suo simbolo é J. II joule 6 anche l'unita di energla. II lavoro é anche il risultato del prodotto di una coppia per una rotazione rappresentata da un angolo, numero puro (cioe senza dimensio- ni) espresso in radianti Si preferisce esprimere la coppia in N-m e il lavoro o l'energia in J in modo da evi- denziare la differenza fisica tra queste grandezze. L’uso del joule permette di eliminare numerose unita e, in primo luogo, quelle del sistema tecnico che potevano far pensare a una diversita sostanzialmente erronea tra calore e lavoro. Calore equivale a lavoro (Capitolo 15) e va quindi espresso in joule come qualsiasi altra forma di energia. Le vecchie unita del sistema tecnico che misuravano il calore (piccola caloria [cal] e grande caloria [kcal]) equivalgono rispet- tivamente a 4,186 J @ a 4,186 kd (Tabella di conversione della seconda pagina di copertina). La potenza é definita come il Javoro nell'unité di tempo. Dimensionalmente é: in unita SI si esprime in J/s. A questa unita é stato dato il nome di watt (simbolo W), in onore dello scienziato inglese che introdusse il termine cavallo-vapore. Il watt (spesso viene utilizzato il suo multipio, il kW) sostituisce (vedi la Tabella di conver ssione) non solo le unita di misura tradizionali della potenza del tipo appunto del cavallo~ vapore', ma anche — data I’equivalenza tra calore e lavoro (Paragrafo 15.6) — |e unit solitamente usate per esprimere la potenza termica (cioé il calore trasmesso nell'unita di tempo) come, ad esempio, la kilocaloria al secondo [kcal/s} ‘Alcune volte l'energia viene ricavata dal valore della potenza moltiplicata per il tem- po, poiché — come si é detto pid sopra — la potenza @ il lavoro fatto nell'unita di tempo. Troviamo cosi, ad esempio, il kilowattora (kW-h) che equivale @ 3,6 MJ op- pure a 3,6-10° kJ (Tabella di conversione), +3 prestiattenzione al fatto che il cavallowapore In unita ingles! [HP] € diverso dal cavallo-vapore sinternazionale» [CV] (Tabella di conversione), 1.16 Pressione 1.17 Grandezze specifiche Si tenga sempre ben presente che energia e potenza sono due grandezze diverse: energia [J] é la misura di quanto lavoro viene effettuato, \a potenza [W] misura con quanta rapidita il lavoro viene svolto. Una cosa é la quantita di energia elettrica che Paghiamo ogni mese all’ente che rifornisce la nostra casa, altra cosa é la quantita di energia elettrica erogata nell'unita di tempo, e cioé la potenza che ci permette di far funzionare contemporaneamente lavastoviglie, lavabiancheria e scaldabagno elettrico. La pressione p é definita come l'azione di una forza ¥ su una superficie di area A a am [Forza] _ [MLT*] [Area] Ta) Nel sistema SI la pressione si esprime in N/m? oppure N-m*, unita che prende il nome di pascal (simbolo: Pa), in onore dello scienziato francese. Il pascal, introdotto nel 1971, &'ultimo nome di una lunga lista di unita di pressione tra cui ricordiamo — tra le tante — l'atmosfera [atm], il bar, il torr (o mm di mercurio: simbolo chimico Hg) e il mm di colonna d’acqua (simbolo chimico dell'acqua: H,0). | fattori di con- versione tra le unita utlizzate in passato e il pascal sono riportati nella Tabella di conversione che compare nella seconda pagina di copertina. 1 Pa rappresenta una pressione relativamente bassa. | micropascal (1 uPa= 10° Pa) e i millipascal (1 mPa = 10° Pa = 0,001 Pa) sono percid prevalentemente uti- lizzati in acustica e nelle tecniche del vuoto, mentre i gigapascal (1 GPa = 10° Pa) vengono utilizzati nel valutare la resistenza dei materiali. Nelle macchine a fluido conviene far ricorso ai KPa (1 kPa = 10°Pa = 1000 Pa) oppure ai MPa (1 MPa = 10° Pa = 1.000.000 Pa). La pressione atmosferica vale 101.325 Pa = 101,325 kPa, e disolito viene arrotondata a 101,32 kPa (Tabella delle Grandezze Importanti ripor- tata nella terza pagina di copertina). 1 bar 6 esattamonte uguale a 100 kPa oppure 20,1 MPa. Dimensionalmente si ha: [Pressione] = = [MLT*L4] = [ML'T4| 1-14" Lo studio dei fenomeni che stanno alla base del funzionamento delle macchine a fluido pud richiedere I'uso anche di grandezze diverse da quelle che sono state fino a ora presentate; le loro dimensioni e le relative unita di misura verranno illustrate con il procedere del corso. La Tabella, riportata nella seconda pagina di copertina riassume | fattori di conversione necesseri per passare da unita di misura espresse nei vecchi sistemi al sistema SI, @ viceversa, Esistono poi delle grandezze riferite ad altre grandezze come, per esempio, massa, peso, volume, area, ecc.: in passato, esse venivano genericamente indicate con il nome di grandezze specifiche; adesso si preferisce precisare di volta in volta a qua- le grandezza si fa riferimento. Cosi non diremo piti energia specifica ma precisere- mo se si tratta di energia per unit di massa (0 energia massica), per unita di peso (0 pesica), per unita di volume (0 volumica) e per unita di area (0 areica). In particola~ re al posto di volume specifico utiizzeremo il termine di volume massico [m°/kg] e, al posto dell’abituale densita, verra utilizzato il termine di massa volumica [kg/m*], che appunto indichera la massa per unita di volume. Il termine densita indichera invece il rapporto adimensionale tra la massa volumica di un corpo e quella di un corpo di riferimento (solitamente l'acqua). La capacita di un fluido di scambiare calore sotto una data variazione di temperatu- ra prende il nome di capacita termica del fluido; quando la capacita termica viene 1 1.18 Simbologia 12 riferita all’unita di massa, viene indicata come capacita termica massica e sostitui- sce la vecchia denominazione di calore specifica. Dimensionaimente, dato che il ca- lore equivale al lavoro, la capacita termica massica @ rappresentata da [ML?T?] _ (My [0] © LTO") 4415 mentre in unita SI la capacita termica massica é espressa da J/(kg-K) oppure, uti- lizzando un multipio del joule, da kJ/(kg-K). Conserveremo il termine «specifico» per quelle grandezze, come il consumo specifi- co di combustibile, per le quali la precisazione del riferimento porterebbe a inutili forzature. Il consumo specifico di combustibile ¢ il rapporto tra la portata di com- bustibile [kg/s] che alimenta la macchina ¢ la potenza ottenuta [W}; la sua unita di misura @ quindi espressa da (kg/s)/W = kg/(W-s) = kg/d in quanto il prodotto della potenza di 1 W per il tempo di 1s da il lavoro di 1 J. E opportuno esprimere il consumo specifico in g/MJ in modo da evitare di ottenere numeri troppo piccoli. Come esempio possiamo citare il consumo specifico minimo di gasolio raggiungibile con un motore Diesel di 10 dm? (litri) di cilindrata, che ri- sulta pari a 55 g/MJ (198 g/(kW-h)). Dei due segni (« x » oppure «- ») che possono essere utilizzati per indicare la molti- plicazione tra unita di misura, si preferisce utilizzare il punto « « »; Il per» (x), carat- teristico del prodotto, viene invece impiegato per indicare la mottiplicazione tra numeri. Per esempio: grandezza coppia unit newton x metro simbolo Nem La divisione tra unita di misura viene indicata con la barretta «/» oppure, meno abi- tualmente, con la linea di frazione «—», di solito riservata alle operazioni tra numeri. Una generica grandezza G frazionaria pud essere scritta 1/G oppure G, facendo cioé ricorso agli esponenti negativi. Per esempio: grandezza accelerazione unit metro diviso secondo elevato al quadrato simbolo mis?, m+ s?, Fi Quando si adotta la barretta per segnalare la divisione, 6 essenziale separare chia- ramente i prodotti presenti al numeratore da quelli al denominatore facendo uso del- le parentesi. Le unita di misura della capacita termica massica vanno, ad esempio, rappresentate con kJ/(kg-K), (calore [ku] diviso contemporaneamente per una massa [kg] per una variazione di temperatura [k]) e non con ku/kg-K perché quest'ultima espressione pud far pensare al lettore meno esperto che sitrat- ti di ku/kg moltiplicati (e non divisi) per K Infine, quando occorrera dare particolare evidenza all’unita di misura, questa verra citata tra parentesi quadre, analogamente a quanto viene fatto abitualmente con le dimensioni: OES TSN Convertire in: = a r 2) kalojoule {ks} i! lavoro L = 15 kp-m 2, oe Pe ») kilogrammi peso per metro [kp m| il lavoro L = 15 J os ¢) Kilowatt [kW] la potenza P = 250 CV gi(cv-h) 4) grammi al cavallo ora (g/(CV-h)] © grammi al kilowat- tora [g/(kW -h)} il consumo di combustibile q, = 55 g/MJ = —2 Ml __ = 108 ginny ©) radianti [rad] 'angolo « = 45° : iM 1) Kilocalorie rferte @ ora, metro © grado centigrado 0.2778 STiKW-h) [keal/(h+m-°C)| la conduttivité dell’argento k= 429 Wii: Sipoteva anche pssare irettamente dal consumo di combustible in g/{CV-H) al consumo in g/(kW=h) convetendo | CV in KW. SOLUZIONE ae = 188 9CV-H) Per ispondere alle domande precedent, utiiziamo la Tabela dl con- 06 TTR ~ 198 fte-n versione dela seconda pagina di copetina. i 8) L=15kp-mx981 Jitp-m)= 171 = O17 |e) aS xO0I75 radi = 078d 154 Be aT Jig-my = 181m i ae = 369 keal(tvm-°6) im) c) P= 2500Vx 0,735 RIC = 18375KW 1483 Fa(m:°0) Per descrivere lo stato fisico di un corpo o di un sistema facciamo uso delle dimen- sioni. A queste sono associate delle unita di misura che, per legge, vanno espresse nel Sistema Internazionale (SI). Un’equazione che descrive una determinata situazione fisica é vera se tutti i suo! termini sono della stessa specie e hanno le stesse dimensioni, se cioé é dimensio- nalmente omogenea. Mentre non ha senso scrivere Ee) 10 aeroplani ~ 6 aquile = 4 mesi @ corretto scrivere r'equazione 10 kg - 6 kg = 4 kg Quando poi incontriamo I'equazione 10 kg - 6 27 = 4 kg noi sappiamo che I'unita di misura del secondo termine posto a sinistra del segno di uguale, non pud che essere il kg in quanto, accanto agli altri termini, c’@ appunto il kg. Le grandezze fondamentali e le corrispondenti unita di misura pill frequentemente utiizzate nello studio delle macchine a fluido sono: Junghezza metro [m] massa kilogrammo [kg] tempo secondo [s] temperatura kelvin [K] Molto spesso @ conveniente utilizzare dei multipli oppure dei sottomultipli delle unit SI; se consideriamo, ad esempio, il metro (unita di misura della lunghezza), abbiamo: 1 km = 1 mx 1000 = 1000 m = 10° m 1mm = 1 m/1000 = 0,001 m = 107m 1m = 1 m/1.000.000 = 0,000001 m = 10° m Esistono poi due unita supplementari, utilizzate per la misura dell’angolo piano e dell’angolo solido, oltre a grandezze derivate dalle grandezze fondamentali. L'unita di misura dell’angolo piano ¢ il radiante [rad: si tratta di una grandezza senza di- 18 mensioni in quanto si ottiene come rapporto di due lunghezze (lunghezza dell’arco di cerchio e lunghezza del raggio del cerchio). Al posto della misura in radianti, 'an- golo pud essere misurato in gradi decimali, facendo riferimento all’angolo giro pari a 360°. , Tra le unita di misura derivate, citiamo, perché di uso frequent, le seguent area [m’] volume [m*] velocita [m/s] forza [N = kg-m/s*] lavoro o energia [J = N-m] ‘copia [N- m] potenza [W = J/s] pressione [Pa = Nim*] Dove possibile vanno precisati i rapporti tra le grandezze in modo da eliminare l'ag- gettivo «specific» utilizzato in passato. Parleremo percid di volume massico [m*/kg], per indicare il volume [m*] rapportato alla massa [kg], e non di volume specifico; massa volumica [kg/m] per indicare la massa [kg] rapportata al volume Im]; capacita termica massica {JI(kg-K)], per indicare la capacita termica [J/K] rapportata alla massa [kg]. e non di calore specifico. ESERCIZI PROPOSTI 4 1.1 Esprimere in dm? e in m? il volume di 1600 cm’. 1.2 Quanti gigasecondi fa, rispetto al 1990, é iniziata I'eta del bronzo, che viene datata ne! 3000 avanti Cristo? 1.3. Esprimere in radianti I'angolo di 87°. 1.4 Convertire in unita SI il potere calorifico inferiore di un gasolio pari kcal/kg. 1.5. Convertire in unita SI la conduttivité termica di un acciaio inossidabile AIS! 304 pari a 12,8 keal/(h-m-°C). 1.6 Trasformare prima in gradi decimal e poi in radianti I'angolo di 95° 15’ 30” 1.7 Convertire in unit SI la velocita di un’automobile pari a 140 km/h. 1.8 Trasformare in giri al minuto la velocita di rotazione di una turbina pari a 500 giris. 1.9 Trasformare in kg/m* la massa volumica di una benzina pari a 0,835 a 1.10 Qual é il valore della pressione atmosferica standard al livello del mare? 24 Macchine operatrici e macchine motrici 22 Macchine idrauliche @ macchine termiche Suddivisione delle machine a fluido Una macchina a fluido é un insieme di element fissi e mobili il cui scopo 6 quello di trasformare I'energia meccanica in energia contenuta nel fluido, oppure, vicever- sa, l'energia contenuta nel fluido in energia meccanica. Questa distinzione basata sulla «direzione» dell'energia trasmessa costituisce la base per un primo raggruppa- mento delle macchine in due categorie principali Tutte le macchine in cui l'energia contenuta nel fluido viene trasformata nell’energia meccanica fornita da un albero rotante oppure da una parte in movimento della mac- china si dicono macchine motrici; esempi possono essere le turbine e i motori al- ternativi. La seconda categoria — le macchine operatrici — comprende quelle macchine in cui 'energia meccanica viene trasferita al fluido in modo da aumentare 'energia di quest’ ultimo in termini di velocita, pressione e/o temperatura; apparten- gono a questa seconda categoria le pompe e i compressori. Cosi nella prima categoria il lavoro viene eseguito daf fluido e l'energia @ sottratta ‘a questo, mentre nelle machine della seconda categoria il lavoro viene esercitato sul fluido e l'energia viene aggiunta a quella originariamente presente in esso. Esiste poi una terza categoria di macchine, che potremmo definire machine tra- sformatrici, la cui funzione é quella di utilizzare particolari proprieta del fluido nel trasferimento dell’energia. In un giunto idraulico, ad esempio, I'energia mecoanica viene prima trasformata in energia idraulica e quindi ritrasformata, nell’altra meta dell'accoppiamento, in energia meccanica: in questo modo @ possibile trasmettere, grazie alle particolari proprieta dell’olio presente nell’ accoppiamento, una coppia il pi possibile dolce e graduale. Le macchine trasformatrici riuniscono le due funzioni precedentemente illustrate delle machine: quella operatrice e quella motrice. Un’ulteriore classificazione delle machine si basa sul tipo di fluido trattato, che pud essere incomprimibile, come I'acqua, oppure comprimibile, come un gas oppure un vapore. Nel primo caso parliamo di macchine idrauliche, nel secondo ci riferiamo alle macchine termiche, in quanto la compressione e l'espansione di un gas sono accompagnate da variazione di temperatura. Non deve sorprendere che alcune macchine — é il caso dei ventilatori — vengano classificate come machine idrauliche anche se trattano un gas. In questo caso in- fatti I'incremento di pressione subito dal fiuido é piuttosto modesto e tale per cul (Ca- pitolo 31) il fluido pud ancora essere trattato come incomprimibile. In altre parole, 6 la legge fisica,cui si attiene il fluido che evolve nella macchina,a determinarne I'ap- partenenza all'uno oppure all’altro tipo di macchina. 5 2.3 Macchine volumetriche e macchine dinamiche 2.4 Motori a combustione esterna e motori a combustione interna 16 Con riferimento al modo di lavorare del fluido, distinguiamo le macchine — indipen- dentemente dal fatto che esse siano motrici, operatrici oppure trasformatrici — in macchine volumetriche ¢ in macchine dinamiche. Nelle macchine volumetriche il fluido @ aspirato ovvero forzato in uno spazio finito delimitato da parti meccaniche (il volume), dove viene trattenuto per mezzo di adat- te guarnizioni. Successivamente il fluido 0 viene spinto fuori oppure abbandona spon- taneamente il volume in cui era stato racchiuso e il ciclo viene ripetuto. Nelle macchine volumetriche quindi la portata del fluido @ intermittente oppure fluttuante in modo pit o meno marcato, e la velocita con cui si attua il ricambio del fluido é governata dalle dimensioni del volume in cui esso viene trattenuto ¢ dalla frequenza con cui questo volume viene riempito e svuotato. Si tratta cio di macchine a regime perio- dico, in cui il trasferimento di energia é dovuto alla pressione statica che si esercita sulle parti mobili della macchina. Nelle machine dinamiche o a flusso continuo, al contrario, 8 presente un flusso con- tinuo di fluido tra ingresso e uscita della macchina, senza che questo possa mal ve- nire intercettato in uno spazio ¢ in modo intermittente come avviene nel caso delle macchine volumetriche. Generalmente le macchine dinamiche hanno una parte ro- tante chiamata girante che ruota continuamente e liberamente nel fluido: facendo scorrere un flusso ininterrotto di fluido attraverso di essa si attua un trasferimento continuo di energia tra fluido e girante. Questo trasferimento di energia é reso pos- sibile dall’applicazione agli organi mobili della macchina di forze dinamiche che so- no generate dalla velocita del fluido in movimento relativamente agli organi mobil. Parleremo cosi di turbomacchine per significare appunto che questo scambio di ener- gia tra fluido e macchina é reso possibile da organi che ruotano. Frale varie macchi- ne dinamiche ce ne sono, invero, alcune per le quali non si richiede la presenza di ‘organi che si muovano di moto rotatorio: in esse il trasferimento di energia awiene sempre in virtu di forze tipicamente fluidodinamiche che si esercitano sul fluido in moto relativo rispetto alla macchina. Al limite potrebbero anche mancare del tutto gli organi mobili, come ad esempio nel caso di un motore a razzo oppure di una pompa a eiettore. Come applicazioni esiste una parziale sovrapposizione tra le macchine volumetri- che e le turbomnacchine; il gas infatti pud venire compresso sia in un compressore alternativo sia in un turbocompressore, e I'acqua puo essere aspirata sia per mezzo di una pompa alternativa sia con una turbopompa. La scelta tra macchina volumetri- ca e turbomacchina @ principalmente legata alla portata in volume del fluido: alle basse portate la macchina volumetrica presenta rendimenti pil elevati, mentre al crescere della portata la turbomacchina presenta rendimenti via via migliori e allo stesso tempo diminuiscono i costi di costruzione riferit all'unita di potenza installata. Le varie macchine motrici possono essere ulteriormente suddivise a seconda che la combustione avenga esternamente al fluid motore (motori a combustione ester- na) oppure internamente al fluido motore (motori a combustione interna). Come esempio di motore a combustione esterna si pud citare un impianto termoe- Iettrico funzionante con turbina a vapore: in questo caso il fluido motore, cioé il va- pore caldo e compresso che verra fatto espandere in turbina, viene generato in una particolare sezione dell'impianto, la caldaia, utilizzando il calore sviluppato dalla rea- zine chimica di un combustibile. Occorre quindi prowedere un sistema efficace di scambio tra la sorgente esterna di calore e il fluido che lavora nel sistema. Al contrario, in un impianto motore con turbina a gas, la combustione avviene iniet- tando il combustibile nell’aria: il fluido, che viene poi fatto espandere in turbina, é costituito dai gas caldi generati dalla combustione del combustibile con l’aria; la. ge~ nerazione di calore é quindi interna al fluido motore. Esiste poi il caso in cui nella stessa macchina si svolgano in un primo tempo tutte Ie operazioni che rendono possibile la formazione del fluido di lavoro caldo e ad alta pressione, e successivamente la sua utilizzazione: si tratta del motore alternativo 25 Classificazione generale delle macchine a fluido ‘a combustione interna, in cui i vari processi che prima (per esempio nel turbelica) awenivano in parti diverse dell'impianto motore, avvengono adesso nello stesso or- gano (il cilindro) della machina, ma in tempi diversi. I criteri che abbiamo esaminato costituiscono la base per una suddivisione delle mac- chine a fluido in macchine idrauliche (Tabella 2.1) machine termiche (Tabella 2.2), con un‘ulteriore precisazione ottenuta attraverso una classificazione verticale tra mac- chine operatrici e machine motrici e una classificazione orizzontale tra machine dinamiche e machine volumetriche. Non vengono citate, per semplicita, le macchi- ne trasformatrici, che sono di tipo volumetrico quando impiegate negli impianti idro- statici, e di tipo dinamico se utilizzate in idrodinamica. Se consideriamo, ad esempio, le machine idrauliche (Tabella 2. 1), le pompe — che sono macchine operatrici in quanto fanno aumentare l'energia del fluido — possono essere sia dinamiche (cioé turbopompe) sia volumetriche. Nelle macchine idrauli- che motrici abbiamo analogamente delle turbomacchine, le turbine, @ delle macchi- ne volumetriche, come i motori a stantuffiimpiegati in idrostatica. Nelle turbomacchine si distingue poi se la girante sia, oppure non sia, racchiusa in un involucro, chiama~ to cassa. La corrente fluida che esce da una girante priva di cassa (ad esempio una ruota a vento oppure I'elica di un aereo o di una nave), non essendo contrastata dalla schiera di pale fisse presenti nella cassa, & animata da un movimento rotatorio che @ fonte di una sensibile perdita di energia. Tabella 2.1 ‘Suddivisione delle machine idrauliche Turbopompe, Ventilatori Turbine Machine ‘senza cassa con cassa adazione a reazione dinamiche ~ elica - assiale ~ ruote = flusso assiale marina a flusso a vento (Kaplan) misto - Petton ~ flusso misto - centrifugo (Francis) Pompe Motori Macchine alternative rotative volumetriche -ad ~a vite ~a stantutfi azionamento - a ingranaggi “a paletta diretto =a palette a ingranaggi -adalbero — - a lobi a gomito ~ a stantuffi rotanti II progetto della macchina a fluido richiede la conoscenza delle leggi della meccani- ca dei fluidi, leggi che sono gia complesse, nel caso di un fluido incomprimibile co- me l'acqua, e che diventano ancor pit complesse allorché ci si dedichi a fluidi comprimibili, come & il caso di gas caldi oppure di vapori che possono venire trattati in un turboespansore a gas 0 in una turbina a vapore (Tabella 2.2), Questo corso iniziera dunque con lo studio del moto dei fiuidi incomprimibili e quindi con il progetto delle macchine idrauliche; successivamente verra affrontata la pro- "7 2.6 Impianti 18 Tabelia 2.2 Suddivisione delle macchine termiche Turboespansori a gas @ @ vapore senza cassa con cassa ad azione a reazione - elica - assiale = semplici = flusso assiale aerea ~a flusso -asaltidi - flusso misto isto velocita = flusso - centrifugo ~a salti di radiale pression Ejettori d'aria a vapore Propulsori a getto e a razzo Compressor! Motori Macchine alternativi rotativi volumetriche -ad -avite - a combustione interna azionamento - a ingranaggi a due o quattro tempi diretto +a palette - ad accensione + ad albero +a lobi comandata ‘a gomito + ad accensione per compressione - alternativi a vapore a semplice e doppio effetto blematica piu complessa dei fenomeni di termofluidodinamica, per arrivare al pro- getto delle machine termiche. L’aver iniziato con le machine idrauliche ci aiutera ‘a meglio cogliere le caratteristiche generali del comportamento delle macchine a fluido, caratteristiche la cui comprensione, nel caso di fluido incomprimibile, pud es- sere aiutata dal nostro senso «fisico», mentre, nel caso di fluido comprimibile, occor- re spesso rifarsi a dimostrazioni matematiche piuttosto complesse. Di fatto risulta difficile dedurre il moto di fluidi poco viscosi, come l'aria e l’acqua, da poche proposizioni generali tratte dall’esperienza, con l'aggiunta di ipotesi di re- golarita e onesta suggerite dal senso comune, in virtu del quale piccole cause non possono che produrre piccoli effetti. Occorre al contrario valersi di mezzi di analisi anche raffinati che rientrano si nel buon senso, ma non nel senso comune, e soprat- tutto confrontare passo passo le deduzioni teoriche con le misure ricavate da espe- rimenti, secondo quanto suggerito da Leonardo: «Se t’avviene di trattare delle acque consulta 'esperienza e poi la ragione». Oltre alle singole macchine, in questo corso vengono trattati anche gli impianti, che possiamo definire come sistemi composti da pil di una macchina, Analogamente a quanto abbiamo fatto con le machine, possiamo distinguere due categorie di im- pianti a fiuido: 1. impianto motore che ha la funzione di sviluppare un lavoro; 2. jimpianto operatore che assorbe lavoro per generare un effetto desiderato. Gli impianti motori, a loro volta, si suddividono, sulla base del fluido di lavoro, in: — impianti motori idraulici esemplificati dal sistema bacino, condotta forzata e tur- bina predisposto per lo sfruttamento dell’energia messa a disposizione dal Vacqua; — impianti motori termici come gli impianti con turbina a gas oppure a vapore; — impianti motori eolici in cui viene sfruttata l'energia del vento. Tra gli impianti operatori citiamo I'impianto frigorigeno e la pompa di calore (Capito- lo 35). Ambedue questi impianti assorbono lavoro per modificare, in modo opposto, la temperatura di un determinato ambiente: per ridurla nel caso del frigorifero e per aumentarla nel caso della pompa di calore, La direzione di trasferimento dell’energia tra fluido e macchina determina due grup- pi principali di machine a fluido: — macchine motrici, come la turbina, quando si utilizza l'energia del fluido per pro- durre energia meccanica; — macchine operatrici, come la pompa, quando la macchina assorbe energia per immetterla nel fluido. Un'ulteriore classificazione delle machine @ basata sul tipo di fluido trattato, che pud essere incomprimibile, come l'acqua, ¢ allora parliamo di macchine idrauliche (ad esempio una pompa), oppure comprimibile, come un gas oppure un vapore, € allora parliamo di macchine termiche (ad esempio un compressore). In questo ulti- mo caso infatti la compressione e I'espansione di un gas sono accompagnate da variazione di temperatura. Si presti attenzione al fatto che i ventilatori vanno classifi- cati come macchine idrauliche, anche se trattano Ilaria, in quanto l'incremento di pressione subito dal fluido é piuttosto modesto e il fluido pud ancora essere trattato come incomprimibile. Se si considera il modo di lavorare del fluido, distinguiamo le macchine in — macchine volumetriche (ad esempio un compressore a stantuffi) quando il flui- do, racchiuso periodicamente in un volume, scambia energia attraverso la pres- sione statica che si esercita con le pareti mobili della machina; — machine dinamiche, e in particolare turbomacchine (ad esempio un turbocom- pressore), quando un flusso continuo di fluido determina forze dinamiche gene- rate dalla velocita del fluido che si muove relativamente agli organi mobili della macchina. Le macchine motrici termiche possono essere ulteriormente suddivise in — motori a combustione esterna quando, come nel caso di un impianto con turbi- na a vapore, i due circuiti del fluido che genera il calore (ad esempio la combu- stione di aria pil polverino di carbone) e del fluido che circola nella turbina (i! vapore) sono separati; — motori a combustione interna quando, come nel caso di un motore ad accensio- ne comandata, la combustione é interna al fluido motore (la scintilla determina l'accensione del fluido motore costituito da aria @ benzina). Liinsieme di piu’ machine costituisce un impianto. in particolare distinguiamo due categorie di impianti a fluido: — T'impianto motore che ha la funzione di sviluppare un lavoro; — T'impianto operatore che assorbe lavoro per generare un effetto desiderato. 19 3.1 Definizione di fluido Figura 3.1-a - Un soligo in qulete pud resistere alle forze tangenziall che nascono a seguito di una deformazione (lines tratteggiata) causata dal proprio peso. deformazione statica eS 3.2 Coefficiente di viscosita 20 Fluidi e loro proprieta Un fluido @ un corpo che non ha forma propria @ che pud assumere la forma del recipiente che lo contiene. | fluidi si distinguono in liquidi e in gas. | liquidi, pur non avendo forma propria, sono sensibilmente dotati di volume proprio, mentre i gas non hanno neppure volume proprio. Al contrario dei solidi, i fluidi non possono offrire una resistenza permanente a forze che tendono a deformarii: i diversi strati del fluido iniziano a scorrere I'uno sull'altro, continuando a deformarsi fino a tanto che la forza rimane applicata. La deformazio- ne é causata da forze che agiscono tangenzialmente alle superfici alle quali vengo- no applicate (Figura 3. 1). Per converso, se il fluido si muove deformandosi, in seno al fluido nascono delle forze tangenziali, che dipendono dalla velocita con cui il flui- do si deforma e che si annullano allorché la velocita di deformazione si annulla, Possiamo cosi definire, in modo generale, un fluido come una sostanza che si defor- ma in modo continuo sotto I’azione di forze tangenziali, per quanto piccole queste possano essere. Ne segue anche che se un fiuido é in quiete oppure in moto rigid —tale cio’ che i vari strati non possano scorrere I'uno sull’altro (6 il caso dell’'acqua che riempie una sfera rigida cava e si muove rigidamente con questa) — non vi pos- sono essere forze tangenziali che agiscono in seno al fluido e percié tutte le forze nel fluido devono essere perpendicolari alle superfici sulle quali esse agiscono. Pelo libero Figura 3.1-b - Un liquido ‘oppure un gas in quiete, al contrarlo dl un solide Fichiede delle pareti che lo sostengano, in modo da eliminare queste forze tangenziall Consideriamo la seguente esperienza elementare. Un fluido si trovi tra due piatti pa- ralleli di area A (Figura 3.2). Teniamo fisso il piatto inferiore ADD e trasciniamo il piatto superiore BBCC, mantenendolo parallelo al primo piatto, con una forza tan- 2 7 Figura 9.2 - Deformazione {in tluido sotto l'azione di forze tangenzial. genziale #cosi che esso si mantenga in moto con la velocita ». II fluido, contenuto all'inizio nel volume contraddistinto superiormente dai segmenti BB e CC, si porta nel volume individuato dai segmenti B’B’ © C’C’. L'esperienza mostra che la forza tangenziale ‘F, che si deve applicare al piatto in movimento, € proporzionale all'area A del piatto, proporzionale alla sua velocita » € inversamente proporzionale alla distanza / tra i due piatti: Av F = costante = 3-1 La costante di proporzionalita prende il nome di coefficiente di viscosita o viscosi- 18 dinamica yu. del fluido. II rapporto #14, forza tangenziale per unita di superficie (Nim? oppure Pa), prende il nome di sforzo di taglio e si indica con 7. Si pud quindi scrivere: r= es 3.2 Adislerk ‘ Sostituendo poi, al rapporto tra la velocita con cui viene trascinato il fluido dal piat- to superiore e la distanza / tra i due piatti, il rapporto tra la generica variazione di velocita del fluido 4 -e la corrispondente variazione della distanza del fluido dalla parete fissa Ay (Figura 3.3), si ottiene la legge di Newton della viscosita dove il valore della viscosita dinamica dipende dal fluido considerato. Ricordando le dimensioni dell’area (equazione 1-1) e della velocita (equazione 1-3), dalla 3-3 ri- caviamo le dimensioni della viscosita t [Forza] /[Area] FIL > Avldy — [Velocita]/[Distanza] — [LT"}/[L] ne = FLO _, Hovzal -Tempo} a a [Area] mente, ricordando le dimensioni di forza (equazione 1-8), si ottiene dalla 3-4 un’al- tra formulazione dimensionale della viscosita x: (FL) _ (MLT]-(T) © IMy-IT") vl vy tu __™ [Massa] © {U- [1] ~ [Lunghezza] - [Tempo] 35 Lunita di misura della viscosita dinamica x é rappresentata da (N-s)/m’, se si fa riferimento all'equazione 3-4; da kg/(m-s) se si considera invece l'equazione 3-5. Ricordando poi che la pressione di 1 pascal (Pa) é pari a 1 Nim’ (Paragrafo 1.16), posso sostituire, all'espressione (N-s)/m’, 'espressione equivalente Pa-s. Usual- mente il coefficiente di viscosita viene espresso in centipoise (un centesimo di po se), che connesso alle unit di misura della viscosita fin qui viste: 1 centipoise = 1 mPa-s [millipascal x secondo] 36 a 2 | valori tipici della viscosita dinamica di alcuni fluidi sono riportati nella Tabella 3.1 In particolare abbiamo per — Varia = 1,8 x 10° kg-m*-s* 18x 10° Pa-s = 1,8 x 10° mPa-s = 18 x 10” centipoise = 0,018 centipoise — Vacqua = 1,0 x 109 kg- mr 10x 10° Pa-s = 1,0 mPa:s = 1,0 centipoise Tabella 3.1 Viscosita dinamica jz, massa volumica Q e viscosita cinematica » di otto fiuidi alla pressione atmosferica di 101,32 kPa € alla temperatura di 20 °C Fluido tkgim-s)] @ [kg/m] » [mls] 4. Idrogeno 89 x 108 0,084 1,06 x 10* 2. Aria 18 x 10° 1,20 1151 x 10° 3. Benzina 29 x 10° 720 4,03 x 107 4. Acqua 1,0 x 107 999 1,01 x 10° 5. Alcool etilico 12 x 10° 789 1151 x 10° 6. Merci 15 x 10° 13.540 4.16 x 10° 7. Olio SAE 30° 0,26 930 2:79 x 10° 8. Glicerina 15 1.263, 1,19 x 10° La viscosita varia con la temperatura, ma con legge diversa passando dai gas ai liquidi. Se infatti la temperatura del gas aumenta, aumenta anche la velocita di agi- tazione delle molecole (la velocita con cui si muovono le molecole é cioé funzione crescente della temperatura), e questo favorisce |interscambio tra le molecole si- tuate nei vari strati, portando a un aumento complessivo della viscosita. In un lig do, invece, all'aumentare della temperatura, prevale la riduzione delle forze coesione delle varie molecole (che sono molto pid! vicine tra loro di quelle di un gas) sull’aumento dell'interscambio molecolare. In un liquido quindi la viscosita diminuisce all’aumentare della temperatura secondo la legge: Ho — -7 tr AAT #81 e dove 1, é la viscosita alla temperatura T [°C], 1p fa viscosita a 0 °C, Ae B sono delle costanti che dipendono dal liquido. Nel caso dell’acqua, abbiamo: H, = 1,75 mPa-s A = 0,03368 B = 0,000221 Anche I'aumento della pressione influenza la viscosita dei liquidi, perché aumenta l'energia richiesta per il movimento relativo delle molecole e corrispondentemente aumenta la viscosita. L’aumento della viscosita, nel caso di un olio per una macchi- na idraulica, é pari a circa il 10 + 15 per cento per un aumento della pressione di 7 MPa. L'acqua si comporta in modo diverso dagli altri liquidi: in corrispondenza 37 SAE (Society of Automotive Enginoers, cioé -Societa dei Tecnici dell’Automobiles) é la sigla della, societa americana che definisce le specifiche dei prodotti che vengono ulilizzati nel’ autotrazione, infatti di un elevatissimo aumento di pressione, da 0,1 a 100 MPa, la sua viscosita raddoppia soltanto. Si definisce fluido reale un fluido di cui occorre tener presente la viscosita nei calco- li; fluido ideale é invece il fluido che ha un coefficiente di viscosita nullo. _ Quest’ultima ipotesi semplifica notevolmente la trattazione del moto dei fluidi. E pos- sibile assumere un coefficiente di viscosité uguale a zero quando non esistano forti variazioni di velocita tra strato e strato di fluido: il risultato del prodotto dip per Ae (equazione 3-3) é sufficientemente piccolo da poterlo ritenere trascurabile; sono quindi trascurabili gli sforzi di taglio che nascono in seno al fluido. Ma quando esistono delle forti variazioni di velocita da punto a punto (gradienti), al- lora non é pit lecito trascurare il valore del prodotto pA r € gli sforzi di taglio che corrispondentemente si originano nel fluido. E questo il caso tipico del moto di un fluido vicino a una parete fissa (Figura 3.3), dove la velocita passa dal valore zero (é la situazione del fluido immediatamente a contatto della parete) al valore » che ¢ la velocita del fluido lontano dalla parete. In altre parole, vicino alle pareti di un condotto dobbiamo considerare gli effetti della viscosita, mentre é possibile trascu- rarli in una zona sufficientemente distante dalle pareti, cosi che il profilo di velocita della corrente non subisca pit variazioni notevoli passando da uno strato a quello successivo. Figura 3.9 - Variazione della fay Lid velocita del fluido lungo Velocita » Nell’esperienza elementare di Figura 3.2, abbiamo considerato un moto del fluido tale che i vari strati si muovono — sia pure con velocita diversa — parallelamente uno sull'altro (regime laminare). Talvolta riscontriamo anche, trasversalmente agli strati, un moto delle particelle tale da far rimescolare caoticamente II fluldo (regime turbolento). Ci occuperemo pili avanti, in occasione del moto dei fluidi nei condotti (Capitolo 6), delle conseguenze sul movimento del fluido derivanti dalla presenza di un determinato tipo di fluido (ideale oppure reale) e dall’esistenza di un certo tipo di regime (laminare oppure turbolento). ESSERE ON) Un olio lubrificante SAE*” 30 (temperatura di 20 °C) & po- sto tra due piatti, di cui uno ¢ fisso ¢ I'altro si myove con velocita r pari a 3 mis (Figura 3.2). La distanza A trai due patti é pari a 2,6 cm. Determinare lo sforzo di taglio r nel lubrticante. SOLUZIONE La Tabella 3.1 ci permette di ricavare la viscosita j del'olio SAE 30, Essa é pari a 0,26 kg/(m-s). Lo sforzo di taglio 7 si calcola con I'equazione 3-2 z ’ 3mis pe ap = 0 Kohn. = Fo = wh = 028 kal: 8) SG cap Mami = ag N = 99 OS 30 5 - more < COMMENT! 1. Lele vannoesegut con unt cere: quindoccortepre- ‘stare molta attenzione alla conversione delle unita di misura pri- mad dare |eaal Af esemp vol denominalore dell'equazione precedente, va convertito in 0,026 m al posto del valore assegnato di 2,6 cm che si trova nell'enunciato dell’E- Sempio 2. Per quanto sitratti di un olo lubrificante e quindi di un liquido vente una viscosit elevata, lo sforzo di tagio 7 di 30 Pa é sem- Dre piuttosto modesto: se, ad esempio, Io si contronta con i vvalore notevoimente pi alto della pressione atmasferca (101.325 Pa), risuta 3.375 (101 325/30) volte pid piccolo. Git sforai vi- ‘scosi presenti nei gas e nei liquidi poco viscosi (come I'acqua) ‘sono ancor pil piccol 23 3.3 non-newtoniani Figura 3.4-a - Variazione dello storzo di tagllo 7 al variare del gradiente i velocita 4 vay 24 Sotto sforzo, le diverse sostanze comunemente annoverate come fluidi si possono comportare in modo anche molto diverso tra loro. | fluidi che obbediscono alla legge di Newton della viscosita (equazione 3-3) e per i quali il valore della viscosita pu @ costante, vengono det fluidi newtoniani; i fluidi che al contrario non seguono la legge di Newton, sono chiamati fluidi non-newtoniani. In un piano avente in ordinate lo sforzo di taglio 7 € in ascisse la velocita di deforma- zione Ady (Figura 3.4-a), il fluido newtoniano é rappresentato da una retta, dal momento che il rapporto tra ordinate ascisse ha un valore costante; questo rap- porto é la pendenza della retta ed @ uguale, per la 3-4, alla viscosita. Sforzo ditaglio Plasticl 7 aa Prastici Bingham array Fluido newtoniano Dilatanti Fluido ideale (per = 0) i velocita 4” Gradiente oi velocta 2 Su questo stesso piano, il comportamento del fluido ideale (u = 0) é interpretato dall'asse delle ascisse, mentre un solido con comportamento puramente elastico sarebbe rappresentato dall’asse delle ordinate. Sono molti i fluidi appartenenti alla categoria dei fluidi newtoniani: si tratta di fluidi che, quando reali, verranno trattati in questo corso. E tuttavia opportuno catalogare brevemente i fluidi non-newtoniani, in quanto si possono incontrare in talune applicazioni: si pensi a pompe che debbano trattare fanghi di fogna oppure fluidi densi tipici delle industrie alimentari | fluidi non-newtoniani, che possono essere caratterizzati sul piano della Figura 3.4-a, sono: 1. Plastici — Lo sforzo di taglio deve raggiungere un determinato valore minimo perché il fluido cominci a scorrere. Un esempio di tale comportamento, chiama- to plastico alla Bingham (linea a tratti), & rappresentato dalla pasta dentifricia, che non fluisce fuori dal tubetto fino a quando non viene applicato uno sforzo finito schiacciandolo. Alla categoria dei fluidi plastici appartengono i detriti di fogna. Pseudoplastici — Diminuiscono la resistenza all’aumentare dello sforzo appli- ato (cioé si assottigliano sotto sforzo); la loro viscosita percié diminuisce, come 6 evidenziato dall’andamento della curva che, all'aumentare del valore di 4 »/Ay, piega verso I'asse delle ascisse. Tra questi fluidi ricordiamo le soluzioni colloi- dali, le argille, il latte e gli impasti di cemento 3. Dilatanti — Aumentano la resistenza al crescere dello sforzo (cioé si ispessi- scono sotto sforzo come le sabbie mobili); la curva che li rappresenta piega ver- so |'asse delle ordinate, in quanto la loro viscosita cresce all’aumentare di A v/Ay Figura 9.4-b'- Varlazione del- lo sforzo ai taglio r al variare del tempo (a velocita di de- formazione ”/3y costante). 3.4 Massa volumica Altri fluidi non-newtoniani, che vanno invece caratterizzati in un piano avente in ordi- nate sempre lo sforzo di taglio re in ascisse il tempo (ma a velocita di deformazione costante), sono (Figura 3.4-b): Storz0 ditagio Reopectici Fluial comuni Tixotropici ° Tempo 4. Tixotropici — La visoosita x va diminuendo al crescere del tempo durante il quale viene applicato lo sforzo di taglio; come esempio citiamo alcune verni a base di gelatine. 5. Reopectici — La viscosita aumenta all'aumentare del tempo durante il quale viene applicato lo sforzo di taglio. mo infine, sempre tra i fluidi non-newtoniani, il fluido Viscoelastico — Esso si comporta in modo simile ai fluidi newtoniani per tutte quelle condizioni di funzionamento che non determinano una variazione dei pa- rametri nel tempo; qualora lo sforzo di taglio cambi bruscamente, il fluido assu- me il comportamento tipico dei fluidi plastici. La massa volumica g (Paragrafo 1.17) la massa m della sostanza contenuta nel- Vunita di volume V. os ss [Massa volumica - [Massal _ IM [Volume] ~ [L*] Llunita di misura @ il kilogrammo per m? [kg/m]. Valori tipici della massa volumica di alcuni fidi, alla temperatura di 20 °C e alla pressione atmosferica, sono ripprtati nella Tabella 3.1. In particolare abbiamo per Le sue dimensioni sono quindi: 3-8" Varia @ = 1,20 kg/m® Vacqua @ = 999 kgim? In pratica per I'acqua si considera il valore della massa volumica Qu. = 1000 kgim® (Tabella della terza pagina di copertina), corrispondente alla temperatura di 4°C e alla pressione atmosferica; é in queste condizioni che l'acqua raggiunge il valore massimo della massa volumica. La densita (Paragrafo 1.17) @ invece il rapporto tra la massa volumica della sostan- zae lamassa volumica di una sostanza di riferimento. Nel caso dei solidi e dei liqui- di, la massa volumica di riferimento @ rappresentata dalla massa volumica 01,0 dell'acqua a 4 °C. @ sostanza Quo a4 °C densita 3-9 Per i gas, la massa volumica di riferimento viene considerata talvolta quella dell'a- ria, talaltra quella dell'iérogeno; tuttavia, nel caso dei gas, la densita non viene qua- si mai utilizzata. 25 3.5 Comprimil dei fluidi 26 Trattandosi di un rapporto tra grandezze della stessa specie, la densita 6 un puro numero, privo cio’ di dimensioni. Valori tipici della densita sono, ad esempio, per l'acqua 1,0 @ per I'olio 0,9. Per comprimibilita di un fluido si intende la variazione della sua massa volumica jin conseguenza di una variazione della pressione. Tutti fluidi reali sono comprimibili, cosicché la loro massa volumica cambiera al va~ riare della pressione. Tuttavia, quando la variazione della massa volumica al variare della pressione é cosi piccola da potersi ritenere trascurabile, allora il fluido pud es- sere trattato come incomprimibile: & questo il caso usuale dei liquidi**. Al contra- rio, i gas possono essere compressi con estrema facilita e, fatta eccezione per variazioni di pressione e quindi di massa volumica molto modeste, saranno conside- rati comprimibil. Quando il fluido pud essere considerato incomprimibile (come nel caso delle mac- chine idrauliche), la massa volumica g (Paragrafo 1.17) é costante: la relazione se- guita dal fluido é cioé rappresentata da un'equazione, detta equazione di stato** perché descrive lo stato di quel particolare fluido: 3-10 dove ©, indica una costante. Tenendo presente che, per definizione (Paragrafo 1.17), ciproco della massa volumica Q, ot : Vequazione di stato di un fluido incomprimibile pud essere espressa anche da 3412 volume massico v @ il re- dove €, indica una costante. Si tiene conto della comprimibilita del liquido per mezzo del modulo di elasticité vo- lumico E,. Considerando in via approssimata una massa prefissata di liquido a tem- peratura costante, il modulo di elasticita volumico E, @ definito dal rapporto tra la variazione di pressione Ap e la corrispondente variazione di volume Av rapportata al volume di riferimento v: =) Aviv 3-13 II segno meno al numeratore davanti alla variazione di pressione 4p sta a indicare che variazione di pressione e variazione di volume sono una l'opposto dell’altra; in altre parole il modulo di elasticita E, rappresenta l'aumento di pressione che biso- gna imprimere a un fluido per ridurre il suo volume di un valore determinato. Al de- Nominatore della frazione figura un rapporto tra volumi: un numero puro quindi; al numeratore figura una pressione © quindi il secondo membro della 3-13 ha le di- mensioni di una pressione [Pa]. Per omogeneita anche le dimensioni del primo mem- 52 Qocorre invece tener conto della comprimibilté del liquido quando si verficano brusche variazioni di pressione: @ il caso, ad esempio, della condotta forzata, in cul, chiudendosi improwisamente una val ‘ola, si forma un’onda (I Colpo dariete) con fori differenze di pressione nel liquide. Sistemi idraulic peri quali occorre considerare il lquido comprimibile, sono i servomeccanismi: qui fa comprimibilita del alo gioca un ruolo motto importante, 3 L’esperienza mostra che per ogni fluido esiste un legame finito ben determinato tra la pression ‘p, la massa volumica g e la temperatura assoluta 7: questo legame si traduce nell’ equazione di stato. ‘Nel ¢aso 6i un liquide, non compare la pressione e la massa volumica risulta percid funzione della sola ‘temperatura (si veda lequazione 15-2). Per fenomeni che avvengono a temperatura costante (condizioni igoterme) 'equazione ai stato si ricuce alla 3-10. L'espressione generale del’ equazione di stato dei fluid: verra trattata nel Paragrafo 15.4 bro, e quindi di E;, dovranno essere quelle ne. Il modulo di elasticita volumico assume valori piuttosto elevati e si misura quindi in MPa. Di seguito sono riportati i valori di E, per alouni fluidi: acqua 2050 MPa lio minerale** 1600 MPa kerosene 1400 MPa olio di silicone E, = 1050 MPa Se si considerano due diverse situazioni, una iniziale 1 ¢ 'altra finale 2, caratteriz~ zate dalle pressioni p, e p, (Ap = p2—p,) @ dai volumi massici v, € v; (Av = v2~ v4), allora la definizione 3-13 pud essere riscritta nella forma: y, = — 314 53°" Per olio minerale si intende un oo derivato dalla lavorazione del petrolio greggio. eS TIONS Determinare: ney we fk 1 a) la variazione di volume massico v allorché la pressione Bey TS F000 kai dell'acqua passa da p, = 0a p, = 20,5 MPa; = 0,001 mikg ) il volume massico v, e la massa volumica g., nell'ipo- . eal Ch acamers te velore infssie dolla masse volumica | © P01 isolviamo la 3-14, ponendola uguale al valore — 0,001 rica- vato nella prima risposta = 1000 kgim? & a yo = 0,001 mk gy h O00 mig ‘SOLUZIONE = 0,001 mivkg— 0,01 x 0,001 mi/kg = 9,9 x 10¢ mi/kg 2) Applichiamo la 3-14, tenendo presente che il modulo di elasticita 00089 mk < 0 SEUSS See ilet Sempre con la 3-11 calcoliamo la massa volumica finale: Pap, __ 20,5 MPa-OMPa Bently 1 = . a 0 = 5. = Gee tor mag = {O10 bole a Tee <4 | _ mente i valor iniale era e, = 1000 kar’. COMMENT! ‘Sia cio® una riduzione di volume, rispetto al volume iniziale, pari ‘Aumentando la pressione dell'acqua di 20,5 MPa, la diminuzione aun per cento. ae rk) 2) Con a 8-11 cacolamo i volume mai ‘nile », fesse aoe ea eoml cee 3.6 La viscosita cinematica v ¢ il rapporto tra viscosita dinamica p. e massa volumica Viscosita ane cinematica : Dividendo la viscosita dinamica per la massa volumica si elimina la massa; le di- mensioni di v, ricordando la 3-5, la 3-8 e la 1-2, sono infatti quelle di un’area diviso un tempo: [Massa]/([Lunghezza]-[Tempo}) _ [Volume] om [Massa] / [Volume] ~ [Lunghezza] - [Tempo] co IU] __[Area) Ss 3-16 (uM) m™ [Tempo] 7 3.7 Poiché non compare la massa, il coefficiente di viscosita prende il nome di viscosita cinematica: infatti il ramo della meccar che studia le leggi del moto senza consi- derare la massa é la cinematica, mentre quello che tiene conto della massa é la di- namica (8 proprio per questo che viene chiamata viscosita dinamica). La viscosita cinematica si misura in m’/s; per ottenere un numero intero si preferi- sce perd esprimerla in mm?/s (centistokes). Valori tipici della viscosita cinematica di alcuni fluidi sono riportati nella Tabella 3.1. In particolare abbiamo per (51x 10° ms = 15,1 x 10° mis = 15,1 mm/s 1,01 x 108 ms Varia y Vacqua 1,01 mm/s Un fluido 6 un corpo che non ha forma propria e che pud assumere la forma del recipiente che lo contiene. | fluidi si distinguono in liquidi e in gas. | liquidi, pur non avendo forma propria, sono sensibilmente dotati di volume proprio; i gas non hanno neppure volume proprio. Allorché il fluido si muove deformandosi, lo scorrimento dei suoi vari strati determi- na la comparsa di forze tangenziali, che dipendono dalla velocita con cui il fluido si deforma e che si annullano quando la velocita di deformazione si annulla. Quan- do invece il fluido é in quiete, gli strati non possono scorrere I'uno sull'altro e quindi vengono a mancare le forze tangenziali che agiscono in seno al fluido; ne segue che tutte le forze nel fluido devono essere perpendicolari alle superfici sulle quali esse agiscono, La viscosita dinamica yz, che si misura in (N-s)/m*® = Pa+s oppure in kg/(m-s), tie- ne conto dello scorrimento dei vari strati di fluido. Nelle applicazioni talvolta é possi- bile trascurare l'effetto della viscosita del fluido; in questo caso si dice che il fluido @ ideale e la sua viscosita viene posta uguale a zero, con notevoli semplificazioni nei calcoli Quando peré tra strato e strato di fiuido esistono forti variazioni di velocita, non & i! lecito trascurare la viscosita ¢ il fluido deve essere considerato reale. La variazione della massa volumica @ {kg/m di un liquido, al variare della pressio- ne, @ praticamente trascurabile: si dice che il liquido @ incomprimibile. II comporta- mento di un fluido incomprimibile (tipicamente un liquido) & descritto percid dall’equazione di stato @ = costante ‘Al contrario i gas possono essere compressi con estrema facilité e, fatta eccezione per variazioni di pressione e quindi di massa volumica molto modeste, verranno sem- pre considerati comprimibili La viscosita cinematica » é il rapporto tra viscosita dinamica pz e massa volumica @ e si misura in m/s oppure, pit abitualmente, in mms. ESERCIZI PROPOSTI 28 3.1 Dell’acqua, alla temperatura di 20 °C, é posta tra due piatti, di cui uno ¢ fisso e altro si muove con velocita di 3 m/s (Figura 3.2). La distanza tra i due piatti 6 pari a 3 cm. Determinare lo sforzo di taglio r. POPE 3.2 Assegnata la massa volumica dell’aria di 1,2 kg/m’, calcolarne il volume mas- sico v. (y= 0,83 mika 3.3 Dai valori di viscosita dinamica i. ¢ di massa volumica o riportati nella Tabella 3.1, si calcoli il valore ai viscosité cinematica v di ognuno degli otto fluidi._ » della Tabella 3.1 44 Forze in un fluido in quiete Figura 4.1 - Forze in un fluido In quiete. Statica dei fluidi La meccanica dei fluidi pud essere suddivisa in tre rami 1. statica dei fluidi, rivolta allo studio dei fluidi in quiete; 2. cinematica, che si occupa del movimento senza prendere in considerazione la massa del fluido e quindi le forze; 3. dinamica dei fluidi, che mette in relazione le velocita e le accelerazioni con le forze esercitate dal, oppure sul, fluido in movimento. Quando I’attenzione é rivolta prevalentemente a un liquido, allora, al posto della mec- canica dei fluidi, parliamo dell'idraulica, suddivisa, a sua volta, in idrostatica e in idrodinamica. In questo Capitolo e nel successivo ci occuperemo prevalentemente delle leggi che governano la statica e il movimento dei liquidi, in modo da introdurre le macchine idrauliche. Molte delle considerazioni che verranno fatte possono tuttavia essere este- se anche ai gas: valgono cioé per i fluidi in generale; quando percid, al posto di liqui- do, verra utilizzata la parola fluido, si dovra intendere che quanto si afferma vale sia per i liquidi che per i gas. Sappiamo dalla definizione di fluido (Paragrafo 3.1) che in un fluido in quiet non vi possono essere sforzi di taglio, cioé forze per unita di superficie dirette tangen- zialmente. Ne consegue che tutte le forze esercitate tra il fluido e il contorno solide ‘sono normali (perpendicolari) al contorno. Consideriamo, ad esempio, il fluido in quiete delimitato dalla superficie della Figura 4.1-a: nel punto A situato sul contorno solido, la forza ¥ esercitata dal fluido sulla superficie 8 diretta normalmente a questa. Nella Figura 4.1 si @ anche rappresenta- ta la reazione # uguale e contraria alla forza # esercitata, in virtu della terza legge di Newton della dinamica, dalla superficie sul fluido. Possiamo considerare una su- perficie curva (Figura 4.1-b), come composta da una serie di corde (segmenti retti) ‘su cui agiscono le forze #,, %,, ... F,, ognuna delle quali é diretta normalmente (per- pendicolarmente) al tratto di superficie considerato. Alle n forze F,, F, ... F, Si op- pongono, sempre per la terza legge di Newton, le n reazioni %,, %,, ... %,. Se infine consideriamo un piano immaginario (linea a tratti di Figura 4.1-c), che separi ideal- mente due regioni dello stesso fiuido, la forza # esercitata da una porzione del flui- do sull'altra (@ cosi pure la reazione #) & diretta normalmente a questo piano immaginario. 29 4.2 La pressione p di un fluido é la forza # che viene esercitata per unita di area A: Pressione e principio di Pascal = | (1-14) 44 Di conseguenza la forza ¥ @ data da: Secondo Ia relazione 1-14’, le dimensioni della pressione sono [ML"T*], mentre I'u- nita di misura é il pascal (1 Pa = 1 N/m?) Si pud dimostrare (principio di Pascal) che in un fiuido in quiete la pressione eser- citata dal fluido in un punto é la stessa in tutte le direzioni: se si prende cio® un ele- mentino di fluido, talmente piccolo da potersi considerare al limite un punto delimitato dalle superfici immaginarie comunque inclinate X, Y e S (Figura 4.2-a), le pressioni normali a queste superfici p,, p, e p, Sono uguali tra loro’. Pr Figura 4,2-a - Principio di Pascal: ia pressione in un unto di un liquide é la ‘tessa in tutte le direzioni, a) 2 Il principio di Pascal ci spiega come avviene la trasmissione di una forza statica in un liquido. Al contrario del solide, dove una forza viene trasmessa essenzialmente in una sola direzione (se si preme il blocco della Figura 4.2-b la forza si trasmette solo sulla facia opposta), una forza esercitata su un liquid contenuto in un re piente (Figura 4.2-c) viene trasmessa ugualmente al suo interno, in tutte le direzioni, sotto forma di pressione. Un liquide contenuto in un circuito idraulico di forma qual- Pitone [ig \ Pete rosin peat Figura 4.2:9-Forea 4 (auch ime eras t Sk et nl Figura 42-0 Forza applcata d'un huis contenuto In 1 “ts tn rectpent 5 3 4 Se il fluido @ in movimento, nascono, a causa dello scorrimento del suoi vari stratl, degli sforzi taglio che alterano in modo diverso le forze che agiscono sulle superfici X, Y e S; la pressione In un unto deve allora venire definita come media delie forze normall per unité di superficie su tre piani mu: tuamente perpendicolari. Le forze normali tuttavia sono usualmente molto plu grandi delle forze tangen- Ziali; quesie ultime possono cos! essere trascurate @ il principio di Pascal si pud ritenere ancora valldo. 30 Figura 4.2-d - L’applicazione generata, determina In un Tiquido una pressione che si trasmette ugualmente in Te direzioni al suo TESS siasi (Figura 4.2-d), trasmettera percié la pressione nello stesso modo, prescinden- do da come quest ultima venga generat. L'intervento di una forza, cio8, da origine a.una pressione, sia che la forza venga determinata dall’applicazione di una massa, sia dalla spinta di una mano, sia infine dall’azione di un torchio. FOI Una massa m = 102kg viene applicata a uno stantutfo di | @ la pressione per la 4-1 vale area A = 200 cm’, come nella Figura 4.2-. Qual é la pressione generata nel liquido, se lo stantufto @ in equi- = Iibrio? jess A SOLUZIONE La forza che viene esercitata dalla massa é F = mg = 102 kg x 9,81 mis’ = 1000.6 N Figura 4.9 - Varlazione dolla pressione con la protondita 43 Variazione della pressione al variare della profondita Area A Ps La Figura 4.3 mostra un elementino cilindrico di fluido di area trasversale A total- mente circondato dallo stesso fluido di massa volumica @ costante. Chiamiamo p, la pressione che si esercita sulla faccia superiore del cilindro, che si trova alla pro- fondita z,, € p, la pressione sulla faccia inferiore, situata alla profondita 2,. La mas- sa di fluido m contenuta nel cilindro di volume V si ricava da (equazione 3-8): mer * Il volume del cilindro é dato da A(z,—z,) ¢ quindi la massa m diviene: m = 0A(z-z,) 4-3" 31 II fluido @ in quiete: I'elemento deve trovarsi dunque in equilibrio, e pertanto la som- ma di tutte le forze verticali deve essere nulla. Le forze che agiscono sull’elemento cilindrico sono: — Forza dovuta alla pressione p, che agisce sull'area A (diretta verso il basso) = DA — Forza dovuta alla pressione p, che agisce sull'area A (verso l'alto) = p-A; — Forza dovuta al peso dell'elemento (prodotto della massa di fluido m contenuta nel cilindro per I'acoslerazione di gravita g) = mg = @Alz,-z,)g. Poiché il fluido @ in quiete, sono assenti gli sforzi di taglio e di conseguenza non vi sono forze verticali, determinate dal fluido circostante, che insistano sul mantello Consideriamo positive le forze dirette verso il basso € uguagliamo a zero la somma algebrica di tutte le forze che agiscono sull'elemento cilindrico (questo perché I'ele- PA~p2A + eGAlz,—2)) = 0 44 Pe~Py = QG(22—2;) Qualora la profondita venga misurata a partire dalla facia superiore e cioé il livello di riferimento diventi la posizione a cui si trova la faccia superiore, allora z, € uguale Po- Py = QG%2 > Bo = Ps + QG22 45 Questa equazione ci dice che in un fluido in quiete la pressione p, nel punto 2 & data dalla somma della pressione p,, presente al livello di riferimento, pid il termi- ne egz,, che é tanto maggiore quanto maggiore é la profondita z, del punto 2. Qualora la pressione nel punto 1 sia nulla, la generica pressione p alla profondita od “s Percié la pressione esercitata da un fluido dipende solo dall’altezza z della colonna di fluido che sovrasta il punto considerato e dalla sua massa volumica g; la pressio- ne non @ invece influenzata dal peso del fluido presente. Se, ad esempio, abbiamo quattro recipienti tutti con la stessa area di base A e tutti riempiti alla stessa altezza a @ (Figura 4.4), allora — Ia forza sul fondo é (4-2) # = pressione x area = pA = pgzA. Quindi, sebbene il peso del fluido, nei quattro casi, sia diverso, la forza che agisce sulle basi dei recipienti é la stessa, dipendendo soltanto, per un dato fluido di massa volumica @, dalla profondita z e dall’area di base 4. Questo fatto prende il nome sta ea ‘Aroa A del cilindro, mento & in equilibrio): aod a zero, @ la 4-4 diviene: 2 @ data da: 7 Area A z.con lo stesso liquido di massa volu — la pressione sul fondo in tutti i casi & p = eaz; di paradosso Idrostatico, x Area 4 Figura 4.4 -! paradosso idrostatico SECU Un palombaro scende dalla superficie del mare fino alla profondita di 40 metr. Si vuole sapere la variazione di pres- ‘sione a cui egli viene sottoposto. Si consideri la massa vo- lumica dell'acqua di mare costante e pari a 1025 kg/m’. SOLUZIONE Preso, come livelio di riferimento, la superficie del mare, possiamo porre z, = 0 nellequazione 4-3. Al lvello inferioe si trova 2, = 40 m, valore positiva in quanto la convenzione di segno della Figu- 1a 4.3 indica che z & positivo nel senso della profondita crescente, Sosttuendo i valoriassegnatinelequazione 4-4, siattiene I'aumento di pressione p,—p, a cui & soggetto il palombaro: P.~P, = eale,— x) = 1025 kam x 9,81 mis? (40 m— 0 m) = 402.210 Pa = 402,21 kPa = 0,4 MPa < Pi direttamente si pud utilizare l'equazione 4-6: P= ogz = 1025 kali’ x 9,81 m/s*x 40 m= 402,21 KPa 32 44 Uguaglianza della pressione allo stesso livello in un fluido in quiete Figura 4.5 - Uguagilanza delle pression’ allo stesso lvello Siano M ed N due punti che si trovano allo stesso livello in un fluido in quiete (Figura 4.5). Essendo il fluido in quiete, un cilindretto orizzontale di fluido con sezione tra- sversale A dovra essere in equilibrio sotto l'azione della forza pyA applicata in M (centro della sezione di sinistra del cilindretto) e della forza pA applicata in N (cen- tro della sezione di destra del cilindretto). Sempre a causa del fatto che il fluido & in quiete, non vi sono sforzi di taglio orizzontali sulle pareti del cilindretto. L'equili- brio statico richiede che la somma delle forze orizzontali sia uguale a zero (non vie~ ne considerata la forza mg esercitata dalla gravita in quanto si tratta di forza verticale): PA Py = 0 — PEI 4a7 Ne segue che la pressione che si esercita su due punti che si trovano a uguale livel- lo in un fluido in quiete @ la stessa. ‘Area A mg Figura 4.6 - Uguaglianza della pressione in una porzione continua Ge! tuido. Le pressioni su due punti che si trovano allo stesso livello saranno uguali anche se non vi 8 collegamento orizzontale diretto tra i punti M ed N, purché M ed N appartengano alla stes- sa porzione continua di fluido. Consideriamo, ad esempio, | punti M ed N che si trovano allo stesso livello @ i punti O P pi bassi diz rispetto a M ed N (Figura 4.6). Non si pud passare direttamente con un percor- ar acalit nl 0 orizzontale da M a N, ma nello stesso tempo non vi sono discontinuita in seno al fluido (@ sempre io stesso) che collega M con N. Essendo 0 e P allo stesso livello, possiamo scrive- re, per la 4-7 Po™ Pr a7 D’altra parte, in virtd della 4-5, le pressioni esercitate su O e P possono dedursi da quelle in M ed N, tenendo conto della variazione della profondita z a cui si trovano i punti O e P (Figura 4.6) Po = Py + O52 Py = Py + OG% ar Sostituendo queste due equazioni nella 4-7’, si ottiene’ Py + 092 = Py + QG% > Pu = Py ane risultato che corrisponde @ quello dato dall'equazione 4-7. 33 Figura 4.7 - Distribuzione della pressione in un liquide in quiete. 4.5 Pressione relativa e pressione assoluta Figura 4.8 - Pressione e 34 La Figura 4.7 mette in evidenza come, in un fluido in quiete, la pressione in due punti situati a uguale livello sia la stessa. La superficie libera del contenitore si trova alla pressione atmosferica e forma un piano orizzontale. | punti A, B, Ce D sono a uguale profondita, in un piano orizzon- tale, e sono collegati dallo stesso fluido, I'acqua; su tutti punti agisce quindi la stes- Pressione atmosterica ' ' 1 ' Dee sa pressione. Anche i punti A’, B’ e C’, che si trovano sul fondo del contenitore, sopportano la stessa pressione, che ¢ pill alta di quella che agisce nei punti A, B, Ce D in quanto la profondita di A’, B” e C’ & maggiore. II punto D’, tuttavia, anche se si trova alla stessa profondita di A’, B’ e C’, sopporta una pressione diversa, poiché si trova sotto un fiuido diverso — il mercurio — e non é quindi collegato a questi ultimi punti da un percorso d’acqua. Si definisce superficie oppure pelo libero di un liquido la superficie costituita da pun- ti di uguale pressione che separa il liquido dal fluido situato sopra di esso. Normal- mente, sulla superficie libera di un liquido insiste la pressione atmosferica, la pressione cioé esercitata dall’aria che circonda la Terra (Figura 4.8). Se si assume come livello zero (z, = 0) la quota in corrispondenza della superficie libera del li- quido, otteniamo l'equazione 4-5, gia vista precedentemente. Pressione atmosferica +t tet tert | & M La pressione che esiste alla superficie libera del liquido é la pressione atmosferica Pan = 101,32 kPa; quindi, in un liquido di massa volumica costante 9, la pressio- ne generica p (6 il termine p, dell’ equazione 4-5) alla generica profondita / (z, del- lequazione 4-5) € data da (Figura 4.8) (P= OGh+ Pam “ dove il termine og/, che prende il nome di pressione idrostatica, 6 tunzione lineare della profondita /. Molto spesso @ conveniente prendere come pressione di riferimento la pression atmosferica; la pressione misurata al di sopra della pressione atmosferica viene chia- mata pressione relativa. La pressione relativa si ottiene quindi ponendo la p,,., del- la 4-8 uguale a zero; ne segue che ra 49 Nell’equazione precedente I'accelerazione di gravita g viene assunta costante e pa- ria 9,81 mis. Altre volte si preferisce fare riferimento, nella misura della pressione, alla pressione nulla, in quanto la pressione atmosferica varia con le condizioni atmosferiche. La pressione misurata partendo da un livello di pressione uguale a zero, quello stabilito dal vuoto perfetto o assoluto, si chiama pressione assoluta ¢ si indica di solito con p,, La relazione tra pressione assoluta e pressione relativa (indicata con p,,, 0, pit ‘spesso, semplicemente con p) é data da: pressione assoluta = pressione relativa + pressione atmosferica Pe= Put Pam 410 La pressione relativa, nel generico punto M (Figura 4-8), pud essere anche definita in termini di altezza verticale # — detta carico della pressione oppure carico piezo- metrico — della colonna del liquido considerato di massa volumica ¢ necessaria per produrre (4-9) la pressione p... Nel caso in oui la pressione venga espressa come carlo, 8 essenzlalespectiare ola massa volumes oppure I po al Hquldo mpe- gato. Risolvendo infatti 'equazione 4-9 rispetto al carico piezometrico 4, si ottiene: aa oa @ quindi risulta indispensable specificare la massa volumica @ (oppure il liquido, in modo da poter risalire alla sua massa volumica) per poter ottenere, assegnata la pressione p, il carico corrispondente /. Ad esempio, alla pressione atmosferica p,», pari a 101,32 kPa (cioé 101.320 Pa) cor- risponde un’altezza 4,,. della colonna d'acqua (simbolo chimico H,0) di massa volumica ey, = 1000 kg/m®: vale a dire ifit LepMLAMN ON S20 Rao cancun ™ 1000 kg/m® x 9,81 m/s® € un'altezza /,, della colonna di mercurio (simbolo chimico Hg) di massa volumica Qk = 13.600 kgim*: f 101.320 Pa = FOS00 kgInT xO BT me 7 076M = 760 mm ai da = 53,600 kgim? x 9,81 mis m mm di mercurio Qualora sopra il liquido si faccia il vuoto assoluto — il vuoto ideale cioé che si rag- giungerebbe nel caso di assenza di aria e di vapori di liquido — I'altezza della colon- a liquida si stabilisce a un livello diverso da quello corrispondente al carico piezometrico di un’altezza /* corrispondente alla pressione atmosferica p,,,, he = Pam att’ eg 35 Richiamiamo qui ’esperienza di Torricelli. Nel tubo della Figura 4.9, che ha la sua estremita aperta immersa in un liquido esposto alla pressione atmosterica, viene completamente rimossa Varia, La sola pressione che agisce sulla superficie del liquido allinterno del tubo @ la pres- lone del suo Vapore P,..,- Per | concetti che abbiamo sviluppato, la pressione nel punto O dentro il tubo @ quella in ©’ sulla superficie del liquido all’esterno del tubo, deve essere la stessa, ci08 7, = Po. Scriviamo allora I‘equllibrio delle forze rispetto a © nel tubo di sezione trasversale A Pan A * Papen A + (Q99)A a Pan = OGY + Prove Se la pressione di vapore sulla superficie del iquido nel tubo é trascurabile, possiamo serivere Pon = 05 ata’ E questo il caso del mercurio, la cui pressione di vapore é bassa ¢ quindi trascurabile alle ‘temperature ordinarie. || mercurio inoltre ha una massa volumica sufficientemente alta da con- sentire I'uso di tubi piuttosto corti, qualora questo sistema venga ullizzato per misurare la pressione almosterica (oarometro a mercuro) Figura 4.9 - Barometro @ mereurio. Parliamo poi di un carico assoluto 4, dato dalla somma del carico piezometrico / pid l'altezza 4* della 4-11" secondo hah hk 413 Quanto detto sopra pud essere rappresentato graficamente (Figura 4.10). L’equa-« zione 4-9, che risoriviamo cosi: P= (og)h ee ci dice che la pressione varia linearmente al variare di /. Una linea retta avente pen- denza (gg) pud essere utilizzata per mettere in evidenza I'andamento lineare, in di- rezione verticale, della pressione. Dividendo infatti, nella equazione 4-9’, la pressione Pp per la profondita /, otteniamo il termine (gg): nel disegno della Figura 4.10 questo rapporto é rappresentato dalla tangente dell’angolo a, rapporto tra il cateto opposto all’angolo (la cui lunghezza é proporzionale alla pressione p) ¢ il cateto adiacente Vuoto perfetto Piano dei carichi assoluti 7 “Piano dei caricht lezometrci Figura 4.10 - Distribuzione della pressione in un fluido In quiete. 36 all’angolo, la cui lunghezza é proporzionale all'altezza £. Ne consegue che, essen- do l'accelerazione di gravita costante, I'angolo o- & tanto maggiore quanto maggiore @ la massa volumica del liquido considerato. Quando la pressione atmosferica @ presa come riferimento (Pq = 0), il diagram- ma delle pressioni é rappresentato da un triangolo il cui vertice si trova in corrispon- denza del pelo libero del liquido, dove appunto esiste la pressione atmosferica. Tale triangolo delimita dei segmenti orizzontali — le pressioni p = (eg)4 — via via cre- scenti all'aumentare della profondita /. II piano costituito dalla superficie libera del liquido, a partire dal quale vengono calcolate la pressioni, prende il nome di piano dei carichi piezometrici. Consideriamo adesso il vuoto perfetto esistente al di sopra del liquido nella camera di sinistra della Figura 4.10. Il liquido si sollevera di un'altezza 4”, data dalla 4-11, @ la pressione & negativa (— Pym, = — @g4") in quanto il livello zero della pressio- ne corrisponde sempre a quella atmosterica. Qualora il livello di riferimento sia spo- stato pill in alto di un'altezza pari a /* (linea z* della figura), possiamo tracciare un nuovo triangolo delle pressioni (linea a tratti della Figura 4.10), nel quale i vari seg- menti orizzontali sono questa volta proporzionali alle pressioni assolute, mentre i cor- rispondenti segmenti verticali sono proporzionali ai carichi assoluti /, (equazione 4-13). II piano (individuato nella Figura 4.9 da z* = 0) a partire dal quale vengono calcolate le altezze 4, prende il nome di piano dei carichi assoluti ESE UES Un cilindro contiene un liquido alla pressione relativa di | Nota la densita, con ja 3-9 siricava la massa volumica del mercurio: 400 kPa. Si chiede di “0 a) esprimere questa pressione in termini di altezza (cari Ory = 19,6 1000 kant = 18.600 kai? ¢0) di una colonna di acqua (Qy40 = 1000 kg/m’) e di una poi con la 4-11 si calcola laltezza della colonna di mercurio 4,5 colonna di mercurio (densita 13,6); ») calcolare, assumendo una pressione atmosterica pari ha= 400.000 Pa - 2 101,3 kPa, la pressione assoluta esistente nel cilindro. 18.600 kg/m? x 9,81 mis” = 3,0 mdi colonna ai mercurio < SOLUZIONE a) Dalrequazione 4-11 otteniamo prima V'atezza dela colonna di aoa Ay: b) La pressione assoluta & data dalla 4-10: 400.000 Pa SSS + Pam = 400 kPa + 101,3 KPa = 501,3kKPa 48 ~ FOO bain? x 9.81 mie eens a = 40,77 m di colonna d’acqua < 46 La relazione 4-11 tra pressione e altezza (carico) viene utilizzata per le misure di ressione con manometri*. La forma piu semplice di manometro ¢ il tubo di pres- Misura es 7 3 sione 0 piezometro della Figura 4.11, consistente in un tubo verticale aperto all’e- della pression —_stremita superiore e inserito nel recipiente contenente il liquido in pressione. L’altezza raggiunta dalla colonna di liquido all'interno del piezometro dipende dalla pressione 32 11 Capitolo 40, interamente dedicato alle misure nei fluid tratta in modo dettagliato gli strumenti per misurare la pressione. 37 Figura 4.11 - Tubo plezometrico Installato In tun condotto, azione con I’at- mosfera, la pressione misurata é la pressione relativa. Avremo cosi (Figura 4.11) Pressione in A = Eee dovuta alla colonna di liquido di altezza 4, + p, = = ooh, Pressione inB = ressions dovuta alla colonna di liquido di altezza 4, + p, = = ogte Se il liquido é in moto lungo un condotto, l'estremita inferiore del piezometro deve essere montata a filo con la parete interna del condotto in modo che la lettura della pressione non venga alterata dalla velocita del liquido. Questo strumento pud esse- re utilizzato solo con liquidi e I'altezza del tubo di misura deve essere scelta in modo tale che si possa valutare la pressione massima esistente nel condotto oppure nel recipiente. ESSERE saa aN Determinare la massima pressione relativa d'acqua misu- | una colonna d'aoqua (massa volumica ey = 1000 kg/m) dia rabile con un tubo piezomettico alto tre metri teza f pari a 3 m é data da: SOLUZIONE P= egh= 1000 kgm! x 9,81 m/s? x 3. m= Secondo la 4-9, la massima pressione relativa che corrisponde a = 294.300 Win? = 294.3 x 10" Nim = 204,9 kPa ee Figura 4.12 - Manometro eu. Il manometro fatto a U di Figura 4.12 pud venire utilizzato per misurare la pressione sia di liquidi che di gas. I ramo del tubo a U che si trova dal lato dell’atmosfera, viene riempito con un liquido di misura della pressione (liquide manometrico) non miscibile con il fluido di oui si intende misurare la pressione, e contraddistinto da 38 una massa volumica @,., pit elevata di quella del fluido g. Siano B il punto che in- dividua il livello della superficie di separazione tra liquido manometrico e fluido di cui si vuole misurare la pressione (ramo a sinistra), e C il punto che si trova allo stes- s0 livello di B, ma sul ramo di destra. Essendo i due punti B e C allo stesso livello, possiamo scrivere: pressione p, in B = pressione p, in C La pressione p, nel ramo di sinistra del tubo a U vale (equazione 4-5): pressione p, in A + pressione dovuta alla profondita /, esistenti nel fluido di cui si vuole misurare la pressione Px + @ghy Ps Nel ramo di destra del tubo a U, la pressione po, per la 4-8, vale: Pc = _pressione dovuta all'altezza del liquido manometrico + pressione at- mosferica = (rane) + Pam Poiché si considera la pressione relativa, la pressione atmosferica viene presa uguale a zero; abbiamo pertanto: Po = (QnonGle) + 0 = (Crane) Uguagliamo adesso le pressioni p, © pc, cosi come avevamo soritto inizialmente: mere) > Px = QnnDh— Qh, 414 Pa + ooh, ESE PIER a Un manometro a U, del tipo di quello della Figura 4.12, viene utilzzato per misurare la pressione relativa di un ga- solio di massa volumi¢a @ = 835 kglm. Il iquido mano- metrico é costituito da mercurio di massa volumica 0... = 19.600 kg/m’. Si domanda quale sia la pressione reia- “ell tiva in A nei due casi: 8 A a) 4, = 0,4me £, = 0,8 m (nel ramo di destra il mercu- ‘io si trova al di sopra del vello BC, come in Figura 4.12); b) & = 0,1 me f, = — 0.15 m (il segno negativo dif, ‘deriva dal fatto che nel ramo di destra il mercurio si trova al di sotto di BC, come in Figura 4.19). Figura 4.13 - Manometro # U con é. negativo 3) Pa = Cnn ooh, = SOLUZIONE = 13.600 ko/m? x 9,81 mis* x (—0,18 m)— Dallequazione 4-14 si ha, nei due casi: — 835 kgint x 9,81 més? x 0.1m = — 20.012 Pa —819 Pa Pa= CnnGh—-ogh = — 20,831 Pa = — 20,8 kPa < = 13,600 kgim? x 9,81 m/s’ x 0,8 m— , Say COMMENT Fe eae Nel caso b), i segno meno dip, indica che la pressione relativa = 103.456 Pa = 103,46 KPa 4 |S interiore a queia atmosterica 39 Figura 4.14 - Misura di una esa] Figura 4.18-2 - Diagramma delle pressioni e determinazione della spinta per una superficie inclinata vente Il bordo superiore Continante con il pelo libero, Ma.la pressione pe nel baricentro G del rettangolo di area 4, 8 data dal prodotto di gg per la profondita del baricentro 4, (4-9); inoltre, tenendo presente che il bari- centro é situato a meta dell'altezza a del rettangolo, si pud sostituire a A, il valore (1/2) a 1 Po = eke = eg (5 @) 420 Possiamo adesso sostituire nella 4-19, che riscriviamo nella forma seguente: Fi F = eg( aja eg(5 4) la 4-20, ottenendo l’espressione della spinta B= osha =A 421 Questa equazione é del tutto generale, anche se @ stata ottenuta per una situazione particolare (superficie rettangolare verticale), e ci dice che la spinta totale F, eserci- tata dalla pressione del liquido su una qualsiasi superficie piana, é data dal prodotto della pressione nel baricentro della superficie pg, oppure dall’espressione equiva- lente og/q, moltiplicata per I'area A della superficie. Il centro di spinta C, cioé il punto di applicazione della spinta F, € spostato verso il basso rispetto al baricentro G della superficie piana su cui agisce la spinta. La spinta totale ¥ @ infatti il risultato della somma delle singole spinte elementari; ma queste aumentano all'aumentare della profondita, in quanto con la profondita aumenta la pressione: la spinta si trovera percid pid in basso del baricentro della superficie Per ottenere la posizione del centro di spinta C occorre riferirsi al diagramma trian- golare OPQ che rappresenta la distribuzione delle pressioni (Figura 4.17); il centro Gi spinta coincide con il baricentro del diagramma delle pressioni. La posizione del baricentro di un triangolo é a 2/3 dell'altezza (2/3 a) ed & qui che applicata la spin- ta F La profondita 4, del centro di spinta @ quindi data da: fade 7 Solo nel caso della superficie orizzontale (Paragrafo 4.8) il centro di spinta C coinc- de con il baricentro G della superficie. In tutti gli altri casi il centro di spinta si trova al di sotto del baricentro della superficie piana che sopporta la pressione del liquido. ‘Ad esempio, nel caso appena esaminato (Figura 4.17), la distanza tra centro di spinta Ce baricentro della superficie G é data da: 2 1 1 ef araik oi ig a Se la superficie piana, ad esempio il rettangolo di area A = ab, @ inclinata di un angolo « (Figura 4.18-a), la spinta ¥ é ancora data dall'equazione 4-21. E interes- sante osservare che in questa equazione non compare I'angolo « di inclinazione della superficie piana: la spinta cioé non dipende dall'inclinazione della superficie. 43 lidiagramma delle pressioni ha sempre il caratteristico andamento linearmente cre- scente all'aumentare dell’ altezza a, gia descritto nella Figura 4.17, con la differen- za che, dovendo essere le pressioni normali alla parete, i segmenti che rappresentano le pressioni non sono pit orizzontali come prima, quando la parete era vertical. La posizione del centro di spinta dovra percid essere valutata lungo l'asse y, traccia della superficie inclinata sul piano del disegno; si passa dal valore letto sull'asse y alla profondita 4, tenendo presente la relazione tra cateto (/) e ipotenusa (y) nel iriangolo rettangolo di angolo « & & © « son « + RISTRERTH! oppure y = —A— 423 Cosi, ad esempio, per una parete inclinata rettangolare, la cui sommita confina con il pelo libero, la posizione del centro di spinta é ancora data dalla 4-22, relativa alla parete rettangolare verticale, soltanto che, al posto di /c, figurera yc 2 i wage 4-22 Si passa poi da y, alla profondita / del centro di spinta della parete inclinata di a, applicando la 4-28 he = Yo Sena 4-23" Queste relazioni naturalmente comprendono anche la parete verticale, poiché, per a = 90° (caso della parete verticale), sen 90° 6 uguale a 1, e l'equazione 4-23" da de = Yo, tiportandoci alla 4-22. Quando la parete, oltre a essere inclinata, & anche sommersa in modo tale che i! ‘suo bordo superiore non confini piti con il pelo libero, allora il diagramma delle pres- sioni, dovendo iniziare in alto con una pressione diversa da 0 (non c’e pit la pressio- ne atmosferica), assume la caratteristica forma trapezia della Figura 4.16-b. Il centro di spinta C si trova percid sulla parete in corrispondenza del segmento che passa per il baricentro del trapezio che indica la distribuzione delle pressioni. La Figura 4.18-c mostra come si pud ottenere graficamente la posizione del baricentro di un trapezio. Palo libero Figura 4.18-b - Diagramma delle pressioni e determinazione della spinta peer una superticie inclinata Sommersa con il bordo superiore al di sotto del pelo Iibero. Figura 4.18-0 Determinazione gratica della posizione del baricentro di ‘un trapezio: Intersezione del ‘segmento che unisce i punti ‘medi delle due basi con la N conglungente dei prolungamenti delle due bast i un segmento pari all'attra, ee" base. = 2 oo 4 Figura 4.19 - Elementi di un fettangolo utili peril calcolo de! momento ai inerzia. Esiste un metodo di calcolo della posizione del centro di spinta: esso si basa sulla conoscenza del momento di inerzia della particolare figura geometrica, che costitui- sca la parate piana sulla quale si esercita la pressione del liauido* Indicato con Igg il momento di inerzia della figura geometrica rispetto a un asse pas- sante per il baricentro GG**, la distanza yc dalla linea di sponda (asse OO deter- minato dallintersezione del pelo libero con il piano contenente la superficie) é data da: dove A é I'area della figura e yg é la distanza dall’asse OO del baricentro G della figura. Ad esempio, per una parete di forma rettangolare alta « e larga b, il momento di inerzia Ioq rispetto all’asse baricentrico GG parallelo alla larghezza b € dato da (Figura 4.19): ba “o 4.25 Ye Figura 4.20 - Schema per it ealeolo della posizione isterale del contro i spinta. Fin qui abbiamo considerato pareti costituite da figure simmetriche rispetto al piano verticale passante per il baricentro G, Per le figure geometriche che non presentino tale simmetria (Fi- ‘gura 4.20), occorre calcolaré la posizione laterale del centro di spinta, uguagliando il momen- to dato dal prodotto della spinta ¥ per la distanza d del centro di spinta C da OG (linea di intersezione della superficie immersa con un piano verticale passante per G) alla somma dei momenti delle singole spinte applicate alle aree elementari 64, sempre rispetto alla linea OG: Fé = Somma dei momenti delle spinte elementari rispetto a OG. | Per aree simmetriche rispetto al piano verticale passanto peril baricentro G, il momento di cia- ummiammmmay “ress emerere sug su mn et dl OG ® bilanciato dal momento dell'area elementare s- mmile, posta dallaltro lato rispetto ad OG. Ne se- gue che la somma dei moment elementari énulia e dunque anche d deve essere uguale a zero, € ii centro di spinta C si trova sul’asse oi simmetria. 3 {I calooio della posizione del centrd di spina viene impostato uguagliando il momento della spinta & rispetto alla linea di sponda OO, alla somma dei momenti delle spinte elementari (quelle cioé relative alle areole 64 in cui si pud immaginare scomposta I'area totale), valutati rispeto alla linea di sponda. L'Esempio 4.9 illustra una particolare applicazione di questo criterio. Per la dimostrazione della 4-24, si rimanda a J.F. Douglas et al., Fluid Mechanics, Pitman, 1979, cap. 3. 44 | moment di inerzia delle diverse figure piane sono riportat in tuti i manual tecnici 5 SSE Un'apertura rettangolare ricavata nella parete verticale di tun serbatoio contenente dell’acqua chiusa da una para- toia piatta incernierata nell’estremita superiore (Figura 4.21), Le dimensioni della paratoia sono: altezza a = 1,5 me larghezza b = 1,2 m. Il pelo libero dell’acqua si trova 1,1 m al di sopra dell esiremita superiore della paratoia. Caicolare il momento di cermiera (asse MM’) richiesto per mantenere la paratoia chiusa, SOLUZIONE Il momento richiesto per mantenere la paratoia chiusa é uguale e opposto al momento dela spinta & dovutaall'acqua e appicata al centro di spinta C; tale momento @ & x CM (Figura 4.27). La spin- ta ¥ si calcola con I'equazione 4-21 F= oghA area A della paratoia (si tratta del etangolo alto a e largo b) &: Ax ab=1Smx12m= 18m Tenendo presente che (1/2) a& la posiione del barientro de et tangolo, la profondita del barcento 4, cella partoia& (Figure 42N: OM + taatims tigm= im ers = 1.1 m +075 m= 1,85 m Sostituendo i valori di A e di 4, nell’equazione 4-21, si atiene la ie (92)(1,1m) (ge) (2.6m) ONES SO Oa eC. ———| fo = M i Mw eats 1 t fi — lo | j ' b | Figura 4.21 - Paratoia rettangolare di un canale: determinazione gratia del baricentro del trepezio delle pression spinta F tle ate = 1000 kg/m’ x 9,81 mis? x 1,85 m x 1,8 mf = = 92.687 N = 82,67 kN LLaposizone del centro oi spinta CM viene determinata graficamen- te, trovando la posizione del baricentra del trapezio delle pressioni Con il metodo illustrato nella Figura 4.18-c e riportato nella Figura 4.21; risulta cosi CM = 0.85 m Il momento rispetto al'asse di cerniera @ infine dato da F x OM = 32,67 KN x 0,85 m= 27,77 KN-m La posizione del centro ci spnta pub essere trovata,anziché graicamente, per via enaltica,utlizzando Vequazione 4-24, che indica la distanza y del ‘cento ai spinta C dall'asse 00: fe Ys Nel nostro caso (parete vertical) le dstanzey coincidono con le profonata 4 (si veda la Figura 4.27) quindi sult 4, = ye @ Ag = Yo. Il momento i inerza Ig, Gun rettangolo, rispetto ad un asse baricentico GG, é dato alla 4.25, Ye +e be AZM OSM sere at 2 2 0.3375 m* Tem xisn *hm=19m ES Eee Determinare la spinta e il centro di spinta dell'acqua sulla superficie piana rettangolare (a = 1,8m, b = 1,2m)incli- rata (a = 60°) del serbatoio ai Figura 4.22 nei due casi: a) la superficie confina con il pelo libero; b) /a superficie @ immersa con il bordo superiore distante d = 24 m dal pelo libero. ‘SOLUZIONE a) La spinta ¥ si caleola con 'equazione 4-21 F = oghA 46 (ENS RSS OSA Le distanze sono assegnate Iungo lay, direzione paraleta al piano sul quale giace la superficie rettangolare, Occorre passare dalla y alla profondita 4, direzione di cui si tiene conto nella 4-21; per far ‘questo si tenga presente che (4-23) 4 = y sen a, dove a (angolo di inclinazione della superficie) vale 60° (Figura 4.22). Si ricorda inotre che il baricentro del rettangolo dista y_ = a2 dal ato b (F- gura 4.19). 1.8m sen 60° = 0,78 m A= ab = 18m x 1.2m = 2,16 m 1000 kg/m? x 9,81 mis? x 0,78 m x 2,16 m* 6.5 kN La protondita del centro di spnta 4, si ricava tenendo presente che il centro di spinta C si trova a 2/3, lungo la direzione y, dal punto O situato sul pelo libero; la distribuzione delle pressioni infatti é trian- golare (Figura 4.22) e i barcentro delle spite si trova a 2/3 dal vertice 0. Zigm=12m Caso (a) 1+2453,4m Figura 4.22 - Serbatoio con la superticie plana ltangolare dell’Esemplo 4.8. on la 4-28” si passa poi dalla posizioe y. alla profonita del cen- tro ai spinta A, A= yo san 60° = 1.2m x 0866 = 104m b) Ei caso illustrato dala Figura 4.22. La posizione del baricen- ‘ro, sullasse y, si trova ay, = d + a2 4.8m 2 = yon a= (2 m+ ) sen 60° = 2,86 m 000 kg/m? x 9,81 mis* x 2,86 m x 2,16 me = 60,6 kN < La posizione y, del centro di spinta C si trova graficamente come baricentro del trapezio che rappresenta la distribuzione delle pres- sioni lungo la parete inclinata (Fgura 4.22): 4m < ee La profondita del centro di spinta € data quindi da: 2.9m < A = Yo Sen ce = 3,4 m x sen 60° Uiitzando i metodo gonrae 424, deteriniamo a distanza ye dl cen- tro spite pol a sua protondita (428°) nei due casi, Occoe inp mmo luogo caclere I momento oi ineria dela super, che & un fettango, rispet alfassebarcentica GG ton la 425: ‘ba 12mx (1, 8m iS = 058 nf 2 12 oe \ 058 mt ee m=12m aS meat aera egiociogimt er Ay = ye Sen. = 1,2:m x sen 60° = 1,04 m ») Bee eee ete 2,16 m? x 3,3.m 3,38 m x sen 60° 93. m COMMENTI ‘centro dl pinta (Paragrao 4.9) si trova sempre pi in basso del baricento della superficie, sulla quale si esercita la pressione de Vacqua, La distnza tra centro di spintae baicentro si rduce pro- porzionalmente all'aumentare dela profondité. della superiie inmersa infatt a variazione ot pressioe, per una data superficie, {ra bordo superioree bordo inferior diventa proporzionalmente pl piccola in confronto con la pressione media, rendendo cos a di- strbuzione oi pressione pi uniforme. Nei due casi esaminat in que- sto Esempio fa ditferenza di profonditassoluta e percentuale tr centro i spintae baricentro & a) — "5. 409 AMTAOTEM 109 = 20% ah 2,99 m= 2.86. yoy _ ») = 1m eee 100 = 24% a7 Eee Un’autociave (Figura 4.23-a) a pianta rettangolare e con areti verticali é profonda 2 me contiene acqua fino a una rofondita di 1,4 m. Nello spazio lipero al di sopra dell’ac- qua viene pompata dell’aria, finché quest’ultima raggiun- ge una pressione pari a 40 kPa. L’ampiezza di una delle areti dell'autoclave 6 = 4 m: determinare la spinta ¥ ‘Su questa parete e l'altezza del centro di spinta 2, al dI sopra della base. SOLUZIONE La pressione del'ariap si esercita uniformemente sull'intera pare te verticale di altezza a = 2 me ampiezza b = 4m. Puo essere quindi rappresentata dal diagramma delle pressioni ABCD (Figura 4.23-b), la oui area rappresenta la forza esercitata dal'aia per uni- ta di ampiezza della parete vertical. La spinta dovuta allaria %,, © quindi data da (4-17) F, = pA = plab) = 40 kPa x 2mx 4m= 320KN Essendo inolte la parete rettangolae e la pressione uniforme, la spinta F,.& applicata a meta altezza dela parete (z.,,, = 1m al di sopra della base) La pressione esercitata dall'acqua parte invece dal valore zero, in corrispondenza del pelo libero (punto E del diagramma di Figura 4.23-b), per arrvare al valore eg sul fondo dell'autoclave (punto F del diagramma i Figura 4.23-b). L'area del diagramma triangola- re EDF rappresenta la spinta esercitata dal'acqua per unita di am pieza della parete. La spinta del'acqua ¥,, vale quindi (equa- ione 421): yi PINTA E CENTRO DI SPINTA IN UN RECIPIENTE CONTENENTE ARIA E ACQUA Tata P = 40 KPa A Acqua | | Figura 4.23-2- Schema | del’sutoclave —L—_1__] — aeiresempio 4.9. A=ab=2mx4mx6m Fag = 10 kg/m? x 9,81 m/s x 0.7 m x 8 mt = = 54.936 N = 54,9 KN Essendo la distribuzione dele pressioni triangolare, I altezz del centro i spinta dalla base & zoo = (1/8)A = 0,467 m. E qui infatti che si trova il baricentro del diagramma triangolare delle pression. (Fi ‘ura 4.23-6), Laltezza 2, equivale alla profondita 4, data dalla 4-22, com la aifferenza che mentre qui ze viene calcolato a partie dalla base, in quel caso 4, veniva calcolata a partre dal pelo libe- ro, @ quindi valeva 2/3 4. La spinta totale # € determinata dalla somma delle due spite, quela del ria © quella del'acqua, nel mod sequent: F = Foyt Foy = SLO KN + 549 KN & 374.9 KN Per |'equilvro, i momento della risultante deve essere uguale alla risultante dei momenti; nel nostro caso uguagliamo il momento dela spinta totale #, prodotto di * per la distanza z, dalla base, alla somma dei moment delle singole spinte, ispettivamente aria @ ac- ua, valutati sempre rispetto alla base: Fig = Frazee + Frxteng Fisolvendo poi spetto a z., si tovaI'atezza dalla base a cui & ap- plicata la spinta: Faken t = > 320 kN x 1m + 54,9 KN x 0,467 m 374.9 kN Figura 4.23-b - Diagramma delle pressioni dell'=sempio 4.9 48 4.10 Spinta su una superficie curva Figura 4.24.8 - Spinta su una superticie curva: il liquido @ 2 sinistra della superficie. Figura 4.24-b - Spinta su una superticie curva; il iquido a desira della superficie. Se la superficie é curva, le singole spinte, che agiscono sulle diverse parti che com- pongono I'area totale della superficie, non sono tra loro parallele e devono quindi ‘eecere composte vettorialmente. Poiché l'operazione di calcolo e di composizione delle singole spinte é piuttosto complessa, si preferisce caloolare la componente oriz- zontale e la componente verticale della spinta totale risultante. Sia ABC (Figura 4.24) la traccia della superficie curva immersa e siano ¥, e %, le componenti orizzontali e verticali della spinta risultante ¥ esercitata dal liquido su na delle facce della superficie; nella Figura 4.24-a il liquido si trova a sinistra della superficie immersa, mentre nella Figura 4.24-b il liquido si trova a destra della su- perficie immersa. Liquide a) Siano CDE (Figura 4.24-a) la traccia di un piano verticale passante per Ce AD la traccia di un piano orizzontale. Essendo I'elemento ABCD in equilibrio, la forza ri- sultante # su CD deve essere uguale alla componente orizzontale %, della spinta esercitata dal liquido su ABC, in quanto non sono presenti altre forze orizzontali & (forza risultante che agisce sul piano CD) 4-26 Inoltre, per l'equilibrio, le linee di azione di # e di ¥, devono coincidere; ne segue che la componente orizzontale della spinta % é applicata nel centro di spinta della proiezione di ABC sul piano verticale ‘Analogamente (Figura 4.24-b), 'elemento ABCF in equilibrio e quindi la spinta orizzontale # & uguale alla forza risultante 2 sulla proiezione AF della superficie curva ABC su un piano verticale ed & applicata al centro di spinta di questa proiezione. Quandb il liquido si trova al di sopra (a sinistra) della superficie curva (Figura 4.24-a), la componente verticale della spinta %, é interamente dovuta alla forza peso G del liquido contenuto nel volume ABCDEF, che insiste verticalmente su ABC. Non vi sono altre forze verticali in quanto, essendo il fluido in quiete, gli sforzi di taglio sono nnulli lungo CDE e AF. Ne risulta: = G (peso del liquide contenuto nel volume sopra ABC) 4.27 mentre il punto di applicazione di , coincide con il baricentro di ABCDEF. Nell’altro caso — liquido al di sotto della superficie curva (Figura 4.24-b) — se la superficie ABC venisse rimossa ¢ il volume ABCDE venisse riempito con il liquido, quest ultimo dovrebbe trovarsi in equilibrio sotto il proprio peso e la spinta verticale su ABC. Allora la spinta &, @ data dalla forza peso G, relativa al volume di liquido immaginario che insiste verticalmente su ABC: G, (peso del volume di liquido immaginario su ABC) 4-28 @ agisce in direzione verticale verso 'alto attraverso il baricentro G* di questo im- maginario volume di liquido. 49 La spinta risultante #, su una superficie curva di ampiezza uniforme Pperpendicolar- mente al piano del disegno (Figura 4.24), si trova sommando vettorialmente (teore- ma di Pitagora) la componente orizzontale , (4-26) e la componente verticale 4 (4-27 oppure 4-28, a seconda dei due casi della Figura 4.24) Questa spinta é applicata nel punto O (Figura 4.24) e forma con l'orizzontale un an- golo #, la cui tangente é data dal rapporto del cateto F, teto %, adiacente all’angolo: tand 4-29 7, posto all'angolo, il ca- | 4-30 Nel caso particolare di una superficie cilindrica, tutte le singole spinte sui vari ele- mentini di area, essendo normali alla superficie, sono dirette secondo il raggio e quindi Figura 4.25 - Spinta su una superficie cilindrica, passano per il centro di curvatura O della superficie (Figura 4.25). La spinta risultan- te # deve quindi passare anch’essa per il centro di curvatura O. ESEMPIO 4.10 Una paratoia a settore di una diga ha la forma di un seg- “mento circolare di raggio r = 20m e semiangolo « = 30° (Figura 4.26-a), La larghezza della paratoia 6b = 10m. Calcolare J'intensita, la direzione della spinta dell’acqua sulla paratoia e la sua posizione rispetto al centro O del cerchio. Sigua 4.26 Spinta sulla paretoia a settore ‘aall'Esemplo SOLUZIONE ccorre trovare le due componenti orizzontale , (4-26) e vertica- le , (4-28) delia spinta. Per la 4-26, la componente orizzontale della spinta «7, é la forza che agisce sulla proiezione di ABC su un piano verticale cioé su AC. Questa forza si ottiene dalla 4-21 ghd SSeS as RZ Caleoliamo allora 4, sapendo che I'acqua raggiunge la sommita della, paratoia. Il valore del segmento / (profondita dell'acqua) vale due volte il valore del cateto opposto all'angolo a: questo cateto si ot tiene mottiplicando il raggio r (ipotenusa del trangolo rettangolo) per il seno di a: A= Arsen a) = 2x 20m x sen30° = 2x 20mx 0.5 =20m 1 % = Med (> AN) (hb) = = 1000 koi? x 9,61 mist x 20 m x 20 m x 10 m = = 19,620,000 N= 19,62 MN La componente verticale della spnta sulla paratoia % equivale, per {a.4-28, al peso del volume immaginari di liquido spostato dal vo- lume che ha per base ABCA e di ampiezza 5 = 10 m. L’area del segmento circolare ABCA si ottiene sottraendo dall'area del settore circolare ABCOA, pari a 2a/360° (60° /360°) dal area delintero cerchio ar, area del tiangolo isoscele OACO, oari a 1/2 dela ba- '8@ £ (ga calcolata) per 'altezza DO (r cos cr, in quanto cateto adia ‘conte al'angolo cx nel triangoto rettangolo ADO). Segmento ABCA = Settore ABCOA ~ Triangolo OACO = -[& 2 Ale cos a) 7 _ i (Sau a 2 ] 2 [= ee 360° 2 il volume V ci liquido immaginaro che insiste su ABCA si ottiene ‘moltiplicando area del segmento circolare ABCA per 'ampiezza dela paratoia b: x (20 mje— = 36,2 mf V = Segmento circolare ABCA x b = 16.2 m' x 10 m = 362 mi Figura 4,26-b - La dion Colburn-Machicura in Cile (AIV-SKF). La spinta Z%,, diretta verso l'alto, @ data dal peso del’acqua con- tenuta nel volume immaginario V F, = Vog = 362m’ x 1000 kgim’ x 9,61 mis? 3.851.220 N-= 3,55 MN La opinta totals risutanto & data dalla 4.29 /(19,62 MNF + (8.55 NN} = 19,94 MN mente 'inclinazione # ci F, rispetto all orizzontale, é data dalla 4-30: 3.55 an ( ea arctan ( or ) 103° = 10° 9 = arctan La superficie della paratota@ clindrca; la spinta rsultante # deve ppassare per il centro O dellarco di cerchio: qui infati convergono {utte le spinte elementari e quindi qui converge anche la loro ri- sultant COMMENTI Le dighe di lunghezza considerevole sono munite di paratoie a set- tore (Figura 4.26), incurvate e rinforzate dal'interno con travi orz~ zontal e puntoni vertical. La paratola a settore, che di solta viene azionata idraulicamente, é collegata, atraverso bracci di sopporto, ai cuscinetti principal, aloggiati nei plastri dello sbarramento, 411 Gli stessi principi utilizzati per calcolare la spinta idrostatica su superfici possono Spinta essere applicati alla forza esercitata dalla pressione di un fluido in quiete su un cor- po completamente sommerso oppure su un corpo galleggiante. | risultati sono i due su corpi immersi Cristo: principi della spinta di galleggiamento scoperti da Archimede nel terzo secolo avanti 1. Quando un corpo pesante é immerso in un fluido, esso subisce una spinta verti cale diretta verso l’alto uguale al peso del fluido spostato 2. Quando un corpo galleggia in un fluido, esso sposta la quantita di fluido suffi- ciente per bilanciare esattamente il suo peso. | principi di Archimede possono essere dimostrati considerando le pressioni eserci- tate dal fluido circostante sulle superfici di contorno di un corpo sommerso oppure di un corpo galleggiante, secondo quanto discusso nel Paragrafo 4.10. 51 Figura 4.27 - Spinta eu un corpo sommerso. manta nba J Consideriamo il corpo sommerso ABCD della Figura 4.27. La spinta orizzontale ri- sultante delle pressioni che si esercitano sul corpo é uguale a zero: le spinte oriz~ zontali, che agiscono sull'area proiettata di ciascuno dei due lati del corpo sul piano verticale VV (equazione 4-26), sono infatti uguali in intensita e direzione, ma oppo- ste come verso (Figura 4.27). Sulle due estremita di un prisma verticale di sezione trasversale 64 agiscono le due forze verticali p,64 e p24. La differenza tra le for- ze esercitate da queste due pressioni, una diretta verso I'alto e I'altra diretta verso il basso, é la spinta 6, che si esercita sul prisma verticale di altezza ye di volume OV = yoA 8F = p,bA-p,5A = egly + 2)5A-eg25A = egydA + egz5A-egzA = = ogyéd = ogiV Ripetendo questo calcolo per tutti singoli prismetti di volume 47 in cui si pud imma- ginare scomposto il corpo ed effettuandone la somma, si ottiene la spinta di galleg- giamento # esercitata sull’intero corpo sommerso ABCD di volume totale V: F = ogv 4-31 che @ semplicemente il peso del fluido, di massa volumica g, spostato dal corpo som- merso di volume V. La spinta # agisce verticalmente verso |'alto attraverso un cen- tro di galleggiamento o di carena (c.c.) che coincide con il baricentro G del volume spostato. Possiamo anche dire, come alternativa alla dimostrazione appena data, che se il corpo fosse completamente rimpiazzato dal fluido nel quale si trova immer- so, la forza esercitata sul contorno del corpo originale dovrebbe esattamente man- tenere il fluido sostituito in equilibrio. Cosi la forza diretta verso l'alto, che agisce sul contorno, deve essere uguale alla forza, diretta verso il basso, corrispondente al peso del fluid spostato dal corpo. Quando il corpo é immerso in modo tale che parte del suo volume V, sia immerso in un fluido di massa volumica Q, ¢ il resto del suo volume V, si trovi in un altro flui- do non miscibile di massa volumica 92, abbiamo (Figura 4.28) una spinta totale ¥ diretta verso 'alto pari a F = ag, + e2gh2 4-32 dove la spinta sulla parte superiore ¢,gV, agisce attraverso G, (baricentro di V;), mentre la spinta sulla parte inferiore g.gV, agisce attraverso G, (baricentro di V) Le posizioni di G, e di G, non si trovano necessariamente sulla stessa verticale Z Fluido+ Massa volumica 0, Figura 4.28 - Corpo galleggiante in due fluid dt Giversa massa volumica, 52 Se il corpo galleggia alla superficie libera del liquido (Figura 4.29), la massa volumi- ca dell’aria diventa trascurabile rispetto a quella del liquido. La spinta di galleggia- mento pud quindi ritenersi uguale al solo peso del liquido spostato og. D’altra parte, essendo il corpo galleggiante in equilibrio ed essendo quindi uguale a zero la som- ma ditutte le forze verticali, allora la spinta di galleggiamento # deve esattamente bilanciare il peso del corpo G: Figura 4.29 - Equilibrio a un corpo che galleggia alla Superticie ibera de! liquide, rameavIS 4-09 Massa volumica @ ESE Un pontone rettangolare ha una larghezza b = 8m, una Junghezza | = 16m e un pescaggio (profondita ai immer- eri eenee ne ener ‘g/m. Determinare: 42) il peso del pontone G: ») [a profondita al immersion 4, che avrebbe in mare (massa volumica 1025 kg/m’); ¢) IIcarico (in kN) che pud essere sopportato dal pontone ‘© acqua dolce qualora il pescaggio massimo ammissibile 98 pari a 2m. SOLUZIONE ‘ipeso G del pontone, per la 4-33, @ uguale al peso del liquido spo- Stato. II volume V di liquido spostato & dato da v= oud 8 m (larghezza del pontone) 16 m (lunghezza del pontone) 41,6 m (pescaggio 0 protoncita di immersione), li peso G del pontone rsulta quind! da: G = ogV = galbiA) 4-33" 1) E nota la profondita di immersione in acqua dolce 4 = 1,6.m la massa volumica @ = 1000 kg/m’. Possiamo, con la 4-33", ricavare il peso G del pontone: G=egdlh= = 1000 kg/m’ x 9,81 mis’ x 204, x8mx 16m x 16m = 2009 kN < am’ x 'b) in mare fa massa volumica vale g, = 1025 kg/m’. La profon- dita di immersione in mare 4, si ricava risolvenda la 4-33’, rspet- to ad 4, in quanto ormai & noto il peso del pontone: fen Ganga sae N00 NO » = .gbl ~ 1025 kaimP x 9,81 mist x 8 mx 16 m 1,56 m < ) Se il pescagoio massimo ammissibile /, 6 pari a2 min acqua dolce (@ = 1000 kg/m’, allora la spinta totale &%, per ia 433", 2 data da: F = ea(bih) = 1000 kg/m? x 9,81 mis’ x 8m x16m x 2m = = 2511 KN < {In queste condizion il carico che pud essere sopportato dal ponto- ne é uguale ala spinta # meno il peso G del pontone, che aveva- mo caleolato in a}: 2511 KN— 2009 KN = 502 KN < 53 4.12 Stabilita di corpi sommersi e di corpi galleggianti tre diversi tip! 42) Equilibrio stabile: un plecolo spostamento dalla osizione ai equiliario genera luna forza che produce un ‘momento raddrizzante, tendente a riportare i! corpo nella sua posizione di equilibrio; ») Equilibrio instabite: un plecolo spostamento produce lun momento che ta rovesciare Il corpo, Tacendolo allontanare Ulteriormente dalla posizione i equilirio instabil 6) Equilibrio inaitterente: ‘corpo rimane fermo in 4qualsiasi posizione venga Spostato. / NS WwW 54, \criteri generali che presiedono all’equilibrio di un corpo sono esemplificati dalla Fi- gura 4.30, dove Findica una forza che viene applicata al cono per saggiare in quale equilibrio si trovi. a Stabile Instabile Inditterente La stabilita digun corpo sommerso o di un corpo galleggiante é determinata dalla posizione relativa del suo baricentro e del centro di carena. Si dice che un corpo sommerso oppure un corpo galleggiante é stabile se tende a ritornare nella sua po- sizione originale quando venga spostato da questa facendolo ruotare di un piccolo angolo. Quando il corpo é completamente immerso in un fluido, la posizione del suo bari- centro e quella del suo centro di carena rimangono fisse. In generale, un corpo som- merso, come ad esempio un pallone aerostatico (si tratta di un corpo totalmente immerso nell’aria) oppure un sommergibile (Figura 4.31), viene considerato stabile ‘suo baricentro G si situa al di sotto del centro di carena c.c. i of: ce. G G Figura 4.31 - Stabilité di corpt ey sommersi. Cosi, se il corpo sommerso viene inclinato leggermente, nasce una coppia raddriz- zante che tende a riportarlo nella sua posizione originale. Se al contrario il centro di carena si trovasse al di sotto del baricentro, la copia prodotta da un piccolo spo- stamento angolare del corpo sommerso tenderebbe a far ruotare il corpo lontano dalla sua posizione originale. Se i due punti — centro di gravita e centro di carena — coincidono, il corpo sommerso si trova sempre in equilibrio indifferente per qual- siasi posizione che esso possa venire ad assumere. Tuttavia, un corpo galleggiante, come il battello della Figura 4.92, pud ancora man- tenersi in equilibrio stabile, anche se il suo baricentro si trova al di sopra del centro Figura 4.32 - Stabilita of un @ © battello galleggiante. 4.13 SU TUE LE) di carena. Tale stabilita @ dovuta principalmente al fatto che il centro di carena si sposta, dalla sua posizione originale c.c. (Figura 4.32-a), nella nuova posizione c’. (Figura 4.32-b), dopo che il battello si & inclinato di un angolo ¥. II punto c.c. 8 il baricentro del volume sommerso quando il battello si trova nella sua posizione dirt ta, mentre cc’. rappresenta il nuovo baricentro del volume sommerso, dopo che sso si é inclinato; la diversa configurazione della parte immersa (Figura 4.32-b) de- termina infatti lo spostamento del centro di carena, Sempre nella Figura 4.92-b si é indicato il metacentro M, punto di intersezione della verticale passante per c’.c’. e il prolungamento della congiungente c.c. con G. Se M si trova al di sopra di G (caso della figura), allora la spinta di galleggiamento F e il peso del battello G danno luogo a una copia che tende a riportare il battello nella sua posizione originale diritta. Se invece M viene a trovarsi al di sotto di G, la coppia formata da ¥ e da G tende a rovesciare il battello. La posizione del meta- centro 6 quindi un indice della stabilita del battello. Dividendo una forza # [N] per un'area A [m’, si ottiene una pressione p [N/m*]; I'u- nita di misura della pressione [N/m*] prende il nome di pascal e si indica con Pa. In.un fluido in quiete la pressione esercitata in un punto é la stessa in tutte le direzio- ni: si tratta del principio di Pascal, principio che ci accompagnera in tutto lo studio della statica dei fluidi All'aumentare della profondita 4, la pressione p cresce proporzionalmente ad “con la legge P= egh dove o é la massa volumica del fluido e g @ I'accelerazione di gravita. La pressione p pud percid essere espressa anche in termini di altezza / della colonna di fluido dal momento che la relazione precedente, risoita rispetto ad #, assume la forma: Pees og Questa altezza /, determinata dalla pressione p, prende il nome di carico. La pressione, che viene misurata prendendo come livello di riferimento la pressione atmosterica, prende il nome di pressione relativa: relativa cio@ alla pressione atmo- sferica che, al livello del mare, vale 101,32 kPa. In tutta la trattazione delle macchi- ne idrauliche, a meno che non venga altrimenti precisato, la pressione verraé espressa, per comodita, in termini di pressione relativa. La pressione misurata partendo da un livello di pressione uguale a zero prende il nome di pressione assoluta; nello studio delle machine termiche avremo molto spes- 80 a che fare con pressioni inferiori a quella atmosferica e quindi risultera piu! conve- niente esprimere la pressione in termini di pressione assoluta. La risultante delle forze che la pressione di un fluido in quiete esercita su una super- ficie prende il nome di spinta; la spinta @ applicata a un punto chiamato centro di spinta. Nel caso di una superficie piana orizzontale sottoposta a una pressione uni- forme, la spinta agisce verticalmente ed é orientata verso il basso, mentre il centro di spinta coincide con il baricentro della superficie. Nel caso di una superficie piana inclinata immersa in un liquido, la spinta #é data dal prodotto della pressione nel baricentro della superficie p, moltiplicata per l'area A della superficie (F = po), mentre il centro di spinta si trova al di sotto del baricentro della superficie piana, che sopporta la pressione del liquido. La forza esercitata dalla pressione di un fluido in quiete su un corpo completamente sommerso oppure su un corpo galleggiante viene calcolata con i due principi di Ar- chimede: 1. Quando un corpo pesante @ immerso in un fluido, subisce una spinta verticale diretta verso alto uguale al peso del fluido spostato. : 2. Quando un corpo galleggia in un fluido, esso sposta la quantita di fluido suffi- ciente per bilanciare esattamente il suo peso. 55 ESERCIZI PROPOSTI 56 41 4.2 43 44 45 4.6 47 48 49 4.10 4.11 Calcolare la pressione p generata dalla massa di 51 kg applicata a uno stan- tuffo di area pari a 500 cm*, sapendo che Io stantuffo é in equilibrio. ‘p= 10 kPa Qual 6 la pressione p presente nel mare alla profondita di 1000 m, se la massa volumica dell’acqua é pari a 1025 kg/m*? p= 10 MPa| Calcolare la pressione p presente a una profondita di 10,2 m nel caso in cui il liquido sia acqua di massa volumica pari a 1000 kg/m®, oppure olio di mas- sa volumica pari a 0,85 kg/dm®. [Dao = 100 KPa: pj. = 65 KPA] Quale deve essere la profondita / di benzina con massa volumica pari a 735 kg/m? che da luogo alla pressione di 0,11 MPa? Quale sarebbe la profondita i acqua necessaria per dar Iuogo alla stessa pressione? Fama = 18.25% byg = 112M Calcolare la pressione relativa p e la pressione assoluta p, esistente nell’ac- qua, di massa volumica pari a 1000 kg/m”, 2 una profondita di 8 m al di sotto del pelo libero, nell'ipotesi che la pressione atmosferica sia 101,92 kPa. (p = 78.5 kPa; p, = 1798 KPa Qual é la pressione p data da un’altezza di colonna di fluido di 500 mm, nei casi in cui il fluido sia benzina (q = 720 kg/m*), oppure olio (g = 860 kg/m), oppure acqua (9 = 1000 kg/m’), oppure infine mercurio (g = 13.600 kg/m*)? HPA} Pan Poorer Qual é la pressione p indicata da un manometro a U applicato ad un recipiente pieno d’acqua con Qy,0 = 1000 kg/m (Figura 4.12), se sul ramo di sinistra il mercurio (Q4. = 13.600 kg/m*) si abbassa di 4, = 25 cm, mentre sul ramo - p=aeal i destra il dislivello manometrico vale 4, = 45 om? rea La parete di un serbatoio rettangolare, riempito completamente di metanolo (massa volumica pari a 790 kg/m’), é larga 1,6 m e profonda 2,2 m. Determi- nare la spinta F e la profondita del centro di spinta A. F = 30 KN; A, = 1,47 Determinare spinta # e profondita del centro di spinta A, dalla sommita di una paratoia verticale, profonda 2 m ¢ larga 1,6 m, che é immersa in acqua di mas- a volumica pari a 1000 kg/m* e che confina superiormente con il pelo libero. F= A WN A = 193m] Determinare spinta Fe profondité del centro ai spinta /., dalla sommita di una paratoia verticale, profonda 2 e larga 1,6 m, che é immersa in acqua, di massa volumica pari a 1000 kg/m’, a una distanza dal pelo libero rispettivamente di 0,4 me di 20 m. SSo eRe 7 Calcolare il peso G di una nave che sposta in mare (massa volumica pari a 1025 kg/m’) il volume di 120 m®. Calcolarne poi la massa m. Calcolare infine i volume V di acqua dolce (massa volumica pari a 1000 kg/m’) che sarebbe spostato dalla nave se si trovasse in un lago. G = 1206.6 KN; m = 123.000 kg: V = 1% 5.1 Linee di flusso Figura 5.1-2 - Profilo i veloeita in un condotto dirtto @ sezione circolare nel caso dl fluido ideale Figura 5.1-b - Profilo di velocita in un condotto dirtto a sezione circolare nel aso al fluido reale. Linee di flusso teoriche @ attorno a un proto alare. Moto dei fluidi Normalmente, quando parliamo del moto di un fluido facciamo riferimento al moto i un fluido ideale, cioé a un fluido la cui viscosita é nulla (Paragrafo 3.2). Cid signifi- ca idealizzare una situazione che di fatto non esiste; tuttavia 6 possibile, in molte applicazioni, assumere che il fluido abbia viscosita nulla. Nel moto di un fluido reale occorte invece tener presenti gli effetti della viscosita, che da origine a sforzi di ta- glio (forze tangenziali riferite alla superficie) tra le particelle di fluido vicine che si Muovono con velocita diversa. Cosi, nel caso di un fluido ideale che scorra in un condotto dirito, tutte le particelle si muovono lungo linge parallele con uguale velocita (Figura 5.1-a); al contrario, nel caso del fluido reale, la velocita a contatto della parete del condotto é zero e aumen- ta poi rapidamente, a mano a mano che ci si allontana da tale parete, con il profilo mostrato nella Figura §.1-b. x a) > Nell’analizzare il movimento delle varie particelle, utilizziamo il concetto di linea di flusso, che definiamo come la linea lungo la quale la tangente, punto per punto, da la direzione della velocita del fluido. In altre parole, la direzione della velocita, in ogni punto della corrente, é individuata in modo espressivo segnando, nel campo di moto, le linee che hanno in ogni loro punto tangente parallela alla velocita del fluido valutata in quel punto. Le linee di flusso permettono di visualizzare il movi- mento del fluido (Figura 5.2) e di individuare quindi le regioni ad alta oppure a bassa velocita e, da queste, le zone ad alta e bassa pressione. ee ——————— 57 Figura 5.3 - Tubi di flusso. 5.2 Tipo di correnti 58 Quando le linee di flusso passano attraverso una curva chiusa (Figura 5.3), esse formano una superficie di contorno che non pud essere attraversata dalle particelle di fluido, in quanto la velocita & sempre tangente alla superficie. Cosi lo spazio rac- chiuso dalle linee di flusso diventa come un tubo, chiamato appunto tubo di flusso @ pud essere trattato in quanto tale, vale a dire come se fosse isolato dal fluido circo- stante. L’uso del concetto di tubo di flusso permette di estendere notevolmente |’ap- plicazione de incipi relativi al moto dei fluidi; risulta possibile, per esempio, tratta- re con le stesse leggi due problemi apparentemente molto diversi, come il moto del fluido in un condotto e la corrente attorno a un oggetto immerso nel fluido. Inoltre, poiché un tubo di flusso molto piccolo (al limite infinitesimo) coincide con il proprio ase, che é una linea di flusso, le equazioni che verranno ricavate per tubi di flusso molto piccoli potranno essere applicate anche a una linea di flusso. Il movimento di un fluido pud variare da punto a punto e da istante a istante. Il moto si dice uniforme se la velocita, in un dato istante, si mantiene identica in intensita e direzione in ciascun punto del fiuido. Se, al contrario, la velocita in un determinato istante varia da punto a punte, il moto viene definito non uniforme. |i moto si dice stazionario quando tutte le condizioni in ciascun punto della corrente rimangono costanti rispetto al tempo, pur potendo variare in punti diversi: quando cioé le principali grandezze che caratterizzano il moto del fluido (velocita, pressione @ sezione trasversale del flusso) possono variare da punto a punto ma non cambia- no con il tempo. Se, al contrario, in un dato punto, le condizioni di moto cambiano al variare del tem- po, allora i! moto si dice non stazionario. Il moto stazionario (0 non stazionario) ¢ il moto uniforme (9 non uniforme) possono esistere indipendentemente l’'uno dall’altro; sono quindi possibili quattro combina- Zioni. Cosi un liquido che si muove con portata costante, in un condotto lungo e dir to di sezione costante, da luogo a un moto stazionario uniforme (la velocita del liquido infatti in ogni punto del condotto e in ogni istante é la stessa); jl moto di un liquido ‘con una portata costante in un condotto conico é un moto stazionario non uniforme (essendo la portata costante, la velocité del liquido si mantiene la stessa ad ogni istante in un determinato punto, ma varia da punto a punto nel procedere lungo il condotto in quanto varia il diametro della sezione). Al variare della portata del liqui- do i due casi precedenti diventano rispettivamente esempi di moto non stazionario uniforme (nel condotto a sezione costante la velocita varia da istante a istante in quanto cambia la portata, ma non da punto a punto lungo I'asse de! condotto, in quanto la sezione rimane costante) e di moto non stazionario e non uniforme (& il condotto conico in cui la velocita del liquido varia, da istante a istante, per la varia- zione della portata e, da punto a punto lungo I'asse, in quanto varia la sezione del condotto) Nel funzionamento delle macchine possiamo distinguere un periodo iniziale transi- torio, solitamente molto breve, caratterizzato da una sensibile variazione delle gran- dezze, in funzione del tempo, seguito da un periodo a regime, in cui le principali grandezze che individuano il moto del fluido si sono stabilizzate: si sono raggiunte Cosi le condizioni di moto stazionario. Ad esempio, nel tubo di Figura 5.4, che porta a valle I'acqua di un lago (iI lago pud essere considerato come un serbatoio di capa- cita infinita, in grado cié di mantenere una portata costante di acqua), vi é un perio- do transitorio iniziale (moto non stazionario) al momento dell’apertura de! rubinetto Figura 5.4 - Caratteristiche el moto de! liquide in funzione del tempo. ‘con pressioni e velocita variabill istante per istante e punto per punto; successiva- mente si stabilisce un regime costante in cui le variazioni delle grandezze citate pos- ‘sono avvenire solo da punto a punto (in corrispondenza, ad esempio, di variazioni di sezione), ma non nel tempo. | problemi de! moto stazionario sono di pi semplice trattazione matematica ¢ nello stesso tempo di pit ampia applicazione, perché ca- ratterizzano le condizioni per cui, al di fuori del transitorio iniziale, si realizza il fun- zionamento della macchina. In questo corso verra quindi esaminato il solo caso di ‘moto stazionario. Nel caso di moto non uniforme, si verificano, da punto a punto, delle variazioni de! campo di moto, in modo tale che velocita, pression e altri fattori variano rispetto alle tre coordinate spaziali. Ma la maggior parte dei problemi pratici pud essere trattata come se la variazione delle principali grandezze caratterizzanti il moto del fluido av- venisse secondo una sola direzione. Definiamo cosi corrente unidimensionale o mo- nodimensionale quella in cul principali parametri quali velocita, pressione e quota variano soltanto lungo la direzione del flusso ¢ non da punto a punto di una data sezione trasversale normale al flusso. In pratica, per un tubo di flusso di area tra- sversale finita, questo significa considerare tutte le proprieta del fluido (pressione, velocita e quota) uniformi relativamente a una data sezione trasversale normale alla linea di flusso. I! moto del fluido in un condotto verra usualmente considerato unidi- ‘mensionale e in ciascuna sezione si assumeranno per il fluido considerato delle pro- prieta medie, i cui valori possano essere considerati uguali in tutti i punti della sezione. In particolare la velocita del fluido avra, sulla sezione considerata, il profilo costante caratteristico del fluido ideale (Figura 5.1-a) e sara diretta normalmente a questa. Figura 5.5 - Esemp! di orrenti bidimensionall (2 due dimension), ‘Sappiamo tuttavia che per un fluido reale, a causa della viscosita, in un sottile strato adiacen- te alla parete (detto strato limite), si rilevano dei forti gradienti di velocita (Figura 5.1-b). Per tale ragione la corrente reale in un condotto dovrebbe essere descritta, a rigore, utlizzando due dimensioni: 'asse del condotto e Il diametro della sezione trasversale del condotto. Ma anche le correnti bidimensionali rappresentano una semplificazione delle correnti reali, che dovrebbero essere descritte utilizzando tutte e tre le dimonsioni dello spazio. Nella trattazione dei principall processi che si svolgono nelle macchine a fluido, é tuttavia sufficiente utilizzare una sola dimensione (correnti unidimensionali), ricorrendo poi a due di- mensioni per la descrizione della corrente che si forma in prossimita di particolari element della macchina, come ad esempio la paletta di una turbina o di un compressore. Casi tipici, in cui occorre tener conto di due dimensioni, sono il campo di moto generato da una corrente di acqua sopra una chiusa e i profil di velocita dell'aria in prossimité di un profilo alare (Figu- ra 5.5). In queste correnti si determina infatti un campo di moto tale per cui la velocita e la pressione del fluido variano nella direzione del flusso e nella direzione normale al flusso sul 59 5.3 Analisi del campo di moto 5.4 Moto laminare e moto turbolento Figura 5.6-a - Esperimento di Reynolds, 60 plano del disegno. Tuttavia anche le correnti bidimensionali rappresentano un'approssima- zione della realta in quanto la descrizione con due dimensioni é, a rigore, corretta solo nella misura in cui si possano trascurare gli effetti dovuti al fatto che la chiusa oppure il profilo ala- re sono di ampiezza finita (effetti che si ripercuotono su piani paralleli al piano del disegno) Si fa allora I'ipotesi che la chiusa oppure il profilo alare abbiano lunghezza infinita in direzio- ne perpendicolare al piano del disegno. Nella pratica poi possibile introdurre delle correzioni piuttosto semplici ai risultati del calco- lo bidimensionale, per tener conto degli effetti sulla corrente, che nascono alle estremita dei profi considerati In conelusione, tutta la trattazione del moto dei fluidi verra fata supponendo il moto stazionario @ unidimensionale. Le leggi che governano il moto delle singole particelle oppure degli elementi di fiui- do sono quelle stesse della meccanica classica che valgono per un corpo. Quando ‘a.un corpo viene applicata una forza, il suo comportamento segue le tre leggi di New- ton che stabiliscono: 1.. In assenza di forze esterne, un corpo si trova in quiete oppure si muove di moto rettilineo uniforme. 2. La forza applicata a un corpo é data dal prodotto della massa del corpo m per la sua accelerazione a (é la relazione 1-9 gia introdotta al Paragrafo 1.13). (wma (18) 5 3.A ogni azione F corrisponde una reazione # uguale e contraria Le osservazioni sperimentali dimostrano che, nel moto di un fluido, possono esiste- re due correnti essenzialmente diverse. L’esperimento di Osborne Reynolds, che” nel 1883, per primo, affrontd questo problema, consistette nell'iniettare del colore all'ingresso di un tubo di vetro trasparente nel quale fluiva dell’acqua proveniente da un serbatoio (Figura 5.6.a). A basse velocita dell’acqua, Reynolds trové che il sottile filamento di colore che si formava rimaneva praticamente intatto per tutta la lunghezza del tubo, mostrando cosi che le particelle di acqua si muovevano per li- nee parallele. Questo tipo di moto viene chiamato laminare, 0 per linge di flusso oppure viscoso in quanto (Figura 5.6-b) — il fluido sembra venir laminato in strati molto sottili. che scorrono I’uno sul’altro; ‘oppure — le particelle del fluido si muovono in modo ordinato lungo linee di flusso; oppure — il moto é caratteristico di un fluido viscoso 0 é un moto in cui la viscosita giuoca un ruolo fondamentale. Colore Filamento di colore Rubinetto Acqua ‘Serbatoio Uscia Figura 5.6-b - Schema di ‘moto laminare. Figura 5.6-c - Schema di moto turbolento, Aprendo via via il rubinetto (Figura 5.6-a), in modo da far aumentare progressiva- mente la velocita dell’acqua, si raggiungeva una condizione per cui il filo di colore dapprima iniziava a osclliare, e successivamente, per velocita dell’acqua ancora may- giori, si rompeva e il colore si diffondeva nel volume: il iquido tendeva a colorarsi tutto, mostrando cosi che le particelle del fluido non si muovevano pit in modo ordi- nato, ma occupavano posizioni diverse, le une rispetto alle altre, nelle successive sezioni trasversali (Figura 5.6-c). Definiamo questo tipo di moto turbolento: esso @ caratterizzato da piccole ma continue fluttuazioni nella grandezza e nella direzio- ne della velocita del fluido, accompagnate da corrispondenti fluttuazioni della pressione. Q ll numero di Reynolds R é il parametro che ci dice quando siamo in presenza di moto laminare e quando di moto turbolento. Esso é funzione della massa volumica 0, della velocita v, della viscosita u. del fluido e di una lunghezza caratteristica 7 del sistema fisico considerato (potrebbe essere il diametro del canale in cui scorre il fluidoy: a a Il numero di Reynolds R @ senza dimensioni, @ cioé un puro numero risultato de! rapporto tra grandezze aventi le stesse dimensioni. Ricordando la definizione 3-5 di viscosita y, risulta infatti dalla 5-2: [kg/m*] x [m] x [m/s] [kg/ (m= s)] [kg/(m + s)] Ikg/(m - s)] Allorché il movimento di una particella di fluido in una corrente viene disturbato, la sua iner- zia tendera a portarla nella nuova direzione, male forze viscose, dovute al fluido circostante, tenderanno a incanalarla secondo il movimento del resto della corrente. Nel moto laminare gli sforzi viscosi di taglio sono sufficienti per eliminare gli effetti di qualsiasi deviazione, ma in.un flusso turbolento questi risultano inadeguati Il criterio per decidere se siamo in presen- zai flusso laminare oppure di flusso turbolento é dato quindi dal rapporto tra forze di inerzia e forze viscose che agiscono sulle particelle di fluido, Calcoliamo percié le forze di inerzia e le forze viscose per un elemento di fluido di massa volumica g e di viscosita jz che si muova con velocita ». Siano inoltre # una lunghezza carat- teristica del sistema (ad esempio il diametro del canale in cui score il fluido) @ r il tempo. Le forze di inerzia # sono date dalla seconda leage di Newton 5-1 F=ma S41 dove m é la massa e « é l'accelerazione. La massa, a sua volta, é data, secondo la 3-3, da: m = QV 3) con il volume ¥ proporzionale (lo indichiamo con il simbolo ~ ratteristica Y elevata al cubo: | per la 1-2, alla lunghezza ca- v-¢ (12) mentre I'accelerazione « &, per la 1-8, proporzionale alla velocita diviso il tempo ¢ oa (1-8) 61 Operando le varie sostituzioni nella 5-1’, si ottiene l'espressione delle forze di inerzia rer) en(f he (ticordando che 2 &, per la 1-3, la velocitée) si trasforma in F ~ of? a1" Le forze viscose , sono date, per la 3-2, dal prodotto dello sforzo di taglio viscoso 7 per I'a- rea A (proporzionale, per la 1-1, al quadrato di una lunghezza: 2%) su cui agisce lo sforzo. Lo sforzo di taglio é, a sua volta, dato dalla legge di Newton della viscosita (equazione 3-3) Ne segue che le forze viscose %, sono rappresentate da: F,~ tA ~ (wel DL? ~ pod 53 II rapporto tra forze di inerzia & (5-1”) e forze viscose ¥, (6-3) @ il numero di Reynolds: eke? ge wee # Si tatta di un numero puro, cio’ senza dimensioni, in quanto @ il rapporto tra grandezze (in questo caso forze) che hanno la stessa dimensione. R lI numero di Reynolds pud anche essere scritto, ponendo, al posto del rapporto 1/9, la viscosita cinematica v, definita dalla relazione 3-15: a ae Da esperienze effettuate facendo scorrere liquidi diversi in tubi diritti di vario diame- tro, 6 stato calcolato il numero di Reynolds, assumendo come lunghezza caratteri- stica il diametro del tubo e, come velocita, la velocita media del liquido. Si é visto che per valori del numero di Reynolds al di sotto di 2100 if moto é laminare, tra 2100 @ 4000 vi @ una zona ai transizione tra i due regimi, mentre al di sopra di 4000 il moto 6 turbolento. Questi valori del numero di Reynolds si applicano soltanto al mo- to dei fluidi in condotti, ma altri valori di possono essere ricavati per altri tipi di flusso, come, ad esempio, quello lungo la paletta di un compressore. Definiamo come numero di Reynolds critico R. quel valore del numero di Reynolds in corrispondenza del quale si verifica la transizione da regime laminare a regime turbolento. A R, corrisponde, per una data lunghezza caratteristica, una velocita del fluido ~, (chiamata velocita critica), al di sotto della quale il moto é ancora laminare. BOESEELL Dell’acqua alla pressione atmosferica e alla temperatura i 20°C scorte in un tubo cilindrico ai 30 mm di diametto. Determinare: 4) /a velocitd critica a cui pud iniziare la transizione da re- gime laminare a regime turbolento; b) [a velocité critica nel caso in cui ne! tubo venisse fatta passare dell’aria, ‘SOLUZIONE = = a) Risolvendo rispetto alla velocita. »'equazione 5-4, si ha TODAY. WaT =e ODD ‘Se in questa espressione sostituiamo al valore generico del numero di Reynolds R, il valore critica F., che possiamo assumere pari a 2400, limite superiore delle condizioni per cull mato é sicuramen- te ancora laminate, otteniamo la velocita critica x... Come lunghez- za caraterstica Z, si considera il diametro del tubo, poiché & questa Ja dimensione pid significativa al fine diindividuare il passaggio dal- ‘uno alaltro regime del lusso che avviene nel tubo. Il valore della viscosita cinematica per l'acqua si ricava dalla Tabella 3.1 py = 4,01 x 10° mis 2100 x 1,01 x 10° mis nem = 00ms € ) Qualora nel tubo passasse del’ara (viscosita cinematica dalla Tabella 3.1: » = 1,51 x 10° mis), avremmo come velocita critica: 2100 x 1,51 x 10° mis 0,03 m =1,06 ms COMMENT! 1. Ricordarsi sempre di convertire le unita di misura prima di ini- are i calcoliin modo da avere grandezze omogenee: il diame- ‘to del tubo deve figurare in metrie non jn milimetti in quanto la viscosita cinematica & espressa in mls 2. La velocita critica del'aria é circa 15 volte maggiore i quella ell’acqua; il rapporto é uguale a quello delle rispettive viscos- ta cinematiche. 55 Portata é la quantita di fluido che passa nell'unita di tempo attraverso una determi- Portata e velocita media nata sezione trasversale di una corrente. Essa pud venire valutata sia in termini di massa (e quindi misurata in kg/s), oppure in termini di volume (e quindi misurata in m/s). Come simboli indichiamo con m la portata in massa e con V’ la portata in volume; il puntino sopra il simbolo della massa m 0 su quello del volume V indica una variazione di queste grandezze rispetto al tempo. Ricordiamo che abbiamo definito come fluido ideale quel fluido che abbia viscosit& nulla, Mancando la viscosita non vi é attrito alle pareti e la velocita »-del fluido sara la stessa in clascun punto della sezione del condotto (Figura 5.1-a). Se A é l'area della sezione, la portata in volume V [m’/s] é data dal prodotto della sezione A [m*] per la velocita del fluido [mis]: arma 55 mentre la portata in massa ti si ricava (3-3) moltiplicando la portata in volume V per la massa volumica g: Abbiamo visto tuttavia (Paragrafo 5.1) che, in un fluido reale (Figura 6. 1-b), la veloci- ta passa dal valore zero, nella regione immediatamente a contatto delle pareti del condotto, a un valore massimo diverso da zero al centro del condotto, secondo un profilo che risulta diverso a seconda delle condizioni di moto del tluido: addoicito nel caso di moto laminare (Figura 5.7-a) € pid ripido nel caso di moto turbolento (Fi- gura 5.7-b), a. causa del forte rimescolamento tra gli strati di fluido, in prossimita del- la parete, prodotto dalla maggiore velocita. In molti problemi é possibile trascurare la variazione di velocita del fluido vicino alla parete, assumendo una velocita costante e uguale alla velocita media x, definita come rapporto tra la portata in volume Ve I'area A della sezione normale alla cor- rente (ipotesi unidimensionale): oe - Nel seguito, quando parleremo della velocita del fluido, intenderemo solitamente la velocita media ora definita, riservando il nome di velocita locale alla velocita valida solo in un determinato punto del condotto. 5.6 Con la sola eccezione dei processi nucleari, la materia non pud essere né creata Conservazione ped Srurey della massa Applichiamo questo principio, detto di conservazione della massa, al moto di un fluido in un condotto, nel quale individuiamo la sezione 1 come la sezione di ingres- so del fluido e la sezione 2 come la sezione di uscita. Facciamo anzitutto ’ipotesi che il moto sia stazionario: in tal caso, la massa di fluido che si trova tra le due sezio- ni considerate de! condotto rimane costante (non abbiamo cioé né accumuli né fu- ghe di fluido, ma la quantita di fluido che entra @ uguale alla quantita di fluido che 63 Figure 6.7-0 @ §.7-b - Profilo. di velocita In un condotto pelle condizioni ‘ispettivamente df moto laminare e di moto turbolento, Figura 5.7-0 - Condotto a cul viene applicato I! principio di conservazione della massa. sce). Immaginiamo poi che la velocita del fluido all'interno del condotto sia, per 'i- potesi unidimensionale, uguale su tutti i punti di una stessa sezione trasversale € diretta normaimente a questa. In altre parole, la velocita del fluido é diretta normal- mente alle sezioni di ingresso 1 e di uscita 2 (Figura 5.7-c); il fluido pud quindi entra- re da 1 e uscire da 2, ma non pud né entrare né uscire dalla superficie laterale, poiché la sua velocita é diretta tangenzialmente alle pareti de! condotto™. 2 % ‘Ae a) ») a Sotto le due ipotesi di moto stazionario (la quantita di fluido che entra nel condotto 6 uguale a quella che esce) e di corrente unidimensionale (la velocita del fluido — cioé la velocit’ media che abbiamo definito precedentemente — é costante sulle sezioni trasversali del condotto ed é diretta normalmente a queste) possiamo scrive- re che la portata in massa ri, secondo la 5-6, vale Nell’ equazione §-8, che prende il nome di equazione unidimensional di continuita, ta é la portata in massa di fluido che passa nel condotto: tale portata m deve essere uguale alla portata di fluido che entra nella sezione 1, di area trasversale 4, con velocita », diretta normaimente a questa sezione e con massa volumica g,; la portata m deve poi essere uguale alla portata di fluido che esce dalla sezione 2, di area trasversale A, con velocita x, diretta normalmente ad A, € con massa volu- mica Qs Nel caso in cui il fluido si possa considerare incomprimibile, la sua massa volumica, per I’equazione 3-10, non cambia nel passare dalla sezione 1 alla sezione 2: ene (@ sta per costante) a 1 = Qe Possiamo allora scrivere, essendo costante la massa volumica del fluido 9, che la portata in volume é a sua volta costante ed 6 data da: an ~ E in questa forma che applicheremo l’equazione di continuita alle macchine idrauli- che, potendosi qui considerare l'acqua un fluido incomprimibile. 5-8 51” condotto @ stato trattato come se fosse un tubo di flusso. ao Una portata m = 3 kg/s di olio, avente massa volumica 2 = 0,93 kg/dm’e viscosita y. = 0,26 kg/(m: s), scorre in 4un condotto di aiametro D = 80 mm. Si chiede ai: a) calcolare la velocita x dellolio nel condotto; b) dimostrare che questa velocita é inferiore al valore critica ‘SOLUZIONE a) La velocita dell'olio si calcola con I"equazione di continuita 558, dal momento che € nota la portata in massa ma ii eee eee tae & ed aD en ae a = 0,64 mis < 4 x 3 kgs ‘980 kgim? x = (0,08 mj Eee NaN se a ONC TO bb) La velocta critica 1, &la velocta per cui il numero di Reynolds Fé compreso tra 2100 e 4000, regione in cui avviene la transizione dda moto laminare a moto turbolento. Dobbiamo perc veriticare che iI numero di Reynolds sia inferiore a 2100, in mado da essere cert cche il moto sia laminare. Caleoliamo allora il numero di Reynolds ‘con la 5-2, dave, come lunghezza caratterstica 7, poniamo il dia- metro del condotto D: p= 226 _ ede w B 930 kg/m? x 0,08 m x 0,64 mis 0.26 kgifm-s) a Il valore del numero di Reynolds & malto basso, decisamente infe- rior al vaoreeritico; siamo quind in regime laminaree rimane d- rmostrato che la velocta 2-@ inferiore ala velocita critica [ESEMPIO 5.3. - VELOCITA’ IN UN CONDOTTO NOTALAPORTATAs Iidisegno ai Figura 5.8 mostra una sezione verticale di una turbina idraulica. Lo scarico della turbina awviene lungo i! diffusore, costituito da superfici di rivoluzione attorno al- 'asse verticale della turbina. Si richiede il valore della ve- focita dell’acqua nelle sezioni 1 e 2 quando la portata in volume scaricata dalla turbina sia V = 3 m"/s. b= asemt Figura 5.8 - Schema della turbina idraulica trattata ell Esemplo 5.3. ESL SAN SOLUZIONE La velocit’ del'acqua nella sezione 1 @ data dala 5-9. L'area della sev cele A, & daa, not amor D, dal cisco, da 14: vy Va Amon == area della sezione di usta del ciffusore (iametro D, = 4 me altezza 4, = 25 cm = 0,25 m) € data da xD,A;, La velocit del- Vacqua ridla sezione A, & uindi data da: VeAny > 3 mis Sah COST = 0,95 mis < CONMENTI 1. La velocité del'acqua che abbiamo considerato nelle sezioni A, @.4,#la velocté media; abbiamo ita detto nel Paragrato 6.5, che, quando non venga diversamente precisato, per velocta del fluido si intende la sua velocita media. . ll cifusore riduce la velocita dell'acqua all'uscita a causa del- aumento della sezione di passaggio; in questo mado vengono notevolmente ridimensionate le perdite legate alla velocita del ‘luido ancora presente allo scarico della machina, 65 Ea ve = 2 mis Dell'acqua scorre nel sistema di tubi della Figura 5.9. | primi due tratti ae b sono in serie, mentre la parte finale & costi- tuita da due tratt! di tubo ce d in parallelo, Sono assegnati i seguenti dati per i tratti a: diametro D, = 60 mm = 0,06 m; b: diametro D, = 80 mm = 0,08 m; velocita », ©: velocita w= 2 m/s d: diametro D, = 40 mm = 0,04 m; portata in volume Ve= Vue 2mis; ‘Si chiede di determinare per i tratti 2: portata in volume V,€ velocita »,; b: portata in volume V7; ¢: portata in volume V.'e diametro D,; ¢: portata in volume V, @ velocite SSOLUZIONE Le ipotesi di questo Esempio sono: moto stazionari, corrente uni dimensional, fido incomprimibile (si trata di aoqua). Satta que- ste condiioni é lect appicare 'equavione 5:9, Nei primi due trai in serie a ¢ b la portata in volume @ uguale (V7, = ¥,). Quindi per il ratio & dove abbiamo una sola incognita “a porta %— possiamo sever: % Ayn = i 101 mis < La valocita », si ricava risolvendo rispetto alla velocita ’equazio- ne 59: 4x0,01 mis x (0,06 my 4y, 7D; =e = 354ms Consideriamo adesso la portata che esce dal tubo b per immettersi Nei due tubi in garalleloc e d. Perla continuita de fusso, la portata in.b deve essere data dalla somma delle due portate inc e in d: We V+ 5-9" CR eS OST DI TUBI Figura 5.9 - Relazion! tra portata In volume diametro e velocita per | vari trati delle tubazioni illustrate nell’Esemplo 5.4. Dialtra parte uno dei dati dell’Esempio ¢ il rapporto tra le due portate in ¢ e in o: ¥, = (U2), La 59° diviene casi: 3 aus einer a5 S01 mis. — 0.00667 mis < 15 V, = (12)¥, = 0,0033 mis < ‘Sempre dall'equazione 5-9, risota prima rispetto al dlametro D, © po) rispetto ala velocité x, si ottengono: Di av, 4v, we pee Se, Vv ) 4 re, © 4.x 0,00867 mils D axons ) 0,065 m = 65 mm =D; av, eeeg ie xD 4 x 0,0088 mils = x (0,004 my ~ 265 ™S 4 COMMENT Liimpostazione data per il calcolo della portata in due tubi p2- rallel pud essere estasa anche al fluida comprimibile facendo Uso dell equazione 5-8: OAs? = 0A. + Oy Ace, 5-8" Nel caso di un fluido incomprimibile come l'acqua, essendo = = ee la 5.8" riciviene la 5-9” 5.7 Energia di un fluido in movimento Figura 5.10 - Energi al un fluldo In moto. Riteniamo sempre valide le ipotesi fatte al Paragrafo 5.6: moto stazionario e unidi- mensionale (la velocita z- del fluido ha cioé lo stesso valore su tutti i punti della se- zione trasversale OP del condotto della Figura 5.10 ed @ inoltre diretta normalmente alla sezione). Allo stesso modo di quanto avviene per un corpo solido, I'elemento di fluido di massa m che si muove lungo il condotto della Figura 5.10 possiede un’e- nergia potenziale (originata dal fatto di trovarsi a una determinata quota z valutata rispetto a un piano di riferimento) e un’energia cinetica (determinata dalla sua velocita «). Livello di rierimento Dal Paragrafo 1.14 (equazione 1-11) sappiamo che l’energia é, come il lavoro, data dal prodotto di una forza per una distanza; le sue dimensioni sono quindi [ML*T*] e viene misurata in joule [1 J = N-m] L’elemento di fluido di massa m {kg}, che si trova soggetto all’azione dell'accelera- zione di gravit& g [m/s*], da origine a una forza: é la forza peso mg [N]; questa for- za moltiplicata per lo spostamento z [m], che potrebbe subire I’elemento qualora fosse portato dalla quota attuale al livello di riferimento, da origine a un’energia [N-m = J], che prende il nome di energia potenziale, in quanto é energia posseduta dall’e- lemento di fluido in potenza: diviene cio@ attuale soltanto quando si realizza la varia zione di quota z. L’espressione dell’energia potenziale posseduta dall’elemento di fluido di massa m, situato alla quota z e soggetto all’'accelerazione di gravita g, & data da: “Eom pose = mas bs L’energia potenziale @ quindi data dal prodotto della forza peso mg per lo sposta- mento z, che é la distanza del baricentro dell'elemento di fluido considerato rispetto al livello di riferimento. Nota la velocit « dell’ elemento di fluido di massa m (Figura 5.10), 'energia cinetica é espressa da: Energia cinetica B11 e, in unita di misura, da: Energia cinetica = [kg] x [m/s] = [(kg- m/s’): m] = [N-m] = [J] Oltre a considerare le due energie appena citate, dobbiamo tener presente che I'e- lemento di fluido, che si sposta in modo stazionario dalla sezione OP alla sezione O’P’ (Figura 5.10), compie anche un lavoro in virti della sua pressione. Infatti sulla sezione trasversale OP la pressione genera una forza che, spostandosi la sezione in avanti a seguito del movimento del fluido, genera un lavoro. Se indichiamo con pla pressione nella sezione trasversale OP di area A, la forza # che si esercita su questa sezione é pari a: F=pa (42) 67 5.8 Conservazione dell’ energia. Equazione di Bernoulli 68 L’elemento di fluido di massa m che si muove lungo il tubo di flusso, spostandos! dalla sezione OP alla sezione O’P’, compie un percorso di lunghezza pari al rap- porto tra volume V, proporzionale a %° (secondo la 1-2), e area proporzionale a 2° (secondo la 1-1), in modo che risulta: ev _ mie @-t =. Be : Bea 7 512 dove il volume é stato ricavato facendo il rapporto tra massa m e massa volumica @ costante dell’elemento di fluido (3-8). II lavoro effettuato dalla pressione nelio spin- gere la massa di fluido attraverso una sezione, viene chiamato lavoro del flusso, op- pure, plu spesso, energia di pressione; esso é dato dal prodotto di ¥ (equazione 4-2) per lo spostamento & (equazione 5-12): mig rg pesion = a a Tenendo presente la defi 5-13 izione 5-13, le dimensioni dell’energia di pressione sono: [M] - [ME"T*]/ [Mi] = [MET] e, come unita di misura, risulta espressa in J al pari delle altre due energie potenzia- le @ cinetica considerate prima [Pa] [N/m?] Tega ~ 8 gimp Energia di pressione = [kg] [N-m] = [J] Il concetto di energia di pressione non é di facile comprensione. Nella meccanica dei corpi solidi, un corpo é libero di cambiare la sua velocita, nel senso che la sua energia potenziale (5-10) pud essere liberamente convertita in energia cinetica (5-11) allorché la quota diminuisce. Non cosi in una corrente di fluido, dove la velocita de- ve soddisfare I'equazione di continuita della portata, funzione della sezione trasver- sale della corrente (equazione 5-8). Se, ad esempio, un fluido incomprimibile come l'acqua scorre in un tubo a sezione costante inclinato, per la 5-9 la sua velocita non pud cambiare. Percid I’energia potenziale che, al diminuire della quota, non riesce a convertirsi in energia cinetica, appare sotto forma di aumento di pressione. Facciamo l'ipotesi che, nel moto del fluido incomprimibile, non vi siano perdite di energia dovute agli attrit. Allora, per il principio di conservazione dell’energia, la som- ma delle tre forme di energia (potenziale, cinetica e di pressione) espresse dalle equa- zioni 5-10, 5-11 e 5-13, é una costante; I’energia totale cioé rimane costante, anche se la ripartizione tra le diverse forme di energia pud variare a mano a mano che il fluido si sposta lungo il condotto (Figura 5.10). Possiamo percid scrivere: ee ‘ x + 5-1. ae. at | [me | ‘ose ‘ Energia cinetica [J] Piu spesso si considera un’energia riferita all'unita di massa oppure all’unita di pe- 80: si indica con e I'energia totale per unita di massa © con % l'energia totale per unita di peso; si passa da e ad #’ moltiplicando quest’ ultima per |’accelerazio ne di gravita g: e= got 5-15 Dividendo la 5-14 per la massa m, si ottiene I'espressione del principio di conserva- zione dell'energia in termini di energia massica (per unita di massa): +) Sl + 5-16 [Energia | cinetica per unit Gi massa _— [uikg] ese Dividendo invece la 5-14 per la forza peso mg (prodotto della massa m per I'accele- razione di gravit& g), si ottiene I’espressione della conservazione dell’ energia in ter- mini di energia riferita all’unita di peso: (a 2g Energia cinetica per unita di peso WIN, em L'unita di misura dei singoli membri dell’ equazione 5-17 @ espressa da J (joule, uni 1a di misura dell’energia oppure del lavoro) diviso per N (newton, unita di misura della forza; il peso é una forza) o anche, pi semplicemente, da m (metri), in quanto, per la 1-11, essendo il lavoro dato dal prodotto della forza per la lunghezza, quando si divide un lavoro per una forza si ottiene una lunghezza. E per questo che ciascun membro dell’equazione 5-17 viene indicato con il nome di altezza (@ infatti Valtezza di una colonna di fluido espressa in metri) oppure, pill spesso, di carico e precisa- mente carico di pressione 0 carico piezometrico p/(gg), carico cinetico v* (2g) € ca- rico geodetico z, mentre # prende il nome di carico totale del fluido 0 anche carico idraulico totale. Viene quindi esteso, ai membri dell’equazione 5-17, il criterio, intro- dotto con l'equazione 4-11, di rappresentare, mediante I’altezza di una colonna di fluido, la pressione in un punto del fluido. L’equazione 5-17 6 l'equazione di Bernoulli: essa ci dice che, ne! moto stazionario di un liquido senza attrito**, l'energia totale # per unita di peso rimane costante, anche se la distribuzione tra le diverse forme di energia pud variare da punto a punto. L'equazione 5-17, scritta tra le due sezioni 1 e 2 del condotto (Figura 5.11), diviene: + 517 Lavoro scambiato tra fluido e macchina = 5-18 |e © pil semplicemente PT | veto a teenie | H, = H, 518 Figura 5.11 - Variazion! di energia di un fluido che Scorre in un condotto. Essendo infatti il carico idraulico totale % costante, il valore 3¢,, che questo assu- me sulla sezione 1, deve essere uguale al valore ,, che esso ha sulla sezione 2. 52 rigore dovremmo specificare che il moto avviene lungo un tubo di flusso, ma, per semplicita, pre- feriamo pariare di un condatto in cui si realizza 'ipotesifatta iniziaimente di corrente unidimensionale (velocita del liquide sulla sezione trasversale costanto e diretta normalmente a questa) 69 70 Possiamo adesso riscrivere I'equazione 5-18, precisando i valori che pressione, ve- locité e quota assumono sulle sezioni considerate (ia massa volumica g rimane in- variata in quanto, trattandosi di un fluido incomprimibile, essa assume lo stesso valore sulle due sezioni) 5-19 Portando tutti i termini al secondo membro, si mettono le tre diverse differenze che compaiono nell'equazione di Bernoulli: rea] BoA + eee + 0 5-19" barseeta Differenza elle altezze cinetiche {m} L’equazione 5-18’ & stata scritta nell’ipotesi che tra le sezioni 1 @ 2 della Figura 5.11 non venga fornita energia al fluido né gliene venga sottratta. Si potrebbe fornire ener- gia al fluido introducendo tra 1 e 2 una pompa; parimenti potrebbe essere sottratta energia come lavoro perso per superare gli attriti che si oppongono al moto del flui- do reale, oppure come lavoro effettuato dal fluido in una turbina. L’equazione ai Ber- noulli pud essere cosi generalizzata, in modo da tener conto del lavoro per unita i peso 0 carico equivalente /.,, trasmesso dagli organi mobili di una macchina al- 'unita di peso del fluido che lattraversa, e dell’energia meccanica per unita di peso 4, persa per le dissipazioni provocate dall’attrito in seno al fluido e tra fluido e pa- reti collegate al movimento del fluido reale nel condotto (peraita di carico per resi- stenze passive). Nel primo membro della 5-19 compariranno adesso anche il carico dissipato 4, con il segno negativo perohé si tratta di una perdita, @ il carico equi- valente scambiato dalla macchina /,; quest'ultimo sara negativo quando fatto da una pompa (¢ energia che viene immessa nel fluido) e positivo quando fatto da una turbina (é energia che viene fornita dal fluido). Se, ad esempio, nel circuito viene inserita una pompa in grado di immettere nel liquido il carico negativo 4,, al termi- ne ~ 4, bisogna sostituire + 4, proprio per tener conto dell'incremento di carico le- gato alla presenza della pompa (si veda pili avanti l'equazione 6-3). a -(.] a + aaa he iquido {rm} idi energia [ml] Questa equazione pud essere scritta facendo riferimento all'unita di massa anziché all'unita di peso del liquido. Occorre allora moltiplicare tutti i termini dell’equazione 5-20 per l'accelerazione di gravita g; esplicitiamo inoltre il carico totale , scrivendo iitre termini, legati a pressione, velocita e quota, che, per la 5-17, lo compongono: 5-21 Nell'equazione 5-21 |, rappresenta il lavoro scambiato dagil organi mobili della mac- china con l'unita di massa di liquido che I'attraversa (positive nel caso di una pompa @ negativo nel caso della turbina), mentre /, & il lavoro perso, per unita di massa, a causa delle dissipazioni di energia meccanica, provocate dall’attrito in seno al fl do @ tra fluido e pareti. II ricorrere, nel progetto di una macchina, all’energia per ul ta di massa anziché all’energia per unita di peso, é spesso essenziale, in quanto energia per unita di massa @ indipendente dall'accelerazione di gravita. Le pompe, per esempio, sviluppano lo stesso lavoro per unita di massa del fluido senza relazio- ne con la forza di gravita. Cosi il lavoro massico /,, fornito dalla pompa al liquido, sara lo stesso sulla Terra o sulla Luna, oppure infine su un laboratorio spaziale. [SSS AsO CLOTS) Una pompa per irigazione (Figura 5.12) fornisce all'acqua (massa volumica 9 = 1000 kg/m’) un‘energia per unita di ppeso pari a 25 J/N, cio8 un carico 4 di 25 m di colonna dlacqua, La pompa aspira 'acqua da un bacino, che sitro- va 4 m pid in basso della pompa, e la invia a un ugello di diametro pari a 40 mm, situato 2 m al di sopra della pom- pa. Il diametro del tubo nel tratto a, tra bacino @ pompa, nel tratto b, tra pompa e ugello, é pari a 120 mm. Nell'- Potesi di poter trascurare |'energia persa per unita di pe- 80 nei vari tratti dellimpianto, determinare: a) /a velocita del getto d’acqua che esce dallugello (pun- to 3 della figura); b) Ia pressione esistente nel tubo dl aspirazione allingres- 80 della pompa (punto 1 in figura). SOLUZIONE a) Conviene applcare 'equzione di Bernoulli nela forma 5-20, in quanto i dati principal, come ad esempio il carico equivalente ge- nerato dalla pompa, sono fori in metri, Conviene inoltre fare rie- rimento alle sezoni 1 e 3, che si trovano rspettivamente sul pelo fiero del bacino, in prossimita della sezione di ingresso del tubo che porta ala pompa, e sulla sezione ai uscita dal ugello (Fgura 5.12), Sié scelto il punto 1 in quanto qui sono not: — lapressione p,: p, = in quanto, essendo situato in corrispon- denza del pel libero del’ acqua nel bacino, si trova ala pressio- ne atmosterica: — la velocita 2»: », = 0, in quanto la superficie del bacino & ‘grande rispetto all area del tubo di asprazione equindl, per ‘quazione di continuta, la veloita 8 certamente trascurabiler- spetto a quella del’acqua alinterna del tubo" — la quota z.: z, = 0, in quanta il vello di riferimento é quello. del pelo libero del bacino, | S18 poi sceltoi punto 3 perché& qui che otcrre caleolare fa veo- ita del getio d'acqua che esce dal'ugelio. Nel punto 3: a pressione€ ci nuovo quale atmosfrica: p, = 0: = laqutaéz,=4m+2m=6m. Nel" applicare I'equazione 5-20, in cui al carico totale sostituia- imo la Sua espressione 5-17, accorre infine tener presente che = il carico fornito dalla pompa & 4, = 4, = 25 m di colonna acqua; — 4, = 0, in quanto non si tiene conto delle perdite di caieo. Figura 5.12 - Dati sulla pompa per irrigazione dell'Esempio 5.5. at Bs Harpers \ uh = (— + (ce * te **) *4= (ae a ercsansesm=(om +zzct ag +68) 2x 981 mis vy = SOx OBT mis x 19 m) am > x 9.81 mis’ x 19m — 3ms 'b) Per determinare a pressione dl aspirazione in 2, si apolica nuo- vvamente 'equazione 5-20 tra le sezion te 2, tenendo presents che, in questo tratto di condott (tratto a), oltre a mancare il termine relatvo alle perdite di carico, che vengono trascurate, non c'é la ‘pompa e quindirisuta 4» = 0. Siamo cioé ritornatial'equazione i Bernoull scrtta nella forma 6-19, oo +e, ge og We 20) J a 0+0+Qm=(~ + +4m : J iG 2a ) Non solo la pressione py, @ incognita, ma anche la velocita dell’ac- quam. Determiniamo allora quest’ ultima con I'equazione di con- tinuité 5-9, applicata tra le sezioni 2 ¢ 3; in quest'ultima sezione infatti abbiamo appena ricavato la velocita v, = 19,3 m/s. aD, Di Ame An ae % -(a) ne ( ao y 19,3 m/s = 2,14 mis D, O12 m aoe a) — 2m me ge 2x 9.81 mis 023m — 4m=— 4,23m—> 1p, = 1000 kai x 9,81 m/s! x (~ 428 m) = ~ 41.496 Pa = =~ 41,496 KPa ~~ 41,5 KPa < 55 "Ge scrviamo Fequazione l continuta 59 tala sezione 1 d area A, moto grande (2 Ia superficie del bacino)e la generica sezione A {alntorne dot tubo) si he AeA + y= As wa ma |i segno meno incica che la pressione @ 41,5 kPa al di sotto della diferenza di quota (@ cosi pure di pressione e di energia cinete pressione atmosferca: > infatti & una pressione relativa, In termini a) € non il valore assoluto.. j di pressione assoluta p,, si avrebbe (4-10): 2. Nella sezione 2 il carico cinetico »3/(2a), che si ottiene in Das = Pa + Pag = ~ 41,6 KPa + 101,3 KPa = 59,7 kPa rispondenza di una velocté del iquido certamente nan tras (2.14 mis) & piuttosto modesto (0,23 m di colo acqua). Per artvare a valori pid sensibili del carico cine ‘oocorre passare a valor pil elevati di velocité; ad esempio, velocité ai 10 m/s, il carico cinetco diviene pari a5 m, e qu EN paragonabile a quello geodetico z, = 4m. Si tenga infine 1. Il livelio di riferimento della quota z = 0 pu essere scelto a sente che il carico cinetico aumenta con il quadrato della veloc piacere, in quanto nell'equazione di Bernoulli 5-19’ compare una ta del fluido. 5.9 Quando |'equazione di Bernoulli é scritta nella forma 5-17, ciascun termine ha le i dimensioni di una lunghezza e viene espresso in metri [m] di colonna del fluido che Rappresentazione pyre tonte in quel date condotto. | termini pI(go), °*/(2g) ez sono chiamati rispet- dell’ equazione tivamente carico di pressione, carico cinetico e carico geodetico. La somma z di Bernoulli + pl(ge) viene indicata con il nome di quota piezometrica, mentre la somma per un fluido ditutte tre i carichi (di pressione, cinetico e geodetico), che nell'equazione di Ber- p noulli é una costante, é il earico totale del fluido 0 carico idraulico totale. Occorre ideale. poi ricordare che i vari carichi citati vanno sempre fisicamente interpretati come ener- Cavitazione gia per unita di peso del fluido (equazione 5-17). 72 Gli andamenti della velocita »-e della quota piezometrica z + p/(gg) in un condotto: si ricavano dall’equazione di continuita 5-9 ¢ dalla 5-17; trascriviamo quest’ultima isolando nel suo primo membro i due termini della quota piezometrica del carico cinetico: v VeAvoue + 5-9) ores 69) gee eee 17) ge} 29 Tabella 5.1 Andamenti di velocita 2, quota plezometrica z + p/(g0) carico totale .# in un condotto al variare della sezione Condotto convergente a sezione costante _divergente e aumenta _—_costante diminuisce 2+ pl (ge) diminuisce costante aumenta # costante costante costante Data la costanza della portata, la 5-9 permette di affermare che, essendo inversa- mente proporzionale all’area A della sezione, la velocité » (prima riga nella Tabella 5.1): — aumenta in un condotto convergente; — diminuisce in un condotto divergente; —rimane costante in un condotto a sezione costante. Ma quando la velocita e aumenta, come avviene nel condotto convergente, la quota piezometrica z + p/(ge) (Seconda riga della Tabella) deve, per la 5-17, diminuire, dal momento che mantiene un valore costante (terza riga della Tabella). Allo stes- so modo, se x diminuisce, la quota piezometrica aumenta. Figura 5.13 - Rappresentezione gratiea dell'equazione di Bernoulli nel caso del moto stazionario ai un liquido in assenza di perdite di energia. In conclusione, sulla base delle due equazioni 5-9 @ 5-17, possiamo affermare che la quota piezometrica z + p/(gQ) — aumenta in un condotto divergente; — diminuisce in un condotto convergente; — non cambia in un condotto in cui la sezione rimane costante. Qualora I’altezza geodetica z non vari, come awiene per un condotto orizzontale, allora le considerazioni sopra esposte si possono applicare direttamente all'altezza relativa alla pressione p/(gg), anziché alla quota piezometrica, in quanto z rimane costante. Linea del carico totale Livello di riferimento Esaminiamo ora la rappresentazione grafica dell’equazione di Bernoulli nel caso del moto stazionario, senza perdite di energia, di un liquido in un condotto (Figura 5.13), di cui vengono individuate le sezioni 1, 2 e 3 situate rispettivamente alle quote z,, 2% Zs, quote che partono dal livello di riferimento e terminano nel baricentro di que- ‘ste sezioni. La linea del carico totale é una retta orizzontale, che dista della quota # dal livello di riferimento: # rimane invariato in tutte e tre le sezioni. La retta del carico totale é cioé orizzontale, perché, come abbiamo detto nel commento della 5-17, I'energia totale, in assenza di perdite di energia, rimane costante nel moto sta- Zionario di un liquido; se vi fossero delle perdite, la linea del carico totale dovrebbe scendere progressivamente, passando dalla sezione 1 alla sezione 3, in funzione dell’ammontare di queste perdite. Nel caso del condotto di Figura 5.13, la linea pie- zometrica, cioé la linea che unisce le varie quote piezometriche z + p/(gg), scende progressivamente: essa, é data infatti dalla differenza tra il carico totale 2¢costante € il carico cinetico »*/(2g), carico cinetico che aumenta, in quanto la velocita della corrente diventa via via pil elevata a mano a mano che diminuisce la sezione del condotto (5-9). ‘Sempre nella Figura 5.19 sono stati evidenziati un sistema di misura del carico tota- le (tubo di ristagno nelle sezioni 1 e 3) ¢ il sistema di misura del carico piezometrico (tubo piezometrico 0 piezometro nelia sezione 2, gia descritto nel Paragrafo 4.6), Il tubo di ristagno ha la sezione di imbocco, che é situata nel baricentro della sezio- ne di misura, piegata ad angolo retto: in questo modo la corrente annulla la propria velocita nell’entrare nel tubo (si ha cioé il ristagno della corrente), ¢ quindi, per I’e- quazione 5-17, l'altezza della colonna di liquido rappresenta il carico totale 22 Que- sto sistema di misura verra esaminato pit a fondo nella descrizione del tubo di Pitot (Paragrafo 40.4), strumento utilizzato per la misura della velocita nei fluidi. 73 Figura 5.14 - Linea del carico totale e jinea piezometrica per un liquide ideale in moto ‘tazionario In un tubo. igura 5.15 - Cavitazione in 4un'ellea marin. Linea del carico totale Tinea piezometrica Il piezometro @ invece un tubo la cui imboccatura si trova a filo della parete interna del condotto: l'altezza della colonna liquida risente cosi soltanto del carico di pres- sione p/(go), che viene valutato a partire dal baricentro della sezione 2, e non del carico cinetico, poiché la velocita del liquido si mantiene inalterata. Consideriamo ora un tipico esempio di flusso stazionario di un liquido ideale, cio® non viscoso, che uscendo da un grande serbatoio attraverso un tubo costituito da tratti aventi sezione diversa arrivi all'ugello di Figura 5.14. Al pelo libero del liquido nel serbatoio, la pressione é nulla (Ia pressione é quella atmosferica) ¢ pure la velo- cita del liquido pud essere considerata nulla, in quanto la superficie € molto grande in confronto alla sezione trasversale del condotto (si veda la nota 5.3): la linea del carico totale passa per il pelo libero e coincide con la linea piezometrica. La linea del carico totale di tutto il sistema é orizzontale in quanto il liquido @ ideale € quingi senza perdite per attrito dovuto alla viscosita, Il flusso nelle varie sezioni del tubo segue l'equazione di continuita 5-9, pill volte citata; ad esempio, nei tratti di tubo dove la sezione si restringe, la velocita del liqui- do aumenta: cid é ben visualizzato dalla linea piezometrica blu, che si trova al di sotto del carico totale 2% di un valore corrispondente al carico cinetico 2*/(2g). La distanza tra la linea piezometrica ¢ la linea che congiunge i centri delle sezioni tra- sversali del tubo rappresenta, in una data sezione, il carico di pressione p/(ge). Se la linea piezometrica si trova al di sopra della linea congiungente i centri, il carico di pressione é positivo. Al contrario, nei tratti di tubo in cui la linea piezometrica si trova al di sotto della linea che congiunge i centri delle sezioni trasversali del tubo, il carico di pressione diviene negativo: in questa zona (Figura 5.14) la pressione & negativa, cio@ scende a valori inferiori alla pressione atmosferica. Quando la pressione allinterno del tubo cade fino al valore della pressione di vapo- re del liquido™, il liquido tende a formare delle bolle di vapore (il fenomeno viene chiamato cavitazione), che sono trasportate a valle lungo la corrente e successiva- mente, nelle zone a pil alta pressione, si contraggono ed eventualmente collassa- No. II collasso ripetuto di queste bolle di vapore produce delle onde di pressione di intensita estremamente elevata accompagnate da rumore e, spesso, da erosione severa delle pareti del condotto (erosione per cavitazione). Il fenomeno della cavitazione non é solo relativo ai condotti, ma a tutte quelle parti delle macchine in cui la pressione diviene negativa. La Figura 5.15 visualizza motto bene la formazione di una scia vorticosa pro- vocata dalla cavitazione di un'elica marina, sperimentata in un tunnel ad acqua: si posso- no osservare le bolle di vapore che si stacca- no dall’estremita delle pale dell’elica, dove la pressione scende al di sotto della pressione di vapore dell’ acqua. 5 S| definisce come pressione di vapore p, di un thu do la pressione alla quale il suo liquido e il suo vapore so- no in equilbrio, Ea SST Un sifone (Figura 5.16) di 100 mm di diametro é riempito di acqua e scarica liberamente nell’ambiente, che si trova alla pressione atmosferica, attraverso un ugello di'50 mm. Si trascurino le perdite dovute agii attri. Determinare: a) [a portata in volume scaricata attraverso I'ugello; b) /a pressione nei punti 1, 2, 3 € 4. SOLUZIONE 2) Applichiamo l'equazione di Bernoulli per un fluido ideale nella forma 5-19 tra le sezioni 0 e 5: mt aw 3m tee ee ge” 2g go * a * Nel punto 0 abbiamo: — Pq = 0: la pressione sul pelo libero @ quella atmosferica e la pressione relativa & quindi nulla; — [hy = 0: a veloc dellacquaé trascurabile, in quanto la st perficie del serbatoio é grande (si veda la nota 5.3); et Nal punto 5 eobiamo: — py = 0: Si é detto che I'ugello scarica nell'atmostera; — ¥, = 2: él'incognita da determinare; il er stato asso corspondenza del pun 2 105. 2 Om+0m+4m=Om+—s* +0m— 2g oh = 2x 981 mis x 4m > v= \2x8I mis Kam = La portata in volume F& data dall'equazione 5-3 2X (0,05 my = J 6886 ms) = 1.0174 mils < 86 mis bb) Calcoliamo prima la velocita 2 nel tubo del sifone di diametro Deparia 100 mm (0,1 m) per mezzo dell'equazione di continuita 5-9: wv av 400174 mis "VA ~ aD oF x (0.1m) 4a Applichiamo quind! sistematicamente I'equazione di Bemoull §-19 trala sezione 0 e le varie sezioni 1, 2, 3 4, dove la velocita é sem- ‘re uguale @ » in quanto il diametro del tubo del sifone é costante: 221 mis (sezioni 0 ¢ 1) eat mst, 2x981me +4" > — 0,25 mdi colonna d'acqua + p, = ge x (— 0,25 m) = = 9181 mis’ x 1000 kgim? x (~ 0,25 m) =~ 2.44 kPa IN segno meno (—) indica che la pressione in 1 al di sotto di quella atmosterica a bhi (sezioni Oe 2) —-+— >— + = oe. go tg * go” 2g Ooms ith Pr (2,21 mis} go 2x9,81 mist Be 77825 MA cola dome + m= ge x(- 825 m) = e 9,81 m/s* x 1000 kgim* x (— 3,25 m) = ~ 31,88 kPa ed =~ 0.25 mdi coloma dacqua -+ p, = ge x (~ 0,25 m) = = 9,81 mis x 1000 kg/m? x (— 0,25 m) = — 2,44 KPa La pressione in 3 & uguale a quella in 4 in quanto i due punti si trovano alla stessa quota, a, a, 2) a Die (sezioni 0 e 4) 2g Po. (221 isi Om+0m+4m EES ge 2x 961 miss +0m—> Be 3,75 m di colonna d'acqua + p, = go x 3,75 m = = 9,81 m/s* x 1000 kg/m’ x 3,75 m = 96,8kPa COMMENT! ‘Lalinea del carico totale ela linea piezometrica sono riportate nella Figura 5. 16. 5 5.10 Teorema di Torricelli Figura 5.17 - Teorema ei Torrie: volocith di efflusso da un serbatolo 76 Un orifizio é un'apertura, solitamente circolare, situata alla base di un serbatoio, at- traverso la quale esce il fluido sotto forma di getto. La pressione esterna al serbatoio @ spesso quella atmosferica. L'espressione piccolo orifizio fa riferimento a quegli orifizi che hanno un diametro piccolo se confrontato con I’altezza del liquido-all'in- terno del serbatoio; questo fa si che Ialtezza della colonna di liquide non vari ap- prezzabilmente da punto a punto dell'orifizio. Il classico teorema di Torricelli, formulato all'inizio solo per via sperimentale, stabili- sce che la velocita del liquido che effluisce da un orifizio & proporzionale alla radice quadrata dell’altezza del liquido che si trova al di sopra del centro dell’orifizio, Que- sto enunciato puo essere facilmente verificato per mezzo dell'equazione di Bernoul- li 6-19). Il serbatoio della Figura 5.17 6 riempito con un liquido di massa volumica 0, fino a un’altezza / al di sopra del centro di un orifizio circolare o di un punto che si trova su un suo lato. Si fanno le seguenti ipotesi 1. Sia la superficie libera del liquido nel serbatoio (punto A) sia il getto liquido all'u- scita nel punto O appena fuori dell‘orifizio sono esposti alla pressione atmosferi- ca (Pa, = Po); 2. Il livello 4 del pelo libero nel serbatoio rimane costante; 3. L'area della superficie del liquido nel serbatoio é grande in confronto con quella dell’orifizio (cid vuol dire che la velocita del liquido in A é trascurabile’ 4. Non vi sono perdite di energia. Prendendo come livello di riferimento la quota che passa per il centro dell’orifizio, scriviamo l'equazione 5-19 tra le sezioni A ¢ O: EA AER ie tere ee eee se 2g ge 2g Ma, per le ipotesi fatte, abbiamo: Pr=Po %=0 m-th @ allora, risolvendo rispetto alla velocita vg nell'orifizio, si ottiene: equazione che & conosciuta come teorema di Torricelli. E interessante osservare che la velocita di efflusso zo é identica alla velocita raggiunta da un corpo in cadu- ta libera. La portata teorica V’attraverso l'orifizio pud essere calcolata con la 5-9 moltiplican- do area A, della sezione dell’orifizio per la velocita del getto vo: fo = Aoto = Ao V2ah 5-23