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LEZIONE 1

INTRODUZIONE AI NUMERI COMPLESSI


Lesigenza di introdurre linsieme dei numeri complessi, nasce dal fatto che negli
insiemi numerici pi ristretti (insieme dei numeri naturali, insieme dei numeri interi,
etc) non possibile effettuare alcune operazioni, ad esempio qualunque insieme
numerico si scelga (al di fuori dellinsieme dei numeri complessi) non possibile fare
le radici quadrate di numeri negativi.
Ricordiamo qui brevemente quali sono gli insiemi numerici e quali operazioni
possibile fare con ognuno di essi;

N= {0,1,2, } Insieme dei numeri naturali; in questo insieme sono definite le

operazioni di somma e di prodotto.


Z ={N , 0, N } Insieme dei numeri interi; in questo insieme, oltre alle
operazioni che sono definite nellinsieme dei numeri naturali, anche definita
loperazione di sottrazione.

Q=

{ mn , n 0}, m, n Z

Insieme dei numeri razionali; in questo insieme oltre

alle operazioni che sono definite nellinsieme dei numeri interi, definita
anche loperazione di divisione.
R= {? } Insieme dei numeri reali; in questo insieme oltre alle operazioni
che sono definite nellinsieme dei numeri razionali, definita anche
loperazione di radice quadrata.
Un immagine pu chiarire bene i concetti espressi (fig.1). Linsieme dei numeri reali
comunque non esaurisce le esigenze, infatti le banale equazione x 2+1=0 , non ha
soluzione in R , per questo necessario introdurre linsieme dei numeri complessi
C . Diamo quindi la definizione di insieme di numeri complessi
C={ a+ib :a , b R } Definizione diinsime dei n complessi

Sia z un qualsiasi n complesso, sulla base della definizione appena data esso si
scriver nel modo che segue
z=a+ib

e possiamo dire che

a= ( z ) parte reale del n complesso z

1 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

b=( z )

parte immaginaria del n complesso z

i detta unit immaginaria e per definizione vale


i 2=1

e quindi
i= 1

fig.1-Le relazioni tra gli insiemi numerici


Nellinsieme dei numeri complessi (che include tutti gli altri insiemi numerici citati,
come mostrato in fig.1) sono ben definite le operazioni di somma e prodotto.
z 1 , z 2 C

z 1+ z2 ( a1 +a2 ) +i ( b1 +b 2 )
z 1 z 2 ( a1 a2b1 b 2 ) +i ( a1 b 2+ a2 b1 )

Per dimostrare queste due definizioni basta prendere due numeri complessi
z 1=a1 +i b1

e z 2=a2 +i b2 ed andarli a sommare in un caso o a moltiplicarli in un

altro utilizzando le note regole del calcolo letterale.


Introduciamo ora alcune propriet che ci serviranno per dedurre le operazioni di
sottrazione e di divisione.
ELEMENTO NEUTRO (RISPETTO ALLA SOMMA E AL PRODOTTO)
2 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

z C

z0

z 0=0+ i 0 : z+ z 0=z
z 1=1+i 0 : zz 1=z 1

detto elemento neutro rispetto alla somma, mentre z 1 detto elemento

neutro rispetto al prodotto.


ESISTENZA DELLOPPOSTO E DEL RECIPROCO

z C , z C : z+(z)=0
z C{ 0 } , z1 C : zz1=1

detto opposto di z mentre z1 detto reciproco di z.

Assegnato un numero complesso z=a+ib , quindi il suo opposto z=aib ,


a
b
1
mentre si pu dimostrarea che il suo reciproco z = 2 2 +i 2 2 e certamente
a +b

a2 +b 2 0

a +b

in quanto la definizione di reciproco stata data z C {0 } , cio

omettendo lo zero, pertanto ha senso scrivere questo numero complesso.


Linsieme dei numeri complessi unitamente alle due operazioni fondamentali (somma
e prodotto) definiscono un campo. Una volta definito lopposto ed il reciproco, siamo
pronti per definire le operazioni di sottrazione e divisione, le quali si deducono
rispettivamente dalloperazione di somma e dalloperazione di prodotto.

z 1 , z 2 C , z 1z 2 z 1 + (z 2)
z
z 1 C , z 2 C{ 0 } , 1 z 1 z1
2
z2

Queste operazioni sono giustificate in quanto abbiamo definito un opposto e un


reciproco per ogni numero complesso, tranne che per il numero complesso nullo, per
il quale non esiste reciproco.
Oltre alle citate propriet, sono anche definite la propriet associativa, commutativa,
distributiva (della somma rispetto al prodotto).

RELAZIONE DORDINE TRA NUMERI COMPLESSI


a Omettiamo la dimostrazione.
3 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

Ricordiamo che nellinsieme dei numeri reali esisteva una relazione dordine tra i
numeri, cio presi due numeri reali a e b qualsiasi, si poteva sempre scrivere una
relazione del tipo a b ; questo non possibile farlo con i numeri complessi, cio
non possiamo mai dire che un numero complesso pi piccolo o pi grande di un
altro numero complesso, per convincercene facciamo un esempio.
Preso il numero complesso z=i , evidente che z 0 supponiamo pertanto che
z> 0 , cio
i> 0

avendo supposto i positivo, moltiplicando primo e secondo membro della


disequazione per i , il verso della stessa non cambier
ii>i0

ma per definizione
i 2=1

e quindi otteniamo
1> 0

assurdo.
Supponiamo adesso che lunit immaginaria sia negativa, ovvero
i< 0

avendo supposto i negativo, moltiplicando primo e secondo membro della


disequazione per i , il verso della stessa questa volta cambier
ii>i0

ma per definizione
2

i =1

e quindi otteniamo ancora una volta


1> 0

assurdo.
RAPPRESENTAZIONE DEI NUMERI COMPLESSI

4 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

Come si rappresentano i numeri complessi? I numeri complessi si rappresentano su


un piano chiamato piano immaginario (detto anche piano di Gauss o piano
complesso); vediamo come si arriva a rappresentare un numero complesso su un
piano.
Prendiamo un generico numero complesso z=a+ib ; ad ogni numero complesso
facciamo corrispondere due coppie di coordinate, costruiamo cio unapplicazione
dai numeri complessi ai numeri reali che possiamo simbolicamente cos scrivere
C RR

Ricordiamo che linsieme dei numeri reali un sottoinsieme dei numeri complessi (
R C

possiamo rendercene conto dalla fig.1) e in particolare contiene tutti i n

complessi a parte immaginaria nulla.


Preso il numero complesso z=a+ib , possiamo costruire la coppia ordinata ( a , b ) ,
e ad ogni coppia ordinata corrisponde uno ed un solo numero complesso; nota la
coppia ordinata, ad essa si fanno corrispondere le due citate coppie di coordinate

(a , b) (a , 0)
( 0, b )

evidente quindi che abbiamo ottenuto due punti uno giacente sullasse delle x e uno
giacente sullasse delle y; a questo punto banale rappresentare lassegnato numero
complesso z su di un piano cartesiano (fig.2).
Al punto P che vediamo in fig.2 per convenzione viene fatto corrispondere il n
complesso z, ed ovviamente anche la sua coppia ordinata (cos come indicato in
fig.2); il piano riportato in fig.2 il gi citato piano immaginario.
In questo piano immaginario, i numeri reali stanno sullasse x in quanto i numeri reali
sono numeri complessi a parte immaginaria nulla, mentre i numeri immaginari puri
stanno sullasse y in quanto essi sono numeri complessi a parte reale nulla. Da ci
derivano i nomi dei due assi, ovvero lasse x prende il nome di asse reale, mentre
lasse y prende il nome di asse immaginario.

5 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

Sempre sullo stesso piano immaginario di fig.2 rappresentato un altro punto ( P' ,
simmetrico di P rispetto allasse reale) a rappresentanza del numero complesso z ,
questo numero complesso detto coniugato di z
z=a+i (b )

Definito il numero complesso coniugato, possiamo definire due propriet connesse ad


esso

z , w C zw=zw
z +w=z +w

Queste propriet ci dicono che il coniugato del prodotto, pari al prodotto dei
coniugati e il coniugato della somma, pari alla somma dei coniugati.

fig.2-Il generico numero complesso ed il suo coniugato


Per un n complesso z scritto in forma algebrica (cio nella forma a+ib ), si
definisce modulo di z la seguente quantit
|z|= a 2+ b2

6 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

Risulta interessante anche andare a definire il prodotto tra un n complesso e il suo


coniugato
2

z C , zz=|z|

ESERCIZIO, VERIFICA DELLA PROPRIET zw=zw


Verificare la veridicit della seguente propriet
z , w C { zw=zw

Svolgimento
Assegniamo due generici numeri complessi
z =a+ib
{w=c+
id

facciamone il prodotto
zw=( a+ ib )( c +id )=ac+iad + ibcbd =acbd +i ( ad+ bc )

facciamo il coniugato del risultato, ossia cambiamo segno alla parte immaginaria
zw=acbdi ( ad+ bc )

Ora prendiamo i coniugati dei numeri complessi assegnati


z =aib
{w=cid

facciamone il prodotto
zw=( aib )( cid )=aciadibcbd=acbdi ( ad+ bc )

pertanto verificato che


zw=zw

ESERCIZIO, VERIFICA DELLA PROPRIET z+ w=z+ w


7 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

Verificare la veridicit della seguente propriet


z , w C { z+ w= z+ w

Svolgimento
Assegniamo due generici numeri complessi
z =a+ib
{w=c+
id

facciamone la somma
z+ w=( a+ib ) + ( c +id )= ( a+c ) +i ( b+ d )

facciamo il coniugato del risultato


z+ w=( a+c )i ( b+ d )

ora prendiamo i coniugati dei numeri complessi assegnati


z =aib
{w=cid

facciamone la somma
z+ w=( aib ) + ( c id )=( a+c )i ( b+d )

pertanto verificato che


z+ w=z+ w

ESERCIZIO, SCRIVERE UN NUMERO IN FORMA ALGEBRICA


Scrivere in forma algebrica il n complesso
z=

23 i
i+2

Svolgimento
Nostro scopo scrivere il numero complesso assegnato in forma algebrica, ossia nella
forma z=a+ib ; preso il numero complesso assegnato, moltiplichiamo numeratore e
denominatore per il coniugato del denominatore cos da fare scomparire la i dal
denominatore
23 i
i+2
23 i
i+ 2
z=
=
i+2
i+2

da cui

8 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

z=

( 23 i )(i+ 2 ) i2+ 43i 6 1i8 1i 8


=
=
=
1+i 2i 2+ 4
1+ 4
5
( i+2 ) (i+2 )

separando la parte reale dalla parte immaginaria si ottiene


1 8
z= +i
5
5

Abbiamo quindi scritto in forma algebrica il numero complesso assegnato.


ESERCIZIO
t
Determinare i valori di t R per i quali il n complesso z= 1+it

un numero

reale.
Svolgimento
La prima cosa da fare scrivere il numero complesso assegnato in forma algebrica (si
usa lo stesso trucchetto visto nel precedente esercizio)
t
1it
t
1+ it
tit 2
z=
=
=
1+it
1it
1+t 2

separiamo la parte reale dalla parte immaginaria


t
t 2
z=
+i
1+ t 2 1+t 2

Questo numero complesso reale quando il coefficiente dellimmaginario nullo, per


cui scriviamo
2

t
=0
1+t 2

condizione che si realizza quando


t 2=0

ovvero quando
t=0

In definitiva
z=

t
R t=0
1+it

9 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

FORMA TRIGONOMETRICA DI UN NUMERO COMPLESSO


Per rappresentare i punti del piano possibile adottare un sistema di riferimento
cartesiano oppure un sistema di riferimento polare. Vediamo come utilizzare un
sistema di riferimento polare per andare poi a definire la forma trigonometrica di un
numero complesso.
Preso un punto detto polo, da esso facciamo partire una semiretta r orientata, cos
come mostrato in fig.3; il punto P in questo sistema di coordinate individuato
univocamente dalle quantit seguenti;
dalla distanza del punto P dal polo O presa lungo una semiretta di origine O e
passante per P;
dalla misura in radianti dellangolo formato tra la semiretta r e la semiretta
avente origine in O e passante per P.

fig.3-Riferimento polare per lindividuazione di un numero complesso


La distanza OP prende il nome di modulo di P e per convenzione si indica con la
lettera . detto argomento del punto P, esso individuato a meno di multipli
di 2 ; largomento definito per tutti i punti tranne che per il polo O.

10 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

Arrivati a questo punto viene naturale trasportare questo sistema di coordinate polari
in un sistema di coordinate xy (fig.4).

fig.4-Riferimento polare sovrapposto al riferimento cartesiano


Lorigine del riferimento cartesiano viene presa coincidente con il polo O, lasse delle
ascisse viene fatto coincidere con lasse polare (la semiretta r) ed infine lasse delle
ordinate viene preso alla solita maniera, ovvero ortogonale allasse delle ascisse e
passante per lorigine degli assi.
Siccome ora il riferimento cartesiano ed il riferimento polare vivono insieme ci
chiediamo se possibile trovare delle relazioni tra le coordinate polari e le coordinate
cartesiane. Queste relazioni esistono, andiamo pertanto a richiamarle; preso il punto P
di coordinate ( , ) ovvero ( x , y ) scriviamo le relazioni che intercorrono tra
questi due set di coordinate.
cos Notecoordinate polari del punto , ricavo quelle cartesiane
{xy==sin

= x 2+ y 2 Notecoordinate cartesiane del punto , ricavo quelle polari


tan = y /x

11 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

Siccome i numeri complessi li abbiamo definiti in un piano (il piano immaginario),


immediatamente si estendono queste considerazioni proprio ai numeri complessi.
Preso il n complesso z=a+ib , ad esso associamo il punto P di coordinate
cartesiane P ( a , b ) e se nel piano immaginario convive anche un sistema di
coordinate polari, al numero complesso z associamo anche il punto P ( , ) ; il
legame che esiste tra le coordinate cartesiane e quelle polari di P identico a quello
scritto prima per il generico punto.
Considerata quindi la situazione di fig.5, scriviamo
cos Notecoordinate polari del punto, ricavo quelle cartesiane
{a=
b= sin

| z|== a2+ b2 Notecoordinate cartesiane del punto ,ricavo quelle polari


tan =b / a

fig.5-Piano Re-Im
Si conviene indicare largomento di un numero complesso z con la seguente
notazione
=arg ( z ) Notazione non proprio esatta , si veda successivamnte

12 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

Tutti i numeri complessi hanno un argomento, tranne il numero complesso a parte


reale e parte immaginaria nulla, cio il punto di coordinate ( 0,0 ) . arg ( z ) la
misura di definita a meno di 2 , cio
arg ( z ) =+2 k , k Z

Si definisce argomento principale del numero complesso z quellunico valore di


compreso tra 0 e 2 , e si indica con Arg ( z ) ; si pu dire che largomento
principale quellunico valore di compreso tra e
Arg ( z ) ,

cio
< Arg ( z )

Lintervallo in cui definito Arg ( z ) aperto perch bfacendo un giro completo


praticamente si ottiene lo stesso valore.
FORMA TRIGONOMETRICA DI UN NUMERO COMPLESSO
Abbiamo a disposizione tutti gli strumenti per introdurre la forma trigonometrica di
un numero complesso z=a+ib .
Abbiamo visto che
cos Notecoordinate polari del punto, ricavo quelle cartesiane
{a=
b= sin

e quindi assegnato il numero complesso in forma algebrica


z=a+ib

sostituendo le uguaglianze appena richiamate, si ottiene


z= cos +i sin

e in definitiva la forma trigonometrica del numero complesso z


z= ( cos +i sin )

b Credo che lintervallo sia aperto in quanto i punti dellasse reale negativo sono gli
unici punti per i quali si pu scegliere di calcolare Arg(z) procedendo in senso
antiorario o in senso orario a partire dai punti dellasse reale positivo. Questo
comporterebbe il fatto che Arg(z) per i punti dellasse reale negativo possa essere
uguale sia a che a . Per evitare questo si apre lintervallo.
13 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

La maggiore utilit della forma trigonometrica, si rileva quando si va a fare il


prodotto tra due o pi numeri complessi (iniziamo con due, per poi estendere al caso
pi generale). Assegniamo quindi due numeri complessi z 1 e z 2

z 1=( 1 , 1 )
z 2=( 2 , 2 )

il loro prodotto
z 1 , z 2 C {0 } , { z 1 z 2 1 2 ( cos ( 1+ 2) + isin ( 1 +2 ) )

Quello che si pu vedere che il prodotto di 2 numeri complessi qualunque ancora


un numero complesso, il cui modulo il prodotto dei moduli e largomento la
somma degli argomenti; in pratica quello che succede che nel piano immaginario
c una rotazione come mostrato qualitativamente in fig.6

fig.6-Prodotto di due numeri complessi z 1 e z 2 mostrato graficamente


POTENZA N-ESIMA DI UN NUMERO COMPLESSO
Assegnato un generico numero complesso z , vogliamo calcolarne la potenza nesima
z C , zn =?

Per calcolare questa potenza, basta applicare la regola del prodotto tra numeri
complessi in forma trigonometrica
z= ( cos +i sin )

14 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

Esprimiamo quindi la potenza n-esima di z come z moltiplicato per se stesso n volte,


applicando la regola del prodotto vista prima
z 1 z2 =1 2 ( cos ( 1 +2 ) +isin ( 1+ 2 ) )

regola che estesa al caso di nostro interesse ci permette di ottenere la seguente


z n=n ( cos ( n )+ isin ( n ) ) Formula di Moivre

PASSAGGIO DA FORMA ALGEBRICA A FORMA TRIGONOMETRICA


Assegnato il generico numero complesso scritto in forma algebrica z=a+ib , come
si passa alla sua scrittura in forma trigonometrica?
La forma trigonometrica ricordiamo che cos espressa
z= ( cos +i sin )

ovvero
z=|z|( cos ( Arg ( z ) ) +i sin ( Arg ( z )) )

con

| z|= a2 +b 2
Arg ( z )=tan 1

( ba )

quindi potremmo scrivere

b
b
+isin
tan
(
)
(
( a ) ( a ))) Forma trigonometrica a partire da quella algebrica

z= a2 +b 2 cos tan 1

La forma trigonometrica del numero complesso stata quindi definita a partire dalla
forma algebrica, senza laggiunta di nessunaltra informazione.
RADICE N-ESIMA DI UN NUMERO COMPLESSO
Si dice radice n-esima di un numero complesso z quel numero w che elevato ad n
restituisce z
w n=z

Ci chiediamo se esiste questo numero w. Per rispondere a questo quesito, assegniamo


un generico numero complesso z
z= ( cos +i sin )

15 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

Se esiste w tale che w n=z , ragionevole supporre che sar anchesso un numero
complesso, pertanto avr una sua forma trigonometrica del tipo
w=r ( cos +i sin )

A questo punto se w effettivamente la radice n-esima del numero complesso z, deve


valere la relazione
w n=z

Applicando la formula di Moivre, la potenza n-esima di w si scriver


w n=r n ( cos ( n )+i sin ( n ) )

con luguaglianza w n=z che di conseguenza diventa


r n ( cos ( n )+i sin ( n ) )= ( cos +i sin )

Quando verificata questa uguaglianza? Questa uguaglianza verificata quando

r n=
n=+ 2k ,k Z

Due numeri complessi sono uguali se rappresentano lo stesso punto del piano;
ovvio che i due moduli debbano coincidere e che i due argomenti principali possano
differire di 2 k , per convincersene basta fare riferimento alla rappresentazione
trigonometrica del numero complesso.
Alla luce delle due precedenti condizioni, calcoliamo il modulo e largomento di w

r =
+2 k
=
,kZ
n

Abbiamo pertanto definito w in quanto stato definito il suo modulo ed il suo


argomento; sotto i nostri occhi che largomento di w funzione di k, pertanto lo
stesso w sar funzione di k, vediamolo meglio andando a riscrivere w. In origine era
w=r ( cos +i sin )

che ora diventa


n

( (

w k = cos

+2 k
+2 k
+i sin
,k Z
n
n

))

16 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

In generale le w k diverse tra di loro sono in numero pari ad n; istintivamente si


potrebbe dire che le w k diverse tra di loro sono infinite, pertanto andiamo a vedere
per quale motivo le w k diverse tra di loro sono solamente n.
Consideriamo due radici n-esime qualunque w k

e w k , quando coincideranno?
2

Considerata la pi generica espressione w k possiamo scrivere che


w k =w k
1

se
+ 2 k 1 +2 k 2
=
+2 h , h Z
n
n

semplificando questa uguaglianza si ha


k 1=k 2 +nh , h Z

Dunque le due radici n-esime coincidono quando k 1 e k 2 differiscono per


multipli di n, ovvero se voglio w k w k
1

devo assegnare valori a k 1 e a k 2 tali

che questi non differiscano per multipli di n, solo in questo modo non si avranno
radici coincidenti. Quindi in generale per avere radici distinte
k =0,1,2, ,n1

un esempio chiarir.
ESEMPIO, CALCOLO DELLE RADICI
Assegnato il numero complesso
z=1+i

se ne calcoli la radice quarta


Svolgimento
Ricordiamo che la radice n-esima di un numero complesso z generico
n

( (

w k = cos

+2 k
+2 k
+i sin
,k Z
n
n

))

bisogna quindi calcolarsi il modulo e largomento principale di z

= 1+1= 2

1 1
=tan
=
1 4

()

tenendo anche presente che nel nostro caso n=4 , scriviamo


17 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III

LEZIONE 1

(( ) ( )

+2 k
+2 k
4
4
4
w k = 2 cos
+ isin
,k Z
4
4

ovvero

( (

w k = 2 cos

))

k
k
+
+i sin
+
,k Z
2 16
2 16

Per quanto scritto precedentemente, le radici distinte sono solamente 4,


verifichiamolo

( (
( (
( (
( (
( (

) ( ))
9
9
w = 2 cos
+isin (
16 )
16 ))
17
17
w = 2 cos
+isin (
)
16
16 ) )
25
25
w = 2 cos
+i sin (
)
16
16 ) )
33
33
w = 2 cos
+i sin (
)
16
16 ))
8

w 0= 2 cos

+i sin
16
16

Quello che si osserva, anche se non immediatamente che w 0=w 4 , questo accade
perch
k 4=k 0+ nh , h Z

ovvero
k 4=k 0+ 4 h , h Z

in questo caso essendo k 0 =0 e k 4=4 , evidentemente h=1 . Quindi


effettivamente k 0 e k 4 differiscono tra di loro per multipli di n, e questo fa si che
le radici siano uguali C.V.D.

18 DAVIDE ALBANESE, ANALISI MATEMATICA III