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III

Metodologie di progettazione I 31

METODOLOGIA PER LA PROGETTAZIONE DELLA TAVOLA

Gli elaborati grafici, come si accennava in precedenza, devono


essere impostati in settori, ognuno dei quali deve contenere le
varie definizioni sia normative che urbanistiche e tecnologiche.
La 1a fase sar quella creativa, in cui confluiranno le definizioni
dell'idea progettuale, derivanti da un referente o da una scuola
che ha trasmesso le emozioni pi forti, come gli - ismi astratto
figurativi condizionarono l'architettura dell'inizio e di buona parte
del ventesimo secolo (vd. Bruno Zevi, Storia dell'architettura
moderna, Einaudi, pagg. 13-25).
La 2" fase quella di messa a punto dell'idea, lo studio e defi
nizione delle piante, dei prospetti e delle sezioni, la loro messa
in scala (1 :500).
La 3a fase quella della rappresentazione del progetto alla scala
richiesta dalle varie Commissioni, che pu andare da 1:200 sino
a 1:50.

1 settore - analisi:

- dati del tema, definizione degli elaborati da produrr~ per

esplicitare al megiio il progetto;


normativa vigente spe~ifil2? al tema da svolgere;
- elenco leggi91..QertilJ~1JIa - area di sedime ed area di perii:
rl~rlZ.t

2 settore grafico:
- studio del tema assegnato verifica dei dati: volumetria, rap
porto di copertura, altezza max e distacchi;

_U III! M'H! rw ti$' S ' , !HIWMH"Ii'H8 CtU",1 tI!!WHW!I!H!WiWffiMltlWmjW!M!!WII!\lIn~ililililllil!ltjj~d~l~II~lIlliU\I~iUjl~Jillh'W,1,:IiUI,II!IIIII'I,lillbIHIU,I"",'<f,lll"IJltl,ILJ"IJIII","",',"'"I" """"J"I,,,:,a1."'"1U"""','""II",.'''''''''H'''1!",,'"U,,"'''''''''"'"]WltlJ''Uw;'''....'''_ _ _ _ __

schemi distributivi e funzionali calcolo superfici e volumetrie.,

schemi della scelta strutturale;

schizzi prospettici e/o assonometrici di definizione dell'orga

nismo;

3 settore - descrittivo:
planimetria d'insieme con arredo urbano dell'area assegnata;
- piante, prospetti e sezioni nelle scale richieste;
relazione tecnico-illustrativa sulle scelte progettuali-compo
sitive;
- relazione tecnico-descrittiva sulle scelte tipologiche;
relazione tecnico-descrittiva sulle scelte strutturali e dei com
ponenti edilizi;
- particolari costruttivi richiesti;
- disegni prospettici e/o assonometrici d'insieme o di dettaglio;
- maquillage di tutta la tavola, a colori o in bianco e nero.
N.B. la ~.f~lta di disegnare a mano libera o a riga e s9~.~9ra
dipende esclusivamente dalle capacit personali di rl?a grafi
ca e non elemento determinante per la valutazione dell'ela
borato, cos come l'uso del colore.

METODOLOGIA PER LA PROGETTAZIONE: PREMESSA

Lo sviluppo del progetto di un edificio, quale che sia la destina

zione d'uso, si basa su molteplici elementi, uniti o disgiunti tra

loro.

Questi, in maniera molto sintetica, possono essere riassunti in:

A) Analisi del contesto ove l'edificio si inserir. Attraverso que

sta analisi il progettista pu essere "suggestionato" al punto

32/ Parte Seconda

tale da avere suggerimenti in merito alla geometria del


proprio oggetto architettonico (analisi morfologica) e alla
scelta di determinati materiali. Il risultato sar il far convi
vere armonicamente la nuova architettura e il contesto cir
costante.
B) Sintesi progettuale che concili l'architettura dell'edificio nel
suo complesso con le destinazioni d'uso per il quale sta
to pensato. Ci pu avvenire o semplicemente "attraverso
la riduzione delle singole funzioni in spazi determinati, chiu
si, che a loro volta configurano volumetrie perfettamente
definite", oppure, meglio, attraverso il ricorso ad una orga
nizzazione progettuale pi aperta, tale da liberalizzare la
conformazione dei singoli ambienti, sempre per con ele
menti architettonici che agiscano da filo conduttore tra gli
stessi, in maniera tale da creare un'immagine unitaria e
omogenea.
C) Studio della volumetria e delle varie articolazioni, tale da
avere una percezione immediata dell'immagine comples
siva dell'edificio sin dalle fasi iniziali della progettazione.
Infatti nel basare il progetto sullo studio della volumetria, la
manipolazione dei volumi non parte tanto dai contenuti di
stributivi e funzionali, n da geometrie dettate dall'analisi
del contesto, quanto su "principi formali autonomi" che
permettano, nella sintesi finale, una migliore e pi facile
percezione dell'oggetto nel suo complesso. Ci provoca,
di fatto, la pi facile variazione di elementi interni, quali
ampliamenti o destinazioni d'uso, tali da evidenziare come
uno stesso oggetto architettonico possa essere utilizzato
con funzioni diverse.
D) L'espressione formale del progetto come elemento fonda

mentale della progettazione. Di fatto accentuare la superfi


cie esterna, la pelle, a scapito degli elementi pi stretta
mente tipologici, riduce la volumetria a mera aggregazio
nedi figure geometriche semplici, svincolando totalmente
l'interno dall'esterno. Le superfici esterne diventano quindi
uno strumento comunicativo a prescindere da ci che ce
lano.
E) Infine ultimo imput alla impostazione progettuale pu es
sere un'idea che si fondi essenzialmente nella forma. Ci
attraverso riferimenti anche estranei al mondo dell'archi
tettura (vedi forme organiche), che comunque portino ad
una coerenza complessiva nell'evoluzione del progetto
L'elenco sommariamente sopra riportato, che la consultazio
ne di M. Fornari, Progettazione architettonica, ETAS Libri, ha
ispirato, deve essere letto o come una porta che favorisca
l'accesso al cuore del significato dei progetti selezionati e ri
prodotti in un successivo capitolo, o, ancor meglio, come input
alle future progettazioni che ogni singolo lettore si trover a
dover affrontare.
Tuttavia senza dimenticare che il progetto di qualsiasi edificio
un qualcosa di molto complesso, fatto di svariati elementi,
che per sempre hanno una matrice concettuale basata su
ci che vediamo in natura, o nella produzione delle architettu
re di un passato pi o meno recente. Quindi di fondamentale
importanza la "cultura" nel senso pi ampio del termine, ma
sempre associata alle problematiche architettoniche ed urba
nistiche, e successivamente" l'abito mentale" con cui ognu
no di noi dovrebbe cogliere l'essenza del "costruito" e del
"costruibile" .

_______________
.......

IIII~IIIMMilIrIllH_UIlN!~lm!lIIIHllllill!II!1;;*II~

Metodologie di progettazione I 33

METODOLOGIA PER LA PROGETIAZIONE DELLA RESI


DENZA ESTENSIVA - Ur~JFAMILlARI~BIFJ!IYI.I.b!p-Rll TRI.~8:,

..

.,.,.,...,,. _

MILI~~,.1J:~!!AD,~Jf.~~..!..~~~~~~.~",~ .~P-~~!!,.O
Fondamentale all'Esame di Stato, come ad un concorso d'archi
tettura, presentare, anzich molte tavole semi vuote, uno o pi
elaborati, completo in ogni am,=!~o, che deve essere strutturato
'secondo lo schema precedentemente descritto. Per cui prima di
iniziare a disegnare, bisogna calcolare lo sviluppo delle superfici
d'ingombro nelle scale richieste e vedere dove posizionarle nella
tavola (che di solito misura cm 50 x 70). Nelle sedi dove si danno
fogli formati A3, ogni singolo foglio dovr contenere un ambito ben
definito; infine, nelle sedi in cui il formato cm 70 x 100, il foglio va
piegato in parti uguali, tali da ricondurlo a due da cm 70 x 50.
Nel caso delle unit unifamiliari bisogna fare attenzione all'orienta
mento, per la suddivisione della zona giorno (sud-ovest) rispetto
alla zona servizi (nord) e alla zona notte (est), tutto questo owia
mente riferito al clima mediterraneo. Si tenga presente che un
metodo di corretta progettazione quello dell'utilizzazione del
l'asse eliotermico. Questi rappresenta l'inclinazione dell'asse
longitudinale di una stecca edilizia che garantisce un equilibrio di
soleggiamento e conseguente guadagno termico su entrambe le
facciate. (Fig. 2-3)
N.B. l'asse eliotermico varia a seconda della latitudine.
Gli alloggi unifamiliari, singoli o aggregati, si suddividono, a
seconda dello sviluppo su uno o pi piani, in simplex, duplex,
triplex.
N.B. va tenuto conto, nei tipi aggregati, delle problematiche
relative ali' introspezione.

a) .~
... -='::,-:-::.>.r,. dato un singolo lotto si ricavano, attraverso
monofamiliari
gli indici e l'altezza massima, la volumetria, il rapporto di
copertura, i distacchi dai confini e dalla sede stradale; defi
niti i dimensionamenti si proceder all'ideazione progettuale,
tenendo conto che questa tem5tica tra le pi impegnative,
essendoci ampia libert nella configurazione planimetrica e
spaziale. Fondamentale, a questo proposito, la conoscen
za di esempi realizzati da cui prendere spunto.
Di solito viene richiesto il tipo duplex con zona giorno a pia
no terra e zona notte, con 2 o 3 camere da letto, al 10 piano.
bifamiliari dato un lotto, questo andr diviso in due parti di
eguale superficie. La corretta esposizione non sempre po
tr essere rispettata a causa della forma del lotto assegnato
o della presenza di una pi o meno accentuata pendenza
altimetrica. Anche in questo caso viene normalmente rihie
sta nella versione duplex e la distribuzione interna ricalca
quella precedentemente illustrata.
trifamiliari
c ) _ dato sempre un lotto, lo sviluppo progettuale
dipender dalle dimensioni e dalla forma dello stesso; sicu
ramente l'alloggio centrale sar sempre svantaggiato rispetto
aTaIfe di testata (due pareti cieche); per quel che riguarda la
distribuzione interna si rimanda ai due esempi precedenti.
quadrifamiliari I lotto dovr avere due strade d'accesso
e potrebbero essere aggregate su un!? sche
ma a croce greca (anche in questo caso la dimensione del
lotto e dei sub-Iotti pu caratterizzare la progettazione).
a schiera
e>1..IIr"lIillotto
potr contenerne da un minimo di tre sino
al numero occorrente alla saturazione della cubatura richie
sta. Si consiglia, comunque, di non aggregarne pi di dieci
/ dodici in successione. (Fig. 4)

MD EH ly

341 Parte Seconda

Fig. 2. - Onentamento e asse eliotermico

l;

:I

""'-__ J _ _

5
ORIENTAMENTO OUIMb" N-5
Garantisce buon soI&Jt3l3rr'iento per tutto ranno al
fronb ma~lon delredmao esposti a E e a O.

ORIENTAMENTO INTERMEDIO ACCETTABILE


Con fronti ~IOI'I mediamente soI&Jt313b tutto

l'anno.

1#

"

asse
ehotenl'llco

[.<.:<>

NNE

.,:,,'1

"I.i.

!l'k:

I.

~_I

5
ORIENTAMENTO INTERMEDIO ACCEII@ILE
La mlt:jhore espo5l2lOl1e quella del fronte 5E.

5
[ORIENTAMENTO DA fVIT~
Molto negative le condIZIOni del fronte esposto a N.
speaalmente nella 5~JQOe Invernale.

55E

I.

Metodologie di progettazione I 35

Fig. 3. - La disposizione delle stanze in relazione all'orientamento solare del


l'abitazione

\ti IIp

NQ!SQ

N~ 5oDIe. vento freddo

dlnvemo. luce uniforme.

Wmera 05CI)f'a
l.o<;.e c.a1dalOl

EST

OVEST

~~~.

a~-l
I

ti

Ji!m;~i!im!lpoob ~.!ICAe

f~:!d~

dl~1O

Possono essere progettate nella versione simplex, duplex o

triplex; raramente con bottega al piano terra (anche se

co nei centri storici italiani). Quella pi comunemente prq

posta (duplex) prevede la zona giomo al piano terra e la

zona notte al primo piano. (Fig. 5)

a patio questa tipologia si distingue dalle case a schiera e


. - unifamiliari isolate per la disposizione degli ambienti

intorno ai patii (spazi scoperti privati), e per la mancanza

aperture verso l'esterno, con ci consentendo l'aggregazio

ne lungo ogni lato. Di solito si sviluppano su di un piano

solo, ma in alcune sedi sono state richieste a due piani; In

questo caso la distribuzione ugu~le alle precedenti, a schie

ra. (Fig. 6)

N.B. Illtutt~Je ;tiQQlogi~, precedentem~Dte trattate, pu essere.


richiesto il piano interrato o seminterrato adibito a 9.,arage e
locali accesso~i.L;t;.2mpa qL~ccesso dev avere l!na penden
za max del 20% (Q,M. 1 febbr.a~ J~ Q i'.c~!Jdeoza iQfetWX~
(vd. Regolamenti Edilizi).

PI3t2VOIe de5t.ate.
,freddo dl!!y9DO

METODOLOGIA PER LA PROGETTAZU2tUi


SUD
"~to p! ~nt:.e .$I..!!..~.

Sole ano zenit d~t.ate.~


P!M'M pq;~!!1i ~ UQ t;at;tq
ne;ral'5l dal !KlIe.

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D!;LLA BESI

DE_N~A INTENSIV~.:-:-E~D-:I~F":""l,:.L~~I,N~L~IN~E~A~RE~T~T~A~,~D'..;...A:.:..:N...::.:...GOLO,
A ~.~tL~T.91Q~.Rl,QI;..!1.,~.;J;UElJQ)}...J.Q.8B1:)

warotAver

L'impostazione della tavola non si discosta per nulla dalle pre


cedenti, pertanto, in base ai dati, va subito sviluppato tutto il
computo per avere l'esatta dimensione, in scala di rappresen
tazione, della tipologia, tale da impostare i vari ambiti dell'ela
borato grafico.

3s1 Parte Seconda

Fig. 4. - Schema di aggregazione di pi case a schiera

peroor5O pedonale

a 5Ch1el'3
una'due fUI fuon terra +

:=,31:0
acct!55O

l'YoAl'wl .......

VIabIltU ad:omobtIl5bc.a

m ,..

" ... ".c"._ _ ~ ~

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1'''

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"ti

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Metodologie di progettazione 137


Fig. 5. - Vari tipi di casa a schiera a seconda del collegamento verticale

Fig. 6.-

di casa a

@
I b1t.t I AI 50110 5COI151gl'ib perch le scale occ.upano
l'a dell'aff.acoo hbero

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CostnJlto

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CJ PatlO
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t~A/1..I.JJ,l.UUYjI

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/

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./

l+J
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bd-d
Scale a contrasto

Parte Seconda

~1'(:;;a
.... ~ ~jQ2logia 2-er edilizia popolare!.E~Jstituti
edificio
in __linea
previdenzial e coope!'.!ive, raramente usata nell'edil.i~i_ pr!~~
~ (Fi.9__
. 7-L)_
Va sviluppato con minimo due corpi sC.l.! pu aver~JLQialJ9
terra libero aJ>ilotis, commerciale COnrlE:l.Q9...?:i oppureC.Qflspazi

comuni di relazione. Questo piano non cuba nella volumetria

abitabile bens in quella dei seryizi associati alla resigenza (D.M.

1444!1~.8). I tagli degli alloggi sono mono affaccio Jmq4q~.0

utili) e/o doppio affaccio (~q 75/135 e 90/95 utili). ~o sviluppI? ~

altezza pu andare da un minimo di dUE3 piani oltre alpi~no t~rra

(senza ascenso!e), sino ad un massimo di 8/1 O pia~1 conyob

bligo dell'ascensore quando si superno i 3 piani abit~i"l.

Il numero degli alloggi per piano pu es~e~e (Fig.8):

1} q uattro da mq 60 cadauno (tutti mono affaccio);

2) tre di differente metratura: mq 45 (mono affaccio), mq 751

! (doppio affaccio), mQ90/9 (doppio affaccio); gl"testQ...


lo schema planimetrico pi usuale;
3) d.ue da mq90/9jdoppioaftacCl6); anche quest'ultimo s.bE?~.
ma viene richiesto spes~().
Tipologicamente nel tipo a triplo corpo (quattro file di pilastri) la
progettazione prevede zona giorno e zona notte su due fronti
contrapposti e centralmente la fascia servizi (areata artificial
mente, tipica nelle soluzioni progettuali del Nord Europa). Nel
caso del doppio corpo (tre file di pilastri) i servizi sono posti in
facciata e areati naturalmente, secondo quello che prevedono
i regolamenti igienico-sanitari italiani (minimo un wc areato na
turalmente in presenza di doppi servizi).
b) ,~~ificio a corte (soluzione f:i'a,ngplo): tipologia che per
mette, specie nei temi urbanistici, un' aggregazione pi razio
nale ed omogenea in planimetria: di solito all'interno della cor-

Fig. 7. - Vari tipi di linea a seconda del collegamento verticale

CD

Corpo scala InternO alla facciata

Corpo scala In aderenza alla facciata

Corpo scala ~nte nspetto al


psano di facaat

Metodologie di progettazione I 39

Fig. 8. - Vari tipi di blocco in linea

~3 AllOGGI: mq 75 + mq 95
a doppIO affacao, m'l 45 mOllO

afbcoo

N295
ALlOGGI
m'l
+ mq 95 a doppIO affacoo

~4 ALlOGGI

mq bO mano affacoo

te, sia aperta che chiusa, composta da pi blocchi, gli alloggi


potranno essere di vario taglio ma comunque delle metrature
sopra menzionate, derivanti da una precisa disposizione legi
slativa sui tagli minimi dell'edilizia residenziale pubblica.
c) edificio in linea a ballatQio: t~pologia molto usata nel pri
mo novecento (case di ringhiera a Milano) e poi ripresa nel
l'edilizia residenziale pubblica in alcuni interventi emblematici
tipo CORVIALE (Roma), lo ZEN (Palermo), LE VELE (Bagnoli,
Napoli), ed altri "mostri" delle nostre periferie.
Il ballatoio un collegamento orizzontale sfinestrato che non
entra in cubatl,Jla, come 1E2 sCi:!.I~ sfinestrate.
N.B. In Lombardia scale e relativi disimpegni nella edilizia resi

denziale normalmente non cubano.

Gli alloggi possono essere di tre tipologie: simplex, duplex e

triplex. I simplex possono avere tagli che vanno da mq 45 a 90;

i duplex e i triplex da mq 75 a 110.

La loro pianta pu essere rettilinea o d'angolo, l'importante

cheTI percorso di fuga non superi i 30 metri lineari per la nor

mativa antincendio.

Gli ambienti che affacciano sul ballatoio, per ovviare al proble

ma dell'introspezione, possono avere finestre ad un'altezza ~i

due metri dal piano di calpestio; nel tipo simplex saranno le

zone giorno, nel duplex e nel triplex saranno la cucina e il ba


gno,. ___,.....-,...,.,

edificio a torre
d) ~utilizzato
per interventi di edilizia sovvenzi()

nata (IACP,_ATER) , di edilizia agev()!~taJ.INPS, INA, ENASARCO)

e edilizia convenzionata (COOPERATly~).

Si sviluppa in altezza, con un numero di piani che va da otto

sino ad un massimo di quindici abitabiJi (all'Esame di Stato),

oltre al basamento che pu ess~re composto da una piastra di

---~'--'-"--~~-"---~-------------------------------~

40

Parte Seconda

Fig. 9. Piani tipo di casa a torre

~l

~51CUro

.__._-,-'.,..-

.1~

.r

montaGanchl
".

---_.

llJOt3O

~ro

l....~ ..,
NB.: Le misure 9000 nportate a btolo puramente esemplificativo.

Oltre 132 mdi altem antincendio raddoppio del co'1'l


scala. del tipo a prova di fumo.

Metodologie di progettazione I 41

1 o 2 livelli adibiti a negozi di prima necessit, uffici e paracom

una relazione degli intenti finalizzata a proporre idee e modali

t tecniche d rilancio di un territorio comunale (Milano, Vene

merciale, e un piano cantineJ che pu essere ubicato all'ulti 9

zia).

piano o nell'interrato~

Lo sviluppo di un tema ad indirizzo urbanistico basato su dati

!n ogni piano si possono progettare da un minimo di due ad un

ti ('
ilio IlO, I:itivo, et
O.()flO nazionali o regionali.
massimo di otto alloggi. A livello statistico, all'Esame di Stato,

sono richiesti normalmente da due a quattro alloggi con tagli

I primi dati possono essere,l'area,irindiC;(3. di fabbricabilit (mc)


da mq 75 e 95, tutti doppio affaccio (pianta quadrata dell'edifi

9dLytilizZQ_lmq) o la denSit abitativa (DT). 1--a conoscenza


cio); altra soluzione quella di avere quattro alloggi dopplo

della superficie totale e di uno dei tre "indici sopra riportati


affaccio sugli angoli della stessa metratura dei preceden!!, ~
condizione essenziale per la risolyzione del.1e.Wa,yn itamente
due monoaffaccio da 45 o 60 mq posti al centro (pianta rettan

agli standard urbanistici e residenziali corrispondenti alle


golare).

normative Q variati ~~..cQml1J~JJoi.


Sino a 10 piani abitabili si prevede un ascensore, oltre i dieci
. L'organizzazione della tavola pu essere:
' I , ' 1('lilei
.:I;;I'mati rlctllesti e loro dia di rappre
piani la normativa antincendio impone raddoppio della scala, a
'1 a fast"
li c:. ::):10 (t:lnllione dolle norma!"
vigenti elen
prova di fumo e degli ascensori. (Fig. 9)

delle legr l: d
N.B. In tutti gli edifici plurifamiliari molto difficile, se non im
2 fa!
ti 1:',1 quanlllr
_' i;( stesura (lE;
ili, delle superpossibile, tener conto dell'orientamento in base all'asse
fIci e delle VI L '~lIIU ,jlstintr: '[
unliali e non;

eliotermico.
distacchi extrclHbani e dista. ',. ,[ , .drll, standard ur

banistici e rtlsir.lenzlai;

calcolo dc:![; ,1ree per attrezzature da sottrarre all'area

METODOLOGIA PER LA PROGETTAZIONE DI PIANI URBA


- ___
NISTICI RESIDENZIALiE'NON'
territori;=tl(; e definizione dell'arpd fondiaria;

w
annll~
:none relative all'area
u, ;" 11 ,I.) I

Lo sviluppo del1ema urblnislico SI differenzia tra 18 varie sedi


.<::;ame: puo essere richiesto un piano di espansione rcsiden
calcolo delle percentuali delle superfici e delle volu

~--~-"-------~---------.
,....,
,:ia!8 di LO! i,." IO enea C (Veneza. Ferrarq. Firr:fF'" P,-scara,
metrie, sia residenziali sia non residenziali;

sviluppo della rete stradale residenziale e dei relativi

Roma. Napoli, ar" Reggio Calabria, Palermo). LA" pld 1(;


Insediamenti produttivi in zona omogen.e.a.D (Firenl.er:-;n1 pro
parcheggi, residenziali e non:

p
., ;=tI rapporto di

nettazion ! Irh::ma () un piano di recupero, anche d aree indu


dinlP"copertura e dellaltezza massIma;

S[llali Lllfll~ (Milano:tonno, Ferrara, Genova, Firenze), un


PEEP (~/V: . Venezia, Firenze, Pescara e Reggio Calabria),
profili longitudinali e trasversali;

rn

(IJ

,.. j

..........._--~-_.

-_.._. __

.~-------------------------

421 Parte Seconda

scelta delle tipologie e relativo taglio degli alloggi con


loro caratteristiche distributive, ipotesi di piante, pro
spetti e sezioni.
8
3 fase: schizzi planimetrici 1:5.000;
zonizzazione 1 :2.000 o (1_:~OO;
planivolumetrico con ombre 1:2.000 o 1:1.000;
schema di Urbanizzazione primaria, con retelognaria
1:2.000 o 1:1.000 oppure stralcio 1:500;

profili sezioni 1:500;

tipologie residenziali 1:200, piante, prospetti e sezioni;

schizzi a mano liberadellea-ssialit e scelte progettuali;

prospettive a volo d'uccello o assonometria dell'inter

vento nel suo insieme.

superiore a 10m, il corpo scala posizionato in zona centra


le con una chiostrina che dia ad esso e, volendo, ai bagni la
ventilazione naturale (in alcuni R.E. vi sono delle misure mi
nime inderogabili sulle chiostrine).
3.L~ltElzza. Usualmente, viene assegnata, uguale o superiore
agli edifici circostanti. La soluzione della copertura, dipende,
dal tipo delle due preesistenze laterali: normalmente sar a
falda inclinata, anche se la scelta della copertura piana pu
caratterizzare ulteriormente il nuovo intervento architettonico.
4. L'aggancio a terr~. Si risolve con un porticato o pilotis tale da
connotarsi con il tessuto storico (in tutta la pianura Padana i
centri storici sono spesso caratterizzati da grandi portici su cui af
facciano le attivit commerciali), o tale da creare una penetrazione
sui fronti interni (creazione di piccole piazze - luoghi di so
sta, caratteristici anch'essi della tradizione storica italiana).

LOTTI I NTERCLUSI

La
difficolt
di questa tipolog!a di temi verte maggiormente sul
--_..
.
fatto che si opera in un vuoto urbano con un allineamento edi
preesistente, di solito ottocentesco.
Problematiche:
1. La scelta tecnologici:l. Di solito struttura intelaiata in ca.
Le fondazioni saranno di tipo a plinto zoppo o continue, con
struttura in elevazione posta a circa 3/5 cm dalle murature degli
edifici circostanti, per owiare alle dilatazioni termiche; oppure
con struttura posta a circa cm 50/100 dagli edifici confinanti
(quest'ultima migliore da un punto di vista statico).
2. La profondit del lotto nella casistica dei temi assegnati varia
da mi 8 a ml14. Nella residenza il van,? pr~t~!~le.Gr.e non
superi i 5 m di profondit. Pertanto nel ca~9 dl.profondl't
~

.""' .. _'" .

'l'.

1\,'I.~!.9.QQ1Qiil~PER LA PROGETTAZIONE DI EDIFICL~9-

L,ASTICI

La progettazione di edifici scolastici, necessitano delle norme


tecniche e dei relativi specifici parametri metrici da assegnare
pro capite per ogni allievo (D.M. 18 dicembre 1975). Di solito
nella prova scritta sono richiesti: Asili Nido, Scuola Materna e
Scuola Elementare; di rado vengono assegnate le Scuole Me
die Inferiori e Superiori, proprio per la molteplicit di spazi di
supporto, strettamente normati.
Le aree di pertinenza degli edifici scolastici, devono essere ob
bligatoriamente recintate ed avere un accesso pedonale per alun
ni e genitori, un accesso carrabile per il parcheggio del corpo

Metodologie di progettazione I 43

docente e non, e per il carico e scarico della mensa, se prevista.


per la definizione distributiva va ben distinta in fase di approc
cio la netta distinzione tra le varie attivit:
Asilo Nido e Scuola Materna
1'. Atrio di distribuzione per le varie zone: volendo pu fungere
da spazio connettivo
2, Amministrazione (segreteria, archivio, wc) - (sala assistenti,
wc) - (sala visita medica, wc)
3'. Zona didattica, composta da sezioni. Ogni sezione auto
noma e comprender i seguenti spazi:
Attivit libere (gioco bimbi)
Attivit ordinate (didattiche a tavolino)
Attivit speciali (spogliatoio, bagni, deposito giocattoli)
Fasciatoio e poppatoio e sala sonno (solo nell'Asilo Nido)
4. Zona Mensa (refettorio, cucina, deposito, spogliatoio, wc)
5. Spazio giochi all'aperto
Scuola EIe.rww1W:e
1. Atrio di distribuzione per le varie zone: volendo pu fungere
da spazio connettivo
2. Zona Amministrazione (direzione, attesa, wc) - (segreteria
per il pubblico, segreteria, applicate di segreteria, archivio,
wc) - (Sala Maestri, wc) - Biblioteca
3. Zona didattica:
1 ciclo:
1a e 2a classe, interciclo (spazio per la socializzazione de
gli alunni) - servizi igienici;
2 ciclo
- 3a , 4a e 5a classe, interciclo - servizi igienici (1 water ogni
10 alunni)
0

4. Aule speciali (Aula di scienze, Aula di Lingua Straniera, La


boratorio musicale)
5. Zona Palestra (Palestra, spogliatoi m/f e servizi igienici, de
posito attrezzi ginnici)
6. Zona Mensa (Refettorio, cucina, deposito, spogliatoio, wc per
addetti ai lavori)
7. Campi all'aperto: eventuale campo polivalente per basket,
pallavolo o altro sport
8. Alloggio custode (soggiorno/pranzo, due camere da letto,
cucina, bagno).
N.B. In tutti gli edifici scolastici deve essere sempre presente
almeno un bagno per handicappati.

METODOLOGIA P...ER LA eR52S~IIAZIQ~E DI ea121G4J2NI


POLIFUNZIONAJ-L - BIBLl01Ett,{;,MY..I. C.t;J.I.!fll CIVI
C! ECC.

Questo ambito tipologico, nei nostri seminari definito "cgnteni


..!Q.@.:', quello che nelle varie sedi d'Esame di Stato viene as
segnato come b.iblioteca di quartiere, museo archeologico, pa
diglione espositivo, centro polifunzionale, ecc.
Di fatto per contenitore si intende l'or anismo edilizio che ab
. a uella de li addetti ai
bia ben distinte la zone p~r i
lavori. Per i primi sono previste le normali funzioni oggetto del
l'interven_tQ, oltre a servizi di supporto tipo caffettE![ja, servJ.zi
igienici, spazi attrezzati all'aperto e relativo parcheggio (un po:
sto auto og i uattro fruit~ri).'
La on
e I al lavo comprende invece l'ammini
-~,_._--

44/ Parte Seconda

strazione (direzione, segreteria, archivio, servizi igienici), labo


ratori o altre funzioni, magazzino, spogliatoio e servizi igienici
per il personale e relativo parcheggio con piazzale di carico e
scarico (un posto auto ogni due addetti), i,ndipendente rispetto
~I parcheggio fruitori.
In questi temi vengono assegnate le funzioni da prevedersi e la
cubatura o la slp massime realizzabili, unitamente all'altezza
massima che definir il numero dei piani.
N.B. in tutti gli edifici ad uso pubblico deve essere sempre pre
sente almeno un bagno per handicappati.
Come detto in precedenza per la casa unifamiliare, anche que
ste tematiche presentano molteplici difficolt essendoci ampia
libert nella configurazione planimetrica e spaziale che per
pu consentire soluzioni altamente esasperate ed ardite.
Di conseguenza molto difficile affrontare queste tipologie
architettoniche nelle canoniche otto ore, a meno che il gio
vane, futuro collega non abbia avuto una formazione univer
sitaria di stampo compositivo e progettuale, elo non abbia,
in seguito, approfondito le problematiche legate alla produ
zione professionale dei cosiddetti "maestri dell'architettura".
Tutto ci per poter prendere spunto da un' idea realizzata e
risolta in fase progettuale in tempi e modi che non ricalcano
certo quelli in uso per l'Esame di Stato. Infatti progettare edi
fici d'uso pubblico come quelli descritti sommariamente ne
gli ultimi due paragrafi, rappresenta un aspetto specialistico
della nostra professione, non da tutti i colleghi trattato ap
profonditamente. Pertanto, ispirarsi a progetti che abbiano
grandi qualit formali e spaziali, e cercare di rielaborarli per
il tema d'esame arricchendoli di significativi particolari

Fig. 10. Schema di biblioteca


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Metodologie di progettazione I 45

costruttivi e schizzi oltre che di una veste grafica particolare,


la giusta via per giungere all'agognata abilitazione. Tutto
questo esplicitamente rappresentato nelle tavole della Par
te Terza.

Fig. 11. - Schema distributivo di un museo

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~150~

Tavole di progetto I 49

processo progettuale esplicitato nelle tavole riprodotte (*), che


rappresentano, attraverso diverse metodologie grafiche e con
cettuali, il risultato del percorso formativo attuato nei corsi, si
esplica nei seguenti punti fondamentali:
1) Ideogrammi, simboli, parole, atti a trasferire sulla carta le
prime idee di progetto che appaiono fugacemente nella
mente.
2) Creazione di diagrammi per sviluppare e facilitare l'evolu
zione delle idee (ad esempio diagrammi a bolle).
3) Uso del tratteggio, a penna o a matita, a mano o con la riga,
con spessori diversi, per differenziare in planimetria i vari
edifici, per delineare l'andamento altimetrico del terreno, o
ancora per indicare le ombre.
4) Il miglioramento del tratto con la funzione di esprimere, at
traverso varie tecniche, spazio, forma, luce, superficie.
5) La combinazione di pianta, alzato, sezione, della versione
definitiva del progetto architettonico attraverso le proiezioni
ortogonali.
6) L'uso fondamentale delle ombreggiature con la differenzia-

zione tra proprie e portate attraverso convenienti tecniche


grafiche (tratteggio, puntinato, o diverse tonalit di colore)
7) Esplicitazione dell'idea progettuale attraverso schizzi o di
segni tridimensionali, con l'uso dell'assonometria o della pro
spettiva.
8) L'uso del colore ottimizzando le tecniche in uso inizialmente
dai candidati (pastelli, pennarelli, acquarelli).
Tutto ci, con cura, pazienza, forti motivazioni ed impegno, vie
ne migliorato di esercitazione in esercitazione, fino a raggiun
gere i risultati espressi nelle prossime tavole.
Infatti in questo capitolo vengono presentate, a titolo esemplifi
cativo, le migliori esercitazioni dei corsi degli ultimi anni.
Queste tavole possono servire da spunto per future progetta
zioni, tenendo per presente che sono riferite a normative re
gionali elo regolamenti edilizi e d'igiene superati o diversi dal
luogo della progettazione stessa,ed inoltre, essendo realizzate
durante il periodo formativo, possono presentare errori e omis
sioni.

ELENCO DELLE TAVOLE E RELATIVI AUTORI

TIPOLOGIE RESIDENZIALI
'kTAV
TAV
TAV
TAV
TAV

2
3
4
5

CASA UNI FAMILIARE BIOCLIMATICA


CASA UNIFAMILIARE ISOLATA
CASA UNIFAMILIARE ISOLATA
CASA UNIFAMILIARE ISOLATA
CASA UNIFAMILIARE ISOLATA

(*) Per le Tavole si rinvia al volume allegato.

,dV4I!!J16UrillL/j*ih!lili,\

elaborata da arch.
elaborata da arch.
elaborata da arch.
elaborata da arch.
elaborata da arch.

Sandro Maggioli
Nino Ferri Carmine
Michele Bedetta
Gianmaria Cattafesta
Luisa Ziletti

741 Parte Quinta

DETTAGLI DELLE FONDAZIONI CENTRALE TERMICA

Elab.8

SEZ. TIPO TRAVE DI BORDO PORTAMURO

SEZIONE CORRENTE TRAVE DI FONDAZIONE


SUI FILI A E 8

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10Sr::O ArTESASOl ITrA


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12.5 (O)

36

CAI CESTRUUO MAGRO

PUNTO TIPICO PIANTA

40

115
POS "'I S1

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SEZ.
-A-A
-

A
INFERIORE

.Jparte Quinta

DETTAGLI DELLA CARPENTERIA DEL SOLAIO DI COPERTURA

Elab.10

SEZIONE TIPO DEL SOLAIO


Scala 120

tMPERMEABIUZZAZICfiE IN PVC

- - CAMICIA DI CALCE

SEZIONE B-B

. '.

S.:ata

20

SEZIONE A-A
Scala 120

SCOSSAllNA DI AL

(+1 10}

10)

POUSTtROLO r " 30l<gJmc

CORNIC:a.lE DI MLIRATIJRP
- 01 MATIOOl (ART eOgOHc)

(0 \O)

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p= 1

14i'4)12116 GORR

---
--

~1"11012.r.W

SEZIONE E-E (SEZ.F-F)

ROTAIAA SOFFffTOPER
SCORRIMENTO PORT()NE

Sca!,120

2
- -

51 08/15 A <tBC

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_ _-+

SPIlI.E 06J45x40

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Tavole di particolari costruttivi 117

SEZIONI TIPICHE DI MURATURE PERIMETRALI


I

I- I- I

Elab. 11

I Strato termocoibente

Muratura $=30

'a

Cordolo in muralura

5z

l'iostrelle in gres o ceramico

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Allellamenl

Masset

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col
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Solaio 11=24

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CD

L()

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(")

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Muraturo in pannelli
di gesso prefabbricati

Murotura in blocchi di laterizio alveolato


Poroton a fori verticali)

Ita di allettamento
Strato di finitura od intonaco

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20

10

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781 Parte Quinta

Elab. 12

NODO TIPICO DI AGGANCIO DEI MONTANTI ALLE TRAVI RETICOLARI


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6x6x120

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NPU 180
2NPU180--

Piastra di attacco s = 15 mm

120

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Piastra saldata s = 20 mm ---~~~'::::::!.._-"L~-f------~

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Piastra s = 20 mm
saldata all'HEA 300

II-

HEA 300

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2 L 60x120x8

Tavole di particolari costruttivi 181

SEZIONE STRADALE
TIPICA
A MEZZACOSTA
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E/ab. 15

---

Fosso di guardia di monte rivestito

di calcestruzzo semplice

Il.1

In muratura
10

Profilo del terreno naturale ante operam

Profilo di scavo
del cassonetto

- - Cunicolo ar,eato

Argmello

3
2
--'-_..caditoIa stradaie
fognoro 0

S fRA[ O Di USURA
tCDflgtomerato

per acquedotto

"

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(conglomerato bituminoso)
FONDAZIONE

(misto granulare non legato)

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1I111i!lM1!!U~-II''"'',,",k''

821 Parte Quinta

Elab.16

POZZETTO TIPO DI UNA FOGNATURA

SEZIONE ORIZZONTALE A-A

SEZIONE TRASVERSALE B-B

Scala 1:20

Scala 1:20

34-ft

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120

Eventuale
intersezione

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116

Tavole di particolari costruttivi

Elab, 17

PIANTA E SEZIONE VERTICALE DI UNA SCALA

VISTAW-W

SEZ. A -A:

Scala 1 :50

Scala 1:50

183

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di piano

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841 Parte Quinta

SCHEDA TECNICA DI CORREDO DELL'ELABORATO N. 1:


PIANTA ARCHITETTONICA ESECUTIVA
a) Elementi contenuti nella pianta, che di norma rappre
sentata in scala 1 :50.
Nella pianta devono essere indicati i seguenti elementi:
1. In generale, tutti gli oggetti visibili da un occhio collocato
a circa 1.20 metri sul livello del pavimento ed in particolare:
1.1. Tutti gli spiccati dei muri, perimetrali e di frazionamento
interno (tramezzature), che pertanto appaiono sezionati;
1.2. Gli apparecchi sanitari;
1.3. I rivestimenti delle parti nel loro spessore (intonaciLper
lo spessore di 1-1.5 cm; rivestimenti di piastrelle di maiolica,
boiseries a parete etc). Rivestimenti sottili come carte da pa
rati e stoffe non vanno indicati, a causa dello spessore non
rappresentabile perch troppo piccolo;
1.4. I vani nelle murature praticati per l'alloggiamento degli
infissi di porte e finestre;
1.5. I montanti sezionati degli infissi di cui sopra;
1.6. Le sezioni orizzontali dei pilastri e setti di cemento ar
mato o acciaio che costituiscono i montanti della struttura
portante dell'edificio;
1.7. I davanzali e le soglie di porte e finestre; le proiezioni
elementi collocati al disopra del piano di sezione orizzontale
. ad es. controsoffitti o plafoni, lampade a parete o sof
fitto, finestre alte elo a nastro, etc.;
1.8. Gli assi di riferimento dell'intera costruzione: si tratta
degli assi, detti anche fili o fili fissi dal fatto che essi vengono

materializzati nel cantiere edile con dei fili tesi fortemente,

cos da disporsi secondo rette materiali. Sono di norma as

sociati alla struttura, che il supporto della costruzione

architettonica successiva e possono coincidere con gli assi

dei pilastri o con dei lati della sezione orizzontali dei pilastri,

che rimangono invarianti o fissi da piano a piano.

b) Quotatura degli elementi contenuti nella pianta, che di

norma rappresentata in scala 1:50.

Tutti gli elementi costruttivi indicati al punto a) vanno quotati,

ossia ne vanno indicate le due dimensioni in pianta. Si os

servi che quando s'iniziano a costruire le murature, sul pia

no del solaio (gi costruito) esistono solo i fili e pertanto

ogni elemento costruttivo di quelli indicati va posizionato ri

spetto agli assi fissi.

Dovranno essere quotati gli assi dei vani da lasciare nelle

murature di tramezzo, che sono evidenziati con due cifre,

indicanti rispettivamente larghezza e altezza del vano

murario. La posizione dell'asse dei vani poi data rispetto

agli assi o alle pareti spiccate dal solaio e vicine agli assi

stessi.

Di ogni parete muraria va espressa chiaramente la lunghez

za e lo spessore relativo.

Gli infissi sono catalogati con una sigla, che rimanda all'al

bum dove sono rappresentati in maniera convenzionale gli

stessi; per es. nella pianta sono indicati gli infissi 1 e


2, che sono d!Je porte larghe 90 cm, alte 210 cm, ma aventi
un'apertura destrorsa (il n. 1) e sinistrorsa (il n. 2)

Tavole di particolari costruttivi 185

SCHEDA TECNICA DI CORREDO DELL' ELABORATO N. 2:


SEZIONE ARCHITETTONICA ESECUTIVA
a) Elementi contenuti nella sezione, che di norma rappre
sentata in scala 1:50.
Nella sezione devono essere indicati i seguenti elementi:
1. In generale, tutti gli oggetti visibili da un occhio che ha una
profondit di campo (possibilit di vedere fino ad una distan
za) ragionevole ed in particolare:
1.1. Tutte le sezioni dei muri, perimetrali e di frazionamento
interno (tramezzature), che pertanto appaiono sezionati;
1.2. Gli elementi componenti le strutture portanti, ossia i solai
e le travi tagliate dal piano della sezione, che pertanto appa
iono sezionati;
1.3. I_rivestimenti delle pareti nel loro spessore (intonaciLPer
lo spessore di 1-1.5 cm; rivestimenti di piastrelle di maiolica,
boiseries a parete etc.). Rivestimenti sottili come carte da pa
rati e stoffe non vanno indicati, a causa dello spessore non
rappresentabile perch troppo piccolo;
1.4. Gli infissi di porte e finestre eventualmente tagliati dal pia
no della sezione o che si prospettano sullo sfondo, entro il
limite citato della ragionevole distanza di visibilit;
1.5. Gli eventuali trasversi orizzontali sezionati degli infissi di
cui sopra;
1.6. I davanzali e le soglie di porte e finestre;
1.7. Gli avvolgibili delle finestre esterne ed i relativi celini e
cassonetti copri rullo;
1.8. Nel solaio di copertura, se a terrazzo, gli elementi che
formano il "pacchetto" di copertura, ossia il massetto per la

formazione delle pendenze per lo scolo delle acque


meteoriche verso i punti di raccolta delle acque stesse
(bocchettoni e pluviali), lo strato termocoibente e la guaina
impermeabile;
1.9. Gli eventuali controsoffitti e/o plafoni;
1.10. Le sezioni delle strutture di fondazione e gli strati che
isolano l'edificio dal contatto col terreno di sedime (soletta di
c.a. o solaio, guaina impermeabilizzante, eventuale strato
termocoibente, pavimento ed allettamento);
1.11. Gli assi di riferimento dell'intera costruzione; si tratta deassi, detti anche fili o fili fissi dal fatto che essi vengono
materializzati nel cantiere edile con dei fili tesi fortemente, cos
da disporsi secondo rette materiali. Sono di norma associati
alla struttura, che il supporto della costruzione architettonica
successiva e possono coincidere con gli assi dei pilastri o
con dei lati della sezione orizzontali dei pilastri, che rimango
no invarianti o fissi da piano a piano.
b) Quotatura degli elementi contenuti nella sezione

Tutti gli elementi costruttivi indicati al punto a) vanno quotati,

ossia ne vanno indicate le due dimensioni in alzato. Si osser

vi che quando s'inizia a costruire sul piano del solaio esistono

solo i fili e pertanto ogni elemento costruttivo di quelli

cati va posizionato rispetto agli assi fissi.

Dovranno essere quotate le altezze dei vani da lasciare nelle

murature di tramezzo (che sono evidenziate nella pianta).

Di ogni soglia visibile nella sezione dev'essere espressa chia

ramente la quota relativa allo zero relativo del progetto.

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861 Parte Quinta

SCHEDA TECNICA DI CORREDO DELL'ELABORATO N. 3:


SEZIONE TRASVERSALE

La pianta architettonica a piano terra e la pianta della copertura


sono riportate negli elaborati 3.3 e 3.4.

1. Premessa
Si tratta della sezione esecutiva del progetto di ristrutturazione
del cortile interno di un Ospedale. Il cortile limitato da due
pareti affacciate parallele di cui una visibile sullo sfondo e
da due muri controterra, che limitano altrettanti terrapieni. Il
progetto prevede il collegamento delle due pareti affacciate con
una serie di 4 passerelle sovrapposte (visibili sulla sinistra) e la
copertura dell'intero cortile con una grande struttura metallica.
All'interno del cortile contenuto un gran serbatoio cilindrico,
che il piano della sezione, frammentato in due piani paralleli,
lascia deliberatamente alle spalle e perci invisibile (se ne
vede solo una proiezione tratteggiata).
La struttura metallica di copertura appoggiata a 2 pilastrate
parallele ai muri contro terra, che formano pure le strutture por
tanti di due grandi vetrate.
Una di queste visibile nell'elaborato 4. Vetrate sospese sono
pure presenti nel piano di copertura e sono visibili in sezione.
La sezione della vetrata di destra visibile nell'elaborato 13.

2. Contenuti del disegno n. 3

Sono visibili nel disegno, nella parte di sinistra, che rappre

sentata ingrandita nell'elab. 3.1, i seguenti elementi costruttivi:

le strutture metalliche di sostegno delle 4 passerelle, di colle

gamento, i relativi controsoffitti, la vetrata di perimetro ed i pan

nelli di poliuretano che formano la parete a secco; la struttura

di sostegno della vetrata n. 2 della copertura.

Sono presenti le quote altimetriche dei piani orizzontali di cal

pestio nonch di molti altri elementi orizzontali.

Nella parte destra del disegno - che rappresentata ingrandi

ta nell'elab. 3.2 sono presenti gli stessi elementi costruttivi

indicati in 3.1.

Inoltre, all'interno del cortile, ricavato un locale destinato alla

cappella dell'ospedale, dotato di una struttura autonoma, visi

bile nel disegno.

Nella parte centrale, visibile la finitura della parete di fon

do, che una delle due collegate dall'intervento di ristruttu

razione.

Tavole di particolari costruttivi 187

SCHEDA TECNICA DELL'ELABORATO N. 4:

PROSPETTO LATERALE

Si tratta del prospetto esecutivo di una parete laterale della

ristrutturazione descritta nella scheda tecnica dell'elaborato n. 3.

Sono visibili le lastre costitutive della grande vetrata, le altre

finestre, uno stralcio della struttura di baraccatura che sostiene

la parete a secco attuata con pannelli di schiuma poliuretanica

inclusa tra due facce di lamiera pressopiegata.

Sono indicate le quote altimetriche d'elementi strutturali rile

vanti orizzontali (assi tubi, assi trasversi di baraccatura), visibili

attraverso lo strappo della continuit del prospetto, che rende

visibile la struttura di sostegno, che posta a tergo dei pannelli

esterni della parete.

Sono date sulla destra indicazioni costruttive concernenti ele

menti non rappresentabili perch troppo piccoli. Infine, sono

visibili di prospetto i tralicci di sostegno, in copertura, della ve

trata n. 1, che riportata, in sezione, nell'elaborato n. 13.

mento, opportunamente sagomate e dell'ancoraggio delle stes

se alla parete di blocchi tramite un profilo Halfen.

Dal dettaglio 1 si pu osservare l'aggancio della lastra di som

mit della facciata realizzato con un ferro ad U allo strato di


malta d'allettamento della lastra di travertino del parapetto del
la copertura piana.

Si notino ancora il massetto di pendenza della copertura pia


na, con interposto materiale d'isolante termico e guaina supe

riore impermeabilizzante opportunamente risvoltata sulla pa


rete del parapetto.
Gli articoli da preziario apposti in corrispondenza degli elementi
nomenclati sono quelli del preziario con i quali vengono paga
te le opere finite che corrispondono ai singoli elementi; per es.
la guaina bituminosa l'elemento che nel preziario indicato
all'art.
0004b, con le caratteristiche tecniche e di catalogo
indicate nella voce detta, nel preziario della Regione Lazio ed.

1998.

SCHEDA TECNICA DELL' ELABORATO N. 6


SCHEDA TECNICA DELL'ELABORATO N. 5

disegnata una sezione verticale di una facciata ventilata (dett. 1

e 2) costituita dai seguenti strati:

- mUro in blocchetti di cemento dello spessore di 25 cm;

.~'
- s.!@t2~moisolante. qe!!2~s.ore di 3 cm,ancorato alla tac

cia esterna del muro;

- intercapedine d'aria soggetta a circolazione naturale;

strato lapideo di rivestimento esterno di facciata.


Si noti il sistema di giunto tra due lastre contigue del rivesti
;

L'elaborato 6 presenta le sezioni esecutive di una copertura


piana metallica, costituita da un solaio in lamiera grecata ap
poggiato a travi composte formate dalla saldatura (visibile chia
ramente al contatto dei due profilati) di un tubo con una trave
HEA 160. Sono presenti molti particolari architettonici degni di
nota, quali giunti, coprigiunti e scossaline, pannelli termoisolanti
di stiferite ed il fascione di Alluminio naturale, con l'immancabi
le sigillatura in silicone al trasverso della vetrata con cui il
fascione stesso si continua (Dett. 2).

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Ili
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~,

iv

-J~

88

rParte Quinta

SCHEDA TECNICA DELL' ELABORATO N. 7

SCHEDA TECNICA DELL'ELABORATO N. 11

L'elaborato 7 presenta la pianta delle fondazioni della Cen

trale termica di nuova costruzione, nell'ambito della ristrut

turazione dell'Ospedale di cui stato detto a proposito del

l'elab. 3.

Sono visibili le travi rovesce, i fili fissi di riferimento, le sezioni

ribaltate delle travi e, a sinistra, di un esistente muro in ce

mento armato. Il piancito costituito da una so letta armata

con doppia rete elettrosaldata, che disegnata per chiazze

(a toppe).

disegnata una sezione verticale delle pareti di due edifici di al

tezze diverse distaccati da un giunto di 6 cm, per motivi sismici.

La parte di sinistra rappresenta, dall'alto verso il basso, una

muratura di tamponamento a cassavuota dello spessore com

plessivo di 30 cm realizzata da due muri cci di forati dello spes

sore di 8 e 12 cm rispettivamente, separati da un'intercapedine

di 10 cm, riempita per uno spessore di 5 cm da un pannello di

materiale isolante posto verso la parte esterna.

Il solaio di questo edificio del tipo a prdalle.

Inferiormente alla trave, alta 60 cm, si offre un altro esempio di

muratura monostrato realizzata con blocchi di laterizio alveolare:

blocchi forati con giacitura a fori verticali.

L'edificio rappresentato a destra, essendo un opificio, coper

to con copponi prefabbricati, e presenta una muratura di tra

mezzi in latrogesso, sagomati per permettere sovrapposizioni

con collante.

Il giunto semplicemente coperto, in sommit, da una

scossalina.

Si noti ancora la diversa copertura dei due edifici: l'edificio di

sinistra ha una copertura piana praticabile, con pavimento di

piastrelle; l'edificio di destra ha una copertura non praticabile

con guaina impermeabilizzante terminale.

SCHEDE TECNICHE DEGLI ELABORATI NN. 8, 9, 10

Nella scheda tecnica dell'elaborato 8 sono indicate le sezioni

correnti di armatura delle travi di fondazione disegnate nell'ela

borato 7; sono aggiunte, a titolo d'esempio, la pianta e la se

zione di un tipico plinto di fondazione, che non correlato con

la pianta di cui prima.

L'elaborato n. 9 indica invece la carpenteria del solaio di co

pertura della centrale termica di cui all'elab. 7. La carpenteria,

ossia la vista del solaio, si vede dal basso, al contrario delle

piante architettoniche che sono rappresentate come osser

vate dall'alto. Sono visibili i travetti longitudinali, le nervature

trasversali di ripartizione, le sezioni ribaltate delle travi a spes

sore.

Dettagli della carpenteria del solaio di copertura sono invece

indicati nell'elaborato 10.

SCHEDA TECNICA DELL'ELABORATO N. 12


In questo elaborato indicato un tipico particolare d'impiego
nella carpenteria metallica; si tratta del collegamento dei mon

Tavole di particolari costruttivi /89

tanti alle travi reticolari che vi si appoggiano. Il nodo realizza


to per il tramite di una piastra di attacco o fazzoletto, che
spessa 15 mm, alle cui facce opposte vengono saldate le due
met simmetriche della trave che si vorr realizzare. Partico
larmente sono visibili il corrente inferiore, che attuato con
impiego di due profilati a La 60*120*8, che vengono saldati al
fazzoletto da cordoni di saldatura 6*6*120; inoltre, appare il
montante della trave reticolare, costituito da due profilati a U
alti 180 mm, e la diagonale, compressa, costituita dagli stessi
profilati.
Il collegamento con il montante attuato nel rispetto dello sche
ma statico di "cerniera", attraverso i due bulloni M24 che colle
gano la piastra saldata di testa all'estremit del montante e la
contro piastra che invece saldata sulla sommit del montan
te. Quest'ultimo realizzato con un profilato HEA 300.

SCHEDE TECNICHE DEGLI ELABORATI NN. 13, 14


Nei due elaborati sono presentati i dettagli costruttivi di una
grande vetrata sub orizzontale, sospesa al traliccio esterno di
sostegno che rappresentato nel dettaglio 1.1. Quest'ultimo
costituito da una serie di travi principali trasversali, reticolari, e
da due travi secondarie longitudinali, che hanno la forma di
travi Vierendeel, ossia non sono reticolari, ma a maglie rettan
golari.
Tutti i profilati impiegati nella costruzione del traliccio sono
tubolari, e sono di acciaio inossidabile, per eliminare il pericolo
della corrosione metallica. Le travi principali s'appoggiano a
due tubi longitudinali portanti secondo le modalit indicate nei

dettagli C e D che sono rappresentati nell'elaborato 14.


La vetrata vera e propria, realizzata in vetri antisfondamento,
sospesa al traliccio esterno per mezzo di staffe di sospensione
opportunamente collocate e contiene solo vetrate fisse, non
apribili.

5l
~

iii

SCHEDA TECNICA DELL' ELABORATO N. 15


\o:

Nell' elaborato presentata una sezione stradale tipica a mez

za costa di una strada urbana. Sono presentati i dettagli co


struttivi, costituiti dalla piattaforma stradale formata dallo scavo

a cassonetto del terreno di sedime, cassonetto riempito suc

cessivamente dal pacchetto degli strati portanti della pavimen

tazione stradale. Questo pacchetto formato dalla fondazione

in misto granulare non legato, ossia misto in terra a granulo

metria corretta secondo un fuso granulometrico predetermina

to, dal sovrastante strato di base in misto bitumato, sormontati

dai due sovrastanti strati di conglomerato bituminoso, che sono

denominati: strato di collegamento (binder) e strato di usura.

Questi conglomerati, legati con un legante prezioso qual il

bitume, sono attuati con granulometria degli inerti molto sele

zionata, e diversa nei due casi, perch quella del tappeto di

usura prevede inerti delle dimensioni massime di pochi mm,

cos da ottenere una superficie di appoggio delle ruote e suc

cessivo rotolamento quanto pi possibile regolare e liscia.

La sezione presenta altri elementi rilevanti, che sono costituiti

dalla fogna, posta al centro della strada, attuata con un tubo di

cemento di diametro 400 mm, al quale l'acqua meteorica ad

dotta da un fognolo diametro 200 mm, che convoglia alla fo

'2

"'.""~"'""~'--------------------------------------

901 Parte Quinta

gna l'acqua catturata dalla caditoia sotto marciapiede.


Un cunicolo aerato e interrato contiene tutte le canalizzazioni di
servizio, ossia il tubo adduttore dell'acqua di acquedotto, del
gas metano, ed i cavi della rete elettrica e telefonica.

SCHEDA TECNICA DELL' ELABORATO N. 16


Nell'elaborato presentata una sezione orizzontale di un pozzetto
tipico di una fognatura urbana per acque bianche o nere, Il
pozzetto consiste in una cameretta ispezionabile, al cui fondo si
accede per mezzo della scaletta alla marinara che installata a
parete, mentre la bocca di accesso, posta al livello del piano
stradale, chiusa da un chiusino di ghisa chiaramente visibile
nella sezione trasversale verticale. Si noti la posizione disassata
del pozzetto rispetto alla fogna d diametro 200 mm, nonch il
fondo del pozzetto - che di cemento armato gettato in opera
che ottenuto da un getto profilato di calcestruzzo magro,

SCHEDA TECNICA DELL' ELABORATO N. 17


Nell' elaborato sono rappresentate la pianta e la sezione verti
cale di una scala in cemento armato attuata secondo lo sche
ma statico della soletta appoggiata sulle due travi di pianerot
tolo. Gli spessori della soletta della rampa e di quella del piane
rottolo sono adeguati a determinare uno sfalsamento nullo tra
le alzate delle due rampe consecutive che si congiungono nel
pianerottolo stesso.
Il particolare di rilievo della geometria della scala evidenziato
nella circostanza che i tre piani di intradosso, quelli delle due
rampe menzionate e quello del pianerottolo formano fascio at
torno alla stessa retta. La retta in questione chiaramente per
pendicolare al piano del disegno della sezione verticale ed in
pianta ben visibile nella vista W-w.

_.'............-
..
..

,."

Strumenti urbanistici 193

PIANI URBANISTICI

Note introduttive
Con il termine territorio si intende un'unit geograficamente ri
conoscibile o amministrativamente delimitata, ad esempio: una
vallata, un' isola o una Provincia, un Comune. Il territorio il
risultato di un insieme di eventi naturali ed umani assai com
piessi.
Gli eventi naturali riguardano la formazione del territorio e di
conseguenza la costituzione delle sue caratteristiche fisiche
nonch le trasformazioni indotte dagli agenti atmosferici.
Gli eventi umani riguardano invece le trasformazioni agrarie e
urbane, la realizzazione delle reti infrastrutturali e le innumere
voli forme di sfruttamento delle risorse mediante tecnologie
variamente impiegate. Evidentemente non sempre i risultati di
tali operazioni sono soddisfacenti e specialmente nel
periodo gli effetti causati dalla combinazione di tali fattori sono
imprevisti ed inaccettabili.
Si presenta quindi, sempre pi di frequente, la necessit di re
golamentare le diverse realt territoriali in forme pi adeguate
alle esigenze qualitative, presenti e future, delle popolazioni
insediate. Ne derivano operazioni di pianificazione con varie
caratteristiche e livelli.
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li!!:fi
.'~-;'?P::"fi{;~':7;;'.o
i,:;.A;
...
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1) ~i;;~
Piano
di
inquadramento
Piano
quadro
4""""~
_ _ "''''''_'~'''U.1I~~~_
"".. ww.<'_.........,
~

detto Piano quadro un elaborato urbarlistic9 che tendE:)


sare obiettivi e linee programmaJif.h.e per definire l'assetto del
territorio senza imporre obblighi precisi.
....

l1li.......'1"',,",'"''

Vengono considerati come veri e propri programmi economi


co-urbanistici di sviluppo.
Si tratta solitamente di uno strumento di area vasta (a livello
regionale, provinciale) attraverso il quale si formulano ipotesi
ragionate per gr~E!9ilinee riguardanti le ipotesi di
territorio, i criteri per le destinazioni d'uso dello stesso, la lo
calizzazione di impianti di interesse primario, i criteri di
dimensionamento, proporzionamento e normazione dei piani
a livello inferiore e infine le direttive di politica urbanistica per
la corretta gestione del territorio. I Piani quadro si realizzano
generalmente attraverso programmi organici di intervento e
attraverso i piani di livello inferiore ai quali delegano l'imposi
zione di vincoli. I Piani quadro, che hanno durata illimitata,
sono cos suddiVisi: Piano Territoriale di Coordinamento re
gion.l~!.. Piano TeirHoriale Cor:np~ensor.i?Le, Piano di
t Montane.
---.
;
Piano
Generale
~~
E detto piano urbanistico genera)e un elaborato che fissa le

modalit vincolanti di utilizzazione del suolo sulla base di indi

rizzi provenienti anche da strumentazioni di livello superiore. Si

tratta solitamente di uno strumento di area media (a livello co

munale o intercomunale) che fissa obblighi, pi o meno rigidi~.

sull:LJ"so delle aree sulla base di elaborati grafici e norme tecni

che di n.ot~v9Ie precisione.

Piano
esecutivo

111fJ18_d
~ l~
_detto Piano esecutivo un piano che si pone come strumE:)nto

Ji attuazione di un piano genera.l~

Esistono varie tipologie di Piani esecutivi, utilizzabili per le di

verse circostanze. Questi Piani tendono a fissare con precisio

ne e grande det.t!9lio (anche se talvolta non si escludono alter


,~::-

'._'~.,

'3

Il~i
DI ... !

I!a

1er~

iI)':)

~,

v
o)t

'211)

94/ Parte Sesta

native o margini controllabili di elasticit) gli obblighi formali,


funzionali e normativi per l'uso delle aree.

PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO


namento
damentale di pianificazione regionale.

Il PTC ha carattere conoscitivo e orientativo ed il suo scopo

definire gli indirizzi ai quali deve attenersi la pianificazione dei

sotto stanti livelli: provinciale e comunale.

Il PTC discende per grandi linee dalla legge urbanistica gene

rale (1150/42), ma trae precisi contenuti ed obiettivi dagli ap

positi provvedimenti adottati da ogni singola Regione.

Entrando nel merito si pu dire che il PTC mette in luce organi

camente le caratteristiche del territorjo, organizza la tutela dei

beni storici e ambie_r:!l1i cartograficamente individuabili, defini

sce gli indirizzi e i vincoli per gli strumenti urbanistici provinciali

e comunali, predispone il sistema delle comunicazioni a livello

regionale e redige gli inventari delle varie risorse disponibili e

future.

Il PTC pu avere anche valenza paesistica ai sensi della legge

n. 431/1985 (legge Galasso).


PROCEDURA DI APPROVAZIONE
Il.....PTC viene adottato mediante delibera della Giunta Regiona
I_~! sentito il parere di un organo consultivo. Viene poi trasmes
so, unitamente alla delibera, al Commissario di Governo per il
visto di esecutivit.
Il pTC viene cosi"pubblicato, per un periodo prefissato, presso
la segreteria della Regione e ne viene data pubblica comuni9:~
zio ne, tramite avvisi affissi presso gli Albi Pretori, su manifesti e
,,,

giornali a tiratura nazionale e locale. Durante questo intervallo

di tempo si raccolgono, con apposito protocollo, le osservazio

ni degli Enti interess.~ti (Province, Comuni e altri ad esclusion~

dei privati cittadini che non possono considerar~i destioatarLdi

questo livello di pianificazione).

Vengono formulate le relative controdeduzioni mediante deli

bera della Giunta Regionale.

Il PTC viene approvato con apposita legge dal Consiglio Re

gionale, trasmesso per i controlli di competenza al Ministero

dei Lavori Pubblici e quindi depositato presso ogni Comune

per presa d'atto e visione.

Terminata quest'ultima fase il PTC viene pubblicato sul Bolletti

no Ufficiale della Regione divenendo esecutivo.

~ ~.~" f ,,:-. ,
II~ ~"~1;e~
PIANO TERRITORIALE
PROVINCIALE
.....'.."7.
~'1f,
~~
,~ ~.<:.r
Il Piano Territoriale Provinciale (PTP) uno strumento del quale
si discute molto, ma di fatto con pochi riferimenti reali. Esiste
comunque la tendenza, fortemente contrastata in passato, a
delegare notevoli competenze in materia urbanistica alle Pro
vince il cui territorio potrebbe, in qualche caso, coincidere con
quello di un'area metropolitana (Milano, Torino, Roma, ecc.).
Numerosi tentativi di interpretare diversamente l'esigenza di un
livello intermedio di pianificazione (comunit montane,
comprensori, ecc.) hanno dato ben modesti risultati. Si per
tanto riconsiderata la possibilit di utilizzare, come livello inter
medio di riferimento, il territorio provinciale, gi dotato di pro
prie strutture amministrative e politiche e di una configurazione
ormai storicamente collaudata.
Il PTP discende dal PTC regionale e, recependone indicazioni
ed indirizzi, fornisce indicazioni ancor pi dettagliate per lapia

rr:-~-: ~ ~~~
~ ... ~-

il. . 1U'l

. . . .K

..

Strumenti urbanistici 195

nificazione comunale. Il PTP inoltre svolge un' importante azio


ne di coordinamento tra gli strumenti urbanistici comunali.
Nell'insieme il PTP pu considerarsi un piano di inquadramen
to e di sviluppo comprensoriale, ricco di elaborati settoriali per
la difesa del suolo, la protezione della natura, la tutela dei cen
tri storici, l'infrastrutturazione e la distribuzione dei servizi di alto
e medio livello.

PIANO REGOLATORE
Il Piano Regolatore Generale (PRG) lo strumento urbanisti
co obbligatorio, riguardante la totalit del territorio comunale.
Il PRG ha lo scopo di organizzare l'assetto comunale com
plessivo e di regolamentarne le varie parti, urbane ed
extraurbane, secondo principi di corretta funzionalit e quali
t formale, ponendosi come obiettivo un organico sviluppo
del territorio.
Il PRG deve tener conto degli indirizzi che discendono dal Pia
no Territoriale di Coordinamento e dai vincoli esistenti al mo
mento della sua formazione.
Dal punto di vista normativo il PRG disciplinato dalla legge
urbanistica nazionale (legge n. 1150/4?,S:.?p:!!!), da alcuni pro'
vedimenti successivi (tra i quali la legge n. 1187/68 detta legge
Tampo~e, la legge n. 756/",-3, la legge n. 94/82 detta legge _1_?
Nicolazzi, e la legge n. 203/82t e dalle varie legislazioni regio
nali in materia urbanistica. Rilevante anche il D.M.LL.PP. n.
1444/68.
Il PRG deve indicare:
la rete delle principali vie di comunicazione stradali, ferro\iia
rie e navigabili e dei relativi impianti;
- la divisione del territorio comunale in zone omogenee con la
!bIM!I~I~;'~~:

precisazione delle zone destinate all'espansione dell'aggrega


to urbano e la determinazione dei vincoli e dei caratteri da os
servare in ciascuna zona;
le aree da riservare ad edifici pubblici o di uso pubblico non
ch ad opere od impianti di interesse collettivo o sociale;
i vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambien
tale paesistico;

- le norme di attuazione del piano.

Le previsioni del PRG restano in vigore a tempo indeterminato

e si attuano attraverso i piani particolareggiati di esecuzione:

Alla stesura del PRG possono provvedere progettisti esternr


all'Amministrazione comunale ufficialmente incaricati, gli Uffici

Tecnici comunali oppure, di concerto, i primi coi secondi.

ELABORATI DI PROGETTO

Il PRG costituito da una serie di elaborati che si distinguono

in:

a) elaborati preliminari di analisi e di inquadramento;

b) elaborati progettuali grafici;

c) elaborati progettuali normativi (NTA);

d) relazione tecnica generale.

Le scale di rappresentazione pi utilizzate sono quelle da

1 :25.000 a 1 :1 O.oqo, per l'intero territorio comunale e da 1 :5.00q


a 1 :2.000 per le aree urbane. Gli elaborati progettuali normativi
sono contenuti in apposite Norme Tecniche di Attuazione (NTA)
che riguardano tutte le indicazioni necessarie all'attuazione del
PRG, con puntuale e rigorosa coerenza con gli elaborati grafi
ci. Le NTA devono in particolare fornire, per ogni zona territo
riale omogenea le modalit di utilizzazione (indici, lotti minimi,
distacchi, ecc.) e ogni altra indicazione necessaria.

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96/ Parte Sesta

PROCEDURA DI APPROVAZIONE

1) Il PRG viene adottato con delibera del Consiglio Comunale

(sottoposta all'approvazione degli organi di controllo).

2) Il PRG viene depositato presso la segreteria 99munale, con

avviso affisso all'Albo Pretorio, per 30 giorni consecutivi.

3) Nei 30 giorni di deposito e nei 30 giorni successivi (in totale

60 giorni) vengono raccolte le osservazioni e le opposizioni elen

candole in un apposito protocollo.

4) Le osservazioni e le opposizioni presentate nei termini e se

condo le modalit formali previste, vengono esaminate e sotto

poste a controdeduzioni da parte del Consiglio Comunale.

5) Il PRG, accompagnato da osservazioni, opposizionr on

trodeduzioni e delibere, viene inoltrato alla Regione.

6) Gli uffici regionali istruiscono l'esame del PRG e formulano

un parere consultivo obbligatorio.

7) La Regione approva o respinge il PRG. Ha tuttavia anche la

possibilit di richiedere, in via interlocutoria, eventuali modifi

ll~.Jfatto che si verifica con grande frequenza).

8) .11 provvedimento di approvazione del PRG viene pubblicato

sulla Gazzetta Ufficiale o sul Bollettino Ufficiale della Regione.

Dal giorno successivo il PRG entra in vigore:

porta nel proprio corpus normativo l'obbligatoriet delle NTA.

Sono generalmente suddivise in tre parti:

- Disposizioni generali:

fissano i parametri urbanistici ed edili~i che definiscono gli l!!

terventi, le altezze massime consentite, gli allineamenti e Ldi

stacchi da rispettare, inoltre regolano le modalit di attuazione

dei PRG mediante i piani attuativi.

Prescrizioni di attuazione:
contengono le prescrizioni per l'attuazione degli interventi
particolari, prescrivono norme volte alla tutela dell'ambiente
costruito e naturale, fissano gli standard urbanistici.
- Previsioni e prescrizioni circa l'azzonamento del territorio.

,,' ATTUATIVI
.......
r--'

PIANI ESECUTIVI
. , ~ -,. . . . O
,,
... I,.
Sono quepiani che, in accordo con le previsioni del PRG, pre
cisano gli interventi sul territorio e ne organizzano l'attuazione.
Essi riguardano ambiti spaziali molto limitat~. I piani attuativi
operano a livello delle singole propriet e rendono possibile,
anche attraverso l'acquisizione forzosa dei suoli, !'intervento
pubblico o privato. Hanno durata limitata.
IV
...
~
~

!;;

NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE (NTA)

Le NTA accompagnano obbligatoriamente ogni PRG ~sono

costituite da un insieme di disposizioni o regoJg, che hannp

valClre di vincoli parziali o totali che il Comune detta ai proprie

tari pubblici o privati, con lo scopo di disciplinare accuratamente

l'attuazione di un piano urbanistic>. Le NTA sono contemplate

dalla legge n. 1150/42, integrata dalla legge n. 1187/68 (legge

Tampone). Con la legge delega alle Regioni, ogni Regione ri

-?""\ ..... ~1.'1'." .,.


.
1"''1"J1$',''e~''''.''''~~.:
~''''~', ~""
-",.."'"
PROGRAMMA
PLURIENNALE
DI ATTUAZIONE
(PPA)
. ~"" ,~~~~~:.r~"",:;~~,
~ ~~
1

Il PPA, introdotto dalla legge n. 1911..7 (Legge Bucalos?lh lo


strumento programmatorio in base al quale l'Amministra~ione
Comunale individua le aree in cui, nel periodo di validit fissato
(non inferiore a 3 anni e non superiore a 5), sar data esecuzio
ne alle previsioni dello strumento urbanistico generale, mediante
concessioni edilizL~, piani attuativi e relative urbanizzazioni.
I Comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti sono eso
nerati dall'obbligo di dotarsiQ[PPA, a meno che non siano in

..,..--~

Strumenti urbanistici /97

elusi in speciali elenchi compilati dalle Regioni di apparte


nenza.
~",.4~'"
l~,:;l",.l~"".
':;_~.ttl
PIANO
PARTICOLAREGGIATO

: -

......

.,

''''''....

Il Piano Particolareggiato (PP) lo strumento esecutivo fonda

mentale attraverso il quale si attua il PRG: In generale all'attu.a

zione di un Piano Regolatore si provvede con un mosaico di

PP riguardanti vari insiemi di ar~e e, ove sia consentito dalle

NTA del PRG, con interventi diretti (passando cio direttamen

te dal PRG alla concessione o all'autorizzazione edificatoria).

Il PP precisa nei dettagli l'assetto definitivo di un compartg, sta

bilendone limiti e vincoli per l'edificazione priv~~, delimita le

aree per gli interventi di pubblica utill!, stabilisce e dimensiooa

la rete vlaria, fissa gli allineamenti, le altezze e le distanze degli

edifici.

I PP sono di iniziativa pubblica, sono redatti cio dal COf!lune

che poi ingiunge ai privati l'esecuzione delle opere previste dai

piani stessi. La loro approvazione equivale alla dichiarazionedi

. p ubblica utilit. Il Comune ha la facolt di espropriare i privati

che si dimostrino inadempienti nella realizzazione degli inter

venti.

DalpuntQdi vi.tanormativo il PP disciplinato dalla legge ur

banistica generale (Legge n. 1150/42, cap. III sez. Il), da alcuni

provvedimenti integrativi successivi e dalle singole legisla~olJl

regionali. Leggi relativamente recenti hanno introdotto l'uso di

altri strumenti esecutivi da considerare equivalenti ai Pp.

ELABORATI DI PROGETIO

Il PP si compone di una serie di elaborati riguardaJlti:

- inquadramento del PRG vigente;

stato di fatto urbanistico-edilizio delle aree oggetto d'inter


vento (insieme delle analisi redatte con notevole grado di ap
profondimento) ;
- elaborati grafici di progetto, planimetrici e planivolumetrici,
redatti su rilievo aerofotogrammetrico aggiornat~;elaborati grafici redatti su mappe catastali inerenti le aree e i
fabbricati da sottoporre a vincolo di utilizzazione pubblica
(espropri01 completi di elenchi degli intestatari delle propriet;
elborati grafici inerenti questioni specifiche come le tipologie,
le altezze, gli allineamenti, i risvolti, le recinzioni, i colori, ecc.;
elaborati grafici inerenti i profili regolatori dell'edificazione lun
go i principali assi stradali nonch le sezioni stradali;
- !}orme tecniche di attuazioneft!TA);
r~lazio_ne illustrativa comprendente anche un apposito capi
tolo riguardante le previsioni orientative di spesa per la realiz
zazione del PP;
elaborati complementari adeguati alle situazioni specifiche
nonch vedute tridimensionali d'insieme e di dettaglio
(planovolumetrici e particolari).

PROCEDURA DI APPROVAZIONE
1) Il PP viene adottato con delibera dal Consiglio Comunale.

2) Il PP viene depositato presso la Segreteria Comunale, con

avviso affisso all'Albo Pretorio, per 30 giorni consecutlvi:"

3) Nei 30 giorni di deposito e nei 30 giorni successivi (in tot~e

60 giorni) vengono racc~l!e, elencandole in un apposito proto

collo, le osservazioni e le opposizioni~

4) Le osservazioni e le opposiz.iol}i presentate nei termini e

secondo le modalit previste, vengono esaminate e sottoposte

a controdeduzioni.

Il

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in

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n~"'",.,,"'

98/ Parte Sesta

5) Se il PP chiaramente conseguente alle previsioni del PRG


non soggetto ad approvazione regional~ .. e risulta pertanto
approvato con delibera del Consiglio Comunale. In caso con
trario, se esistono varianti, il PP viene inoltrato alla Regione e._
segue lo stesso iter del PRG.

PIANO DI RECUPERO
ano di Hecupero (PH) uno strumento urbanistico esecu_ti=
vo del PRG introdotto dalla legge n. 457/78 (art. 28). Il PR
utilizzabile ove esistano precise esigenze di recupero edilizio
e/o urbanistico. Pu essere sia di iniziativa pubblica (comuna
le) che privata (i proprietari di edifici da recuperare, singoli o
. _.- -
riuniti in consorzio, lo propongono al COIlJ!l!l.~).
. Il PR presume un'analisi molto accurata dei singoli edifici e
dell'area nel suo insieme, _d.istinguendo tra parti recup_rrabili
(mediante diverse metodologie) e parti non recuper~bli da
sottoporre a ristrutturazione urbanistica.
Durante la fase analitica diviene quindi indispensabile censire
tutti gli edifici oggetto di intervento, precisando per ognuno di
loro: la tipologia, il numero dei piani, l'epoca di costruzion.~-,
le destinazioni d'uso, la dotazione di servizi, lo stato di con
servazione interno ed esterno (o livello di degrad_o) noncb
!'interesse storico-ambientale ricoperto dalla costruzione. Da
questa fase analitica devono discendere precise indicazioni
grafiche e normative.
Nella redazione del PR l'area di intervento pu essere articola
ta in: settori, comparti, unit edilizie; comunque dev'essere sem
pre in~icata l'area minima di intervE:3nto.
Gli elaborati che accompagnano il PR sono simili a quelli del
PP con l'aggiunta degli elaborati analitici e di dettaglio

progettuale sopraindicati.!:-.a procedura di approvazione ana


loga a quella del PP.

PIANO
DI LOTTIZZAZIONE
;i!.
.:.:'=;~~"1
C l'~_ :~:~?~:~'.;
.!.!..Piano di Lottizzazione (PL) uno strumento urbanistico E3S~:
cutivo di iniziativa privat.fh~ attua, nell'ambito delle zo~con
destinazione residenziale, o in qualche caso produttiva, le P!~~

visioni del PRG.

Il. PL stato introdotto dalla legge n. 1150/42. Funzione precipua

del PL di subordinare l'edificazione alle opere di urbanizzazione.

Esso definito da un'apposita convenzione stipulata tr.;ljl

lottizzante (come singolo propr!etario oppure come consorzio

di pi proprietari) e l'Amministrazione Comun~!. J)etta cQQ

venzione,_da trascrivere sui Registri Immobiliari, deve conteoE2.::.

re chiaramente gli obblighi reciproci, i tempi di attuazione e le

garanzie finanziarie.

Gli elaborati di progetto che compongono il PL sono simili a

quelli previsti peri!J:.P.

Glioneri riguardanti le opere di urbanizzazione primaria, (stra

de, parcheggi, servizi a retelsono interamente di compet~Dla.

dellottizzante, quelli inerenti le opere di urbanizzazione sec0!l

daria (lLervizi sociali} vengono generalmente ripart!t) tra_ il

lottizzante e il Comune.

Qualora i proprietari dell'area oggetto di PL non trovassero

spontaneamente un accordo o si dimostrassero disinteressati,

il Comune predispone un Piano di Lottizzazione d'uff![9. (di

iniziativa pubblica) e lo sottopone ai privaJi avendo anche 1'8,\'t

torit d'imporlo.

La procedura di approvazione del PL simile a quella prevista.

per il PP.

..... .." ... ,.'."


,~

Strumenti urbanistici 199

PIANO PER GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVIJk!ttI


".,......

H'"

~.;"(:"

~ ...: ""',~'

..

Il Piano per gli Insediamenti Produttivi (PIP) yno speciale s~L!

mento urbanistico esecutivo, previsto dalla legge n. 865/71 (art.

27)~-con lo scopo di organizzare dettagliatamentearee-pro

duttivdi varia natura, ossia industriali, artigianali ed eventual~

mente commercilf, direzionali e turistiche.

~.Ii elaborati previsti per il PIP s()no quelli consueti per un pi~D.9

esecutivo, con le dovute integrazioni:

Inquadramento delle aree nel PRG vig~n~:


Elaborati grafici di progetto completi di zonizzazione (an~e
su mappa catastale), planivolumetria, profili regolatori, elenchi
Catastali delle propriet da espropriare o da vincolare, sezioni.
stradali, parcheggi pubblici, rete di servizi.
- Norme tecniche di attuazione.
Relazione illustrativa contenente anche le previsioni di spesa._

Le procedure di approvazione sono le consuete. Il PIP ha vali


dit di 10 anni a partire dalla data del decreto di approvazione.

Il

PIANO PER L'EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE


Il Piano di Zona per l'Edilizia Economica e Popolare (PEEP) _
un piano esecutivo finalizzato all'acquisizione di aree per l'edi
ficazione di complessi di edilizia economica dr carattere2~~:
blic..Q (sovvenzionata e agevolata),.come previsto dalla legge n.
167/62 e dalle successive integrazioni e modifiche.

Tutti i Comuni con una popolazione maggiore a 50.000 abitan

pi altri Comuni compresi in un apposito elenco, sono obl?li


gati alla redazione del PEEP. In generale comunque ogni Co

mune pu, di propria iniziativa, dar corso ad un PEEP.

Gli elaborati che accompagnano il PEEP sono simili a quelli pre

visti per il Pp, ma le procedure di approvazione sono accelerate.

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10J Parte Sesta

STANDARD URBANISTICI E RESIDENZIALI NAZIONALI E REGIONALI


D.M. 1444/68 - Zone territoriali omogenee - Standard nazionali (validi in tutte le regioni ove non vigente una LR. in merito)
ZONA A: comprende le parti del territorio interessate da agglomerati urbani d'interesse storico, artistico e di particolare pregio
ambientale, nonch dalle aree circOStanti che, per tali caratteristiche, ne sono parte integrante.
ZONA B: iomprende le parti del territorio, totalmente o parzialmente edificate, che non presentino interesse storico, artistico e
particolare pregio ambientale. Vi rientrano le aree in cui la superficiewperta degli edifici e~isten~~pera il 12.5% della
J>_uperficie fondiaria e la,densit 'edilizia supera :1.5 mcLr!:!.9.:
--
~ ZONA C: cmprende le parti del territorio inedificate ma destinate allo sviluppo dell'abitato, oppure edificate al di sotto dei limiti di
~--superfiCie coperta e di densit edilizi.:i9i_cui alla zona B.
'''--.
ZONA D: comprende le parti del territorio destinate a nuovi insediamenti produttivi, industriali, comme~similati.
ZONA E: comprende le parti delterritorio destinate ad usi agricoli, purch il frazionamento delle propriet non le faccia compren
dere, fermo restando l'uso agricolo, nelle zone C.

ZONA F: compr~ndElJe
del territorio destinate ad attrezzature di interesse generale.

- - - ----- - - '------._

Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C:


comuni inf. a 10.000 ab.
mq/ab.

comuni sup. a 10.000 ab.


mq/ab.

T~

12

18

Verde attrezzato

Istruzione

4.5

Parcheggi pubblici

2.5

Servizi di quartiere

N.B. Ove le zone C siano conti ue o in diretto rapporto visuale con.E?rticolari zone delt~[rit~ri~ (coste, laghi, corsi d'ac ua importan
a quantitminima di _s.QaZklperYerd.aJ2ubQU~9 }issata in 15,00 mq a.....

..JD o~IJJJ.T~esisten~~oriQ:ar:tisticbe e arlJ12910giche,

----~-.

-'

Strumenti urbanistici 1101

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D:

Attivit collettive, verde pubblico, parcheggi pubblici: minimo 10% della superficie destinata all'insediamento.

'3

~~

.$andard urbanistici per gli insediamenti in zona E:


6 mq/abit. per istr. e servo di quartiere

'l:
~er
in~

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona F:


~~_~er.- 1 mq/abit~Persanit- (5)1lg/~bitQ.er~hi.

i
~

Standard urbanistici per gli insediamenti in zone commerciali-direzionali:


c,9."ettive, verde pubblico, parcheggi pubblii: IT!jnimo 0,8 mg*mq d~di cui almeno il 50% destinati a Darch8ooio.

~Attivit

Standard residenziali:

80 mc residenziali pi ~'{el}tul1i2QJrt~p_er servizi associati alla residenza pro capite.

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1),

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5 't\Q

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P.R.. -- SrQJ l'

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Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C:


Totale

25,00 mq

Verde attrezzato

12,50 mq

Istruzione

5,00 mq

Parcheggi pubblici

2,50 mq

Servizi di quartiere

5,00 mq

z.s

~~

REGIONE PIEMONTE LR. 56/57 - LR. 61/84

N.B.1 In comuni di esclusivo interesse turis]co E3.stagionale iLy~n::ie-pubbliGo ele'i.atQ.il20,00 mq.

N.'B.2 In comuni infenorl a 2000 abitanti gli standardsono pari a 18,00 mq/ab.
--- -.-----.,

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10J Parte Sesta

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~~~

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D:

Verde. sport, parcheggi, centri sociali e mense: minimo 20% della superficie destinata all'insediamento.

Standard urbanistici per gli insediamenti in zone commerciali-direzionali:


Attivit collettive, verde pubblico, parcheggi pubblici: minimo 100% della slp di cui almeno il 50% destinati a parcheggio

f#56'"'1
c(\

Standard residenziali:

120 mc pro capite per comuni fino a 2000 ab. - 90 mc pro capite per comuni superiori a 2000 ab.

N.B. In caso di destinazione d'uso esclusivamente residenziale i valori di cui sopra sono rispettivamente: 100 mc e 75 mc.

REGIONE LOMBARDIA L.R. 51/75 + L.R. 1 del 15/1/2001


Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C:
L.R. 51/75 art. 22

L.R. 1 del 15/1/2001 art. 7

Totale

26,50 mq

Totale

26,50 mq

Verde attrezzato

15,00 mq

Di cui almeno il 50% a verde o attrezzature per il gioco e lo sport.

Istruzione

4,50 mq

Parcheggi pubblici

3,00 mq

Servizi di quartiere

4,00 mq

Possono derogare i comuni inferiori a 3000 ab, i comuni com


presi in comunit montane, nonch i comuni il cui territorio sia,
per almeno il 50% interessato da tutela ambientale o paesistica
che inibisca la trasformazione delle aree.

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D:


L.R. 51/75 art. 22

L.R. 1 del 15/1/2001 art. 7

Verde, sport, parcheggi, centri sociali e mense:


minimo 20% della superficie destinata all'insediamento.

Aree per attrezzature pubbliche e di uso pubblico sono stabilite


nella misura del 10% di slp, destinata a insediamenti industriali
ed artigianali.

iii;;'" '~~:::~"~"

Strumenti urbanistici 1103

Standard urbanistici per gli insediamenti in zone commerciali-direzionali:

LR. 51/75 art. 22

LR. 1 del 15/1 /2001 art. 7

Attivit collettive, verde pubblico, parcheggi pubblici: minimo


100% della slp di cui almeno il 50% destinati a parcheggio

Aree per attrezzature pubbliche e di uso pubblico sono stabili


te nella misura del 100% di slp, in zone C - D, 75% in zone A - B,
di cui min. 50% destinati a parcheggio pubblico.

Standard residenziali:

LR. 51/75 art. 22

LR. 1 del 15/1/2001 art. 7

100 mc procapite.

150 mc pro capite pari a 50 mq di slp.

io

'2

REGIONE VENETO LR. 61/85 + LR. 9/86


Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C:

Totale

27,50 mq

Verde attrezzato

15,00 mq

Istruzione

4,50 mq

Parcheggi pubblici

3,50 mq

Servizi di quartiere

4,50 mq

ridotto a 10,00 mq in comuni con popolazione non superiore a 10.000 unit

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D:


Verde, sport, parcheggi, centri socali e mense: minimo 10% della superfice destinata all'insediamento nelle zone di espansione,
5% nelle zone di completamento.
Standard urbanistici per gli insediamenti in zone commerciali-direzionali:
Attivit collettive, verde pubblico, parcheggi pubblici: minimo 100% della slp nelle zone di espansione,
80% nelle zone di completamento.

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104,'parte Sesta

'}

Standard residenziali:

150 mc pro capite ridotti a 60 mc per comuni a carattere turistico .

~-""

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REGIONE EMILIA-ROMAGNA L.R.

47/78

Ciltfot
("C\

Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C:


comuni inf. a 10.000 ab.
mq/ab.

comuni sup. a 10.000 ab.


mq/ab.

Totale

25

30

Verde attrezzato

12

16

Istruzione

Parcheggi pubblici

Servizi di quartiere

N.B.1 In comuni con insediamenti di carattere turistico il dato 25 mq /30 mq va calcolato ogni due posti letto anzich pro capite.
N.B.2 Il piano territoriale comprensoriale pu comunque stabilire standards inferiori ma comunque mai sotto 20 mq pro capite
per comuni inferiori a 10.000 ab., e 25 mq per i comuni restanti.

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D:

Minimo 15% della slp destinata all'insediamento di cui 5% per parcheggi pubblici e 10% verde pubblico.

Standard urbanistici per gli insediamenti in zone commerciali-direzionali:

Minimo 100% della slp di cui il 40% per parcheggi pubblici e il 60% a verde.

Standard residenziali:

Non menzionati dalla legge; in genere si usa lo standard nazionale (25 mq di slp pari a 80 mc per residenza - 5 mq di slp pari a 20

mc per servizi). A titolo puramente informativo, in una sessione d'Esame di Stato, lo standard richiesto stato di 120 mc pro capite.

Strumenti urbanistici /105

REGIONE LAZIO L.R. 38/99


Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C
N.B. Tratti da quanto richiesto nelle ultime sessioni d'esame a Roma.

comuni fino a 10.000 ab.


mq/ab.

comuni sup. a 10.000 ab.

mq/ab.

ROMA
mq/ab.

Totale

18

24

23.5

Verde attrezzato

15

13

QV

Istruzione

4.5

4.5

4.5

"211)

Parcheggi pubblici

2.5

2.5

Servizi di quartiere

N.B. Il piano territoriale comprensoriale pu comunque stabilire standard inferiori ma comunque mai sotto i 18 mq pro capite per
comuni inferiori a 10.000 ab. e 24 mq per i comuni restanti.
Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D:
Minimo 15% della slp destinata all'insediamento di cui 0,6 mq della slp per spazi pubblici e 0,8 mq della slp per verde pubblico.
Standard urbanistici per gli insediamenti in zone commerciali-direzionali:
Minimo 100% della slp di cui il 40% per parcheggi pubblici e il 60% a verde.
Standard residenziali:
In genere si usa lo standard nazionale (25 mq di slp pari a 80 mc per residenza 5 mq di slp pari a 20 mc per servizi). A Roma, 25
mq (di slp) x h 3,20 interpiano pari a 80 mc per abitante per la parte residenziale ed il 15% relativo, destinato ad attivit per negozi
(si intendono sia esercizi commerciali sia paracommerciali) e ad attivit amministrative di servizi. Art. n. 2 NTA del PRG.

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~
o)t.

10J Parte Sesta

REGIONE UMBRIA LR. 53/74


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Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C:

i\.~~

It
,-5/)1:
1

comuni inf. a 10.000 ab.


mq/ab.

comuni sup. a 10.000 ab.


mq/ab.

Totale

18

24

Verde attrezzato

12.5

Istruzione

4.5

Parcheggi pubblici

2.5

2.5

Servizi di quartiere

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,".,. "iilu~ .... ,

Normativa specifica 1109

DISTACCHI
Classificazione delle strade (D.Lgs. 285/92 Nuovo Codice della strada)
-

---------- - - - - - - - - - - - - -

--------

----

DISTACCO EXTRAURBANO

Mt 60,00

Mt 30,00

B) Strade extraurbane principali

Mt 40,00

Mt 20,00

C) Strade extraurbane secondarie

Mt 30,00

D) Strade locali extraurbane

Mt 20,00

E) Strade vicinali

Mt 10,00

A) Autostrade

-~'~-'-----~----'-----------

CLASSIFICAZIONE STRADE URBANE

/,

-----

DISTACCO URBANO

CLASSIFICAZIONE STRADE

~~--_._-._--

..

I
I

Ii

..

DISTACCO URBANO

Mt 10,00

B) Strade urbane di quartiere tra 7 e 15 mt

Mt 7,50

C) Strade locali < 7 mt

Mt 5,00

I
I
j

Gra fabbricati (D.M. 1444/68 art. 9 - R.E.):


Zona A (centri storici): distanza non inferiore a quella inter

corrente tra i volumi edificati preesistenti.

Per nuovi edifici ricadenti in altre zone: distanza minima di 10

m tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti.

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iv
o)f!

'2\1)

Mt 10,00

~~

~,

-_._ ----------

A) Strade urbane di scorrimento> 15 mt

Da propriet (Codice Civile + Regolamento edilizio):


N.B. In Italia pi di 8000 comuni a cui corrispondono pi di
8000 R.E. diversi, a titolo esemplificativo si menzionano i di
stacchi di tre sedi d'Esame di Stato: a Roma m 5,00; a Venezia
m 5,00; a Milano m 3,00.

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Parte Settima

Zona C (zone destinate a nuovi complessi insediativi, inedificate


del tutto o in parte): distanza minima tra pareti finestrate pari
all'altezza del fabbricato pi alto (angolo di 45).
a Milano -) angolo di 60
N.S.1 I distacchi si misurano sempre perpendicolarmente alla
facciata.
N.S.2 Sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate nel
caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani partico
lareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni
planovolumetriche. (D.M. 1444/68)

RESIDENZA
Altezze e superfici
Calcolo dell'altezza massima dei fabbricati:
a) Tetto a falda - ~ alla gronda
b) Tetto piano -) a seconda del R.E.: intradosso o estrados
so dell'ultimo solaio
Altezze minime degli ambienti residenziali (D.M. 5 luglio 1975):

(\I~

Corridoi

Letto

Alberature da confine (Codice Civile):


Si api

Mt 0,50

AI Deri medio fusto

Mt 1,50

AI Deri alto fusto

Mt 3,00

Soggiorno
Pranzo

minimo h. 2,70

Disimpegni
Ripostigli

minimo h. 2,4 o

Cucina

Bagni

N.B.1. Nei comuni montani l'altezza di mt 2,70 ridotta a mt


2,55 (in Lombardia mt 2,40).
N.B.2. A Milano nei corridoi, nei disimpegni, nei ripostigli e nei
locali guardaroba l'altezza pu essere di mt 2,10.

,\

Calcolo superfici
Lorda = complessiva
Utile = escluse le tamponature
Calpestabile = escluse le tamponature e le tramezzature
Sip
superficie lorda di pavimento o di piano (sommatoria di
tutte le superfici lorde dei piani dell'edificio).

",II'II'I!

Normativa specifica 1111

Superfici minime degli ambienti residenziali (D.M. 5 luglio 1975 + L. 513/77 + L. 457/78 + Leggi regionali + R.E.):
DESTINAZIONI D'USO

MQ NORM. NAZIONALE

MQ R.E. MILANO
-----------------

Soggiorno

Mq 1
- - - - - - - - - - ------

X.

Mq 14,00
----------------

'rfQ 'l,oo

Pranzo
- - - - - - - - - - - - - - -------

Cucina non abitabile

> I,OO~
< ~,OO '1.Q.

Mq 5,00

Letto matrimoniale

Mq 14,00

Mq 14,00

Cucina abitabile

<Mq 8,00
Mq 14,00
-----------------------

Letto doppio

Mq 14,00

Mq 14,00

Mq 12,00
-------------------------------

Letto singolo

Da mq 9,00 a mq 10,00

Mq 9,00

Mq 9,00

------------------------

Pluriuso

Mq 9,00

Mq 9,00

--------------------

Studio

Mq 7,00
-------------------

Wc

f-

- ~,50 '1Q.

Da mq 3,50 a mq 2,00

Da mq 3,50 a mq 2,00

N.B. Nelle sedi d'esame non riportate viene accettata normalmente la normativa nazionale.

Superfici aeroilluminanti minime (D.M. 5 luglio 1975+ R.E.):


Se consideriamo l'illuminazione proveniente da pareti perime
trali, le parti trasparenti, misurate al lordo del telaio dell'infisso,
non devono avere area inferiore a 1/8 della superficie del pavi
mento del locale.

La superficie illuminante che deve essere calcolata l'area to


tale dell'apertura finestrata sottratta la quota inferiore fino ad
un'altezza di cm 60 (portafinestra).
A Milano il rapporto di 1/8, 1/10 o 1/12 a seconda, in caso di
monoaffaccio, della profondit dei locali rispetto all'altezza del
l'infisso, e all'eventuale luce zenitale. Il R.E. riporta anche una

1121 Parte Settima

tt

formula di calcolo particolare nel caso di velette e sporgenze di


profondit superiore a cm 150.

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cf\.

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(\I~

Parcheggi residenziali privati (L. 122/89 Tognoli)

La legge Tognoli indica il rapporto a cui fare riferimento per


determinare la superficie da destinare a parcheggio della resi
denza; esso va calcolato nella misura minima di 1 mq ogni 10
mc di edificato residenziale.
L'area risultante viene, solitamente, suddivisa in parcheggi a
raso e in posti auto in garage, questi possono essere collettivi
con posto auto chiaramente identificato o con box individuali e
spazi di manovra collettivi.

Norme per l'abbattimento delle barriere architettoniche

Legge 9 gennaio 1989, n. 13 - Disposizioni per favorire il


superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche ne
gli edifici privati.
D.M. 14 giugno 1989, n. 236 - Prescrizioni tecniche neces
sarie a garantire l'accessibilit, l'adattabilit e la visitabilit negli
edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata
e agevolata, ai fini del superamento delle barriere architetto
niche.
D.P.R. 503/96 - Legge Quadro per l'handicap (anche
per gli edifici pubblici valgono le stesse prescrizioni del D.M.
236/89).
L.R. Lombardia 20 febbraio 1989, n. 6.

Edilizia residenziale e non, privata e pubblica di nuova costruzione e ristrutturata (D.M. 236/89):
PORTE
d'ingresso
- interne
LOGGE
CORRIDOI/PERCORSI
SCALE
private
parte comune
RAMPE

luce netta
luce netta
h parapetto
larghezza
larghezza

minimo
minimo
minimo
minimo
minimo

larghezza
larghezza

minimo 90 cm
minimo 120 cm - pedata minimo 30 cm I alzata 16 cm - 2A+P=62-63-64
A = alzata
P = pedata
min imo 150 cm
max8%
un Dianerottolo da 1,50x1,50 oani 10 metri lineari di ramDa

larghezza
pendenza

80 cm
75 cm
100 cm
150 cm
100 cm

segue

Normativa specifica 1113

ASCENSORI
Edifici non residenziali
di nuova edificazione
- cabina
larghezza
profondit
- porta
luce netta
- pianerottolo
dimensione
Edifici residenziali di
nuova edificazione
- cabina
larghezza
profondit
- porta
luce netta
- pianerottolo
dimensione
Adeguamento edifici
preesistenti
larghezza
- cabina
profondit
luce netta
- porta
dimensione
- pianerottolo
PARCHEGGI
handicappati
posto auto normale

quantit
dimensioni
dimensioni

110 cm
140 cm
80 cm su lato corto
150x150 cm

95 cm
130 cm
80 cm su lato corto
150x150 cm

80 cm
120 cm
75 cm su lato corto
140x140 cm

1 ogni 50 posti auto normali, in prossimit dell'accesso dell'edificio


5,00 m x 3,5Q, --..m oppure 5,50 m x 3,50 m
5,00 m x 2,50 m
i

L.R. 20 febbraio 1989, n. 6 (Regione Lombardia) - Norme


sull'eliminazione delle barriere architettoniche e prescrizioni
tecniche di attuazione:
Campi di attuazione: edifici e locali pubblici, edifici residenziali,
edifici per attivit produttive (industriali, agricole, artigianali, com-

merciali, terziario), aree e percorsi pubblici, parcheggi, mezzi

di trasporto pubblici, strutture ed impianti fissi connessi al pun

to precedente.

Dimensioni medie della carrozzina: larghezza 75 cm, lunghez

za 110 cm.

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8~c

~~6

jg~l

~to~

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Parte Settima

Criteri di progettazione:
accessibilit: esprime la possibilit, per una persona con han
dicap fisici o sensoriali, di fruire dello spazio costruito in modo
autonomo senza rischi per la propria sicurezza.
visitabilit: indica un livello di accessibilit limitato ad una par

te dell'edificio vale a dire la possibilit di fruire dello spazio co

struito nelle sue componenti essenziali: collegamenti verticali e

orizzontali, servizi igienici, spazi di relazione.

adattabilit: indica la potenzialit, con un intervento limitato, di

far diventare accessibile qualunque struttura.

Prescrizioni tecniche:

~~

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V~

EDILIZIA ABITATIVA (unit abitative)

~O

(\J~

-------~--

ACCESSI
- porta d'ingresso
- porte interne
CORRIDOI
CUCINA
BAGNO

CAMERA

- passaggio lato letto

- passaggio piedi letto

N.B. Importante la possibilit di rotazione

luce netta
luce netta
larghezza

90 cm
80 cm
minimo 1,20 m
spazio tra mobili e apparecchiature minimo 1 ,35x1 ,50 m
vedi edifici pubblici
minimo 90 cm
minimo 110 m

Normativa specifica

COSTRUZIONI EDILIZIE (a destinazione pubblica e residenziale)


ACCESSI

luce netta

1,50 m con zona antistante e retrostante protette da agenti


atmosferici per una larghezza minima di 1,50 m in piano

lunghezza
pedata
alzata

1,50 m ogni 10m di rampa


minimo 30 cm
h massima 16 cm

N.B. L'uscita dell'ascensore non deve mai


essere in corrispondenza della rampa di
discesa delle scale

RAMPE
pianerottolo
SCALE

ASCENSORI
Edifici pubblici
attivit produttive - attivit
agricole - terziario con pi di un piano fuori
terra
Minimoun ascensore
- cabina
dimensioni
- porta a scorrimento
luce netta

lunghezza 1,50 m-larghezza 1,37 m


90 cm su lato corto

Edifici residenziali con


Minimo un ascensore
cabina
- porta

lunghezza 1,30 m-larghezza 0,90 m


85 cm su lato corto

di 3 piani fuori terra


dimensioni
luce netta

N.B. Per edifici residenziali esistenti con meno


di tre piani fuori terra sono consentite
piattaforme I servo scala

LOCALlIGI ENICI
In tutti gli edifici ad eccezione della residenza
- porte
- sanitari

- accessori

quantit

almeno un locale igienico facilmente raggiungibile


scorrevoli o apribili verso l'esterno
spazio interno fra sanitari ed ingombro porta minimo
1,35x1 ,50 - spazio per accostamento della carrozzina alla
tazza
dotazione di oDDortuni corrimani orizzontali e verticali

IH5

.i

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\te,

=l
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~.,.

Il ....
:1\

~~

Parte Settima

EDILIZIA SOCIALE (sale spettacoli, locali pubblici, stazioni, mense, ecc.)

un posto ogni 400 o frazione per stallo carrozzina

SALE SPETTACOLI
N.B. importante che gli spazi

costruiti a destinazione sociale

I siano facilmente accessibili

;o
'

MOBILITA URBANA

PERCORSI PEDONALI larghezza


minima

pendenza
avimentazione - - - -

--

___

1,50 m
1,80 m nei luoghi di maggior traffico

quantit

max 12% fino a 0,50 m di lunghezza


max 8 fJ/o TIno a 2,00 m di lunghezz9 .
max 7% fino a 5,00 dI lunghezza
max 5% oltre i 5,00 m di lunghe~
n. 1 parcheggio per handicappato ogni 50 parcheggi normali

dimensioni

5,00x3,50 m oppure

l.

5,50x3,~

'IIIlIIilIlI""11It1
:'lIli11i1i11i1:ill!~~!iNillllllllllilillllii!lillllilil:rlllilllll1,111!!III,II!!!iII,I"I"IIII:II:

Normativa specifica 1117

c:

ANTINCENDIO

vani tecnici, al liv eli del pi?l10 esterno_Et~ ba~.

Norme antincendio
Circolare 14 settembre 1961 , n. 91 Carico d'incendio e re
sistenza al fuoco.
D.M. 16 febbraio 1982 Attivit sottoposte al controllo dei
Vigili del fuoco.
D.M. 30 novembre 1983 - Termini, definizioni e simboli gra
fici.
Legge 7 luglio 1984, n. 818 - Nulla Osta prowisorio e tecnici
abilitati alle perizie e certificazioni.
D.M. 1 febbraio 1986 - Prevenzione incendi parcheggi e au
torimesse.
D.P.R. 16 maggio 1987, n. 216 - Prevenzione incendi negli
edifici residenziali.
D.Lgs. n. 626/94 Squadre aziendali, piani di emergenza,
misure minime su percorsi e uscite di sicu~zza.
'
;-o:P.R. 12 gennaio 1998, n. 37 Regolamento di prevenzione
incendi.
D. M. 10 marzo 1998 - Valutazione dei rischi di incendi, misu
re tecniche generali.
D.M. 4 maggio 1998 Modalit dei CPI, rilasci, rinnovi,
sopralluoghi e perizie tecniche.

Carico di incendio:

Potenza termica della totalit dei materiali, presenti all'intemo

di un ambiente, che risultano essere combustibili e calcolati in

Kg di legno equivalenti Kcal x kg legno equivalente.

D.M. 30 novembre 1983 - Glossario prevenzione incendi

Altezza antincendio:
Altezza massima misurata dallive.UQ inferiore dell'aperti Ira pi
alta dell'ultimo piano abitabile elo agibile. escluse guelle dei

11=
m
'B:J~l

R ~ resistenza meccanica di un materiale al fuoco


E ~ tenuta al fumo, gas e vapori
I ~ isolamento termico
Le cifre che accompagnano di norma tale sigla indicano i
minuti per i quali le caratteristiche delle strutture o dei dispo
sitivi tagliafuoco rimangono inalterate in presenza di un in
cendio. Oltre tale periodo non pi garantita la sicurezza
certificata.

lCow&mrtimentii

Area o porzione dell'edificio isolata e rotetta dalle altre grazie

a strutture e Ispositivi tagliafuoco.

on-;d~if;::ic:-;-io:-:s-:-:u-:;d-:id::-iv:::is::-:o=-=p-=e:::-r:;'co-=m=p'""a=-=rt=lm=enti diminuisce il rischio di

propagazione di un incendio nel suo interno. Le fiamme e i fumi

rimarranno infatti circoscritti in una sola zona o compartimento

e saranno cos facilmente domati e meno pericolosi per le per

sone che da quell'area potranno spostarsi in altre non interes

sate dall'incendio.

~
~te aerato

naturalmente, tramite un'apertura di almeno


1 mq, o attraverso sistemi di aerazione (canna shunt). Spazio
delimitato da strutture R.E.1. e due porte tagliafuoco, una in

118/ Parte Settima

C'

t~
[f,1i

comunicazione con gli ambienti dell'edificio, l'altra con la scala.


di sicurezza o la via di fuga.

-t ~
""~C
~bt.

{f1D~
Cl\

Luogo sicuro
Luogo all'aperto o in diretto contatto con l'esterno e protetto
dal fuoco con strutture R.E.I.

~~

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~O

(\I"

ISCalaaprova dr turno,
Scala delimitatada muri R.E.I. e disimpegnata da un fil!~~.
Vie di fuga
Percorsi individuati e opportunamente segnalati all'interno del
l'edificio che devono condurre nel pi breve tempo possibile
ad un luogo sicuro.

b"- 3i:l6187FNorme di sic~rezza antincendio per gli edifici

di cfvile abitazione con c.rttzza antincendio uguale o supe

riore a mt 12.
" decreto sopra citato detta le caratteristiche costruttive e

tipologiche dei corpi scala, degli ascensori e degli eventuali

montacarichi a seconda dell'altezza e della superficie in pianta

di ogni singolo piano.

In edifici con altezza antincendio superiore a mt 32,QO la sup~

ficie massima di cOI],Partimento deve essere pari a 500D.m,g.

Oltre i 54,00 mt di altezza la superficie massima di conyarti

mento deve essere pari a 4000 mq.

Oltre gli 80,qO mt di altezza la sUperficie massima di ~i

mento deve essereJ?~r~_a 2000 rl!9.

Per ogni compartimento antincendio si devono considerare un

c:::o::r=p-=o~s:-:c:::a-'::la::-e-::-:-u;::n::::a-:z:-::o::;n::;a:-lf::TrItl"":'ro:=-::c:-:::o'-:::n:-:s"""t""
ru-:J:ttr.u7:r-=a-e::-::p::::":orte'REi120.

'NefC8sodi torre con pi di 10 piani necessario il ra:craoppio


dei corpi scafa delle zone frltro, due ascensori e un montaca
richi (per un'eventalel9tg~~er un trasloco, eccT---'-

....---

. .,,"'''' '-'--".'-"" "..-_._-~'" .

--- ---_

2 ,Q$

.."~......

Normativa specifica /119

D.M. 1 febbraio 1986 - Norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio di autorimesse e simili
Le autorimesse poste al piano interrato degli edifici residenziali si definiscono: sotterranee, miste, chiuse.
"-

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-,---

-~------

RAMPE DI ACCESSO

I~rgbez;,s;l

pendenza
.......-""

..

a ~~IJSQ

fil~sterno)

SUPERFICIE DI
VENIILAZIONE

d?_ 3,00 a 4,00 r:!2. - a doppio senso: da 4,50 a 6,00 Il)

massimo 20%

raggio di curvatura
(misurato sul

--

a senso unico:

!,lnico: 7,00,gJ.

a doppio senso: 8,25 m

---

mai inferiore a 2

larnhe77rl

:l ,20 m Q (!l.IJltjQli

~I

1~5veicoli.per

i primi

~g

- 1 ogni 10 d~ 20 ai 200 veicoli

1 .ooni 20 oltre i 200 veicoli.

,!iQ llJ wjgimo - 2J;lO w wicimo

LOCALE PARCHEGGIO
VIE DI FUGA

(sottg~)

125 \l~
__

pravedere unmpianto di ventilazione meccanica)

IDRANTI

"

. ~ 1/25 della superficie in piar1 (pr un numero superiore a

USCITE DI SICUREZZA

,"

1 ogOi :.:iQ auto

I!::!ngbezza

40 m di percorso massimo (pu essere di 50 m nel caso in cui ci fosse un


Impianto di spegnimento automatico)
I

SCALE E ASCENSORI
- edifici alti pi di 32 m
(tom)

scala a prova di fumo

- !dific.i i:.jlti meno di 32 m

----

IsgJa di tipo protetto

Superficie di un compartimento antincendio


La superficie massima di compartimentazione al piano interrato
di mq 2500, viene raddoppiata nel caso in cui sia presente un
impianto di spegnimento automatico.
Le pareti di suddivisione del compartimento devono essere re
alizzate in strutture di tipo almeno R.E.1. 90.
- - - - - - -_ _ _ _'IiIIt!!lIIof. ..._ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __

L. 818/84
Disposizioni in ordine al rilascio del Nulla Osta Provvisorio
per le attivit soggette ai controlli di prevenzione incendi.
Tutte le attivit a rischio incendi, presenti nell'elenco del D.M.
16/2/82, devono autodenunciarsi ai Vigili del Fuoco e provve
dere ad attuare uno stato minimo di sicurezza tale che i tecnici

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Parte Settima

del Comando, ai quali compete la revisione dei progetti, pos


sano rilasciare un Nulla Osta Provvisorio - N.O.P.
La legge prevedeva che tale permesso avesse la durata di 6
mesi e consentisse alle attivit di mettersi pienamente in rego
la con le disposizioni previste in materia. In realt i sei mesi

previsti non risultarono sufficienti e vi furono proroghe per altri


tre anni.

Col D.P.R 12/1/1998 n. 37 la procedura del Nulla Osta viene

eliminata e coloro i quali ancora oggi ne sono in possesso sono

in regola solo se questo non scaduto ed in atto la deroga


per l'adeguamento.

Caratteristiche di sicurezza degli edifici:

scala di sicurezza esterna, servente massimo 25 mi di corri


doio;
vie di fuga massimo 25 mi con uscita a cielo aperto;
segnaletica vie di fuga (colore verde e disegno bianco);
corridoi con larghezza non inferiore a 1.2 mi;
porte RE. o RE.I. 1201180 con modulo 60+60 cm oppure
90+30 cm, con maniglione antipanico;
naspo, lancia, estintore, ascia;
determinazione carico d'incendio e compartimentazione del
l'edificio;
almeno un'uscita di sicurezza ogni 100 persone.

La richiesta per il rilascio del Certificato prevenzione incendi da


parte dei W.FF., viene redatta da un Architetto o Ingegnere iscrit
to all'Albo Professionale da almeno 10 anni o da soli 2 anni se
in possesso di attestato di frequenza di un corso in materia di
prevenzione incendi, tenuto presso il Comando dei Vigili del
Fuoco o altro Ente convenzionato.
La documentazione richiesta dai W.FF. consiste in:
relazione tecnica esplicativa;
planimetria generale dell'area con l'individuazione della via
bilit esterna e dei fabbricati contigui;
planimetria dell'intervento con le indicazioni, secondo una
prefissata simbologia, delle procedure di emergenza e dei
dispositivi antincendio installati, scala 1: 100;
sezioni e prospetti, scala 1: 100.
Entro 45 giorni (90 se l'intervento particolarmente comples
so) il funzionario dei Vigili del Fuoco deve esaminare gli elabo
rati e formulare una risposta che, se positiva, consente !'inizio
dei lavori dopo l'ottenimento della concessione (per la quale
tale parere documento fondamentale).
Ad opere terminate il titolare richiede un sopralluogo dei Vigili
del Fuoco che, attestata la rispondenza alla normativa della
struttura e dei dispositivi predisposti, rilasciano il Certificato di
prevenzione incendi che ha durata 6 anni (3 anni per attivit a
rischio maggiore).
In caso di urgenza per l'ottenimento del Certificato, dopo aver
consegnato la relazione tecnica e gli elaborati grafici ai W.FF.,
il titolare dell'attivit pu certificare egli stesso la rispondenza
delle opere eseguite alla normativa ed evitare cos l'attesa dei
45 o 90 giorni e del sopralluogo. Il titolare diventa in tal modo
responsabile civile e penale, insieme al tecnico che ha svolto la

D.P.R. 12 gennaio 1998, n. 37


Il Certificato di prevenzione incendi, che deve essere richiesto
dal titolare dell'attivit, obbligatorio per tutte le attivit che
rientrano nelle categorie elencate dal D.M. 16/2/1982 sia che si
tratti di nuove costruzioni, di ristrutturazioni o dell'installazione
di nuovi impianti.

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Il

Normativa specifica 1121

perizia preliminare, di eventuali danni e incidenti.

Se l'attivit nel corso degli anni non ha subito modifiche, con la

domanda di rinnovo del Certificato, il titolare allega una sua di

chiarazione che attesta l'invariabilit della situazione e altres

quella giurata di un professionista che ne accerta la conformit.

CONTENIMENTO ENERGETICO
Legge n. 373/1976:

Individua le norme per il contenimento del consumo energetico

per usi termici negli edifici pubblici e privati, regolando:

le caratteristiche di prestazione dei componenti,

l'installazione,

l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici per il

scaldamento degli ambienti e per la produzione di acqua calda,

le caratteristiche di isolamento termico degli edifici da co

struire o da ristrutturare.

Prima dell'inizio dei lavori di installazione di un nuovo impianto

termico o per la modifica di un impianto esistente, l'interessato

deve protocollare il progetto dell'impianto corredato da una

relazione tecnica, a cui allegato il calcolo di previsione del

consumo energetico, presso gli uffici competenti del Comune

che rilascia l'attestazione dell'avvenuto deposito.

Sia per nuove edificazioni sia per ristrutturazioni l'autorizzazio

ne alla realizzazione delle opere viene rilasciata solo se le ca

ratteristiche di isolamento termico del manufatto sono compre

se nei limiti fissati dal D.P.A. n. 1052 del 28 giugno 1977 riferito

alla suddetta Legge.

Il Comune ha facolt di procedere a verifiche mediante control

li, per accertare la rispondenza tra il progetto presentato e la


corretta esecuzione dei lavori nell'osservanza delle norme.

Legge n. 10/91
Individua le nuove norme in materia di risparmio energetico
per un suo utilizzo razionalizzato e con l'obiettivo di sviluppare
fonti rinnovabili ed alternative di energia.
Nei Comuni con pi di 50.000 abitanti i PRG devono prevedere
un piano d'uso delle fonti rinnovabili di energia.
Alla Legge allegata una tabella che contiene le regole termi
che per gli interventi da attuarsi negli edifici esistenti.
Strettamente correlata al problema del risparmio energetico la
C.M. 1196/1991 indica a tale scopo le linee d'azione per la
fluidificazione del traffico urbano. Inoltre il Ministero dell'Indu
stria con D.M. 7 ottobre 1991 ha provveduto a fissare il periodo
dell'anno e la durata massima giornaliera dell'attivazione degli
impianti di riscaldamento in base alle aree geografiche.
Coefficiente di dispersione termica:
Cg = Cv + Cd
Cv: dispersione termica per ricambio volumico di aria negli
ambienti = 1/3
Cd: dispersione termica attraverso le pareti = 2/3

EDILIZIA SCOLASTICA
Norme per la progettazione e la realizzazione di edifici sco
lastici
D.M. 18 dicembre 1975
L. 11 gennaio 1996, n. 23

""'H<I'Iflili"I#IiI!~I<U,II~!IIII~I!fIII~lwh#HI~)fIljlill~!lHMI~il,,!~~:~IIHi*I~KII~IIIlI.~!tlIi~~ml:

1221 Parte Settima

D.M. 8 maggio 1996, n. 173


L.A. Lombardia 17 maggio 1980, n. 57.
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Prescrizioni generali
Le suddette leggi, oltre a dettare le caratteristiche generali rela
tive agli edifici scolastici ed alle aree su cui insisteranno, defini
scono delle norme specifiche relative agli spazi minimi, al chiu
so ed all'aperto, per alunno, le altezze minime degli ambienti, i
rapporti aeroilluminanti, il numero e le caratteristiche dei servizi
igienici e le prescrizioni specifiche relative all'asilo nido ed alla
scuola materna.
Di seguito vengono riportate analiticamente le principali indi
cazioni di cui sopra:
Rapporto tra area cORerta e area totale::; a 1/3
Edifici ad un piano (asilo nido/scuola mat~, fino a due,
(elementare e media}, tr!=l piani o pi (istituti superiori)
Per ogni alunno bisogna calcolare minimo 25,00 mq (di cui
7,00 mq di edificato e 18.00 mqaiPaperto)
'2apporto delle superfici aeroBI! Imina.nti > a 1/5
Altezza minima~Ii amb!enti: 3,00 m!
SerVIzI Igienici separati per sesso (eccezion fatta per la
scuola materna) c~rtifiialmente e wc a~eatO
naturalmente. Minimo tre water per sezione di scuola n:ater

--- ----{,la,.

Ris etto delle normativ


riere architettoniche (D.P.A...lo
5 3/96 - D.M. 236/89 - L.A. Lombardia 6/89)
Suola materna divisa per sezioni (minimo tre massimo nove
da 15/30..bambini l'una)
Prescrizioni particolari per le attivit svolte all'interno di asilo
nido-scuola materna (ordinate, speciali, pratiche)

Scuola elementare: unit pedagogiche raggruppate in 1 e

2 ciclo

Scuola media suddivisa in sezioni (nella scuola elementare

e nella scuola media sono previste aule per attivit speciali)

, Come in tutti gli edifici !:bblici l'alzata massima delle scale,


deve essere ni 15 cm...

TUTELA AMBIENTE
Bellezze naturali, beni culturali, aree protette.
RD.363/1913 Antichit e belle arti
L. 1 giugno 1939, n. 1089 - Tutela delle cose di interesse

artistico e storico

L. 29 giugno 1939, n. 1497 Protezione delle bellezze na

turali

A.D. 3 giugno 1940, n. 1357 Regolamento per l'applicazio

ne della L. 29 giugno 1939, n. 1497

D.L. 27 giugno 1985, n. 312 convertito, con modificazioni,

dalla L. 8 agosto 1985, n. 431 Disposizioni urgenti per la tute

la delle zone di particolare interesse ambientale.

L. 6 dicembre 1991 , n. 394 - Legge quadro sulle aree protet

te

D.P.A. 22 aprile 1994, n. 368 - Regolamento recante sempli

ficazione del procedimento di programmazione ed esecuzione

di manutenzione straordinaria su edifici di interesse storico-ar

tistico

D.Lgs. 490/1999 (Testo unico delle disposizioni legislative in

materia di beni culturali e ambientali) conosciuto anche come

legge Veltroni.

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Alk~_"nl)',,,,,,,

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--------------~~-------------~-

Normativa specifica /123

Specifiche
R.D. 363/1913 - Antichit e Belle Arti

Esso stabiliva che, per modificazioni, restauri, ripristini all'inter

no o all'esterno di un immobile notificato di importante interes

se, occorresse la Licenza della Sovrintendenza dei Monumenti,

da negarsi in caso di lavori eventualmente dannosi alla struttu

ra o al carattere stesso dell'immobile.

Legge n. 1089
a legge sulla protezione delle cose d'interesse artistico e
storico (compresi i beni archeologici); ribadisce quanto detto
dal R.D. 363/1913 e disciplina:
- la conservazione e l'alienazione delle propriet sottoposte a
vincolo;
- le scoperte archeologiche;
la riproduzione delle opere d'arte di propriet dello Stato o di
Enti Pubblici;
individua e cataloga i beni mobili ed immobili;
include i beni fino al 1889, cio fino a 50 anni antecedenti la
promulgazione della legge stessa, come: autografi, quadri,

poemi, sculture, ville, parchi e giardini.

L~n. 1497 d~9 giugno 19~9

Tutela le bellezze naturali e panoramiche, intese come quadri

naturali, stabilendo che sono soggette a tale protezione per il

loro notevole interesse pubblico:

- le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza na

turale o di singolarit geologica;

le ville, i giardini ed i parchi che, non contemplati dalla 1089/


1939, si distinguono per la loro non comune bellezza;

- i complessi di cose immobili aventi un aspetto caratteristico


ed un elevato valore estetico (bellezze individuali);
le bellezze panoramiche (bellezze d'insieme), considerate
come quadri naturali, i punti di vista o i belvedere, accessibili
da tutti, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze;
tutti gli elementi naturali in genere, tutelati in quanto belli.
All'art. 5 si introducono i Piani Paesistici, con una serie di vinco

li per la tutela delle bellezze naturali.

I PIANI PAESISTICI

Il concetto di piano paesistico, introdotto dalla legge n. 1497

del 1939 inerente la protezione delle bellezze naturali, finaliz

zato alla salvaguardia delle localit e delle visuali panorami

che. Il successivo Regolamento (R.D. n. 1357 del 1940) speci

fica accuratamente i contenuti del piano, la cui iniziativa affi

data alla Sovrintenden:ia.

Nel 1985 la legge n. 431 (legge Galas


.t! ampliato le fina

lit originane e s a I ItO che i piani territoriali regionali appon

gano obbligatoriamente una serie generalizzata di vincolille

f:..:e:..:e~d::.:i....::e:..:..le,,-,v:...:::a::.::.to=-...:.:Lr1teresse ambiental~ e che detti piani possano

anche assumere valenza paesistica.

I due procedimenti (in base alle leggi del 1939 e del 1985),

pur integrandosi, sono tuttavia molto diversi: il primo ha ca


----'='-------
ratteristiche simili a uelle di un Plano esecutivo e pu con
urre
o no di aree; il secondo ha caratteristibe gene
riche di tutela in un ambito vasto come il territorio regionale.
logicO. quindi, ~una volta redatto il piano territoriale di coordi

...

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namento e localizzate le aree di vincolo, individuare alcune


aree di pregio specifico da sottoporre eventualmente a piano
paesistico.

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Parte Settima

Legge n. 431 dell'8 agosto 1985 (legge Galasso)


Introduce disposizioni di si nificativo rilievo er la tutela delle
zone di particolare interesse ambientale, introducen o eter.:.
!l1inati obblighi alle Regioni~ tali obblighi riguardano la redazio
ne dei Piani Paesistici. rientranti nella categoria dei PiamQua
dro, c~ obblighi di in edificabilit assoluta:

sulle Alpi, sQQra i 1600 metri;


- sugli Appennini, sopra i 1200 metri.k,
n~~O metri dalla riva mari e laghi;
nei 150 metri dalla riva di fiumi e torrenti;
- su ghiacciai e vulcani, nei Parchi Nazionali, nelle zone umi
de, nelle zone depresse, nelle zone archeolQuiche e nelle uni
-."'"
.

verslta agrane;
- nei luoghi incendiat~_~E~r il rimboschirngoJ:o.

di

La legge Galasso ristabilisce gli usi civici, "diritti reali di natura

civica", risalenti in gran parte al Medioevo, grazie ai quali alla

popolazione di un comune o di una frazione possibile eser

citare forme di godimento quali pascolo, semina, caccia, pe

sca su un terreno di propl'1et del comune stesso, di un altro

comune o di un altro soggetto. Gli usi civici possono essere

alienati pagando il valore del terreno agricolo gravato dall'uso

civico.

Legge n. 349 dell'8 luglio 1986


Istituisce il Ministero dell'Ambiente e detta una disciplina speci
fica in materia di risarcimento del danno ambientale. Compito

fondamentale del Ministero


assicurare, in un quadro organico, la promozione, la conser
vazione ed il recupero delle condizioni ambientali della colletti
vit e della qualit della vita;
- la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale
nazionale;
- la difesa delle risorse naturali dall'inquinamento.
L'ambiente un bene immateriale oggetto di tutela in sede civile,
amministrativa e penale; titolare del risarcimento lo Stato e
tutti gli Enti Pubblici territoriali. Le associazioni di protezione
ambientale possono intervenire nei relativi giudizi civili e ricor
rere nei giudizi amministrativi.
Legge quadro n. 183 del 18 maggio 1989
Introduce una normativa organica per il riassetto organizzativo

e funzionale della difesa del suolo, attraverso la disciplina di tre

settori di intervento:

- Direzione della Difesa del Suolo;

- Servizi tecnici nazionali;

- Regolamentazione degli Usi del Suolo e delle Acque.

Gli interventi vengono programmati attraverso i Piani di Ba

cino, ovvero piani territoriali di settore che possono interve

nire solo in quei settori e per quelle finalit indicate dallo

stesso testo normativo. I Piani di Bacino rappresentano lo

strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo me

diante il quale vengono pianificate e programmate le azioni

e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e

alla valorizzazione delle acque sulla base delle caratteristi

che fisiche ed ambientali del territorio.

1=::::'~~jH':w,\I"
iillJ.w,,~'

Normativa specifica r125

Legge quadro di tutela ambientale, n. 394 del 6 dicembre


1991
Le aree protette (parchi nazionali, parchi naturali regionali,
serve naturali statali e regionali, aree protette marine, monu
menti naturali, oasi di protezione naturalistica, zone umide di
particolare rilevanza internazionale), sono disciplinate nei con
tenuti e nelle procedure di formazione dal Piano Territoriale del
Parco, secondo il modello della zonizzazione, articolata in:
zone di riserva integrale;
- zona di riserva orientata;
aree di protezione, delle amministrazioni comunali o dei privati.

realizzabile per ciascuna unit di superficie territoriale.

Ot (abitanti/ha) - Indice di densit territoriale:

Definisce il numero massimo di abitanti insediabili per ciascu

na unit di superficie territoriale espressa in ettari. (1 ha 10.000

mq).

(mal - Superficie fondiaria:

Per superficie fondiaria si intende la su


nettQQelle .~IJ,Q~!!ifj~Lg2.ere di urbanizzazione
rimana

secgndaria. Nell'area ondiaria si individuano le superfici da

gQstinarQ a,1I'edificazi.anE?raiperorsi pedonali ed eventualmente

si oarcheggi privati.
. .. ..

;1

lf (mc/maL--..lndice di fabbricabilit fondjaria:

~ il volume 1'l'I8ssimQ edificabile su ciascuna unit d~

_superficie
fondiacia.

TERMINOLOGIA URBANISTICA
Uf (mq/mq) -Indice di utilizzazione fondiaria:

Definisce la massima Superficie Lorda di Pavimento (SLP)

S\ lma1 .Superficie territoriale:

realizzabile per ciascuna unit di superficie fondiaria.

Per superficie territoriale si intende la superficie dell'area com-

resa aWinterno del perimetro di un piano esecutjyo .Sa;linata.


Of (abitanti/ha) - Indice di densit fondiaria:

~lI'eamCaZIOQJ~, la quale comprende olhe alta SYQerie


Definisce il numero massimo di abitanti Insediabili per ciascu

na unit di superficie fondiaria espressa in ettari.

!Qndia[i~, la superficie delle eventuali strade interne di distribu

Oc (mi) - Distanza minima dei fabbricati dal confine di propriet:

zione dei lotti e la quota di areeHiestlnate a Standard urbanttlci

Si determina misurando la distanza fra la proiezione delle su

~ta dal pRG aWinterno delia:-:z:::o::n::-a-::s::':te::::s:;:::s~a:-.- - - -


perfici esterne delle murature perimetrali dell'edificio, al netto

Sono escluse dal calcolo della St le aree Q1 di propriet pub

dei corpi aggettanti aperti, ed il confine di propriet nel punto,

blica alla data di adozione del PRG.

pi prossimo dell'edificio stesso.

lt mc m -In i di abbricabilit t . ial:

Dal
Codice Civile (Libro terzo, Sezione V):

~efinis e.il volume massimo edificabile su ciascuna unit di

twilOriale,. escluso il volume relativo alle opere fii \


art. 873 - Distanze nelle costruzioni. Le costruzioni su fondi fini
timi, se non unite o aderenti, devono essere tenute a distanza

urban izzazione.
non minore di tre metri. Nei regolamenti locali pu essere stabi
Ut (mq/mq) - Indice di utilizzazione territoriale:
lita una distanza maggiore.
Definisce la massima Superficie Lorda di Pavimento (SLP)

I
supertici~

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...
~

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-----------------------

Parte Settima

Off (mi) - Distanza minima tra i fabbricati:

..,

."-,,---------------

Si determina misurando la distanza minima tra le pareti al netto

dei corpi aggettanti aperti. - D.M. n. 1404/68.


Os (mi) - Distanza minima dei fabbricati dalla strada:
Si determina misurando la distanza dell'edificio dal ciglio della
strada, al netto dei corpi aggettanti aperti. Si intende per ciglio
delle strade la linea di limite della sede stradale comprendente
tutte le sedi viabili, sia veicolari che pedonali e le aree di perti
nenza stradale (fossi, scoli, ecc.). - D.M. n. 1404/68.
H (mJl=-,A!tezza massima degli edifici:
Qefinisce l'altezza massima ~ale consentita.
, Sl m1su!a dalla quota media 1el marciapiede lungo il fronte prin
cipale dell'edificio, alla quota massima dell'intradosso (salvo
diverse prescrizioni cfelregolamenti edmzllndlcantl l'estradosso)
del solaio di copertura dell'ultimo piano abitabile.
Altezza al un edificlo:e l'altezza massima fra quelle dei vari
1J:.a.Wi. dell'edificio stesso, misurta:- ~ ~_u_
~

dal piano di utilizzo antistante il fronte sino all'intradosso dell'ultimo solaio, per difici con copertura piana o con pendenza
::::>
fino al 35%;
- dal piano di utilizzo sino al punto medio della struttura di co
pertura se que~ta ha pendenze superiori al 35%;

- nel caso di edifici situafllungo terreni In pmt1enza, l'altezza

si misura in corrispondenza del punto median del fronte.

H virtuale (mi):

il valore convenzionale assunto per calcolare il volume di un

edificio indipendentemente dalla sua altezza effettiva.

Se" (mQ.}..-

Superficie coperta:

Per superficie coperta si intende la proiezione orizzontale delle

...........

parti edificate fuori terra, con esclusione di:


===
----..
-_ corpi aggettanti (balconi, gronde, cornicioni, ecc. con aggetto
nQ.[! superiore ad 1.20 m);
pensiline a copertura degli ingressi (se inferiori a 8-10 mq di
sLWerficiE}.};
-" ' - - '
.;;;; parti dell'edificio completamente interrate e delle autorimes
~~nterrate p!:?r almeno 3/4 della loro altezza lorda, purchn
teramente coperta da uno strato di terra coltivabile a tifato di
almeno 30 cm;
""piscine e v~he all'ape~o, le aie, le concimaie el~re di
coltura.fii'
Per le costruzioni caratterizzate da diversa conformazione
plani metrica dei piani, si assume come superficie coperta quella
di maggiore estensione calcolata tra le~sJguenti:
superficie del piano direttamente insistente sul terreno;
- superficie corrispondente alla media delle superfici dei sin
goli piani;
-.
- superficie dell'eventuale piano la cui estensione superi per

pi del 20% la superficie corrispondente alla media delle su

perfici.

Superficie filtrante (mq):

Per superficie filtrante si intende quella sistemata a verde, non

costruita sia fuori terra che nel sottosuolo.

SLP (mq) - Superficie Lorda di Pavimento:

Per Superficie Lorda di Pavimento si intende la somma della

sURerficie lorda di ogni piano dell'edificio_misurata entro il pr

filo esterno dellEfparetl p'erimetrali ai vari piani e soppalchi di


interpiano, sia fuori terra che in sottosuolo.
Sono escluse dal computo le superfici adibite al ricovero delle
'autovetture, conTreJathii spazi di manovra ed accesS~ can

--....--

-,_.:.-_-----_...::::=--

11:::::-:

~1U~~\II1ItI1"'"

-----------._-----.-._--

------------_._-_._-----_._~---J-._--------

Normativa specifica

127

tine, gli aggetti aperti (terrazze, balconi, 109ge) , i portic~


sotterranea, o di pavimentazione, espressa in percentuale sul
sottotetti non abitabili ed i volumi tecnici dell'edificio. Nel caso
1 Sf.
di piani interrati vanno Computate le superfici adibite a ~
(mc) - Volume edificabile:

~~~~~~-~~~~~~~~~---------~
~i int~nde come prodotto tra la SLgdei singoli piani della co

~ UffiCI, matTazzini e sale di riuni0'2:1

Superficie oeeupataJ.rngf - -
struzione per l'altezza yjrtuale, convenzionalmente pari a 3 111,

Per superficie occupata si intende la risultante dall'accorpa

indipendentemente dalla sua altezza effettiva.

mento alla superficie coperta della superficie in sottosuolo


)1 volume massimo c~ .!:p:,::u_~;,::e~s:::s;l;e;.:.re~c~o:llls~t[.....
u.u.itow. in un comparto
edificatorio vien~Qotto altres in base agli ~dlJ:tensit_
eccedente la superficie coperta stessa. Concorrono a for

mare la superficie occupata le aree destinate a corselli e ram

edilizia aQilmessi dal PRG per guell'area, moltiplicando cio la


~ o la~rispettivamente per It o per If.
- - __
pe carrabili, parcheggi in superficie e percorsi pedonali con

solidati.

1/ volume costrdi61ie~OlT!wende:
Su (mq) - Superficie utile dell'alloggio:

- la parte fuori terra delle costruzioni esistenti e/o da realizzare


---
Per superficie utile d$ell~alloggio si intende quella delimitat. dal
_ I sul lotto"i

la parte interrata delle stesse costruzioni, se destinata a resi


perimetro esterno dell'alloggio, diminuita delle superfici acc;.u

-~---- --
gate dalle pareti penmetrali~ daiieparetTesterne, gai Ri~~
denza, uffici o attivit produttive;
dai vani delle porte e delle portefinestre, dalle canne di aerazione

- i fabbricati accessori, per la loro parte fllQrl te!ra.


o fumarie, dagli eventuali_c?mini. dai cavedi dalle scale interne

non comuni e dalle logge.

Si escludono dal calcQlo~olume costruibile i volumi tecnici.


Il volume Costruibile si calcola dal piano di spiccato del-ferreno
Re (%) - RaPl2orto di copenura:

.aJtibtradoso (vedi nota precedente)del soTaioci[gQeitura del


Definisce la quantit massima di superficie copribile (Sc) in rap

vano abitabile pi alto, comp~se le mansarde, laeventuali


porto alla superficie fondiaria del lotto (Sf).

zone
--
Rf (%) - Rapporto di permeabilit:

porticate di uso priv~to, i balconi e i corpi aggett~~si.~r


Definisce la quantit minima di superficie filtrante, owero la
~difici su pilotis, porticati per almeno 2/3 dell'area coperta, il
quantit minima della superficie del lotto da mantenere o siste

volume pu essere convenzionalmente .9arCorat9 ~p~e da


mare a verde con esclusione di qualsiasi edificazione, anche
!;!n metro sotto il piano di calpestio...
o

--

---~._-_.