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SOCIOLOGIA DELLA CULTURA.

SPAZIO, TEMPO, CORPOREITÀ


Mario de Benedittis

1. UN CONCETTO OPERATIVO DI CULTURA


Il termine “cultura” si riferisce a tre concetti e processi (Bauman):
1. Concetto gerarchico → consiste nella sapienza e nella conoscenza. E' la cultura
legittimata, originata dal conflitto (simbolico o materiale) dell'affermazione di una
cultura su un'altra → concetto “umanistico”;
2. Concetto differenziale (antropologico) → riguarda le differenze tra persone che fanno
parte di contesti temporali, geografici e sociali diversi. E' tutto ciò che completa l'essere
umano al di fuori del patrimonio genetico → concetto relativistico: esistono più culture
delimitate da confini;
3. Concetto generico → è un concetto accomunante perché indica la proprietà degli esseri
umani di produrre culture.
L'essere umano è una “specie simbolica”, nel senso che sono in grado di produrre simboli. I
simboli umani sono arbitrari e integrati in un sistema-codice → L'uomo è in grado di imporre
nuove strutture al mondo (linguaggio dà senso alla realtà).
Sistema di simboli → i simboli umani hanno senso solo messi in relazione tra di loro.
“Strutturare” il mondo significa “dargli un ordine” → organizzare l'ambiente selezionando la
complessità a cui viene dato senso riducendo e escludendo possibilità.
La prassi umana trasforma il caos in ordine → significato = ordine.
3 modi di strutturare:
1) Differenziazione dei significati attribuiti all'ambiente (fare)
2) Introduzione di regolarità nell'ambiente (rappresentare)
3) Manipolazione della distribuzione delle probabilità → orientando la situazione verso
una risoluzione differente, che non sarebbe tale senza alcun intervento.
Si strutturano sia l'ambiente sia il comportamento umano.
Strumenti per la strutturazione: il fare (teuchein) e il rappresentare (leghein) → la loro
integrazione costituisce la prassi umana.
La prassi ordinatrice non è un'operazione di completamento, ma piuttosto di
“incompletamento”, cioè di selezione e riduzione della complessità attraverso la tracciatura
di confini, distinzioni, differenze.

Cultura (Canguilhem) → codice di ordinamento dell'esperienza umana sotto un triplice


rapporto: linguistico, percettivo e pratico → interrelazione tra stabilizzazione condivisa delle
rappresentazioni, delle percezioni e delle pratiche
Compiere una pratica culturale = fare uso di un codice semiotico (astratto) per fare qualcosa
→ il linguaggio struttura, le pratiche “gli danno voce” → ogni linguaggio ha anche una
dimensione pratica, oggettivante, così come le pratiche hanno una dimensione discorsiva → il
linguaggio “fa cose” e le pratiche “parlano”.
Rappresentazione sociale: forma di conoscenza che i soggetti effettuano, sotto l'influenza di
quadri sociali di pensieri e di norme di comportamento collettive, integrando i dati della
propria pratica e della propria esperienza.
Duplice ruolo:
– Rende familiare ciò che non lo è → trasforma le cose in convenzioni
– E' prescrittiva → si impone a noi in forza della struttura precedente (della tradizione).
Le rappresentazioni sociali sono necessarie per 4 motivi:
1) Antropologico → l'uomo ha bisogno di dare ordine al mondo
2) Cognitivo → forniscono schemi interpretativi della realtà → permettono la distinzione
normalità/anormalità
3) Pratico → le rappresentazioni sociali sono la base su cui si agisce nel mondo, generano
pratiche e routine
4) Emotivo → ci si affeziona alle proprie rappresentazioni sociali, che sono legate alla
propria appartenenza. Si fa fatica ad abbandonarle.

Per risparmiare risorse cognitive, gli individui ricorrono alla categorizzazione e a euristiche
(scorciatoie di pensiero) → la categorizzazione serve a semplificare l'ambiente ma produce
un'eccessiva assimilazione intracategoriale e differenziazione intercategoriale.
Le categorie si associano poi a schemi, ovvero insiemi di credenze e valutazioni costruiti sulle
precedenti esperienze → Categorizzazione non è semplicemente classificazione, perché si
fonda su valori e rappresentazioni sociali, ed è un atto fondamentale per la sopravvivenza.

Processo delle tipizzazioni (Berger e Luckman) → interpretazioni dell'azione, culturalmente


codificate, che costituiscono vissuti tipici assimilati tramite insegnamento, linguaggio, esempi
pratici, media, ecc...

Dualità della struttura: la cultura comporta una costrizione sugli agenti, ma può essere anche
veicolo di creazione → prassi culturale è allo stesso tempo oggettiva e soggettiva, vincolo e
libertà.
Cultura funziona attraverso l'interazione di 3 livelli:
1) Le informazioni a disposizione degli agenti (distribuite diversamente nella
popolazione);
2) Gli schemi e le strutture mentali che orientano la percezione (habitus);
3) I simboli esterni alla persona (universo simbolico che ci circonda).

INCORPORAZIONE DELLA CULTURA


L'incorporazione del sistema di relazioni, codici, pratiche e significati è definito
socializzazione.
Socializzazione = processo di transazione tra gli agenti e le istituzioni che lo formano, è il
prodotto delle influenze di molteplici agenzie sociali → si acquisisce anche attraverso
l'esperienza (ruolo chiave della corporeità).
Habitus → sistemi di disposizioni strutturate e strutturanti (risultato di azione organizzatrice
ma anche predisposizione, propensione) → gli habitus sono incorporati attraverso esperienze
passate e permettono di operare atti di conoscenza pratica → reiterazione di pratiche
all'interno di un mondo strutturato che riduce gradualmente lo spazio di ciò che è possibile
(per noi).
Esperienza → processo di acquisizione di capacità pratiche che, una volta acquisite, restano a
disposizione del soggetto → pratica, esercizio → automatismi
Esperienza costituisce una memoria progettuale, cioè una memoria che si traduce in ipotesi
d'azione → si genera una rete di disposizioni che delimitano il campo del possibile.
Memoria dell'esperienza → incorporazione di un sapere fatto proprio dal soggetto, esclude
certe possibilità nello stesso momento in cui ne rende altre disponibili (acquisizione di
determinate capacità e non di altre).
L'habitus permette sia di avere esperienza, cioè di aver acquisito una disposizione verso
qualcosa attraverso la pratica, sia di fare esperienza, cioè di modificare tale disposizione.

Scoperte di psicologia cognitiva rafforzano questa concezione, mettendo in luce l'esistenza di


2 tipi di cognizione:
– Cognizione automatica → insita negli schemi culturali e si manifesta nelle strutture
istituzionalizzate, nelle rappresentazioni sociali, nell'habitus e nelle scorciatoie
cognitive → cultura influenza il pensiero;
– Cognizione deliberativa → è riflessiva, pianificata, entra in gioco quando si sollecita la
soglia di attenzione → gli schemi vengono messi in crisi (es. contesti nuovi).
L'habitus è caratterizzato da un'inerzia dovuta a:
– resistenza al cambiamento degli schemi cognitivi;
– persistenza delle informazioni acquisite per prime.
Questa inerzia fa sì che alcune disposizioni, anche se obsolete, non vengano abbandonate.

ORDINE CULTURALE → duplicità del termine “ordine:


1) Mettere in ordine → dare senso all'indistinto tracciando confini e differenze
2) Comando, cogenza
Quindi, da una parte si ha la questione dei confini esterni e delle divisioni interne a una
cultura, dall'altra si evidenza invece la relazione tra potere e ordine culturale → la cultura non
è un corpus monolitico e interpretabile in via definitiva, ma è in continua trasformazione.
La definizione di “cultura” implica il conflitto per il prevalere dei principi di visione e divisione
del mondo (cultura in un dato contesto o momento storico) → legittimazione e
naturalizzazione.
La creazione di un ordine culturale inizia con l'applicazione di una regola che specifica il
campo a cui si applica l'universo discorsivo dato → la regola si fonda sull'arbitrio, che viene
rimosso attraverso la naturalizzazione e la legittimazione.
Naturalizzazione → eliminazione dell'origine sociale dell'ordine, rimozione dell'operazione di
posizionamento dei confini → un fenomeno culturale viene percepito come “naturale” →
principale strumento di naturalizzazione è il senso comune: fondo di evidenze condivise da
tutti che rendono possibile confronto e dialogo → tra persone differenti il senso comune
diventa la posta in gioco di conflitti per la legittimazione della realtà. Nelle società
contemporanee il senso comune è spesso nazionale in quanto costruito dalle istituzioni, ma si
assiste anche a dinamiche di pluralizzazione istituzionale.

Gli schemi cognitivi, le pratiche, le classificazioni sono collegati alla struttura sociale → ne
consegue che i sistemi simbolici non sono solo strumenti di conoscenza e organizzazione, ma
strumenti di dominio → doxa: ciò che non può essere messo in discussione, che è percepito
come un dato di fatto dagli individui poiché essi agiscono secondo le convenzioni sociali → ci
si rifà al concetto gerarchico di cultura (es. gerarchizzazione della lingua → uso del registro a
seconda dei contesti).
Violenza simbolica → i rapporti di forza e la struttura della società contribuiscono a costruire i
principi di visione del mondo → il dominato può pensarsi e pensare il dominante solo
attraverso gli strumenti di conoscenza condivisi con quest'ultimo, ovvero con le classificazioni
sociali naturalizzate.
Questo si lega non solo alla naturalizzazione, ma anche a operazioni di legittimazione attiva →
si possono distinguere diversi livelli di legittimazione:
– Naturalizzazione
– Proverbi, storie, massime che trasmettono un intero ordine di significati e relazioni
– Riti e atti di istituzione (riti di passaggio)
– Universi simbolici (religioni, filosofie, teorie politiche) → spiegano l'ordine.
Lo Stato è quindi il massimo detentore della violenza simbolica legittima, a cui seguono le
religioni organizzate. Ma dal momento che le questioni simboliche sono delle poste in gioco,
gli agenti sociali non ne restano del tutto esclusi, ma possono contribuirvi secondo un
continuum di possibilità → titolarità di agire sui segni è contendibile e negoziabile.

La cultura non è omogenea → in ogni cultura vi sono diversi livelli di frammentazione e


condivisione dei confini:
1) Al livello più generale troviamo il senso comune, molto generico → oggi minacciato (ma
allo stesso tempo potenziato) dalla globalizzazione.
2) Microcosmi sociali → generati da nascita di campi sociali specializzati, incomprensibili
a chi non è del campo (es. arte, medicina ecc) oppure per mezzo di operazioni
istituzionali che delimitano simbolicamente un confine in cui producono significati
condivisi (es. culture regionali, cittadine, ecc.).
3) Subculture → livello di condivisione culturale che non prevede necessariamente
l'interazione faccia a faccia, ma si basa su una serie di elementi (consumi di prodotti,
situazioni, linguaggi). Media fungono da fattore aggregante.
4) Idioculture (o microculture) → culture di gruppi localizzati che costituiscono una
comunità di pratica, cioè condividono attività e ambienti. Prevedono un impegno
reciproco (faccia a faccia).

2. LA COSTRUZIONE CULTURALE DELLO SPAZIO


Lo spazio ci parla delle culture individuali e collettive di una società (Ghisleni). Esso è il
supporto materiale delle pratiche sociali di condivisione del tempo (Castells).
– Discontinuità → importanza dei confini che fondano la contrapposizione tra un dentro
e un fuori. E' solo con questa contrapposizione che inizia a emergere il senso, creando
distinzioni tra luoghi.
– Mobilità → possibilità di muoversi tra questi confini e continua ridefinizione degli spazi
che assumono valenze diverse in base alla situazione.
– Centralità/marginalità → lo spazio è sempre associato a gruppi e la riorganizzazione
dello spazio è una riorganizzazione del potere sociale (Harvey). Concetti di centralità e
distanza non sono comprensibili secondo le proprietà fisiche, ma in base alla matrice
sociale.

Crescere significa fare esperienza del muoversi in uno spazio → la conoscenza dello spazio
avviene in maniera pratica attraverso la costruzione di una “mente locale”: apprendimento e
conoscenza di uno spazio = habitus spaziale
Processo di incorporazione → l'esperienza dei luoghi è un'esperienza corporea → gli agenti
coinvolti costituiscono una realtà spaziale, la cui presenza ha luogo in relazione con lo spazio
→ gli spazi contengono informazioni sulle identità coinvolte e il loro rapporto.
I luoghi non sono oggettivi, ma inscrivono intorno a noi la portata variabile delle nostre
intenzioni e dei nostri gesti (corpo come misura di tutte le cose, mutamento del confine tra
spazio peripersonale e extrapersonale).
Processo di tipizzazione → gli habitus vengono strutturati all'interno degli spazi, dando
origine a schemi di comportamento sociospaziali → cambiamenti repentini mettono in crisi gli
schemi spaziali e il comportamento da adottare in determinati spazi.
Zone spaziali → luoghi dove si manifestano le pratiche di reciprocità → schemi di tipizzazione
trasformano luoghi fisici anonimi in luoghi di costruzione della realtà sociale attraverso le
esperienze.
Mappa mentale → proiezione degli stili di vita sugli spazi della città → 5 dimensioni di Lynch:
– Percorsi → canali attraverso cui gli agenti si muovono;
– Margini → limiti e ostacoli concreti incontrati nell'agire;
– Zone → suddivisioni (informali o istituzionali) dell'area in cui si agisce, riconosciute da
chi si trova all'interno e anche da chi è all'esterno. Spazi vuoti: cancellati dalle pratiche
e quindi anche dalle mappe mentali dei soggetti;
– Nodi → luoghi in cui convergono determinate pratiche (es. incroci, piazze, mercati);
– Riferimenti → punti di orientamento nella propria attività spaziale.
Le mappe sociospaziali dipendono dal tipo di traiettorie → vi saranno tante mappe differenti
quanti sono gli habitus.
Spazio ≠ Luogo → I luoghi sono spazi umani, il centro dell'esperienza e delle intenzioni, delle
memorie e dei desideri (Silverstone).
Intreccio fra luoghi e memoria → emozioni legate allo spazio, spazi fisici carichi di significati e
simboli evocativi → la memoria è tenuta viva attraverso le pratiche umane e le narrazioni.
Costruzione di confini
L'atto culturale per eccellenza consiste nel tracciare la linea, che produce uno spazio separato
e delimitato (Bordieu).
Il limite non è un fatto spaziale con effetti sociologici, ma è un fatto sociologico che si forma
spazialmente (Simmel) → i confini sono definiti e continuamente ridisegnati da rapporti di
potere (fra Stati, persone, ruoli, classi sociali).
Il confine serve innanzitutto a selezionare la complessità del reale: il luogo viene reso
familiare, selezionandolo dallo spazio indistinto → mette ordine nel caos → mettere un confine
significa creare regole che spiegano lo spazio nel momento in cui lo creano → stabiliscono una
distinzione tra “retto” e “storto” e una norma da seguire per rimanere dentro i limiti.
3 funzioni dei confini:
– Funzione classificatoria → in base a ciò che raggruppano e distinguono (arbitrarietà del
confine) es. divisione amministrativa vigne;
– Funzione distributiva → distribuiscono le conseguenze della classificazione
trasformandole in disuguaglianze. Es. qualità del vino in base a divisione;
– Funzione relazionale → permettono relazioni tra le identità che fondano tramite la
distinzione. Es. associazione contadini per decidere politiche commerciali.

Confine/frontiera → mentre il confine è netto e definisce le condizioni al suo interno, mentre


la frontiera è uno spazio più ampio e sfumato, di confronto e mescolanza → frontiera assume
valenza di terzo spazio.

Arbitrarietà dei confini → i confini selezionano a priori che cosa accadrà in un determinato
contesto, tanto ai singoli agenti quanto ai gruppi.
Attraverso i confini, il corpo e le funzioni corporee vengono regolati → separazione sfera
pubblica/privata e all'interno di questa di altri spazi più o meno intimi → diversa penetrabilità
dei confini riflette differenti concezioni culturali del pubblico, del privato e dell'intimo.

Spazializzazione = mette in relazione gli elementi del mondo sociale → l'uomo deve
interpretare gli spazi intorno a sé → da un lato produce spazi, dall'altro viene condizionato dal
contesto → dimensioni inscindibili: la collocazione degli individui avviene attraverso la
partizione dello spazio, ma allo stesso tempo si concretizza nell'uso che se ne fa (es. parco
giochi) → reciprocità
Regionalizzazione = divisione del tempo-spazio in base alle pratiche sociali routinizzate
(Giddens). Essa può avvenire in più modi:
– In base alla forma → come vengono costruiti i confini. Possono essere anche solo i corpi
a definire la suddivisione spaziale (es. posizione persone a una festa; pareti di una casa,
ecc);
– In base all'estensione → avviene su vasta scala, come divisione funzionale di quartieri
urbani (es. distinzione centro/periferia);
– In base alla durata → i confini sono temporanei (es. area per un concerto);
– In base al 'carattere' → cioè ai modi in cui l'organizzazione degli spazi è fatta all'interno
di un sistema sociale (es. spazi preindustriali/modi di produzione capitalista).
Regionalizzazione e distinzione tra pubblico e privato → cambia in base al contesto storico e
sociale ed è influenzata dal legame tra spazio e potere.

Globalizzazione e mobilità
Processi di globalizzazione “deterritorializzano” → simultaneità despazializzata: i vincoli
imposti dallo spazio fisico sono superabili, scavalcabili soprattutto grazie ai mezzi di
comunicazione → stesso evento può essere vissuto in luoghi diversi (es. olimpiadi).
Rispazializzazione → ristrutturazione dei modi in cui è organizzato lo spazio. Secondo tre
elementi:
– Globalità → il mondo intero è un'arena in cui si svolge l'azione umana → ridefinisce i
confini e fa cadere la dicotomia dentro/fuori;
– Aspazialità → indifferenza rispetto ai luoghi in diverse sfere (privata, lavorativa,
politica...) → vengono sfidati confini (privato/pubblico, stanzialità/nomadicità).
– Reticolarità → esistenza di nodi e flussi che riconfigurano l'idea di vicino e lontano (ciò
che è vicino nella comunicazione può essere lontano geograficamente) → connessa alla
mobilità (non solo fisica ma anche di idee, simboli, malattie...)

Spazio e potere
La gestione degli spazi è centrale sia nella pianificazione del controllo sociale, sia nei rapporti
di dominazione.
La possibilità di controllo dei propri spazi varia in base al punto che si occupa nelle relazioni
di potere, fra gruppi e fra singoli.
Rappresentazione dello spazio → fatta sia in senso di “misurazioni” ufficiali, sia di
rappresentazioni sociali → mappe mentali soggettive dipendono dall'esperienza del singolo,
ma anche dalle rappresentazioni dominanti (es. Quarto Oggiaro).

Possibilità di uso e appropriazione di spazi personali (Hall e Goffman) → ad ogni attore sociale
sono legate delle “estensioni” del sé, egli occupa uno spazio la cui invasione costituisce una
violazione della sfera personale → gli spazi sono una proprietà su cui si esercitano diritti. La
posizione sociale dell'attore determinerà anche la maggiore o minore ampiezza di quest'area.

Distanza sociale → distinzione e marcamento di disuguaglianze → chiusura nei confronti di


persone appartenenti a categorie sociali diverse → tale distanza viene tradotta anche sul piano
fisico. Non è la distanza troppo marcata a generare prese di distanza, ma quella minima →
rafforzamento dei confini per ribadire l'ordine.
Le pratiche spaziali hanno senso in base alla struttura delle relazioni sociali in cui esse
entrano in gioco.
Lo spazio sociale tende a tradursi in spazio fisico → corrispondenza tra un ordine di
coesistenza degli agenti con l'ordine di coesistenza delle proprietà → non c'è nessuno che non
sia caratterizzato dal luogo in cui è nato.

Spazi pubblici incivili (Bauman) → dove vi è scarsa interazione:


– Emici → esclusione e rigetto della diversità (es. ghetti);
– Fàgici → assimilazione e cancellazione della diversità (es. centri commerciali);
– Non-luoghi → non avviene alcuno scambio, luoghi di passaggio (es. aeroporti).

Spazio urbano contemporaneo → forma urbana è un oggetto sempre più vago e indefinito, con
confini fisici sempre meno netti → la città riflette la molteplicità e le contraddizioni del mondo.
La trasformazione della città è espressione del mondo contemporaneo → essa è un luogo
aperto e intercollegato, sottoposto a un gran numero di stimoli. Vi si riscontra un'eterogeneità
degli stili di vita e dei flussi che la attraversano.
Due processi urbani:
1) Tentativi di chiusura escludente (garden cities, enclosures);
2) Abbraccio al cosmopolitismo connesso ai flussi globali, ma senza conflitti sociali (es.
gentrification).
3. LA COSTRUZIONE CULTURALE DEL TEMPO
Temporalità: è nelle pratiche, nelle esperienze vissute. Il tempo non permette pratiche sociali
e culturali, ma è costituito da esse e ciò contribuisce a ordinare culturalmente l'esperienza
temporale → La pratica non è nel tempo, ma fa il tempo.
Il tempo e lo spazio non sono contenitori ma rapporti convenzionali ordinatori e strutture di
sintesi di cose e avvenimenti.

Il tempo è una relazione, il simbolo di un rapporto che un gruppo crea tra due o più
avvenimenti → è un'opera collettiva della società che lo costruisce e lo supporta
descrivendone la gerarchia dei valori → tale opera dà la definizione del cambiamento, della
durata, della continuità, della rottura, ecc.
3 tipi di durata (Giddens):
1) Reversibile e ciclica → routine quotidiana con ripetizioni → si può fare più di una volta;
2) Irreversibile → biologica o per le scelte (non si può fare due volte una cosa per la prima
volta);
3) Longue durée → quella dei tempi istituzionali, più lunga ma reversibile (cicli econ.).
Società pre-industriale → l'attività e il trascorrere del tempo sono legati in modo inscindibile
→ sottomissione al trascorrere del tempo, non si cerca di controllarlo o di risparmiarlo (non è
nemmeno possibile farlo). Concezione ciclica del tempo.
Società capitalista → il tempo è concepito in modo lineare, è quantitativamente misurabile
(tempo come moneta). L'elemento temporale diventa un aspetto cruciale del lavoro, si passa
da “orientamento al compito” a “orientamento al lavoro”.

Il tempo è creato dall'interesse → interessarsi a qualcosa significa fare il tempo, rendere


attuale qualcosa che ancora non lo è, presentificandolo. L'illusio (interesse per il gioco) dà
senso all'esistenza, portando ad investire su di esso e nel suo “a venire”.
Esperienza soggettiva del tempo: si genera nel rapporto tra attese e speranze (habitus) e
mondo sociale → se il mondo sociale non corrisponde alle aspettative, non si è appagati → il
tempo è veramente percepito solo quando le speranze e le opportunità non coincidono (illusio
e lusiones) → Esperienze della temporalità sono differenti in base ad alcune variabili (età,
genere, occupazione, classe e ceto sociale) → Es: tempo delle donne: è stato a lungo un tempo
prevalentemente privato, in contrapposizione a quello pubblico degli uomini. Oggi si pone il
problema della doppia presenza. La donna è sottoposta anche a vincoli temporali fisici legati
alla riproduzione per le quali riceve una pressione sociale → la loro gestione influisce su
aspettative, investimenti, autonomia di scelte.

Temporalizzazione → processo costitutivo della prassi umana che ordina e struttura


l'esperienza → ordinamento temporale attraverso cui viene costruita la routine quotidiana.
La struttura temporale della vita quotidiana impone delle sequenze fisse ogni giorno → solo
attraverso questa struttura la vita conserva il significato di “realtà” (disorientamento quando
la routine viene spezzata) → regolarità temporale
La regolarità temporale si basa su:
• strutture rigide di successione che possono essere formalizzate (normative) o non
formalizzate → più suscettibili di cambiamenti;
• durate prevedibili (a seconda del contesto sociostorico), anche queste più o meno
formalizzate → relative, variano da cultura a cultura;
• aspettative sociali di durata (Merton) → durate con altissimo tasso di prevedibilità,
sono quelle previste sulla base di credenze collettive e quelle previste nei rapporti di
interazione → le aspettative di durata dipendono dagli habitus sociali degli agenti (es.
durata spettacolo teatrale) e non sono quindi universalizzate.
A questo concetto si può collegare quello di “spazio dei possibili” di Bordieu, ovvero
l'insieme dei vincoli e delle possibilità che lo spazio sociale dà agli agenti,
determinandone aspettative e progetti.
• Collocazione temporale standard (Zerubavel) → attività programmate che accadono
sempre nello stesso spazio temporale → spesso costituisce anche un fattore costrittivo
(es. non mangiare fuori dai pasti) → la c.t.s. è dunque legata anche al fatto che vi sia
una frequenza uniforme nella ricorrenza degli eventi, ovvero una cadenza
temporale definita.
Il tempo, come lo spazio, è in relazione con l'habitus → la temporalità è inscritta nei corpi ed è
importante anche in chiave “interculturale”.

Regionalizzazione temporale → le attività sono ripartite in determinati momenti della


giornata → La regionalizzazione temporale si sta sfumando sempre di più (es. “colonizzazione
della notte”) e i diversi momenti della giornata non sono più esclusivo appannaggio di una
sola sfera.
Questione dell'accessibilità sociale di alcuni tempi (es. tempo libero, notte) e quindi della
relazione tempo-potere.
La temporalizzazione è uno dei vettori principali per dare alla nostra esistenza un senso di
normalità.
Il tempo è arredato da attività, pratiche, oggetti che ci danno informazioni circa il momento
in cui ci troviamo (es. abbigliamento, albero di natale, eventi storici, ecc).
Le organizzazioni, infine, contribuiscono a inquadrare la struttura temporale e il suo arredo →
personalizzazione, de-sincronizzazione, frammentazione dei tempi → minore prevedibilità
sociale (es. “anno prossimo” per studenti).

Calendari e generazioni
Sia organizzazione della vita sociale in un calendario sia la suddivisione delle fasce d'età
forniscono quadri di riferimento collettivi che regolano i comportamenti → entrambi sono
legati a dei riti che servono a costruire e rinforzare l'appartenenza ad un gruppo (es. feste
nazionali; riti di passaggio).
Calendario: scandisce il tempo qualitativamente, indicando gli eventi straordinari e
distinguendoli dal tempo ordinario. Le date di festa indicano i valori che dovrebbero essere
condivisi nella collettività → evidente quando nelle società coabitano individui socializzati a
calendari diversi.
Accanto al calendario ufficiale che include valori civili e religiosi ve ne sono anche di “non
ufficiali” che si sovrappongono → si crea una gerarchizzazione tra i calendari.

Categorie sociali legate all'età → divisione in età è un processo di costruzione socioculturale →


orienta le condotte e le interpretazioni nelle relazioni con gli altri e ordina le cose, facendo sì
che trattiamo come reali delle categorie costruite con operazioni simboliche e istituzionali.
Le categorie sociali legate all'età sono schemi classificatori che inquadrano gli individui in
base al comportamento, all'aspetto, all'abbigliamento, cioè all'hexis corporea.
Il tema delle generazioni va analizzato sia dal punto di vista della cultura in senso differenziale
(cambia a seconda del contesto), sia da quello della cultura in senso gerarchico (relazione
giovinezza/vecchiaia, qual è il modello ideale).
Nelle società tradizionali erano i riti di passaggio a stabilire le tappe del passare dell'età,
mentre nella società contemporanea questo sistema si è perso ed è stato sostituito dai
traguardi istituzionali, che però non prevedono nessuna investitura.
Esempio della categoria dei giovani è emblematico → categoria nata negli anni '50 con il
consumismo → prima si passava da infanzia a età adulta.
Invecchiamento sociale → è slegato dall'invecchiamento anagrafico e biologico, si
concretizza nella riduzione dello spazio dei possibili (es. operaio di 25 anni è vecchio rispetto
a coetanei studenti universitari). Rovesciamento dei valori del processo di socializzazione:
sono i figli che costituiscono per i genitori il modello da seguire → società del giovanimento.
La memoria
La memoria non è la semplice “riproduzione mentale del passato”, ma è anche una selezione e
lettura alla luce di delle dinamiche sociali in cui si è inseriti → attualizzazione e recupero del
passato alla luce del presente. Il passato è filtrato e ristrutturato a seconda delle necessità del
presente, sia a livello individuale sia a livello sociale (Jedlowski).
3 tipi di memorie:
1) Memoria sociale → costituita da elementi recanti tracce del passato (video, oggetti,
documenti del passato), ma che non è detto che vengano riattivati → oggi la memoria
sociale è costituita da ciò che è caduto nell'oblio. Deriva di memoria: un cambiamento
delle rappresentazioni della propria identità mette nell'oblio la memoria (identità)
precedente.
2) Memoria comune → eventi di memoria condivisi che non hanno bisogno di
rielaborazione → sono presenti nella memoria anche di chi non vi ha assistito
personalmente grazie a flussi mediali (es. 11 settembre) → pluralità di memorie
derivante dal fatto che non tutti sono esposti agli stessi flussi.
3) Memoria collettiva → è l'insieme di rappresentazioni sociali sul passato che ogni
gruppo produce, istituzionalizza, custodisce e trasmette attraverso l'interazione dei
suoi membri → pluralità di memorie perché ci sono più gruppi a produrle → lotta per la
memoria egemone: competizione fra memorie per stabilire quella “ufficiale”, può
generare tentativi di manipolazione ma allo stesso tempo la pluralità di memorie limita
l'assoluta arbitrarietà (es. genocidio armeno). E' fondamentale l'atteggiamento dei
media a riguardo.

Globalizzazione comporta mutamento rispetto a concezione di passato e di futuro → Harvey


parla di “compressione spazio-temporale” che ha investito sia le pratiche politico-
economiche, sia la vita sociale e culturale.
Diventa fondamentale il concetto di istantaneità (e di accelerazione) → modifica la
comunicazione ma anche il rapporto con l'attesa (es. carte di credito).
La velocità del cambiamento rende difficile ancorare il senso del presente sia a un passato con
cui spiegarlo sia a un futuro verso cui proiettarlo → il passato, inteso come tradizione, viene
continuamente rivisitato, ma allo stesso tempo nascono operazioni nostalgiche in tutti i campi.
L'aumento dell'instabilità e della precarietà rende sempre più difficile relazionarsi con un
futuro plausibile e incentiva dunque ad investire sul presente.

Tempo e potere
Nella temporalità si costruiscono i rapporti di potere e subordinazione tra gruppi sociali.
In passato la misurazione del tempo era un simbolo di potere sociale e vi sono state lotte per
la democratizzazione della misurazione del tempo (es. portare orologio in fabbrica) → questa
severa gerarchia è venuta meno ma ancora oggi, in caso di diatribe sul tempo, prevale quello di
chi è superiore nella gerarchia (es. dirigente/impiegato, genitori/figli) e spesso ci si appella ad
un orologio connesso a funzioni pubbliche (TG, stazione, ecc).
Nell'ambito lavorativo la relazione tempo-potere è evidente → più i confini temporali di
un'attività sono flessibili (stabiliti dal lavoratore), più è probabile che sia associata a uno
status elevato, mentre vale anche il contrario (rigidità-status inferiore).
Accessibilità temporale (Zerubavel) → è governata da un rapporto inverso: più prestigiosa è
la posizione occupata, meno tempo si avrà a disposizione. Tuttavia si ha anche più potere di
rendersi inaccessibili e irreperibili.
Attesa → possibilità che istituzioni, organizzazioni e singoli agenti hanno di rimandare e
differire da una previsione o aspettativa temporale → l'attesa implica una sottomissione
perché influisce sulle condotte di chi attende finché non arrivi la decisione → complicità di chi
attende in base al valore di ciò che si attende.

4. LA COSTRUZIONE CULTURALE DELLA CORPOREITÀ


Corpo → rimanda a qualcosa di statico e finito
Incorporazione → termine che indica un continuo svolgersi di eventi stratificati nell'esistenza
e che si riferisce alla somatizzazione della cultura nei corpi.
Il corpo non è solo un'entità biologica, ma un fenomeno storico e culturale. Allo stesso
tempo, la cultura è anche un prodotto di interazione delle corporeità → noi ci abituiamo al
mondo attraverso la corporeità e allo stesso tempo il mondo entra in noi lasciando tracce delle
condizioni socio-ambientali in cui ci muoviamo.
Hexis → insieme di pratiche sociali legate alla nostra corporeità (abbigliamento, postura,
presentazione di sé...) → l'hexis è la parte “corporea” dell'habitus.

Il mondo è comprensibile e immediatamente dotato di senso perché il nostro corpo ha


acquisito un sistema di disposizioni derivante dall'esposizione prolungata al mondo → il corpo
è predisposto per apprendere e comprendere il mondo → apprendimento da e attraverso il
corpo → la maggior parte delle ingiunzioni sociali riguardano il corpo, non l'intelletto.
Questo processo di apprendimento non vale solo per i primi anni di vita, ma si delinea lungo
tutto l'arco della vita nell'acquisizione di competenze pratiche del mondo sociale (es. rapper).
Incorporazione = processo attraverso il quale l'identità si esprime attraverso il corpo, che si
“materializza”, ovvero entra nelle pratiche → non è possibile cambiare un atteggiamento solo
con la volontà, ma servirà un processo di incorporazione di pratiche nuove.
Questi processi sono possibili solo grazie alla plasmabilità e condizionabilità del corpo da
parte del mondo → questo dà luogo al processo di individuazione, che plasma la singolarità
dell'”io”.
La natura umana è “plastica” in relazione all'ambiente esterno perché può costruirsi solo in
interazione con esso.
Antropo-poiesi (Remotti) → modellamento dell'essere umano, sia passivo e inintenzionale
che attivo e intenzionale, da parte dei soggetti preposti a tale modellamento attraverso il
disciplinamento dei corpi.
Anche gli atteggiamenti che sembrano più naturali sono strutturati dal contesto
socioculturale, attraverso le “tecniche del corpo” (Mauss): capacità di naturalizzare le pratiche
fino a non rendersi più conto che risultano da un processo di apprendimento e di formazione
→ disconoscimento dell'attività pedagogica.
Le tecniche del corpo:
– mutano non solo da cultura a cultura, ma anche in base al capitale sociale, culturale e
economico (es. comportarsi come uno scaricatore di porto, atteggiarsi come un
damerino). Variano anche a seconda delle subculture e delle idioculture e di altri
contesti culturali.
– Sono fatti sociali, che preesistono e perdurano rispetto al singolo individuo ma che
richiedono determinate strutture biologiche.
– Permettono di esprimere emozioni e intenzioni (rabbia, seduzione, sicurezza di sé...).
– Si apprendono attraverso la mimesi → processo di incorporazione e rappresentazione
al tempo stesso della conoscenza.
Il corpo umano non esiste e non è comprensibile al di fuori della costruzione sociale
della realtà → non ha un senso nella sua dimensione “naturale”, “prelinguistica” → la
percezione che abbiamo del nostro corpo costituisce una parte importante della nostra
eredità socioculturale.
Anche fattori considerati biologici sono in realtà legati alla dimensione culturale (es.
invecchiamento).
Genere, sesso e sessualità
Se il corpo umano non ha un senso pre-culturale, allora anche le caratteristiche legate al sesso
e al genere sono costruzioni culturali.
Rapporto sessualità-genere → due concezioni dominanti:
1) Il corpo è una macchina naturale che produce differenze di genere attraverso la
programmazione genetica;
2) Il corpo è una superficie neutra su cui viene impresso un simbolismo sociale.
Ciò che non è normativo viene fatto diventare normativo, e lo stato normativo viene
considerato naturale → l'idea che il genere consiste di soli due tipi è perpetrata anche dalla
comunità medica, anche se ci sono prove certe che questo non è dato dalla biologia (es.
ermafroditi/intersessuati).
Anche la tesi che sostiene una differenza comportamentale innata fra uomini e donne è stata
smentita da numerose ricerche → le differenze si producono di più tra i componenti dei due
gruppi e sono imputabili alla posizione sociale.

Il genere è un principio di classificazione che si basa sulle strutture fisiche e sui processi di
riproduzione umana, ma questi non costituiscono una base biologica, piuttosto costituiscono
un'arena → la differenziazione produce scontri su ciò che significa “maschio” e ciò che significa
“femmina → è stata fatta una costruzione materiale e simbolica mirata a esprimere, poi
valorizzare e infine separare i sessi → la costruzione ricalca un rapporto sociale materiale:
quello della divisione sociosessuale del lavoro e della distribuzione sociale del potere → fa
sembrare uomini e donne differenti “per essenza” e ciò implica un costante intervento delle
istituzioni sociali durante tutta la vita.

Oggi il genere è definito come “quel processo culturale che produce nel corpo la possibilità di
realizzarsi in due sessi distinti” → il genere dunque non è la rappresentazione simbolica di un
dato biologico → il genere precede il sesso → va considerato come un set di pratiche, una
tecnica del corpo appresa attraverso la mimesi e l'azione pedagogica → pensando a cosa sia
“maschile” e cosa “femminile” vengono in mente una serie di cose che esprimono un qualcosa
che si fa e non che si è (giochi, vestiti, toni di voce, modo di camminare...) → essere “uomo” o
“donna” è questione di esperienza personale, di come cresciamo e come ci presentiamo → a
partire dall'infanzia, l'apprendimento consiste all'acquisizione di una competenza di genere
→ si parla a tal proposito di maschilità/femminilità egemone a sottolineare che vi sono una
pluralità di femminilità e maschilità, ma che esiste una gerarchizzazione tra i modelli.

I modelli di genere non si apprendono passivamente → si possono sviluppare progetti di


genere (nei limiti dell'habitus), ovvero un orientamento su chi si vuole essere, ma ognuno ha
uno spazio dei possibili che permette alcune strategie e non altre (es. Billy Elliot).
L'incorporazione delle pratiche di genere avviene attraverso diversi fattori: relazioni di potere,
relazioni di produzione, rappresentazioni mediali e relazioni emotive.
Di solito i regimi di genere di singole organizzazioni o istituzioni corrispondono alla struttura
della società più ampia, ma a volte sono queste che diventano il motore di cambiamento.
Anche la sessualità può essere considerata una tecnica del corpo → le pratiche di sessuali e il
modo di performare il genere sono strettamente connessi → “copioni sessuali”: modelli di
azione ritenuti socialmente appropriati. Sono molteplici.

Corpo come compito


In ogni società la dimensione corporea è e sarà sempre al centro delle operazioni di
modellamento → in qualunque società vi è un nucleo condiviso di interventi sul corpo →
queste attività sono definite “tecniche del corpo riflessive”, cioè tecniche che agiscono sul
corpo per modificarlo o mantenerlo e si distinguono dalle altre per il grado di attenzione e
intenzionalità (es. camminare = tecnica del corpo/camminare all'interno di un programma di
allenamento per tonificare = tecnica del corpo riflessiva)
Le tecniche possono essere quotidiane, parte di routine settimanali o mensili, oppure una
tantum → tutte queste tecniche implicano un'azione sul corpo esercitata dal corpo stesso
(proprio o altrui).
Esiste in ogni società un nucleo basilare di pratiche (es. norme di igiene) → queste tecniche
appartengono al senso comune corporeo di una data società. Esiste poi un nucleo intermedio,
abbastanza diffuso e infine uno marginale.
Le tecniche del corpo riflessive sono competenze incorporate che segnalano appartenenze
nazionali, religiose, subculturali, di status sociale e di capitale culturale ed economico →
entrano in gioco le quattro cornici del flusso culturale (Hannerz): la forma di vita
(incorporazione), il mercato che è fonte di condizionamento, lo Stato che può impedirne
alcune e i movimenti che comportano mutamenti significativi (es. femminismo su
abbigliamento).
– Abbigliamento → apparentemente non modificano il corpo, ma agiscono
sull'immagine sociale → l'abbigliamento dice delle cose precise (es. lavoro, serata
romantica). L'abbigliamento è anche un mezzo di espressione di appartenenza
identitaria, dallo status sociale alle tendenze politiche o alle preferenze subculturali.
– Igiene personale → lo sporco in sé non esiste, ma è connesso all'idea di ordine sociale
→ fraintendimenti interculturali derivano da una diversa concezione di ciò che faccia
“sporco” (es. pomata per capelli → per indiani segno di attenzione estetica, per italiani
capelli unti).
Rapporto peli corporei e capelli → contribuisce all'espressione dell'identità di genere,
della virilità o femminilità, dell'età, delle appartenenze religiose/politiche/subculturali.
Queste rappresentazioni sociali sul corpo ridefiniscono anche il binomio
salute/malattia → Medicalizzazione di problemi che non sono sempre stati considerati
come tali.
– Modellamento estetico anche sulla struttura dell'individuo (es. corsetti, fasciatura
piedi).
Interventi sui genitali per far entrare gli individui nella realizzazione culturale di ciò
che significa essere uomo/donna (circoncisione, infibulazione).
– Alimentazione → innanzitutto, considerare qualcosa come “cibo” è frutto di un
processo di costruzione culturale. Inoltre sul tema dell'alimentazione intervengono le
quattro cornici di Hannerz.
Anche il “gusto” è frutto di un processo culturale e non è soggettivo come si pensa, ma
costruito collettivamente come parte dell'habitus.
Medicalizzazione dell'alimentazione nella società contemporanea.

Corpo come compito → il significato del corpo cambia, inscrivendosi sempre più nel processo
di individualizzazione → il corpo passa dall'essere un corpo socialmente costruito per
determinati scopi (produzione, riproduzione) per diventare il terminale ultimo di tutte le
esperienze (Jedlowski) → passaggio dalla salute al fitness, inteso come ideale soggettivo
irraggiungibile perché sempre in cambiamento (Bauman) → la custodia del corpo passa
dall'essere istituzionale a privatizzata.

Corpo e potere
Il controllo razionale sulla nostra corporeità è decisamente più limitato di ciò che si pensi (es.
emozioni incontrollabili: rossore, impaccio, tremore) → sottomissione
Nel corpo si incarnano e si manifestano rapporti di subordinazione fra gruppi, come quelli
relativi al genere, alla classe sociale, ecc.
Il nostro corpo non esprime solo la nostra soggettività, ma l'intera nostra traiettoria sociale e
persino quella precedente.
Biopotere (Foucault) → docilizzazione dei corpi da parte delle istituzioni → i governanti
hanno sviluppato un attenzione al corpo e la salute e ci sono istituzioni che attuano un
disciplinamento della corporeità (carceri, ospedali, scuole, caserme, fabbriche).
Oggi il biopotere è davvero un “potere di vita e di morte”, nel senso che le istituzioni hanno la
possibilità di intervenire sulla definizione di queste categorie (aborto/eutanasia).

La maggiore o minore possibilità di avere piena disponibilità del nostro corpo dipende da vari
fattori: età (bambini), genere (donne), rapporti di lavoro (dress code), istituzioni (alcune sono
momentaneamente “padrone” del nostro corpo, es. ospedale).
Non tutte le parti del corpo sono una nostra “proprietà privata” (es. in Italia si possono
vendere i capelli ma non il sangue, negli Usa sì; non possiamo venderci un rene).

Il corpo è dunque un vettore tramite il quale si incorporano le relazioni di subordinazione o


dominio e le si somatizza in posture, atteggiamenti, toni di voce. Inoltre, nel corpo si manifesta
la relazione di dominio più storicamente radicata, cioè quella del dominio maschile. Infine, il
modellamento del corpo avviene tramite tecniche che riflettono le relazioni di potere in cui si
svolgono (es. abbigliamento nobiliare, alimentazione privilegiata del nord del mondo).