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Prestazione termica degli edifici

NORMA ITALIANA Calcolo del fabbisogno di energia per il riscaldamento UNI EN 832
Edifici residenziali

GIUGNO 2001

Thermal performance of buildings


Calculation of energy use for heating
Residential buildings

CLASSIFICAZIONE ICS 91.140.10

NORMA EUROPEA
SOMMARIO La norma fornisce un metodo di calcolo semplificato per la determinazione
del fabbisogno di calore e di energia per il riscaldamento di edifici residen-
ziali, o di loro parti.

RELAZIONI NAZIONALI La presente norma sostituisce la UNI 10344:1993.

RELAZIONI INTERNAZIONALI = EN 832:1998


La presente norma è la versione ufficiale in lingua italiana della norma
europea EN 832 (edizione settembre 1998) e tiene conto dell’errata cor-
rige del maggio 2000 (AC:2000).

ORGANO COMPETENTE CTI - Comitato Termotecnico Italiano

RATIFICA Presidente dell'UNI, delibera del 2 maggio 2001

UNI © UNI - Milano


Ente Nazionale Italiano Riproduzione vietata. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente documento
di Unificazione può essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza
Via Battistotti Sassi, 11B il consenso scritto dell’UNI.
20133 Milano, Italia

Gr. 13 UNI EN 832:2001 Pagina I


PREMESSA NAZIONALE
La presente norma costituisce il recepimento, in lingua italiana, del-
la norma europea EN 832 (edizione settembre 1998 + errata corrige
AC:2000), che assume così lo status di norma nazionale italiana.
La traduzione è stata curata dall'UNI.
Il CTI, ente federato all'UNI, segue i lavori europei sull'argomento
per delega della Commissione Centrale Tecnica.

Le norme UNI sono revisionate, quando necessario, con la pubbli-


cazione di nuove edizioni o di aggiornamenti.
È importante pertanto che gli utilizzatori delle stesse si accertino di es-
sere in possesso dell’ultima edizione e degli eventuali aggiornamenti.
Si invitano inoltre gli utilizzatori a verificare l'esistenza di norme UNI
corrispondenti alle norme EN o ISO ove citate nei riferimenti normativi.

Le norme UNI sono elaborate cercando di tenere conto dei punti di vista di tutte le parti
interessate e di conciliare ogni aspetto conflittuale, per rappresentare il reale stato
dell’arte della materia ed il necessario grado di consenso.
Chiunque ritenesse, a seguito dell’applicazione di questa norma, di poter fornire sug-
gerimenti per un suo miglioramento o per un suo adeguamento ad uno stato dell’arte
in evoluzione è pregato di inviare i propri contributi all’UNI, Ente Nazionale Italiano di
Unificazione, che li terrà in considerazione, per l’eventuale revisione della norma stessa.

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina II


INDICE

INTRODUZIONE 1

1 SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE 1

2 RIFERIMENTI NORMATIVI 1

3 DEFINIZIONI, SIMBOLI E UNITÀ 2


prospetto 1 Simboli ed unità di misura.......................................................................................................................... 3
prospetto 2 Pedici ................................................................................................................................................................ 4

4 DESCRIZIONE DELLA PROCEDURA DI CALCOLO E DATI RICHIESTI 4


figura 1 Bilancio energetico annuale di un edificio ............................................................................................ 5

5 DISPERSIONI TERMICHE A TEMPERATURA INTERNA COSTANTE 8

6 APPORTI DI CALORE 10

7 FABBISOGNO DI CALORE 12
prospetto 3 Valori numerici dei parametri a0 e della costante di tempo di riferimento τ0 ........................ 13
figura 2 Fattore di utilizzazione per costante di tempo di 8 h, 1 d, 2 d, 1 settimana e infinito,
valido nel caso di metodo di calcolo per un periodo mensile ..................................................... 14

8 FABBISOGNO DI ENERGIA TERMICA ANNUALE DELL'EDIFICIO 14

9 FABBISOGNO ENERGETICO PER IL RISCALDAMENTO 15

10 RAPPORTO 16

APPENDICE A APPLICAZIONE AGLI EDIFICI ESISTENTI 18


(normativa)

APPENDICE B METODO DI CALCOLO PER EDIFICI MULTIZONALI 19


(normativa)

APPENDICE C PERDITE AGGIUNTIVE PER PARETI ESTERNE PARTICOLARI 20


(normativa)
figura C.1 Percorso del flusso d’aria in una parete solare ventilata ............................................................. 20
figura C.2 Rapporto δ tra la somma delle differenze di temperatura interna-esterna
accumulata quando il sistema di ventilazione è acceso, e il suo valore durante
l’intero periodo di calcolo, in funzione di γal ...................................................................................... 21
figura C.3 Percorso dell’aria nel muro..................................................................................................................... 21
prospetto C.1 Requisiti di ventilazione per l'applicazione del metodo................................................................. 22

APPENDICE D APPORTI SOLARI DI PARTICOLARI ELEMENTI 23


(normativa)
figura D.1 Spazio soleggiato adiacente con indicati i coefficienti di dispersione termica e
degli apporti e rete elettrica equivalente ............................................................................................ 23
figura D.2 Rapporto ω tra la radiazione solare totale ricevuta dall’elemento quando lo
strato d’aria è aperto alla radiazione solare totale durante il periodo di calcolo, in
funzione di γal.............................................................................................................................................. 25

APPENDICE E PARETI ESTERNE CON ELEMENTI RISCALDANTI 28


(informativa)

APPENDICE F DATI PER LA VALUTAZIONE DELLA VENTILAZIONE NATURALE E


(informativa) DELL’INFILTRAZIONE 29

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prospetto F.1 Livelli di permeabilità all'aria considerati in questa appendice .................................................. 29
prospetto F.2 Ricambio d'aria, n [h-1], per edifici pluri-familiari con ventilazione naturale,
in funzione della classe di permeabilità dell'edificio e dell'esposizione al vento.................. 29
prospetto F.3 Ricambio d'aria, n [h-1], per edifici mono-familiari con ventilazione naturale,
in funzione della classe di permeabilità dell'edificio e dell'esposizione al vento.................. 29
prospetto F.4 Coefficienti di esposizione, e ed f, per il calcolo dei ricambi d'aria aggiuntivi in
base all'equazione [9] .............................................................................................................................. 30

APPENDICE G DATI PER GLI APPORTI SOLARI 31


(informativa)
prospetto G.1 Valori tipici della trasmittanza per energia solare totale per i due tipi di vetrate
più comuni ................................................................................................................................................... 31
prospetto G.2 Fattore di riduzione dovuto all’ombreggiatura parziale, Fh ......................................................... 32
prospetto G.3 Fattore di riduzione parziale dovuto ad aggetti verticali, Fo........................................................ 33
prospetto G.4 Fattore di riduzione parziale dovuto ad aggetti orizzontali, Ff .................................................... 33
prospetto G.5 Fattori dovuti a tendaggi, installate all'intero o all'esterno della finestra................................. 33

APPENDICE H CALCOLO DELLA CAPACITÀ TERMICA EFFETTIVA 34


(informativa)

APPENDICE J DISPERSIONI TERMICHE CON SISTEMA DI RISCALDAMENTO


(informativa) INTERMITTENTE O ATTENUATO 35
figura J.1 Rappresentazione elettrica equivalente di una zona .................................................................... 36
figura J.2 Programma orario di riscaldamento intermittente in caso di regime con
l'indicazione dei periodi considerati..................................................................................................... 36

APPENDICE K PRECISIONE DEL METODO 41


(informativa)

APPENDICE L ESEMPIO DI CALCOLO 42


(Informativa)
figura L.1 Schizzo di una casa unifamiliare.......................................................................................................... 42
prospetto L.1 Dati generali dell'edificio ......................................................................................................................... 43
prospetto L.2 Caratteristiche degli elementi dell'edificio, così come forniti dall’architetto ........................... 43
prospetto L.3 Volumi e ricambi d'aria ........................................................................................................................... 44
prospetto L.4 Calcolo del coefficiente di dispersione termica attraverso il terreno ........................................ 44
prospetto L.5 Calcolo del coefficiente di dispersione termica per lo spazio non riscaldato ........................ 44
prospetto L.6 Calcolo dei coefficienti di dispersione termica dallo spazio riscaldato [W/K] ........................ 44
prospetto L.7 Area della superficie soleggiata effettiva [m2] in funzione dell'orientamento ........................ 45
prospetto L.8 Dati climatici per Losanna (Svizzera) ................................................................................................. 45
prospetto L.9 Fabbisogno energetico [MJ] .................................................................................................................. 46
figura L.2 Apporti termici utili e fabbisogno termico durante l’anno. La dispersione termica
è la somma di entrambi ........................................................................................................................... 47

APPENDICE M BIBLIOGRAFIA 48
(informativa)

APPENDICE ZB DEVIAZIONI-A 49
(informativa)

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Prestazione termica degli edifici
NORMA EUROPEA Calcolo del fabbisogno di energia per il riscaldamento EN 832
Edifici residenziali

SETTEMBRE 1998

Thermal performance of building


EUROPEAN STANDARD Calculation of energy use for heating
Residential buildings
Performance thermique des bâtiments
NORME EUROPÉENNE Calcul des besoins d’énergie pour le chauffage
Bâtiments résidentiels
Wärmetechnisches Verhalten von Gebäuden
EUROPÄISCHE NORM Berechnung des Heizenergiebedarfs
Wohngebäude

DESCRITTORI Edificio residenziale, isolamento termico, riscaldamento, produzione acqua, cal-


colo, bilancio termico, trasmissione di calore, proprietà termodinamica, coeffi-
ciente B, coefficiente di dispersione termica, rendimento, clima, energia solare

ICS 91.140.10

La presente norma europea è stata approvata dal CEN l’1 luglio 1998.
I membri del CEN devono attenersi alle Regole Comuni del CEN/CENELEC
che definiscono le modalità secondo le quali deve essere attribuito lo status di
norma nazionale alla norma europea, senza apportarvi modifiche. Gli elenchi
aggiornati ed i riferimenti bibliografici relativi alle norme nazionali corrisponden-
ti possono essere ottenuti tramite richiesta alla Segreteria Centrale oppure ai
membri del CEN.
La presente norma europea esiste in tre versioni ufficiali (inglese, francese e
tedesca). Una traduzione nella lingua nazionale, fatta sotto la propria respon-
sabilità da un membro del CEN e notificata alla Segreteria Centrale, ha il me-
desimo status delle versioni ufficiali.
I membri del CEN sono gli Organismi nazionali di normazione di Austria,
Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda,
Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito,
Repubblica Ceca, Spagna, Svezia e Svizzera.

CEN
COMITATO EUROPEO DI NORMAZIONE
European Committee for Standardization
Comité Européen de Normalisation
Europäisches Komitee für Normung
Segreteria Centrale: rue de Stassart, 36 - B-1050 Bruxelles

© 1998 CEN
Tutti i diritti di riproduzione, in ogni forma, con ogni mezzo e in tutti i Paesi, sono
riservati ai Membri nazionali del CEN.

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PREMESSA
La presente norma europea è stata elaborata dal Comitato Tecnico CEN/TC 89 "Presta-
zioni termiche degli edifici e dei componenti edilizi", la cui segreteria è affidata al SIS.
Alla presente norma europea deve essere attribuito lo status di norma nazionale, o median-
te la pubblicazione di un testo identico o mediante notifica di adozione, entro marzo 1999, e
le norme nazionali in contrasto devono essere ritirate entro luglio 1999.
La presente norma è la prima di una serie di norme sui metodi di calcolo per la progetta-
zione e la valutazione delle prestazioni termiche degli edifici e dei componenti edilizi.
In conformità alle Regole Comuni CEN/CENELEC, gli enti nazionali di normazione dei se-
guenti Paesi sono tenuti a recepire la presente norma europea: Austria, Belgio, Danimar-
ca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia,
Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia e Svizzera.

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INTRODUZIONE
Il metodo di calcolo presentato nella presente norma è basato su un bilancio energetico in
regime stazionario, ma tiene conto delle variazioni di temperatura esterna e interna e, at-
traverso un fattore di utilizzazione, dell'effetto dinamico degli apporti solari ed interni.
Questo metodo può essere utilizzato per le seguenti applicazioni:
1) valutazione del rispetto delle regolamentazioni in funzione dei fabbisogni energetici;
2) ottimizzazione delle prestazioni energetiche di un edificio in progettato, applicando la
metodologia di calcolo a diverse possibili soluzioni;
3) calcolo del livello convenzionale delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti;
4) valutazione dell'effetto di possibili misure di risparmio energetico su un edificio esi-
stente calcolandone il fabbisogno energetico con o senza le misure di risparmio ener-
getico;
5) stima dei fabbisogni di risorse energetiche richieste su scala nazionale o internazionale,
calcolando i fabbisogni energetici di diversi edifici rappresentativi del parco edilizio.
Per dati di ingresso e per particolareggiate procedure di calcolo non previste dalla presen-
te norma l'utente può far riferimento ad altre norme europee o nazionali.
In alcuni Paesi il calcolo del fabbisogno energetico degli edifici è parte dei regolamenti na-
zionali. Informazioni sulle deviazioni nazionali dalla presente norma dovute ai regolamenti
sono riportate nell'appendice ZB.

1 SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE


La norma fornisce un metodo di calcolo semplificato per la valutazione del fabbisogno ter-
mico e dell'energia necessaria per il riscaldamento di un edificio residenziale, o di una
parte di esso, che sarà chiamato "l'edificio".
Questo metodo comprende il calcolo di:
1) le dispersioni termiche dell'edificio quando esso è riscaldato ad una temperatura costante;
2) il fabbisogno annuale di energia termica necessaria per mantenere la temperatura in-
terna di progetto all'interno dell'edificio;
3) il fabbisogno energetico annuale richiesto dal sistema di riscaldamento dell'edificio
per il riscaldamento dello spazio.
L'edificio può avere diverse zone termiche a differenti temperature di progetto. Una zona
può avere un riscaldamento intermittente.
Il periodo di calcolo può essere relativo all'intera stagione di riscaldamento o un periodo
mensile. Il calcolo mensile fornisce risultati corretti su base annuale, ma i risultati relativi
ai singoli mesi in prossimità della fine e dell’inizio della stagione di riscaldamento possono
essere soggetti a grandi errori relativi. L'appendice K fornisce ulteriori informazioni sull'ac-
curatezza del metodo.

2 RIFERIMENTI NORMATIVI
La presente norma europea rimanda, mediante riferimenti datati e non, a disposizioni
contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi sono citati nei punti appropriati
del testo e vengono di seguito elencati. Per quanto riguarda i riferimenti datati, successive
modifiche o revisioni apportate a dette pubblicazioni valgono unicamente se introdotte
nella presente norma europea come aggiornamento o revisione. Per i riferimenti non da-
tati vale l’ultima edizione della pubblicazione alla quale si fa riferimento.
prEN 410 Glass in building - Determination of luminous and solar characteristics
of glazing
EN ISO 7345 Thermal insulation - Physical quantities and definitions
(ISO 7345:1987)
prEN ISO 10077-1 Windows, doors and shutters - Thermal transmittance - Simplified
calculation method

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EN ISO 13786 Thermal performance of building components - Dynamic thermal
characteristics - Calculation methods (ISO 13786:1997)
EN ISO 13789 Thermal performance of buildings - Transmission heat loss coefficient
- Calculation method (ISO 13789:1997)

3 DEFINIZIONI, SIMBOLI E UNITÀ

3.1 Definizioni
Ai fini della presente norma, si applicano le definizioni della EN ISO 7345 e le seguenti:

3.1.1 temperatura esterna: Temperatura dell'aria esterna.

3.1.2 temperatura interna: Media aritmetica della temperatura dell'aria e della temperatura me-
dia radiante al centro della stanza (temperatura interna di bulbo secco).

3.1.3 temperatura di progetto: Temperatura interna di progetto.

3.1.4 riscaldamento intermittente: Modalità di conduzione dell'impianto di riscaldamento per cui


è permesso, in alcuni periodi, di avere una temperatura inferiore a quella di progetto.

3.1.5 spazio riscaldato: Vani o ambienti riscaldati ad una o a più temperature di progetto.

3.1.6 spazio non riscaldato: Vano o ambiente che non fa parte dello spazio riscaldato.

3.1.7 zona termica: Parte dello spazio riscaldato con una prefissata temperatura di progetto, e
nella quale si assume che la temperatura abbia variazioni nello spazio trascurabili.

3.1.8 coefficiente di flusso termico: Rapporto tra il flusso termico di due zone termiche e la dif-
ferenza di temperatura tra le due zone.

3.1.9 dispersione termica: Energia termica scambiata per trasmissione e ventilazione fra lo spa-
zio riscaldato e l'ambiente esterno, durante un dato periodo di tempo.

3.1.10 coefficiente di dispersione termica: Coefficiente del flusso termico dallo spazio riscaldato
all'ambiente esterno.
Nota Il coefficiente di dispersione termica può essere definito solo per un edificio con una zona singola.

3.1.11 apporto di calore: Calore prodotto o entrante all'interno dello spazio riscaldato da sorgenti
di calore diverse dal sistema di riscaldamento.

3.1.12 fattore di utilizzazione: Fattore di riduzione degli apporti totali mensili o stagionali (interni
e solari passivi) che fornisce la parte degli apporti utili.

3.1.13 periodo di calcolo: Periodo di tempo considerato per il calcolo delle dispersioni e degli ap-
porti termici.
Nota I periodi di calcolo più frequentemente utilizzati sono il mese e la stagione di riscaldamento.

3.1.14 fabbisogno di calore: Calore che deve essere fornito all'ambiente riscaldato per mantenere
la temperatura di progetto dello spazio riscaldato.

3.1.15 fabbisogno energetico per il riscaldamento: Energia che deve essere fornita al sistema di
riscaldamento per soddisfare il fabbisogno di calore.

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3.2 Simboli e unità di misura
Ai fini della presente norma, si applicano i seguenti termini e simboli.
prospetto 1 Simboli ed unità di misura

Simbolo Grandezza Unità di misura


A Superficie m2
a Parametro numerico nel fattore di utilizzazione -
b Fattore correttivo per le zone non riscaldate -
C Capacità termica effettiva di una zona J/K
c Capacità termica specifica J/(kg · K)
e Fattore di riparo dal vento -
F Fattore -
f Coefficiente correlato all’esposizione al vento -
g Trasmittanza di energia solare totale di un elemento di edificio -
H Coefficiente di flusso termico, coefficiente di dispersione termica W/K
h Conduttanza unitaria W/(m2 · K)
I Quantità di calore o energia per unità di superficie J/m2
l Lunghezza m
n Ricambi d’aria s-1 o h-1
Q Quantità di calore o di energia J
2
R Resistenza termica m · K/W
T Temperatura termodinamica K
t Tempo, periodo s
U Trasmittanza termica W/(m2 · K)
V Volume d’aria in una zona riscaldata m3
v˙ Portata d’aria m3/s
α Coefficiente di assorbimento di una superficie dovuta alla radiazione solare -
β Periodo di accensione dei ventilatori -
γ Rapporto apporti/perdite -
δ Rapporto tra la differenza di temperatura interna-esterna accumulata quando -
il sistema di ventilazione è in funzione e il suo valore su tutto il periodo di cal-
colo
ε Emissività di una superficie dovuta alla radiazione termica -

η Efficienza, fattore di utilizzazione per gli apporti -


θ Temperatura Celsius °C
κ Fattore correlato alle perdite di calore delle pareti solari ventilate -
σ Densità kg/m3
Costante di Stefan-Boltzman (= 5,67 × 10-8) W/(m2 · K4)
τ Costante di tempo s
Φ Quantità di flusso termico W
Trasmittanza termica puntuale W/K
Ψ Trasmittanza termica lineare W/(m · K)
ω Rapporto tra la radiazione solare totale incidente sull’elemento quando il piano -
ventilato è aperto e la radiazione solare totale durante il periodo di calcolo

Nota Le ore possono essere usate come unità di tempo invece dei secondi per tutte le quantità che dipendono dal
tempo (per esempio, per i periodi di tempo come anche per i ricambi d'aria) ma in questo caso l'unità di misura
dell'energia sarà il watt-ora [Wh] invece del Joule.

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prospetto 2 Pedici

C Tendaggio ex Esausto r Radiazione, recuperato


D Diretto f Ventilatore s Solare, serra solare
F Telaio g Apporti sup Fornitura
G Terreno gc Controllo t Totale; tecnico
P Correlato alla potenza ge Produzione u Non riscaldato
S Ombreggiatura h Riscaldamento, riscaldato v Ventilazione
T Trasmissione i Interno w Finestre; acqua
W Parete j, k, m, n Contatori x Extra; addizionali
V Ventilazione l Perdita; piano y, z Numero della zona
a Aria; effettivo o Uscite ⊥ Perpendicolare
c Capacità p Pareti di partizione 0 Base; riferimento
d Giornaliero; distribuzione ps Ombreggiatura permanente 50 Differenza di pressione di 50 Pa
e Esterno; emissione pp Potenza di picco

4 DESCRIZIONE DELLA PROCEDURA DI CALCOLO E DATI RICHIESTI

4.1 Bilancio energetico


Il bilancio energetico viene definito includendo le seguenti quantità (si è considerato solo
il calore sensibile):
- dispersioni termiche per trasmissione e ventilazione dall'ambiente interno verso quel-
lo esterno;
- dispersioni termiche per trasmissione e ventilazione o apporti gratuiti di calore con zo-
ne adiacenti;
- apporti di calore gratuiti interni, ovvero l’emissione di calore utilizzato da parte delle
sorgenti interne di calore;
- apporti gratuiti legati alla radiazione solare;
- perdite dovute al sistema di riscaldamento per quanto riguarda generazione, distribu-
zione, emissione e controllo;
- fabbisogno energetico del sistema di riscaldamento.
I termini del bilancio energetico sono illustrati nella figura 1.

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figura 1 Bilancio energetico annuale di un edificio
Legenda
1 Apporti solari Qs
2 Apporti dovuti al metabolismo
3 Apporti non utilizzati
4 Apporti interni Qi
5 Energia da altre apparecchiature
6 Calore recuperato
7 Apporti utili ηQg
8 Perdite per ventilazione Qr
9 Energia primaria per riscaldamento Q
10 Energia termica utile dal generatore Qo
11 Energia termica utile per lo spazio riscaldato Qh
12 Perdite per trasmissione QT
13 Dispersione termica Ql
14 Calore per acqua calda sanitaria Qw
15 Energia recuperata Qr
16 Perdite tecniche Qt
17 Superficie esterna dell’edificio

4.2 Procedimento
Si riporta di seguito il procedimento di calcolo per l’edificio considerato. Inoltre nel caso in
cui si applichi la presente norma a edifici esistenti, si deve seguire il procedimento specia-
le riportato nell’appendice A.
1) Definire i confini dello spazio riscaldato e, se necessario, delle differenti zone e spazi
non riscaldati, come indicato in 4.3;
2) edificio con zona termica singola: calcolare il coefficiente di dispersione termica dello
spazio riscaldato come definito in 5;
edificio con più zone termiche; seguire la procedura riportata nell'appendice B;
3) definire la temperatura di progetto ed eventualmente le modalità di funzionamento in-
termittente;
4) per il calcolo stagionale, definire o calcolare la durata e i dati climatici della stagione di
riscaldamento come specificato in 8.2.
Quindi, per ciascun periodo di calcolo:
5) calcolare le dispersioni termiche Ql:
a) assumendo costante la temperatura interna, come riportato in 5;

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b) quando è opportuno, assumendo il riscaldamento intermittente come riportato in 5.3;
6) calcolare gli apporti di calore interni, Qi , come riportato in 6.2;
7) calcolare gli apporti solari, Qs, come riportato in 6.3;
8) calcolare il fattore di utilizzazione per gli apporti totali, come riportato in 7.2;
9) calcolare il fabbisogno di calore applicando l'equazione [18].
Quindi, per l'intero anno:
10) calcolare il fabbisogno annuale di energia termica per il riscaldamento come riportato
in 8;
11) calcolare il fabbisogno energetico considerando le dispersioni o il rendimento del si-
stema di riscaldamento come riportato in 9.

4.3 Definizione del confine dello spazio riscaldato e delle zone

4.3.1 Confine dello spazio riscaldato


Il confine dello spazio riscaldato è costituito dalle pareti, dal pavimento, dai soffitti o dai
tetti che separano lo spazio riscaldato considerato dall'ambiente esterno o dalle zone
adiacenti o dagli spazi non riscaldati. Nel caso di fornitura di energia, il confine è posto nel
punto di consegna all'edificio o nell'impianto di riscaldamento. Per gli impianti di ventila-
zione con recupero di calore, il confine è posto all'uscita dell'unità di recupero.

4.3.2 Zone termiche


Lo spazio riscaldato, quando è necessario, può essere suddiviso in più zone termiche.
Nel caso in cui uno spazio riscaldato si trovi alla stessa temperatura, e quando gli apporti
interni e solari siano relativamente piccoli o regolarmente distribuiti in tutto l'edificio, si ap-
plica il procedimento di calcolo per zona singola.
La suddivisione in zone non è richiesta quando:
a) la temperatura di progetto delle diverse zone non differisce mai più di 4 K, e ci si at-
tende che i rapporti apporti/perdite differiscano tra di loro di un valore minore di 0,4
(per esempio tra le zone a nord e quelle a sud), oppure
b) è probabile che le porte che dividono le diverse zone siano aperte, oppure
c) una zona è di modeste dimensioni e ci si può attendere che il fabbisogno totale di
energia dell'edificio non vari più del 5% se si annette questa piccola zona nella zona
adiacente più grande.
In questi casi, anche se la temperatura di progetto non è uniforme, si applica il metodo di
calcolo per gli edifici a zona termica singola.
La temperatura interna da usare, quindi, è:

∑ H z θiz
θ i = --------------------
z
[1]
∑Hz
z

dove:
θiz è la temperatura di progetto della zona z;
Hz è il coefficiente di dispersione termica della zona z, come riportato nel punto 5.
Negli altri casi, in particolare per gli edifici che comprendono locali con diversa destinazio-
ne d'uso sotto lo stesso tetto, l'edifico è diviso in più zone e deve essere applicata la pro-
cedura di calcolo riportata nell’appendice B.

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4.4 Dati di ingresso

4.4.1 Origine e tipologia dei dati di ingresso


Le informazioni necessarie ai fini del calcolo, in mancanza di norme europee alle quali fa-
re riferimento possono essere ottenute, da norme nazionali o da altri documenti adatti; e
questi dovrebbero essere utilizzati quando disponibili. Le appendici informative allegate
alla presente norma forniscono i valori o le metodologie per ricavare i valori nel caso in cui
non siano in altro modo disponibili le informazioni necessarie.
Ai fini di un'ottimizzazione in caso di progettazione di un edificio o di ristrutturazione di un
edificio esistente si devono utilizzare i dati di ingresso migliori per quel dato edificio (vede-
re appendice A). Tuttavia, se non sono disponibili dati specifici, si possono utilizzare, in
prima approssimazione, come dati di ingresso i valori convenzionali.
Nel calcolo del fabbisogno energetico richiesto o nella valutazione di conformità alle nor-
me, si devono utilizzare i valori di calcolo convenzionali in modo tale da ottenere risultati
che possano essere comparati con quelli di altri edifici.
Le dimensioni fisiche dell'edificio devono essere costanti durante tutti i calcoli. È possibile
riferirsi alle dimensioni interne, o esterne o d'ingombro, ma lo stesso tipo deve essere
mantenuto per l'intero calcolo e deve essere chiaramente indicato nel rapporto il tipo di di-
mensione scelto.
Nota Alcune trasmittanze termiche lineari dei ponti termici dipendono dal tipo di dimensione usata.

4.4.2 Dati di ingresso per gli edifici


I dati di ingresso richiesti per il calcolo con un'unica zona termica sono riportati di seguito.
Alcuni di questi dati possono essere diversi per ciascun periodo di calcolo (per esempio:
il fattore di riduzione dovuto all’ombreggiatura, portate d'aria per i mesi freddi).
V volume interno dello spazio riscaldato;
C capacità termica interna dello spazio riscaldato come riportato in 7.2, o;
τ costante di tempo dello spazio riscaldato;
ηh efficienza del sistema di riscaldamento.
Nota Va specificato solo C o τ, non entrambi.

4.4.3 Dati di ingresso per il calcolo delle dispersioni termiche


HT coefficiente di dispersione termica per trasmissione calcolato secondo la
EN 13789.
Per il calcolo delle perdite per ventilazione bisogna conoscere i seguenti dati:
V˙ portata d'aria dello spazio riscaldato all’esterno.
Per la determinazione di questa portata d'aria, si possono usare alcune delle seguenti
quantità:
nd ricambio d'aria di progetto;
n50 ricambio d'aria misurato con una differenza di pressione di 50 Pa;
V˙ f portata d'aria di progetto per ventilazione forzata;
ηv efficienza del sistema di recupero di calore.

4.4.4 Dati di ingresso per il calcolo degli apporti di calore


Φi apporti interni medi durante il periodo di calcolo.
Per le superfici finestrate i seguenti dati devono essere raccolti separatamente per ogni
orientamento (per esempio orizzontale e verticale, sud, nord, ecc.):
A area dell'apertura realizzata sulla superficie dell’edificio per ciascuna finestra o porta;
FF coefficiente dovuto al telaio, ovvero la porzione trasparente dell'area A non occu-
pata da un telaio;
FC coefficiente di riduzione dovuto a tendaggi ovvero la porzione di radiazione solare
trasmessa attraverso tendaggi permanenti;
Fs coefficiente di riduzione dovuto all’ombreggiatura ovvero alla porzione di media
ombreggiata dell'area A;
g trasmittanza di energia solare totale.

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 7


Diversamente da quanto riportato in 5.2 della EN ISO 13789, per la determinazione delle
dispersioni termiche possono essere utilizzati i valori medi giornalieri della trasmit-
tanza termica delle finestre dotate di chiusure, calcolati sulla base dei valori dati nella
EN ISO 10077-1.
Nota Le superfici di raccolta che non forniscono direttamente calore al volume riscaldato (come collettori solari ter-
mici collegati ad accumulatori di calore separati o celle fotovoltaiche) non dovrebbero essere prese in consi-
derazione in questa fase. Questi elementi sono considerati come parte del sistema di riscaldamento.
Dati aggiuntivi dovrebbero essere raccolti per elementi dell'edificio contenenti dispositivi
di riscaldamento e componenti che accumulano radiazione solare, quali isolanti traspa-
renti, pareti solari ventilate, spazi soleggiati, ecc. così come il calcolo dell'effetto di un ri-
scaldamento intermittente. I dati richiesti sono riportati nelle corrispondenti appendici.

4.4.5 Dati climatici


θe medie mensili o stagionali delle temperature esterne;
Is,j radiazione solare totale mensile o stagionale per unità di area per ciascun orien-
tamento, in J/m2.

4.4.6 Dati interni


θi temperatura di progetto.
Nel caso in cui si dovrebbe considerare l'effetto del riscaldamento intermittente, si dovreb-
bero considerare ulteriori dati di ingresso. Questi dati sono elencati nell'appendice J.

5 DISPERSIONI TERMICHE A TEMPERATURA INTERNA COSTANTE

5.1 Principio
La dispersione termica totale, Ql, di un edificio con una singola zona termica riscaldato a
temperatura interna uniforme, durante un dato periodo di tempo, è data dalla:
Q l = H ( θi – θe ) t [2]
dove:
θi è la temperatura di progetto;
θe è la temperatura media esterna durante il periodo di calcolo;
t è la durata del periodo di calcolo;
H è il coefficiente di dispersione termica dell'edificio.
H = HT + HV [3]
dove:
HT è il coefficiente di dispersione termica per trasmissione, calcolato secondo la
EN 13789 (per gli elementi che incorporano apparecchi di ventilazione vedere
l'appendice C);
HV è il coefficiente di dispersione termica per ventilazione (vedere 5.2).
Nota (θi - θe) t è legato ai gradi giorno definiti in modi diversi nei vari Paesi.
L'equazione [2] può essere adattata a livello nazionale per permettere l'uso dei gradi gior-
no. Il risultato della relazione adattata deve, ciò nonostante, essere lo stesso dell'equazio-
ne [2] per ogni edificio residenziale.

5.2 Coefficiente di dispersione termica per ventilazione

5.2.1 Principio
Il coefficiente di dispersione termica per ventilazione HV è calcolato per mezzo della:

H V = V˙ ρ a c a [4]

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 8


dove:
V˙ è la portata d'aria di rinnovo dell'edificio; comprensiva della portata d'aria attraver-
so spazi non riscaldati;
ρaca è la capacità termica volumica dell'aria.
Nota Se la portata d'aria V˙ è espressa in m3/s, allora ρ c = 1 200 J/(m3 · K). Se V˙ è dato in m3/h, ρ c = 0,34 Wh/(m3 · K).
a a a a
La portata d'aria, V˙ può essere calcolata da una stima della portata d'aria di ricambio n
per mezzo della:

V˙ = V n [5]
dove V è il volume dello spazio riscaldato, calcolato sulla base delle dimensioni interne.

5.2.2 Ventilazione minima


Quando un edificio è abitato, è necessaria una portata minima d’aria di ventilazione per
ragioni sia igieniche sia di benessere. Questa portata minima d'aria di ventilazione do-
vrebbe essere determinata su base nazionale considerando la tipologia dell'edificio e il
numero di occupanti dell’edificio.
Nota Quando non è disponibile nessuna informazione nazionale, il valore raccomandato per gli edifici residenziali è:
–1 3
n min = 0,5h quindi V˙ min = 0,5 V m ⁄ h [6]
Il numero dei ricambi d'aria potrebbe assumere un valore più basso nel caso in cui si abbiano edifici dotati di
sistemi di controllo del fabbisogno di ventilazione, in locali con soffitti alti nel caso in cui all'interno degli edifici
non si abbia una lunga permanenza degli occupanti.

5.2.3 Ventilazione naturale


La portata di ventilazione totale deve essere determinata scegliendo il valore più grande
tra la portata minima di ventilazione V˙ min e quella di progetto V˙ d :

V˙ = max [ V˙ min ;V˙ d ] [7]


Nota Quando non si hanno a disposizione informazioni a livello nazionale il numero dei ricambi d'aria può essere
valutato a partire dai prospetti F.2 o F.3.

5.2.4 Sistemi di ventilazione meccanica


La portata d'aria totale di ventilazione si determina come somma della portata di ventila-
zione determinata dalle portate medie d'aria del sistema di ventilazione, quando esso è in
funzione, V˙ f , e di una portata d'aria addizionale, V˙ x , dovuta all'azione del vento e all'ef-
fetto camino sulla parte non spessa:

V˙ = V˙ f + V˙ x [8]
˙
Per i sistemi di ventilazione bilanciati, V f è pari al più grande tra i valori della portata d'aria
fornita, V˙ sup , e di quella esausta V˙ ex .
Nota Quando non si hanno informazioni nazionali, la stima della portata d'aria addizionale V˙ x può essere calco-
lata per mezzo della:
V ⋅ n 50 ⋅ e
V˙ x = ---------------------------------------------
- [9]
f V˙ sup – V˙ ex 2
1 + -- ------------------------
e V ⋅ n 50
dove:
n50 è il numero dei ricambi d'aria risultanti applicando una differenza di pressione di 50 Pa tra interno ed
esterno, inclusi gli effetti delle prese d'aria;
eef sono i coefficienti di esposizione al vento, ricavabili dall’appendice F.
Se esiste un sistema di ventilazione meccanica che opera solo per un intervallo di tempo
limitato, la portata d'aria si calcola per mezzo della:

V˙ = ( V˙ o + V ' x ) ( 1 – β ) + ( V˙ f + V˙ x ) β [10]

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 9


dove:
V˙ f è la portata d'aria di progetto del sistema per ventilazione meccanica;
V˙ x è la portata d'aria di infiltrazione addizionale quando il sistema di ventilazione è in
funzione, dovuta al vento e all'effetto camino;
V˙ 0 è la portata d'aria con ventilazione naturale, con ventilatori spenti, comprese le
portate d'aria attraverso i condotti del sistema meccanico;
V˙ ' x è la portata d'aria di infiltrazione addizionale con ventilatori spenti dovuta al vento
ed all'effetto camino;
V˙ ' x = V ⋅ n 50 ⋅ e ;
β è l'intervallo di tempo nel quale i ventilatori sono accesi.
Per i sistemi meccanici a portata variabile, V˙ f rappresenta la media delle portate d'aria dei
ventilatori durante il loro periodo di funzionamento.

5.2.5 Sistemi meccanici con scambiatori di calore


Per gli edifici dotati di apparecchiature di recupero del calore dell’aria esausta all’aria in in-
gresso, le dispersioni termiche dovute al sistema di ventilazione forzata sono ridotte del
fattore (1 - ηv) dove ηv è il fattore di efficienza del recuperatore di calore dell’aria. Quindi
la portata d'aria effettiva da considerare ai fini del calcolo delle perdite di calore è data dalla:

V˙ = V˙ f ( 1 – η v ) + V˙ x [11]
Per i sistemi che recuperano il calore dall'aria esausta verso il sistema di produzione di
acqua calda o il sistema di riscaldamento con pompa di calore, la portata d'aria di ventila-
zione è calcolata non tenendo conto della riduzione. La riduzione del fabbisogno energe-
tico dovuta al recupero di calore deve essere tenuta in conto nel calcolo del fabbisogno
energetico del relativo sistema.

5.3 Effetto del funzionamento intermittente


Nel caso di riscaldamento intermittente, la dispersione termica è ridotta a causa dell'ab-
bassamento della temperatura media interna.
Le dispersioni termiche con riscaldamento intermittente possono essere calcolate con
l'equazione [2], dove al posto della temperatura di progetto si introduce la temperatura in-
terna media. La riduzione delle dispersioni termiche può anche essere calcolata diretta-
mente.
Nota La dispersione termica con riscaldamento intermittente può essere valutata adottando le procedure nazionali.
Nel caso in cui non si abbiano a disposizione opportune informazioni nazionali, l'appendice J fornisce una
procedura appropriata di calcolo.

6 APPORTI DI CALORE

6.1 Apporti di calore totali


L’apporto di calore totale Qg è la somma degli apporti di calore interni Qi e di quelli solari
Qs:
Qg = Qi + Qs [12]

6.2 Apporti di calore interni


Gli apporti di calore interni Qi includono qualunque calore generato nello spazio riscaldato
dalle sorgenti interne diverse dal sistema di riscaldamento, per esempio:
- apporti dovuti al metabolismo degli occupanti;
- il consumo di calore dovuto alle apparecchiature elettriche e agli apparecchi di illumi-
nazione;
- gli apporti netti provenienti dal sistema di distribuzione e di scarico dell'acqua.

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 10


Per il calcolo secondo la presente norma, sono adatti i valori medi mensili o stagionali. In
questo caso:
Q i = [ Φ ih + ( 1 – b ) Φ iu ] ⋅ t = Φ i t [13]
dove:
Φih è la potenza media degli apporti interni negli spazi riscaldati;
Φiu è la potenza media degli apporti negli spazi, non riscaldati;
Φi è la potenza media degli apporti interni, e
b è il fattore definito nella EN ISO 13789.
Nota Esistono sostanziali variazioni sia tra le tipologie abitative sia per gli aspetti climatici, e i valori dovrebbero es-
sere determinati su base nazionale. Se non esistono valori guida nazionali, un valore raccomandato per il cal-
colo degli apporti interni è di 5 W/m2 di area di pavimento dello spazio riscaldato.

6.3 Apporti solari

6.3.1 Equazione di base


Gli apporti solari dipendono dall’insolazione normalmente disponibile nella località inte-
ressata, dall'orientamento delle superfici di raccolta, dalla presenza di ombreggiatura per-
manente, dalla trasmittanza solare e dalle caratteristiche di assorbimento delle superfici
soleggiate. Le superfici soleggiate da prendere in considerazione sono le superfici vetra-
te, le pareti interne e i pavimenti degli spazi soleggiati e le pareti poste dietro coperture
trasparenti o isolanti trasparenti. Per le superfici opache esposte alla radiazione solare,
vedere appendice D.
Relativamente ad un dato periodo di calcolo, l’apporto solare è dato dalla:
Qs = ∑ j I s j ∑n A sn j [14]
dove la prima sommatoria è estesa a tutte le esposizioni, j, e la seconda a tutte le super-
fici, n, esposte alla radiazione solare, e:
Isj è l'energia totale della radiazione solare globale su una superficie unitaria avente
esposizione j durante il periodo di calcolo;
Asnj è l'area effettiva della superficie di raccolta n con esposizione j, ed è equivalente
all'area di un corpo nero che ha lo stesso apporto solare della superficie considerata.
Nota Isj può essere sostituito da un coefficiente di orientamento che moltiplica l'irradiazione solare totale per area
per una singola esposizione (per esempio sud verticale).
Gli apporti solari negli gli spazi non riscaldati sono moltiplicati per fattore di riduzione cor-
rispondente, (1 - b) definito nella EN ISO 13789, e sommati agli apporti solari degli spazi
riscaldati (vedere appendice D).

6.3.2 Superficie di raccolta effettiva


Il valore As della superficie soleggiata di un elemento vetrato, come una finestra, è dato
dalla:
As = A F s F c F F g [15]
dove:
A è l'area dell’apertura della superficie soleggiata (per esempio, l’area della finestra);
Fs è il coefficiente di correzione dovuto all’ombreggiatura;
Fc è il coefficiente di riduzione dovuto a tendaggi;
FF è il coefficiente di riduzione dovuto al telaio, pari al rapporto tra l'area trasparente
all'area totale dell’unità vetrata;
g è la trasmittanza dell’energia solare totale.
Nota Nel calcolo del coefficiente di correzione dovuto all’ombreggiatura, sono da prendere in considerazioni solo
le ombreggiature permanenti, che non sono soggette a rimozioni in relazione agli apporti solari o al variare
della temperatura interna. Protezioni solari automatiche o rimovibili dall'utente sono prese, implicitamente, in
considerazione con il fattore di utilizzazione.

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 11


6.3.3 Trasmittanza di energia solare delle superficie trasparenti
La trasmittanza di energia solare totale g nell'equazione [15] dovrebbe essere il rapporto
medio temporale tra l'energia che attraversa un elemento privo di ombreggiatura e quella
che incide su di esso. Per le finestre o per altre superfici trasparenti, la EN 410 fornisce un
metodo per ottenere la trasmittanza di energia solare per radiazione perpendicolare
all'elemento vetrato. Questo valore g⊥ è in qualche modo maggiore della trasmittanza me-
dia temporale, bisogna utilizzare un fattore correttivo Fw:
g = F w g⊥ [16]
Nota Nell’appendice G si riporta una guida per i fattori di correzione unitamente a tipici coefficienti di trasmissione
solare.

6.3.4 Coefficienti di correzione per ombreggiatura


Il fattore di correzione dovuto all’ombreggiatura, FS, che varia tra 0 ed 1, rappresenta una
riduzione della radiazione solare incidente dovuta all’ombreggiatura permanente della su-
perficie interessata risultante da uno qualsiasi dei seguenti fattori:
- ombreggiatura derivante dalla presenza di altri edifici;
- ombreggiatura derivante dalla tipografia (colline, alberi, ecc.);
- schermi fissi;
- ombreggiatura dovuta ad altri elementi dello stesso edificio;
- posizione dell'infisso rispetto alla superficie esterna della parete esterna.
Il fattore di ombreggiatura è definito dalla:
I s, ps
F S = ----------
- [17]
Is
dove:
Is,ps è la radiazione solare totale incidente sul piano di ricevimento con permanente
ombreggiatura durante la stagione di riscaldamento;
Is è la radiazione solare totale incidente sulla superficie soleggiata in assenza di om-
breggiatura.
Nota Nell’appendice G si riportano alcune informazioni sui fattori di correzione dovuti all’ombreggiatura.

6.3.5 Coefficienti di correzione dovuti a tendaggi


Il coefficiente di correzione dovuto a tendaggi differisce da uno solo nel caso in cui que-
ste siano permanenti. Questo coefficiente è definito come il rapporto tra l'energia solare
media entrante nell'edificio in presenza di tendaggi e quella che entrerebbe in assenza di
tendaggi. La radiazione solare convertita in calore sui tendaggi posizionati all’interno
dell’edificio, è considerata come energia entrante nell'edificio.
Nota L'appendice G fornisce alcune informazioni sui coefficienti di ombreggiatura dei tendaggi.

6.3.6 Elementi speciali


Elementi particolari di ricezione solare come gli spazi soleggiati, le verande, gli isolamenti
trasparenti e le pareti ventilate, richiedono una speciale procedura di calcolo per determi-
nare le loro dispersioni termiche e i loro apporti solari. Queste procedure sono riportate
per alcuni elementi nell'appendice C (dispersioni termiche aggiuntive) e D (apporti solari).

7 FABBISOGNO DI CALORE

7.1 Bilancio termico


Le dispersioni termiche Ql e gli apporti termici Qg sono calcolati per ciascun periodo di
calcolo. Il fabbisogno di energia termica dello spazio riscaldato, per ciascun periodo di cal-
colo, è ottenuto dalla:
Qh = Ql – η Qg [18]

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 12


ponendo Ql = 0 e η = 0 quando la temperatura media esterna è più alta della temperatura
di progetto.
Il fattore di utilizzazione η è un fattore di riduzione degli apporti termici, che è stato intro-
dotto nel bilancio energetico medio per tenere conto del comportamento dinamico
dell'edificio.

7.2 Fattore di utilizzazione degli apporti termici


Assunto che l'impianto di riscaldamento abbia una regolazione perfetta, i parametri che
intervengono maggiormente sul fattore di utilizzazione sono:
il rapporto apporti/perdite γ che è definito dalla:
Q
γ = ------g- [19]
Ql
e la costante di tempo τ, che caratterizza l'inerzia termica interna dello spazio riscaldato:
C
τ = ---- [20]
H
dove C è l'effettiva capacità termica interna, ovvero il calore accumulato nella struttura
dell'edificio quando la temperatura interna varia in modo sinusoidale con un periodo di
24 h ed un'ampiezza di 1 K.
Nota Nell’appendice H è riportato un metodo per calcolare la capacità termica. La capacità termica effettiva può
anche essere suggerita a livello nazionale in base alla tipologia della costruzione. Questo valore può essere
approssimato ed è sufficiente stimare questo dato con una precisione dieci volte minore di quella richiesta per
il calcolo delle dispersioni. Le costanti di tempo, per specifiche tipologie edilizie, possono essere anche sug-
gerite a livello nazionale.
Il fattore di utilizzazione è, quindi, calcolato dalla:
a
1–γ
η = --------------------
a+1
- se γ ≠ 1 [21]
1–γ
a
η = ------------- se γ = 1 [22]
a+1
dove a è un parametro numerico che dipende dalla costante di tempo τ ed è definito
nell'equazione [23]:
τ
a = a 0 + ----- [23]
τ0
I valori di a0 e di τ0 sono riportati nel prospetto 3.
prospetto 3 Valori numerici dei parametri a0 e della costante di tempo di riferimento τ0

a0 τ0 [h]
Metodo di calcolo mensile 1 16
Metodo di calcolo stagionale 0,8 28

Nella figura 2 si riportano i valori del fattore di utilizzazione per periodi di calcolo mensili e
per diverse costanti di tempo.

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figura 2 Fattore di utilizzazione per costante di tempo di 8 h, 1 d, 2 d, 1 settimana e infinito, valido nel caso di
metodo di calcolo per un periodo mensile
Legenda
Y Fattore di utilizzazione
X Rapporto apporti/dispersioni

8h
1d
2d
1 settimana
Infinito

Nota Il fattore di utilizzazione è definito indipendentemente dalle caratteristiche del sistema di riscaldamento, un
controllo della temperatura perfetto e una flessibilità infinita. Gli effetti dovuti ad un sistema di riscaldamento
a lenta risposta, e ad un imperfetto sistema di controllo possono essere importanti e dipendono dal rapporto
apporti-perdite. Di ciò si dovrebbe tenere conto nella parte di calcolo relativa al sistema di riscaldamento (ve-
dere 9.3).

8 FABBISOGNO DI ENERGIA TERMICA ANNUALE DELL'EDIFICIO

8.1 Metodo di calcolo mensile


La durata della stagione di riscaldamento non è specificata. Il fabbisogno di energia ter-
mica annuale risulta la somma per tutti i mesi per i quali la temperatura esterna media ri-
sulta minore di quella di progetto:
Qh = ∑ n Q hn [24]

8.2 Metodo di calcolo stagionale


Il primo e l'ultimo giorno del periodo di riscaldamento, e quindi la sua durata e le condizio-
ni meteorologiche medie possono essere fissate a livello nazionale per una zona geogra-
fica e per tipologie edilizie. Il periodo di riscaldamento comprende tutti i giorni per i quali
gli apporti termici, calcolati con un fattore di utilizzazione convenzionale η0, non bilancia-
no le dispersioni termiche, cioè quando:
η 0 Q gd
θ ed ≤ θ id – ---------------
- [25]
H td
dove:
θed è la temperatura esterna media giornaliera;
θid è la temperatura interna media giornaliera;
η0 è il fattore di utilizzazione convenzionale calcolato con γ = 1;
Qgd sono gli apporti interni e solari medi giornalieri;

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 14


H è il coefficiente di dispersione termica dell'edificio;
td è la durata del giorno.
Gli apporti termici per l'equazione [25] possono essere ottenuti dai valori convenzionali
della radiazione solare globale giornaliera a livello regionale o nazionale ai limiti del periodo
di riscaldamento. I valori medi mensili di temperatura giornaliera e degli apporti sono at-
tribuiti al quindicesimo giorno del mese. Si utilizza un'interpolazione lineare per ottenere i
giorni limite per i quali l'equazione [25] è verificata.
Il fabbisogno di calore per la stagione di riscaldamento è calcolato secondo la procedura
descritta in 4.2, ponendo come periodo di calcolo l'intera stagione.

9 FABBISOGNO ENERGETICO PER IL RISCALDAMENTO

9.1 Energia primaria


I rendimenti e le dispersioni termiche dovuti al sistema di riscaldamento riportati di seguito
sono legati ai flussi di calore, e usati per ottenere il fabbisogno energetico richiesto per il
riscaldamento. I sistemi di riscaldamento generalmente utilizzano apparecchiature ausi-
liarie (pompe, ventilatori, sistemi di controllo elettronici, ecc.) che sono alimentati per lo
più ad energia elettrica. Parte di questa energia è recuperata ai fini del riscaldamento.
Questi sistemi ausiliari dipendono dal tipo di impianto di riscaldamento e in questo calcolo
non se ne tiene conto. Ciò nonostante, nel caso in cui questi apporti risultassero rilevanti
bisognerebbe tenerne conto nel calcolo del bilancio energetico complessivo.
Finché non viene redatta una norma europea, le perdite di calore dovute al sistema di ri-
scaldamento e i rendimenti sono definiti e calcolati secondo le informazioni nazionali.
Per un dato periodo, il fabbisogno di energia richiesto dal sistema di riscaldamento, Q, è
dato dall'equazione:
Q + Qr = Qh + Qw + Qt [26]
dove:
Q è il fabbisogno energetico per il riscaldamento dell'edificio;
Qr è il calore recuperato dai sistemi ausiliari, dai sistemi di riscaldamento e dall'am-
biente;
Qh è il fabbisogno di calore per il riscaldamento dello spazio;
Qw è il calore richiesto per l'acqua calda;
Qt è il totale delle dispersioni termiche dovute al sistema di riscaldamento.

9.2 Calore per la produzione di acqua calda


Il calore richiesto per la produzione di acqua calda è dato dalla:
Q w = ρ c V w ( θw – θ0 ) [27]
dove:
ρ è la densità dell'acqua, ρ = 1 000 kg/m3;
c è la calore specifico dell'acqua, c = 4 180 J/(kg · K);
Vw è il volume di acqua calda richiesta durante il periodo di calcolo;
θw è la temperatura dell'acqua calda prodotta;
θ0 è la temperatura dell'acqua entrante nel sistema di produzione dell'acqua calda.
Le perdite di calore del sistema di produzione di acqua calda devono essere incluse nelle
perdite di calore dovute al sistema di riscaldamento.
Gli apporti di calore all’edificio dovuti al sistema di distribuzione dell'acqua calda sono di
solito circa uguali alle dispersioni termiche dell’edificio verso il sistema di distribuzione
dell'acqua fredda e della rete delle acque reflue, e possono quindi non essere considerate
ai fini del bilancio termico dell’edificio. Nel caso in cui si tenga conto di questi apporti e
queste dispersioni bisogna allora considerarli entrambi.

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 15


9.3 Dispersioni termiche dovute al sistema di riscaldamento
Le dispersioni termiche totali possono essere espresse in forma più dettagliata secondo
la seguente espressione:
Q t = Q e + Q c + Q d + Q ge + Q gc [28]
dove le differenti dispersioni termiche individuali sono di seguito definite:
Qe è la dispersione termica aggiuntiva dovuta ad una non uniforme distribuzione del-
la temperatura. Questa perdita comprende, per esempio, le addizionali attraverso
pareti esterne per irraggiamento e convezione tra il radiatore e la superficie dietro;
Qc è la dispersione termica addizionale dovuta ad un controllo non ideale del sistema
di distribuzione e ad una temperatura dell'ambiente non ideale. Questa perdita di-
pende dalle caratteristiche del sistema di controllo (accuratezza dei sensori, con-
stante di tempo, scala di proporzionalità, ecc.) e dalle caratteristiche dinamiche
del sistema di riscaldamento;
Qd è la dispersione termica dovuta al sistema di distribuzione del calore, che non
contribuisce al fabbisogno per il riscaldamento. Questa perdita dipende dallo
schema del circuito di distribuzione del vettore termico, dal suo posizionamento,
dal suo isolamento termico e dalla temperatura del vettore termico;
Qge rappresenta le dispersioni termiche al generatore sia quando è in funzione sia
quando è spento;
Qgc è la dispersione termica aggiuntiva dovuta ad un controllo non ideale del genera-
tore di calore, e dipende dalle caratteristiche intrinseche del sistema di controllo e
dalle caratteristiche dinamiche del sistema di riscaldamento.

9.4 Rendimento del sistema di riscaldamento


Il fabbisogno energetico dell'edificio può anche essere calcolato dalla:
Qh + Qw
Q + Q r = ---------------------
- [29]
ηh
dove il rendimento del sistema di riscaldamento è definito come:
Qh + Qw
η h = ---------------------------------- [30]
Qh + Qt + Qw
Nota ηh può essere espressa in termini di efficienza parziale relativo ad un singolo componente del sistema di ri-
scaldamento.

10 RAPPORTO
Un rapporto che fornisce una valutazione del fabbisogno energetico annuale per il riscal-
damento di un edificio, ottenuto secondo le procedure della presente norma, deve conte-
nere le seguenti indicazioni.

10.1 Dati di ingresso


Tutti i dati di ingresso devono essere riportati e giustificati, per esempio citando il riferi-
mento a norme nazionali o internazionali, oppure citando il riferimento le specifiche ap-
pendici della presente norma o di altri documenti. Deve inoltre essere fornita una stima
dell'accuratezza dei dati in ingresso. È assunto che i dati convenzionali abbiano un'accu-
ratezza perfetta.
Inoltre, il rapporto di calcolo deve riportare:
a) il riferimento della presente norma;
b) lo scopo del calcolo (per esempio per valutare la conformità a regolamenti, o per otti-
mizzare le prestazioni energetiche, per valutare gli effetti di possibili misure di rispar-
mio energetico, per stimare le risorse di energia richiesta su una data scala, ecc.);
c) descrizione dell'edificio, sua tipologia e ubicazione;
d) specificazione della suddivisione delle zone se ve ne sono, vale a dire, indicazione
dell'ubicazione delle varie stanze in ciascuna zona;

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 16


e) le dimensioni scelte sono interne o esterne;
f) una nota che indica il metodo di calcolo utilizzato (mensile o stagionale);
g) specifiche informazioni nel caso in cui sia stato considerato funzionamento dell'im-
pianto è intermittente.

10.2 Risultati

10.2.1 Per ciascuna zona dell'edificio e per ciascun periodo di calcolo


h) Dispersione termica totale rispetto alla temperatura di progetto;
i) apporti di calore interni;
j) apporti solari;
k) fabbisogno di calore netto.

10.2.2 Per l'intero edificio


l) Fabbisogno di calore annua;
m) nel caso in cui sia richiesto, fabbisogno di energia annuale. Deve essere riportato in
un prospetto separato il consumo di energia associata a differenti fonti energetiche
(elettricità, olio combustibile, gas, carbone, ecc.), unitamente al totale.
Quando vengono usati valori diversi da quelli convenzionali bisogna riportare una stima
dell'incertezza dovuta all’imprecisione dei dati di ingresso utilizzati.
Nota 1 Nell’appendice K viene riportata una guida sulla precisione del metodo di calcolo.
Nota 2 Un esempio di calcolo e il corrispondente rapporto vengono riportati nell’appendice L.
Nota 3 Ulteriori informazioni possono essere richieste a livello nazionale.

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APPENDICE A APPLICAZIONE AGLI EDIFICI ESISTENTI
(normativa)

A.1 Possibili applicazioni


La valutazione energetica degli edifici esistenti può essere eseguita per diversi scopi, quali:
Obiettivo 1) trasparenza nelle operazioni commerciali attraverso la dichiarazione del
livello di prestazione energetica;
Obiettivo 2) informazioni per pianificare interventi di ristrutturazione, attraverso la sti-
ma dei risparmi energetici conseguenti a vari interventi.
Rispetto agli edifici nuovi, quelli esistenti possono fornire informazioni utili, che possono
rafforzare l'attendibilità dei risultati. Lo schema di calcolo della presente norma dovrebbe,
quindi, essere adattato, quando possibile, per tenere conto di queste possibilità. Si deve
seguire l’impostazione seguente.

A.2 Valutazione dei dati


Il consumo di energia dell’edificio esistente deve essere valutato il più accuratamente
possibile, dai dati raccolti, dalle bollette energetiche o da misurazioni. Inoltre, qualunque
altra informazione tipo dati climatici reali, permeabilità all'aria del fabbricato, rendimenti
dell'impianto di riscaldamento, condizioni interne reali (occupanti, riscaldamento intermit-
tente, temperature, ventilazione, ecc.) dovrebbe essere valutata attraverso rilevamenti,
misurazioni o monitoraggi, compatibilmente con un costo ragionevole. Si devono valutare
gli intervalli di confidenza di tutti i dati.
I dati di ingresso che non possono essere direttamente misurati, come nel caso di una
nuova progettazione, vengono desunti da riferimenti nazionali o da norme.
Nota Il consumo di energia può essere correlato ai dati climatici attraverso la registrazione dei consumi periodici e
delle temperature in un periodo adatto. Questi metodi sono basati su un modello globale dell'intero sistema,
che può differire dal modello usato nella presente norma.

A.3 Calcoli
Il consumo di energia dell’edificio esistente deve essere determinato in accordo alla presen-
te norma usando i dati raccolti come dati di ingresso. Gli intervalli di confidenza dei risultati
devono essere valutati, e confrontati con quelli relativi al consumo sperimentale di energia.
Se si ha una coincidenza significativa, si suppone che il modello, incluso la stima dei dati
di ingresso, sia corretto.
Se gli intervalli di confidenza non coincidono significativamente, si devono svolgere ulte-
riori indagini per verificare alcuni dati o per introdurre nuovi fattori di influenza che posso-
no essere stati ignorati in precedenza e, si deve procedere ad un ricalcolo con la nuova
serie di dati di ingresso.

A.4 Dichiarazione dei consumi


Nel caso del primo obiettivo (la dichiarazione dei consumi) la serie di dati di ingresso vie-
ne modificata usando le condizioni convenzionali di occupazione e il consumo di energia
dell'edificio viene nuovamente determinato.

A.5 Interventi pianificati di ristrutturazione (retrofit)


Nel caso del secondo obiettivo (interventi pianificati di ristrutturazione) si utilizzano nel
calcolo i dati reali. Tuttavia, se si ritiene che l'edificio sia mal gestito (per esempio sopra o
sotto riscaldato, oppure sopra o sotto ventilato), si devono usare i dati opportuni al posto
di quelli rilevati per pianificare gli interventi di ristrutturazione. Il consumo di energia di ba-
se dell'edificio così com'è, viene calcolato usando tali dati opportuni.
Di conseguenza, la serie di dati di ingresso viene modificata in accordo con gli interventi
di ristrutturazione pianificati e il calcolo viene rieseguito per ottenere l'effetto di questa mi-
surazione (o pacchetto di misurazioni) sul consumo di energia.

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APPENDICE B METODO DI CALCOLO PER EDIFICI MULTIZONALI
(normativa)
La procedura, basata su periodi di calcolo mensile, è la seguente:
1) Lo spazio riscaldato è definito in base a 4.3.1.
2) Esso è diviso in zone termiche secondo 4.3.2. Per ciascuna zona, z, i dati di ingresso
sono raccolti in base a quanto prevede 4.4.
3) Oltre ai dati dell'edificio raccolti in base a 4.4, bisogna raccogliere i dati relativi alle in-
ter-zone. Questi sono:
HT,zy coefficiente di dispersione termica per trasmissione tra le zone z e y, o:
Uj,zy trasmittanza termica di ciascun elemento j dell'edificio, che separa
queste zone;
Aj,zy superficie dell'elemento j dell'edificio;
Ψk,zy trasmittanza termica lineica del ponte termico bi-dimensionale k;
lk,zy lunghezza del ponte termico bidimensionale k;
cn,zy trasmittanza termica puntuale del ponte termico tri-dimensionale n;
˙ ˙
V zy e V yz portate d'aria tra le zone y e z.
4) Il coefficiente di dispersione termica di ciascuna zona, Hz è calcolato a parte, secondo
quanto espresso dal punto 5 e utilizzando la portata d'aria entrante per il calcolo delle
dispersioni termiche per ventilazione.
5) I coefficienti di flusso termico tra le zone z e y, Hzy , sono determinati in modo simile,
considerando il trasferimento di calore tra le zone per trasmissione (attraverso gli ele-
menti dell'edificio e attraverso il terreno) e per ventilazione:

H zy = H T, zy + ρ a c a V˙ zy [B.1]
Allora, per ciascun mese e per ciascuna zona:
6) I flussi di calore inclusi i trasferimenti di calore per trasmissione e ventilazione verso e
dalle zone limitrofe, e tra ciascuna zona e l'ambiente esterno, sono calcolati, assu-
mendo che la temperatura interna sia costante:
Q l, zy = H zy ( θ z – θ y ) t e Q l, z = ∑ y Q l, zy + H z ( θi – θe ) t [B.2]
Quando Ql,z < 0, la zona z deve essere considerata come uno spazio non riscaldato e
il calcolo continua da 4 per la zona successiva.
7) L'effetto dell'intermittenza è determinato quando richiesto. Tuttavia, il metodo sempli-
ficato indicato nell'appendice J non può essere applicato quando diverse zone hanno
differenti periodi orari di intermittenza.
8) Gli apporti solari e interni Qg,z sono calcolati secondo 6.2 e 6.3.
9) Il fattore di utilizzazione ηz è determinato in base a 7.2.
10) Il fabbisogno di energia termica netta è ottenuto dalla differenza tra le perdite e gli ap-
porti utili:
Q h, z = Q l, z – η z Q g, z [B.3]
Il fabbisogno di energia termica totale dell'edificio per ciascun mese è la somma dei fab-
bisogni relativi a ciascuna zona:
Qh = ∑ Q h, z [B.4]
e il fabbisogno annuale per il riscaldamento dello spazio è ottenuto dalla somma dei fab-
bisogni per ogni mese. Il fabbisogno energetico viene quindi calcolato secondo 9.
La divisione in zone deve essere descritta nel rapporto.

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APPENDICE C PERDITE AGGIUNTIVE PER PARETI ESTERNE PARTICOLARI
(normativa)

C.1 Pareti solari ventilate (Parete trombe)


Le seguenti indicazioni si applicano alle pareti progettate per catturare l'energia solare co-
me nella figura C.1, dove:
- il flusso d'aria viene automaticamente interrotto quando lo strato d'aria è più freddo
dello spazio riscaldato, e
- la portata d'aria è meccanicamente fissata ad un valore costante, V˙ , quando lo strato
d'aria è più caldo dello spazio riscaldato.
figura C.1 Percorso del flusso d’aria in una parete solare ventilata
Legenda
1 Copertura trasparente
2 Strato d’aria

C.1.1 Dati richiesti


A superficie della parete solare ventilata;
As superficie effettiva di ricezione della parete solare ventilata (vedere 6.3.2);
Ri resistenza termica interna della parete, tra lo strato d'aria e l'interno;
Re resistenza termica esterna della parete, tra lo strato d'aria e l'esterno;
Rl resistenza termica dello strato d'aria;
V˙ valore fissato della portata d'aria attraverso lo strato ventilato;
hc e hr rispettivamente il coefficiente di trasferimento convettivo e radiativo dello strato
d'aria;
Is radiazione solare totale sulla parte solare ventilata durante il periodo di calcolo.

C.1.2 Metodo di calcolo


Il calcolo della dispersione termica è basato sulla temperatura di progetto e su quella
esterna. Gli apporti solari sono calcolati secondo quanto riportato in D.3. Il coefficiente di
dispersione termica aggiuntivo di tale parete è calcolato mediante la:
Ue 2
∆ H = ρ a c a V˙ ------- δκ [C.1]
Ui
dove:
ρa e ca sono definiti come in 5.2;
Ui e Ue sono le trasmittanze termiche esterna e interna:
1 1
U i = ------------------ e U e = ------------------- [C.2]
R R
R i + -----l R e + -----l
2 2
δ è il rapporto tra la somma della differenza di temperatura interna-esterna accumu-
lata quando il sistema di ventilazione è acceso e del suo valore durante l'intero pe-
riodo di calcolo. Esso è dato nella figura C.2.

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Tale rapporto può essere calcolato per mezzo della:
γ al
δ = 0,3 γ al + 0,03 ⋅ ( 0,000 3 – 1) [C.3]

dove:
γal è il rapporto tra gli apporti solari Qg e la dispersione termica dello strato d'aria Q1,al
durante il periodo di calcolo, dato dalla:
Qg = IsAs
QL,al = UeA (θi - θe) t
κ è un fattore calcolato per mezzo della:

κ = 1 – exp  – -----------------
AZ
[C.4]
ρ a c a V˙
dove Z è un parametro definito dalla:

1 hr 1
---- = --------------------------------
- + ------------------- [C.5]
Z hc (hc + 2hr ) U i + U e

figura C.2 Rapporto δ tra la somma delle differenze di temperatura interna-esterna accumulata quando il
sistema di ventilazione è acceso, e il suo valore durante l’intero periodo di calcolo, in funzione di γal

C.2 Pareti esterne ventilate

C.2.1 Campo di applicazione


L'aria di ventilazione circolante nelle varie parti dell'involucro dell'edificio (parete, finestra,
tetto) riduce le dispersioni termiche globali attraverso un recupero di calore, sebbene la
dispersione termica per trasmissione aumenti in questi elementi dell'involucro dell'edificio.
Tale effetto può essere espresso in termini di uno scambiatore di calore equivalente (ve-
dere 5.3.5), il cui rendimento è calcolato con un metodo semplificato, che è applicabile
nelle seguenti condizioni:
- il flusso d'aria è parallelo alla superficie della parete (vedere figura C.3);
- lo spessore dello strato d'aria è compreso tra 15 mm e 100 mm;
- l'impermeabilità all'aria delle rimanenti parti dell'involucro è elevata;
- sono rispettati i requisiti previsti nel prospetto C.1;
- l'apporto d'aria, se naturale, è controllato mediante prese d'aria regolabili o autorego-
labili localizzate nella parte interna dell'involucro.
figura C.3 Percorso dell’aria nel muro

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prospetto C.1 Requisiti di ventilazione per l'applicazione del metodo

Classe di riparo Requisito


Nessun riparo Ventilazione ed aerazione
meccanica
Riparo moderato Ventilazione o aerazione
meccanica
Riparo consistente Nessun requisito

Nota Questo metodo si applica principalmente quando l'aria è ricircolata all'interno delle pareti esterne dell'edificio.
L'aria esausta può essere ugualmente utilizzata, a condizione che siano prese adeguate misure per evitare
problemi legati alla condensazione.

C.2.2 Procedimento
Il fattore di rendimento dello scambiatore di calore equivalente aria-aria è dato da:
2
U0
η v = ------------
-κ [C.6]
U iU e
dove:
Ui e Ue sono rispettivamente le trasmittanze termiche delle parti interna ed esterna della
parete contenente lo spazio d'aria (vedere C1.2);
U0 è la trasmittanza termica di tale parete, assumendo che lo spazio d'aria non sia
ventilato;
κ è il fattore definito dall'equazione [C.4].
Il fattore di rendimento dello scambiatore di calore equivalente aria-aria è sempre minore
di 0,25.

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APPENDICE D APPORTI SOLARI DI PARTICOLARI ELEMENTI
(normativa)

D.1 Spazi soleggiati

D.1.1 Campo di applicazione


Quanto segue si applica a spazi soleggiati non riscaldati prossimi a spazi riscaldati, quali
verande e serre adiacenti; in cui c'è una parete divisoria tra il volume riscaldato e lo spazio
soleggiato.
Se lo spazio soleggiato è riscaldato, o se c'è un'apertura permanente tra lo spazio riscal-
dato e lo spazio soleggiato, esso deve essere considerato come parte dello spazio riscal-
dato. L'area da considerare per le perdite e gli apporti solari è quella dell'involucro esterno
dello spazio soleggiato e la presente appendice non si applica.

D.1.2 Dati richiesti


I dati seguenti debbono essere raccolti per la parte trasparente della parete divisoria (pe-
dice w) e per l'involucro esterno dello spazio soleggiato (pedice e):
FC fattore di ombreggiatura dei tendaggi;
FF fattore di ombreggiatura del telaio;
FS fattore di correzione dovuto all’ombreggiatura;
g trasmittanza dell’energia solare totale delle vetrate;
Aw superficie delle finestre presenti nella parete divisoria;
Ae superficie dell'involucro degli spazi soleggiati.
Inoltre, dovrebbero essere valutati i seguenti dati:
Aj area di ciascuna superficie, j, che assorbe la radiazione solare nello spazio soleggiato
(pavimento, pareti opache; le parti opache della parete divisoria hanno il pedice p);
αSj fattore di assorbimento solare medio della superficie assorbente j nello spazio so-
leggiato;
Ii quantità della radiazione solare sulla superficie i durante ciascun periodo di calcolo;
Up trasmittanza termica della parte opaca della parete divisoria;
Upe trasmittanza termica tra la superficie assorbente di questa parete e lo spazio soleggiato.

figura D.1 Spazio soleggiato adiacente con indicati i coefficienti di dispersione termica e degli apporti e rete
elettrica equivalente

D.1.3 Procedimento
Le dispersioni sono calcolate in base al punto 5, per lo spazio non riscaldato. L'apporto
solare che lo spazio soleggiato apporta allo spazio riscaldato QSs è la somma degli appor-
ti diretti attraverso la parete divisoria QSd e degli apporti indiretti QSi derivanti dello spazio
soleggiato riscaldato dal sole:
Q Ss = Q Sd + Q Si [D.1]
Si assume, in prima approssimazione, che le superfici assorbenti siano tutte ombreggiate
nella stessa proporzione da ostacoli esterni e dall'involucro esterno dello spazio soleggiato.

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Gli apporti solari diretti QSd, sono la somma degli apporti derivanti dalle parti trasparenti
(pedice w) ed opache (pedice p) della parete divisoria, ovvero:
Up 
Q Sd = I p F S F Ce F Fe g e  F Cw F Fw g w A w + α Sp A p ---------
- [D.2]
U pe
Gli apporti indiretti sono calcolati sommando gli apporti solari di ciascuna area assorbente
j nello spazio soleggiato ma sottraendo gli apporti diretti che attraversano la parte opaca
della parete divisoria:
Up 
Q si = ( 1 – b ) F S F Ce F Fe g e  ∑ I Sj α Sj A j – I p α Sp A p ---------
-

[D.3]
j
U pe

Il fattore di ponderazione (1 - b) è la frazione della radiazione solare assorbita nello spazio


soleggiato che entra nello spazio riscaldato attraverso la parete divisoria. Il fattore b è de-
finito nella EN ISO 13789.

D.2 Pareti opache con isolamento trasparente

D.2.1 Dati richiesti


A area totale dell'elemento;
U trasmittanza termica dell’elemento;
Ue trasmittanza termica esterna dell’elemento, all'esterno della superficie che assor-
be la radiazione solare;
FF coefficiente di riduzione dovuto al telaio;
FS coefficiente di riduzione dovuto all’ombreggiatura;
gTI trasmittanza dell’energia solare totale dell'isolamento trasparente;
α coefficiente di assorbimento della superficie che assorbe la radiazione solare.

D.2.2 Procedimento
Le dispersioni termiche sono calcolate in base a quanto prescrive il punto 5, come avvie-
ne per le pareti esterne ordinarie. Gli apporti solari di un elemento opaco con isolamento
trasparente, avente esposizione j, sono calcolati in base a 6.3, usando come superficie di
ricezione effettiva:
U
A s = A F s F F ------- α g T1 [D.4]
Ue
Tali apporti sono sommati agli altri apporti solari.
Nota Questo metodo semplificato può sottostimare gli apporti solari degli elementi con isolamento trasparente. Me-
todi più accurati richiedono informazioni aggiuntive sui componenti dell'elemento.

D.3 Pareti solari ventilate (Pareti trombe)


Quanto segue si applica alle pareti solari ventilate definite nell'appendice C.2.

D.3.1 Dati richiesti


Oltre ai dati elencati in C.1.1, sono necessarie i seguenti dati in ingresso:
FF coefficiente di riduzione dovuto al telaio;
FS coefficiente di riduzione dovuto all’ombreggiatura;
α coefficiente di assorbimento della superficie che riceve la radiazione solare;
gw trasmittanza dell’energia solare totale delle vetrate che ricoprono lo strato d'aria.

D.3.2 Procedimento
Le dispersioni aggiuntive per pareti solari ventilate sono calcolate in base all'appendi-
ce C.2. Gli apporti solari sono calcolati in base a 6.3 utilizzando come superficie di rice-
zione effettiva:
a) se lo strato d'aria ventilato è coperto da uno strato esterno opaco:

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U U V˙
A s = A αFS F F ------0- 1 + ------02- ρ a c a ---- κω [D.5]
he U A
i

dove:
Ui e κ sono calcolati in base a C.1.2;
ω è il rapporto tra la radiazione solare totale ricevuta dall'elemento quando lo strato
d'aria è esposto alla radiazione solare totale durante il periodo di calcolo; ω è dato
dalla figura D.2. Può essere calcolato dalla:
- 2,2 ⋅ γ al
ω = 1– e [D.6]
dove:
γal è il rapporto tra gli apporti solari e le dispersioni termiche dello strato d'aria duran-
te il periodo di calcolo definito in C.1.2.
1
U 0 = ------------------------------- [D.7]
Ri + Rl + Re
è la trasmittanza termica della parete.
figura D.2 Rapporto ω tra la radiazione solare totale ricevuta dall’elemento quando lo strato d’aria è aperto alla
radiazione solare totale durante il periodo di calcolo, in funzione di γal

b) se lo strato d'aria è coperto con una vetrata:


2
U 0R i V˙
A s = A α FS FF g w U 0 R e + ------------- ρ a c a ---- κω [D.8]
U iU e A

D.4 Pareti esterne ventilate


Se l'aria in ingresso per la ventilazione è presa attraverso le pareti esterne, può essere ri-
scaldata da un lato dalle dispersioni termiche per trasmissione attraverso l’elemento (ve-
dere appendice C.3), dall'altro dalla radiazione solare assorbita sia dal pannello opaco
esterno sia dalla superficie interna dello strato d'aria, se questo è ricoperto con una vetrata.

D.4.1 Dati richiesti


Oltre ai dati elencati in C.2.2, sono necessari i seguenti dati in ingresso:
A area dell'elemento;
FF coefficiente di riduzione dovuto al telaio;
FS coefficiente di riduzione dovuto all’ombreggiatura;
α coefficiente di assorbimento della superficie ricevente la radiazione solare;
Ri resistenza termica interna della parete, tra lo strato d'aria e l'ambiente interno;
Re resistenza termica esterna tra lo strato d'aria e l'ambiente esterno;
Rl resistenza termica dello strato d'aria;
V˙ portata d'aria attraverso lo strato ventilato;
he coefficiente superficiale di scambio termico in corrispondenza della superficie
esterna;
gw trasmittanza dell’energia solare totale della vetrata che ricopre lo strato d'aria;
hc coefficienti di scambio superficiale per convezione nello strato d'aria;
hr coefficienti di scambio superficiale per irraggiamento nello strato d'aria.

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D.4.2 Procedimento
Il rendimento dello scambiatore di calore equivalente è calcolato in base all'appen-
dice C.2. Gli apporti solari sono calcolati in base a 6.3 con le seguenti superfici soleggiate
effettive
a) se lo strato ventilato è coperto da uno strato esterno opaco:

U U0 V˙
A s = A α FS FF ------0- 1 + -------
- ρ a c a ---- κ [D.9]
he U
2 A
i

b) se lo strato d'aria è coperto da una vetrata:


2
U 0R i V˙
A s = A α FS FF g w U 0 R e + ------------
- ρ a c a ---- κ [D.10]
U iU e A

D.5 Apporti solari di pareti esterne opache

D.5.1 Campo di applicazione


Gli apporti solari netti annuali di pareti opache senza isolamento trasparente costituiscono
una piccola parte degli apporti solari totali e sono parzialmente compensati dalle dispersioni
per radiazione dall'edificio verso il cielo sereno. Essi possono pertanto essere trascurati. Gli
apporti solari di elementi opachi con isolamento trasparente sono analizzati in D.2.
Se si suppone tuttavia che gli apporti solari attraverso elementi opachi siano consistenti,
per esempio per superfici scure isolate molto bene, o se si suppone che le dispersioni ra-
diattive di ciascun elemento dell'involucro siano cospicue, per esempio vaste superfici
esposte al cielo, gli apporti e le dispersioni di tutti gli elementi dell'involucro (opachi e tra-
sparenti) devono considerare il bilancio radiativo tra la radiazione a piccola lunghezza
d'onda e quella a grande lunghezza d'onda.

D.5.2 Dati richiesti


U trasmittanza termica dell’elemento;
A superficie totale dell’elemento;
As superficie di ricezione equivalente di un elemento trasparente;
Re resistenza superficiale esterna dell’elemento;
α coefficiente di assorbimento per irraggiamento solare dell’elemento;
Isj irradiazione solare globale per l'orientamento j;
Ff fattore di forma tra la parete ed il cielo (1 per un tetto orizzontale non ombreggiato,
0,5 per una parete verticale non ombreggiata);
hr coefficiente di irraggiamento esterno;
∆θer scarto medio tra la temperatura dell'aria esterna e la temperatura apparente del cielo;
t durata del periodo di calcolo.

D.5.3 Procedimento
L'apporto radiativo netto di un elemento avente orientamento j è calcolato come segue.
a) elemento opaco senza copertura trasparente,
Q s = UAR e ( α I sj – F f h r ∆θ er t ) [D.11]
b) elemento trasparente:
Q s = ( A sj I sj – UA R e F f h r ∆θ er t ) [D.12]
Il coefficiente di irraggiamento esterno hr è dato da
3
h r = 4 εσ ( θ ss + 273 ) [D.13]
dove:
ε è l'emissività per la radiazione termica della superficie esterna;
σ è la costante di Stefan-Boltzman = 5,67 × 10-8 W/(m2 · K4);
θss è la media aritmetica tra la temperatura superficiale e la temperatura del cielo.

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In prima approssimazione, hr può essere assunto pari a 5 ε W/(m2 · K), che corrisponde
ad una temperatura media di 10 °C.
Se non è disponibile la temperatura del cielo tra i dati climatici, si dovrebbe prendere, per
la differenza ∆θer tra la temperatura dell'aria all'esterno e la temperatura del cielo, 9 K
nell'Europa settentrionale, 11 K nell'area del Mediterraneo e 10 K nelle zone intermedie.
Per gli elementi opachi senza isolamento trasparente gli apporti netti sono sottratti dalle
dispersioni, essendo il fattore di utilizzazione pari a 1.

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APPENDICE E PARETI ESTERNE CON ELEMENTI RISCALDANTI
(informativa)
Le pareti, i pavimenti, i soffitti o le pareti vetrate con elementi riscaldanti a contatto con
l'ambiente esterno, il suolo o uno spazio non riscaldato danno luogo ad un'ulteriore di-
spersione termica per trasmissione. Ciò viene meglio considerato nella dispersione per
emissione o nel rendimento di emissione come definito nel punto 9.
Tuttavia, dal momento che nessuna norma europea fornisce un metodo per valutare tale
ulteriore dispersione, si può ricorrere a informazioni nazionali o al procedimento descritto
di seguito.

E.1 Dati richiesti


Oltre ai dati elencati in 4.4, si dovrebbero reperire le seguenti informazioni di ingresso:
Ri resistenza termica della parete esterna tra l'elemento riscaldante e l'interno;
Re resistenza termica della parete esterna tra l'elemento riscaldante e l'ambiente
esterno;
U0 trasmittanza termica dell’elemento calcolata senza considerare l'elemento riscal-
dante:
1
U 0 = ------------------- [E.1]
Ri + Re
H0 coefficiente di dispersione termica del locale riscaldato adiacente, calcolato senza
considerare l'elemento riscaldante interno alla parete;
ξ frazione del fabbisogno di calore del locale che è fornito in media dall'elemento ri-
scaldante interno alla parete;
Ah superficie dell'elemento scaldante all'interno della parete;
Ls coefficiente di dispersione termica per trasmissione in regime stazionario attraver-
so il terreno, calcolato secondo la EN ISO 13370.

E.2 Metodo di calcolo


Il coefficiente di dispersione termica per trasmissione addizionale, ∆HT è calcolato tramite
una delle seguenti formule:
Parete esterna:
Ri Ri
∆ H T = ------- H 0 ξ = ------------------- H 0 ξ [E.2]
Re 1
------- – R i
U0
Elemento in contatto con il terreno:
Ri
∆ H T = ------------------ H 0 ξ [E.3]
Ah
------ – R i
LG
Elemento in contatto con uno spazio non riscaldato:
Ri
∆ H T = ----------------------
- [E.4]
1
----------- – R i
bU 0
dove b è definito nella EN ISO 13789.

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APPENDICE F DATI PER LA VALUTAZIONE DELLA VENTILAZIONE NATURALE E
(informativa) DELL’INFILTRAZIONE
Il livello di impermeabilità all’aria è definito per intervalli di ricambi d'aria n50 con una diffe-
renza di pressione tra interno ed esterno pari a 50 Pa. Questo valore tiene conto della
quantità d'aria per infiltrazione naturale.
prospetto F.1 Livelli di permeabilità all'aria considerati in questa appendice

Ricambi d’aria [h-1] a 50 Pa


Edifici pluri-familiari Edifici mono-familiari Livello di permeabilità dell’involucro
meno di 2 meno di 4 Alto
tra 2 e 5 tra 4 e 10 Medio
più di 5 più di 10 Basso

Nota 1 La differenza tra edifici pluri-familiari e mono-familiari è legata alla differenza evidente tra le superfici delle loro
pareti esterne per un dato volume interno.
Nota 2 Gli alloggi con n50 < 3 h-1 (con gli aeratori aperti) potrebbero essere troppo ermetici per la ventilazione natu-
rale. Dovrebbero essere previste in questo caso aperture per le finestre.
I ricambi d'aria dovuti a ventilazione naturale dovrebbero essere determinati su base na-
zionale, considerando il clima, gli edifici intorno, il tipo e la geometria dell'edificio, le di-
mensioni e la disposizione delle aperture. Quando non sono disponibili informazioni na-
zionali, i ricambi d'aria medi mensili durante il periodo di riscaldamento possono essere ri-
cavati dai prospetti F.2 e F.3.
prospetto F.2 Ricambio d'aria, n [h-1], per edifici pluri-familiari con ventilazione naturale, in funzione della classe di
permeabilità dell'edificio e dell'esposizione al vento

Più di una facciata esposta Un’unica facciata esposta


Permeabilità dell’edificio Permeabilità dell’edificio
*)
Classe di esposizione al vento Bassa Media Alta Bassa Media Alta
Nessun riparo 1,2 0,7 0,5 1,0 0,6 0,5
Riparo moderato 0,9 0,6 0,5 0,7 0,5 0,5
Riparo consistente 0,6 0,5 0,5 0,5 0,5 0,5
*) Le classi di esposizione al vento sono definite nel prospetto F.4.

prospetto F.3 Ricambio d'aria, n [h-1], per edifici mono-familiari con ventilazione naturale, in funzione della classe
di permeabilità dell'edificio e dell'esposizione al vento

Permeabilità dell’edificio
Classe di esposizione al vento Bassa Media Alta
Nessun riparo 1,5 0,8 0,5
Riparo moderato 1,1 0,6 0,5
Riparo consistente 0,7 0,5 0,5

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prospetto F.4 Coefficienti di esposizione, e ed f, per il calcolo dei ricambi d'aria aggiuntivi in base all'equazione [9]

Coefficiente e per classi di esposizione Più di una facciata Un’unica facciata


esposta esposta
Nessun riparo: edifici in aperta campagna, edifici a torre nei centri città 0,10 0,03
Riparo moderato: edifici in campagna con alberi o altri edifici 0,07 0,02
intorno, periferie
Riparo consistente: edifici di media altezza nei centri città, edifici in 0,04 0,01
boschi
Coefficiente f 15 20

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APPENDICE G DATI PER GLI APPORTI SOLARI
(informativa)
La presente appendice fornisce alcuni valori, che possono essere usati come dati di ingres-
so nell’equazione di base quando non sono disponibili informazioni a livello nazionale.

G.1 Trasmittanza per energia solare totale delle vetrate


La trasmissione dell'energia attraverso le superfici trasparenti dipende dal tipo di vetrata. La
trasmittanza per energia solare totale definita nella EN 410 è calcolata per un’irradiazione
solare perpendicolare al vetro, g⊥. Alcuni valori indicativi sono forniti dal prospetto G.1. Que-
sti valori corrispondono all'incidenza normale, considerando una superficie pulita.
Nel caso di calcoli su periodi mensili, è richiesto un valore mediato su tutti gli angoli di in-
cidenza. Il fattore Fw definito in 6.3.3 è approssimativamente:
F w = 0, 9
Esso dipende dal tipo di vetro, dalla latitudine, dal clima e dall'esposizione.
prospetto G.1 Valori tipici della trasmittanza per energia solare totale per i due tipi di vetrate più comuni

Tipo di vetrata g⊥
Vetrata singola 0,85
Doppio vetro trasparente 0,75
Per altri tipo di vetro usare i valori certificati

Un altro metodo consiste nel riferirsi agli apporti solari attraverso vetrate pulite singole o
doppie. Gli apporti solari attraverso altri tipi di vetrate possono essere riferiti a questi tra-
mite la:
g⊥
Q sz = Q s, ref -------------
- [G.1]
g ⊥, ref
dove;
Qsz è l'apporto solare attraverso il tipo di vetrata considerata;
Qs,ref è l'apporto solare attraverso la vetrata di riferimento, che è la vetrata singola se la
vetrata considerata è semplice, e la vetrata doppia negli altri casi;
g⊥ è la trasmittanza per energia solare totale del tipo di vetrata considerata;
g⊥,ref è la trasmittanza per energia solare totale della vetrata di riferimento.

G.2 Fattori di riduzione dovuti all’ombreggiatura

G.2.1 Principio
Il fattore di riduzione dovuto all’ombreggiatura può essere calcolato con la:
F S = F hF oF f [G.2]
dove:
Fh è il fattore di ombreggiatura parziale dovuto ad ostruzioni esterne;
Fo è il fattore di ombreggiatura parziale dovuto ad aggetti verticali;
Ff è il fattore di ombreggiatura parziale dovuto ad aggetti orizzontali.

G.2.2 Ombreggiatura dovuta ad ostruzioni esterne


L'effetto dell’ombreggiatura dovuta alle ostruzioni esterne, (quali per esempio terreno, al-
beri e altri edifici) dipende dall'altezza sull'orizzonte, dalla latitudine, dall'esposizione, dal
clima locale e dal periodo di riscaldamento. I fattori di riduzione dovuti all’ombreggiatura,
per climi medi tipici e per un periodo di riscaldamento da ottobre ad aprile, sono indicati
nel prospetto G.2 per tre latitudini e per quattro esposizioni delle finestre. Per le altre lati-
tudini ed esposizioni, si può utilizzare un’interpolazione. L'altezza sull'orizzonte è un an-
golo medio osservabile dalla facciata considerata.

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 31


figura
Legenda
1 Angolo sull’orizzonte

prospetto G.2 Fattore di riduzione dovuto all’ombreggiatura parziale, Fh

Angolo sull’orizzonte 45° N latitudine 55° N latitudine 65° N latitudine


S E/O N S E/O N S E/O N
0° 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00
10° 0,97 0,95 1,00 0,94 0,92 0,99 0,86 0,89 0,97
20° 0,85 0,82 0,98 0,68 0,75 0,95 0,58 0,68 0,93
30° 0,62 0,70 0,94 0,49 0,62 0,92 0,41 0,54 0,89
40° 0,46 0,61 0,90 0,40 0,56 0,89 0,29 0,49 0,85

G.2.3 Ombreggiatura dovuta ad aggetti verticali ed orizzontali


L’ombreggiatura dovuta ad aggetti verticali ed orizzontali dipendono dall'angolo dell'ag-
getto verticale o dall'angolo dell'aggetto orizzontale, dalla latitudine, dall'esposizione e dal
clima locale. Fattori di illuminazione stagionale per climi tipici sono riportati nei prospetti
G.3 e G.4.
figura
Legenda
1 Angolo formato dall’aggetto orizzontale
2 Sezione verticale
3 Sezione orizzontale
4 Angolo formato dall’aggetto verticale

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prospetto G.3 Fattore di riduzione parziale dovuto ad aggetti verticali, Fo

Angolo formato dall’aggetto verticale 45° N latitudine 55° N latitudine 65° N latitudine
S E/O N S E/O N S E/O N
0° 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00
30° 0,90 0,89 0,91 0,93 0,91 0,91 0,95 0,92 0,90
45° 0,74 0,76 0,80 0,80 0,79 0,80 0,85 0,81 0,80
60° 0,50 0,58 0,66 0,60 0,61 0,65 0,66 0,65 0,66

prospetto G.4 Fattore di riduzione parziale dovuto ad aggetti orizzontali, Ff

Angolo formato dall’aggetto orizzonte 45° N latitudine 55° N latitudine 65° N latitudine
S E/O N S E/O N S E/O N
0° 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00
30° 0,94 0,92 1,00 0,94 0,91 0,99 0,94 0,90 0,98
45° 0,84 0,84 1,00 0,86 0,83 0,99 0,85 0,82 0,98
60° 0,72 0,75 1,00 0,74 0,75 0,99 0,73 0,73 0,98

G.3 Fattori dovuti a tendaggi


Il fattore dovuto a tendaggi è dato dal rapporto tra l'energia solare media entrante all'inter-
no dell'edificio in presenza di tendaggi e quella che potrebbe entrare in assenza di esse.
Alcuni valori sono riportati nel prospetto G.5 per tendaggi posizionati all'interno o all'ester-
no della finestra.
prospetto G.5 Fattori dovuti a tendaggi, installato all'interno o all'esterno della finestra

Tipo di tendaggio Proprietà ottiche del tendaggio Fattore dovuto a tendaggi


con tendaggi
Assorbimento Trasmissione Interno Esterno
Tendaggi alla veneziana di colore bianco 0,1 0,05 0,25 0,10
0,1 0,30 0,15
0,3 0,45 0,35
Tendaggi bianchi 0,1 0,5 0,65 0,55
0,7 0,80 0,75
0,9 0,95 0,95
Tessuti colorati 0,3 0,1 0,42 0,17
0,3 0,57 0,37
0,5 0,77 0,57
Tessuti con lamina di alluminio 0,2 0,05 0,20 0,08

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APPENDICE H CALCOLO DELLA CAPACITÀ TERMICA EFFETTIVA
(informativa)
La capacità termica effettiva del volume riscaldato, C, è pari alla variazione del calore im-
magazzinato nella struttura dell'edificio quando la temperatura interna varia come una
funzione sinusoidale del tempo di ± 1 K in un dato intervallo di tempo. Essa può essere
calcolata sommando le capacità termiche effettive di tutte le pareti interne dell'edificio in
contatto termico diretto con l'aria interna della zona considerata.
C = ∑ χjAj [H.1]
dove:
χj è la capacità termica interna della superficie dell’elemento j dell'edificio, calcolata
in base alla EN ISO 13786 usando l'intervallo di tempo appropriato o lo spessore
massimo;
Aj è la superficie dell’elemento j.
L'intervallo di tempo appropriato e lo spessore massimo dipendono dall'applicazione:

Periodo di tempo [h] Massimo spessore [cm]


Determinazione del fattore di utilizzazione 24 10
Effetto dell’intermittenza 3 3

Una buona approssimazione della capacità termica effettiva è data dalla:


C = ∑ j ∑ i ρij c ij d ij Aj [H.2]
dove:
ρij è la densità del materiale dello strato i dell’elemento j;
cij è il capacità termica specifica del materiale dello strato i dell’elemento j;
dij è lo spessore dello strato i dell’elemento j;
Aj è la superficie dell’elemento j situato nel volume considerato.
La somma deve essere fatta per tutti gli strati di ciascun elemento, ma solo fino allo spes-
sore massimo.

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APPENDICE J DISPERSIONI TERMICHE CON SISTEMA DI RISCALDAMENTO INTERMITTENTE O
(informativa) ATTENUATO

J.1 Introduzione
Questo procedimento è valido soltanto per sistemi di riscaldamento nei quali l’emissione
di calore può essere regolata agevolmente in maniera rapida a seconda delle variazioni
del fabbisogno di calore. Questo procedimento sovrastimerà l'effetto del regime di funzio-
namento intermittente nel caso di sistemi di riscaldamento che hanno una grande inerzia
termica.
Questo procedimento ipotizza, inoltre, che la potenza del sistema di riscaldamento sia
sufficiente per assicurare il raggiungimento della temperatura interna di progetto quando
la temperatura esterna è al più basso valore di progetto. Se il sistema di riscaldamento è
stato dimensionato in modo preciso, non si dovrebbe assumere che, durante i mesi più
freddi, il riscaldamento sia continuo ma piuttosto che il riscaldamento sia intermittente.
Questo procedimento consente di calcolare la riduzione del fabbisogno di calore risultan-
te da un regime di funzionamento intermittente. Tale riduzione è calcolata per ogni perio-
do di attenuazione (per esempio per le notti, i fine settimana, i periodi di vacanza), e la ri-
duzione globale per il periodo di calcolo considerato risulta la somma di tutte le riduzioni
calcolate.

J.2 Definizioni
Nella presente appendice si usano le seguenti definizioni:
riscaldamento intermittente: Comprende un qualunque profilo di regolazione climatica
che consente, durante alcuni periodi temporali (per esempio la notte, il giorno, il fine set-
timana, ecc.), la riduzione della temperatura a valori al disotto di quello usuale di progetto.
Modi di funzionamento
Per permettere un sistema di funzionamento intermittente, il sistema di riscaldamento fun-
ziona successivamente in diversi modi. Essi sono:
- regime normale: Il sistema di riscaldamento funziona in modo da mantenere la tem-
peratura interna al valore che essa avrebbe senza l'intermittenza;
- spegnimento: Il sistema di riscaldamento non fornisce calore;
- regime ridotto: Il calore è fornito in funzione della temperatura esterna ad una poten-
za inferiore a quella del regime normale;
- regime attenuato: Il flusso di calore è controllato per mantenere una temperatura at-
tenuata;
- avviamento: Il sistema di riscaldamento funzione a potenza nominale.
A seconda del sistema di controllo, le modalità di funzionamento all'accensione possono
seguire due diverse strategie:
- accensione prefissata: L'accensione dell’avviamento è fissata dall'utente.
- accensione ottimizzata: L'utente fissa l'intervallo di tempo nel quale è raggiunto il re-
gime di funzionamento normale e il sistema di regolazione ottimizza i tempi di riaccen-
sione dell’avviamento in base alla temperatura interna ed esterna.

J.3 Metodo
Il metodo qui presentato è basato sul calcolo dell'andamento della temperatura dell'edifi-
cio, quando essa si porta al disotto del valore normale di progetto. Questo andamento vie-
ne calcolato considerando un modello di edificio (vedere figura J.1). Questo modello ope-
ra una distinzione tra la temperatura interna dell'edificio e quella della sua struttura. L'iner-
zia termica dell'edificio è rappresentata da una capacità caratterizzata da una temperatu-
ra pari a quella della struttura. Gli scambi tra la struttura e l'ambiente esterno, tra la strut-
tura e l'ambiente interno, e direttamente tra l’ambiente interno ed esterno sono conside-
rati in modo separato.

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 35


figura J.1 Rappresentazione elettrica equivalente di una zona
θe è la temperatura esterna;
θc è la temperatura della struttura;
θi è la temperatura interna;
Φh è la potenza del generatore;
C è la capacità termica della zona;
Hd è il coefficiente di dispersione termica diretta;
Hce è il coefficiente di dispersione termica tra la struttura e l’esterno;
Hic è il coefficiente di dispersione termica tra la struttura e l’ambiente interno.

Il metodo è basato sulla valutazione della lunghezza di tre periodi diversi (figura J.2): un
periodo senza riscaldamento, un periodo durante il quale viene mantenuta la temperatura
attenuata, un periodo di accensione durante il quale il sistema di riscaldamento funziona
alla massima potenza e che termina quando la temperatura interna ha raggiunto il valore
di progetto.
figura J.2 Programma orario di riscaldamento intermittente in caso di regime con l'indicazione dei periodi con-
siderati
Legenda
1 Riscaldamento spento
2 Periodo di attenuazione
3 Funzionamento a potenza nominale
Y Temperatura
Z Flusso di calore
X Tempo

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 36


J.3.1 Dati necessari
I seguenti dati, in aggiunta a quelli indicati nel punto 4.4, sono necessari per il calcolo
dell'effetto del regime intermittente di riscaldamento:
tu periodo di tempo cui si applica l’intermittenza;
θi0 temperatura di progetto in regime normale;
θisb temperatura di attenuazione (se esiste);
C capacità termica effettiva della zona soggetta all'intermittenza, calcolata con uno
spessore massimo di 3 cm;
Aj superficie degli elementi della struttura pesante;
Rij resistenza termica interna di tali elementi;
Hw coefficiente di dispersione per trasmissione degli elementi leggeri come porte e fi-
nestre;
Φpp potenza nominale del sistema di riscaldamento.

J.3.2 Metodo di calcolo


1) Precisare il regime di attenuazione: di spegnimento del riscaldamento, regime a po-
tenza ridotta, o temperatura di attenuazione prefissata. Precisare il modo di accensio-
ne: accensione ottimizzata o accensione prefissata (le formule che sono riportate con
la dicitura "accensione ottimizzata" o "accensione prefissata" si applicano solo ai casi
corrispondenti).
2) Precisare il periodo di tempo tu nel quale si svolgono le fasi di intermittenza. Nel caso
di accensione ottimizzata tu è il periodo di tempo durante il quale è consentito che la
temperatura interna sia minore alla temperatura di progetto. Nel caso di accensione
prefissata, tu è l'intervallo di tempo durante il quale il sistema di riscaldamento è in re-
gime ridotto o spento o mantenuto ad una temperatura attenuata.
3) Se vi è un programma periodico di attenuazione; precisare allora la temperatura di at-
tenuazione di progetto θisb. Se vi è un regime ridotto precisare la potenza di riscalda-
mento ridotta Φrp.
4) Precisare la capacità termica effettiva C dell'edificio, o in funzione della tipologia
dell'edificio secondo le norme nazionali o utilizzando il procedimento descritto nell’ap-
pendice H. In questo caso, la capacità termica superficiale dell’elemento viene calco-
lata considerando uno spessore massimo di 3 cm.
5) Calcolare il coefficiente di dispersione per trasmissione dell'edificio durante il periodo
di attenuazione, Hsb, in base al punto 5, considerando i dati di ingresso corrispondenti
a quelli del periodo di attenuazione (per esempio usando la ventilazione ridotta).
6) Calcolare il coefficiente di dispersione termica Hic tra la struttura e l'ambiente interno:
Aj
H ic = ∑ ------
R ij
- [J.1]
j

dove le porte e le finestre sono escluse dalla sommatoria, e:


Aj è la superficie dell’elemento j;
Rij è la resistenza termica superficiale della faccia interna dell’elemento j;
Hic può essere dato a livello nazionale in base alla tipologia.
7) Calcolare il flusso di calore specifico diretto Hd, dall'ambiente interno verso l'esterno,
attraverso le strutture leggere (porte e finestre), e il ricambio d'aria, considerando i da-
ti di ingresso relativi al periodo di attenuazione:
Hd = Hw + HV [J.2]
dove il coefficiente di dispersione termica delle strutture leggere Hw è pari alla somma
dei diversi coefficienti di dispersione termica delle porte e delle finestre, e Hv è il coef-
ficiente di dispersione termica calcolato sulla base del punto 5.
8) Calcolare il coefficiente di dispersione termica tra la struttura e l'esterno Hce:
H ic ( H sb – H d )
H ce = -----------------------------------------
- [J.3]
H ic – ( H sb – H d )

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9) Calcolare l'effettiva frazione ζ della capacità termica:
H ic
ξ = -----------------------
- [J.4]
H ic + H ce
10) Calcolare il rapporto ξ tra gli effetti di una variazione del flusso di calore sulla tempe-
ratura interna e sulla temperatura della struttura:
H ic
ξ = ---------------------
- [J.5]
H ic + H d
11) Calcolare il tempo di risposta τP della temperatura della struttura dopo una variazione
della potenza del sistema di riscaldamento:
ζC
τ P = ------------- [J.6]
ξH sb
12) Calcolare il tempo di risposta τT della temperatura della struttura dopo una variazione
della temperatura dell'aria:
C
τ T = ζ ------------------------ [J.7]
H ce + H ic
Le fasi da 13 a 33 vengono effettuate per ogni periodo di calcolo e per ogni pe-
riodo di intermittenza (per esempio la notte, il fine settimana, ecc.).
13) Calcolare la temperatura della struttura, θc0, all'inizio della diminuzione della tempera-
tura:
θ c0 = θ e + ζ ( θ i0 – θ e ) [J.8]
14) Solo in caso di attenuazione, calcolare la temperatura della struttura θcsb raggiunta in
regime stazionario, quando la temperatura interna è mantenuta pari al valore di atte-
nuazione θisb:
θ csb = θ e + ζ ( θ isb – θ e ) [J.9]
15) Calcolare i valori più alti che la temperatura interna θipp, e quella della struttura, θcpp
possono raggiungere:
( Φ pp + Φ g )
θ ipp = θ e + ---------------------------
- [J.10]
H
θ cpp = θ e + ζ ( θ ipp – θ e ) [J.11]
dove Φpp è la potenza massima fornita dal sistema di riscaldamento in regime di ac-
censione.
16) Calcolare la più bassa temperatura interna raggiungibile θinh:
a) in caso di spegnimento, la temperatura interna all'equilibrio è:
θ inh = θ e [J.12]
b) in caso di regime a potenza ridotta (per esempio con temperatura dell'acqua di ri-
scaldamento bassa):
Φ rp
θ inh = θ e + --------
- [J.13]
H sb
dove Φrp è la potenza ridotta; la corrispondente temperatura interna della struttura
più bassa θcnh è quindi:
θ cnh = θ e + ζ ( θ inh – θ e ) [J.14]

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17) Accensione ottimizzata: calcolare la durata della fase di accensione tbh nel caso in
cui non vi siano attenuazioni:
 
 ξ ( θ cpp – θ cnh ) 
t bh = τ p ⋅ max 0 ;ln  -------------------------------------------------------------------------------------------- [J.15]
 θ – θ + ξ ( θ – θ ) exp  – ---- t u 
 ipp -
io c0 cnh  τ p 

18) Accensione ottimizzata: calcolare il tempo durante il quale non c'è riscaldamento
tnh:
t nh = t u – t bh [J.16]
19) Accensione prefissata: calcolare il periodo di tempo senza riscaldamento nel caso
in cui non vi è attenuazione:
t nh = t u [J.17]
20) Calcolare il valore della temperatura interna, θi1, raggiunto alla fine del periodo senza
riscaldamento:
t nh
θ il = θ inh + ξ ( θ c0 – θ cnh ) exp  – ------
- [J.18]
τp 
21) In caso di attenuazione e se θsb > θi1 passare alla fase (26).
22) Calcolare la temperatura della struttura θc1, raggiunta alla fine del periodo senza ri-
scaldamento:
se t nh = 0 allora θ c1 = θ c0 [J.19]

θ i1 – θ inh
oppure θ c1 = θ cnh + ---------------------
- [J.20]
ξ
23) Dal momento in cui termina l'attenuazione, la durata del periodo di attenuazione è pari
a 0 e la temperatura della struttura alla fine del periodo di attenuazione θc2 è pari a
quella raggiunta alla fine del periodo senza riscaldamento:
t sb = 0 e θ c2 = θ c1 [J.21]
24) Accensione ottimizzata: passare alla fase (32).
25) Accensione prefissata: passare alla fase (30).
26) In caso di attenuazione, calcolare il tempo di spegnimento tnh necessario per raggiun-
gere la temperatura di attenuazione:
ξ ( θ c0 – θ cnh ) 
t nh = τ p ⋅ max 0 ;ln  -------------------------------------
- [J.22]
θ isb – θ inh 
27) Calcolare la temperatura della struttura θc1 alla fine di questo periodo:
se t nh = 0 allora θ c1 = θ c0 [J.23]

θ isb – θ inh
oppure θ c1 = θ cnh + ------------------------
- [J.24]
ξ
28) Calcolare la durata del periodo di attenuazione tsb:
Accensione ottimizzata

 ξ ( θ cpp – θ csb )  
 --------------------------------------
t sb = max  0 ; t u – t nh – max 0, τ p ⋅ ln  θ ipp – θ io  
- [J.25]
 

Accensione prefissata t sb = t u – t nh [J.26]

UNI EN 832:2001 © UNI Pagina 39


29) Calcolare la temperatura della struttura alla fine del periodo di attenuazione θc2:
Se tsb è minore o uguale a 0, allora tsb = 0 e θc2=θc1
t sb
altrimenti θ c2 = θ csb + ( θ c1 – θ csb ) exp  – ------
- [J.27]
 τT 

30) Calcolare l'attuale durata della fase di accensione del riscaldamento tbh:
ξ ( θ cpp – θ c2 )
t bh = max 0, τ p ⋅ ln  --------------------------------
- [J.28]
θ ipp – θ io 
31) Accensione prefissata: se tbh è maggiore della durata del regime normale che segue
l’attenuazione (caso improbabile, salvo specificazione di una durata eccessiva), dimi-
nuire allora tu di conseguenza prima di proseguire.
32) Calcolare la temperatura della struttura alla fine della fase di accensione θc3:
se t bh = 0 allora θ c3 = θ c2 [J.29]

θ io – θ ipp
oppure θ c3 = θ cpp + ---------------------
- [J.30]
ξ
33) Calcolare la riduzione delle dispersioni termiche dovuta al regime di riscaldamento in-
termittente considerato ∆Qilj:
∆ Q ilj = H sb [(θ i0 – θ inh) t nh + (θ i0 – θ isb ) t sb + (θ i0 – θ ipp) t bh ] – Cζ (θ c0 – θ c1+ θ c2 – θc3) [J.31]
34) Calcolare la riduzione delle dispersioni termiche totale per il periodo di calcolo che ri-
sultano da tutti i periodi d'intermittenza:

∆ Q il = ∑ jnj ∆ Q ilj [J.32]

dove:
nj è il numero di periodi di tipo j nel periodo di calcolo (per esempio numero di
notti nel mese).
La sommatoria è estesa a tutti i periodi d'intermittenza aventi luogo durante il periodo
di calcolo (per esempio un mese con attenuazione notturna e nel fine settimana:
n1 = 19 notti di attenuazione e n2 = 4 (o 5) fine-settimana.
35) Le dispersioni termiche totali Ql, durante il periodo di calcolo considerato, per un edi-
ficio monozona, con riscaldamento intermittente, sono date dalla:
Q l = H sp ( θ i0 – θ e ) t sp + H sb ( θ i0 – θ e ) ( t – t sp ) – ∆ Q il [J.33]
dove:
θi è la temperatura interna durante i periodi di regime normale (θisp) e di attenua-
zione (θisb);
θe è la temperatura esterna;
t è il periodo di calcolo;
tsp è la durata del periodo di calcolo, durante il quale il coefficiente di dispersione
termica è Hsp (ventilazione normale).

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APPENDICE K PRECISIONE DEL METODO
(informativa)

K.1 Propagazione degli errori


La precisione del metodo, che rappresenta il grado di corrispondenza dei risultati dei cal-
coli con il consumo energetico reale dell'edificio, dipende principalmente dalla qualità dei
dati di ingresso, e alcuni di questi (per esempio il ricambio d'aria) spesso non sono noti
con precisione.
L'incertezza sui dati di ingresso si propaga attraverso le formule e le equazioni, con il ri-
sultato di un errore relativo maggiore nei risultati. Nello specifico, quando gli apporti gra-
tuiti sono notevoli, il ridotto fabbisogno di calore si ottiene dalla sottrazione di due numeri
grandi, e le perdite e gli apporti sono moltiplicati per un fattore di incertezza elevato.
L'analisi degli errori ha mostrato che quando il rapporto apporti/perdite è pari a 0,75, que-
sto fattore è compreso tra 4 e 7 in funzione della costante di tempo dell'edificio. In questo
caso, un'incertezza del 5% sulle dispersioni porterà ad un'incertezza variabile dal 20% al
35% sul fabbisogno energetico.
Pertanto si raccomanda, quando il fabbisogno energetico annuale è minore di un terzo
delle dispersioni termiche, di prestare molta cura ai valori dei dati ingresso, ed eseguire
un'analisi degli errori tenendo conto dell'incertezza dei dati di ingresso.

K.2 Confronto con gli edifici reali


In particolare, i calcoli sono stati condotti formulando un'ipotesi sul comportamento degli
occupanti e sui ricambi d'aria. In pratica, questi fattori possono modificare il fabbisogno
energetico dal 50% al 150% del valore medio calcolato, e ancora di più nelle case con co-
pertura a terrazza e negli appartamenti a schiera, dove una piccola differenza di tempe-
ratura tra appartamenti adiacenti spesso porta un considerevole trasferimento di calore
dall'uno all'altro.

K.3 Confronto tra progetti di edifici


Il metodo descritto nella presente norma (come ogni altro buon metodo semplificato) si
presta particolarmente per il confronto tra edifici proposti, per determinare l'influenza delle
diverse opzioni sui fabbisogni energetici. Per quanto siano prese in considerazione nei
calcoli queste diverse opzioni, si può ben stimare la loro influenza relativa.

K.4 Confronto con modelli numerici in regime dinamico


Quando viene usato lo stesso set di dati di ingresso per tutti i modelli di calcolo, la diffe-
renza nel fabbisogno energetico annuale calcolato usando il metodo descritto nella pre-
sente norma e quello ottenuto con un modello numerico in regime dinamico non differisce
di molto rispetto alle differenze che si avrebbero se si utilizzassero diversi modelli di cal-
colo in regime dinamico.

K.5 Confronto tra i diversi utenti


È stato dimostrato, con prove in diversi laboratori, che diversi utenti possono ottenere ri-
sultati diversi al massimo del 20% per lo stesso edificio con lo stesso clima, per le seguen-
ti ragioni:
- la norma permette l'utilizzo di dati di ingresso definiti su base nazionale, che possono
essere diversi tra gli utenti;
- la norma permette diversi metodi di calcolo (per esempio per zona singola o multizona);
- l'utente può utilizzare differenti dati di ingresso rispetto allo stesso progetto (per esem-
pio considerando le dimensioni lette da un disegno).
La presente norma potrebbe essere utilizzata per valutare la conformità con regolamenti
espressi in termini di obiettivi energetici. In questo caso, il regolamento dovrebbe preve-
dere una precisa definizione dei dati di ingresso che bisogna reperire e una lista dei dati
di ingresso di tipo convenzionale.

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APPENDICE L ESEMPIO DI CALCOLO
(Informativa)
Questo esempio è stato scritto come un rapporto conforme alla presente norma. È stata
condotta un’analisi degli errori, nel modo più semplice, usando la tecnica della derivata
assoluta totale; l'errore assoluto di una somma è pari alla somma degli errori assoluti, e
l'errore relativo di un prodotto è la somma degli errori relativi.

L.1 Caratteristiche dell'edificio


Il progetto dell'edificio riportato nella figura L.1 verrà realizzato a Losanna, Svizzera.
figura L.1 Schizzo di una casa unifamiliare
Legenda
1 Prospetto Nord 7 Camera
2 Prospetto Est 8 Spazio soleggiato
3 Bagno 9 Spazio riscaldato
4 Ingresso 10 Prospetto Sud
5 Cucina 11 Prospetto Ovest
6 Soggiorno
Dimensioni in metri

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L'edificio avrà le seguenti caratteristiche, che sono state fornite dall’architetto:
- Isolamento esterno. Valore della trasmittanza U: soffitto in legno; 0,2 ± 0,02 W/(m2 · K),
parete in mattoni: 0,3 ± 0,03 W/(m2 · K), nessun ponte termico rilevante.
- Pavimento: soletta con isolamento posto all'intradosso, resistenza 2 ± 0,2 (m2 · K)/W.
- Soffitto: tegole in cotto su struttura in legno.
- Finestre, spazio soleggiato e porte hanno doppio vetro, con pellicola selettiva, con
20% di telaio di legno. Non vi sono né tendaggi interni né ombreggiature esterne.
- La struttura è stata progettata per avere una buona tenuta all'aria, con aperture di
ventilazione con controllo dell'umidità relativa. Lo spazio soleggiato ha tuttavia una
minore tenuta all'aria.

L.2 Definizione del problema


Obiettivo del calcolo, eseguito secondo la EN 832 è quello di prevedere il futuro fabbiso-
gno energetico dell'edificio.
Il confine della zona riscaldata è segnato con una linea spessa nella figura L.1. L'attico e
lo spazio soleggiato sono zone non riscaldate. Si utilizza il metodo per zona singola.

L.3 Raccolta dati


Le dimensioni esterne sono riportate nel disegno. I dati sono raccolti nei prospetti L.1 e L.3.
prospetto L.1 Dati generali dell'edificio

Temperatura di progetto 20 °C ± 1 °C Valore valutato secondo la SIA 380/1


Potenza media degli apporti interni 250 ± 50 W Secondo la SIA 380/1 per le abitazioni familiari singole
Rendimento del sistema di riscaldamento 75 ± 5% Minimo consentito dalla SIA 380/1

prospetto L.2 Caratteristiche degli elementi dell'edificio, così come forniti dall’architetto

Pareti verso l’esterno Area Valore U Valore Fattore del telaio


m2 W/(m2 · K) g
Finestre a Sud 9 ± 0,09 2,0 ± 0,2 0,60 ± 0,05 0,8 ± 0,08
Finestre a Est 3 ± 0,03 2,0 ± 0,2 0,60 ± 0,05 0,8 ± 0,08
Finestre a Ovest 3 ± 0,03 2,0 ± 0,2 0,60 ± 0,05 0,8 ± 0,08
Finestre a Nord 4 ± 0,04 2,0 ± 0,2 0,60 ± 0,05 0,8 ± 0,08
Pareti 91 ± 2 0,3 ± 0,03
Tetto 113 ± 1 5,0 ± 1,0
Elementi verso gli spazi non riscaldati m2 W/(m2 · K)
Finestra e porta verso lo spazio soleggiato 8 ± 0,08 2,0 ± 0,2 0,60 ± 0,05 0,8 ± 0,08
Parete di separazione dello spazio soleggiato 8 ± 0,08 0,3 ± 0,03
Soffitto 99 ± 0,05 0,2 ± 0,02
Spazio soleggiato 31 ± 0,3 2,0 ± 0,2 0,60 ± 0,05 0,8 ± 0,08

Nota Il valore di g è 0,9 × 0,65, e il coefficiente di assorbimento del pavimento dello spazio soleggiato e della parete
di separazione è stato stimato pari a 0,5 ± 0,1.
Poiché la parete di partizione non ha particolare rivestimento, UPE è uguale al coefficiente di scambio su-
perficiale, ovvero 10 W/(m2 · K).

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prospetto L.3 Volumi e ricambi d'aria

Zona dell’edificio Interno Attico Serra


solare
Volumi [m3] 255 ± 5 86 ± 3 24,6 ± 0,6
Ricambi d’aria verso 0,5 ± 0,1 5±2 1 ± 0,5
l’esterno [h-1]
Ricambi d’aria verso 0 1 ± 0,5
l’interno [h-1]

L.4 Coefficiente di dispersione termica


Le dispersioni verso il terreno sono calcolate nel prospetto L.4 con il metodo più semplice
fornito dalla EN ISO 13370: viene calcolata una trasmittanza termica di base, mentre la
conducibilità termica del terreno è assunta pari a 2 W/(m · K).
prospetto L.4 Calcolo del coefficiente di dispersione termica attraverso il terreno

Dispersione attraverso il terreno:


Interno Spazio soleggiato Unità
Area del pavimento 99 ± 0,4 10 ± 0,14 m2
Metà del perimetro sul terreno 18,4 ± 0,1 4,50 ± 0,05 m
Dimensione caratteristica del pavimento 5,4 ± 0,1 2,22 ± 0,06 m
Spessore equivalente totale 4,5 ± 0,6 1,35 ± 0,27 m
2
Resistenza del pavimento 2,0 ± 0,1 0,50 ± 0,05 m · K/W
Valore risultante della trasmittanza del pavimento 0,29 ± 0,1 0,87 ± 0,10 W/(m 2 · K)

Il coefficiente di dispersione termica dello spazio non riscaldato, Hue, è stato calcolato per
valutare il fattore di riduzione b.
prospetto L.5 Calcolo del coefficiente di dispersione termica per lo spazio non riscaldato

Coefficiente di dispersione termica W/K Trasmissione Ventilazione Terreno Totale


Spazio soleggiato verso l’esterno 63 ± 1 8±4 9±1 79 ± 7
Attico verso l’esterno 567 ± 11 141 ± 61 708 ± 73

I coefficienti di dispersione termica dalla zona riscaldata verso l'esterno e verso lo spazio
non riscaldato sono calcolati nel prospetto L.6. Quelli verso gli spazi non riscaldati sono
moltiplicati per b e sommati al coefficiente di dispersione termica.
L'effetto degli angoli bidimensionali è stato considerato usando le dimensioni esterne. La
soletta in calcestruzzo che continua nello spazio soleggiato è stata considerata come un
ponte termico lineare di lunghezza pari a 5 m con un valore Ψ di 0,28 W/(m · K). Il suo ef-
fetto è trascurabile.
prospetto L.6 Calcolo dei coefficienti di dispersione termica dallo spazio riscaldato [W/K]

Dalla zona riscaldata verso: Esterno Attico Spazio soleggiato


attraverso le pareti 27 ± 3 25 ± 0,3
attraverso le finestre 38 ± 4 15 ± 2
attraverso il soffitto 20 ± 4
attraverso il terreno 29 ± 5 1,4 ± 0,3
dall’aria di ricambio 42 ± 9 0,0 8±4
Coefficiente di dispersione termica 136 ± 22 20 ± 4 27 ± 6
Fattori di riduzione b 0,97 ± 0,01 0,7 ± 0,1
Coefficiente di dispersione termica ridotto 19 ± 4 20 ± 7

Il coefficiente di dispersione termica totale è 175 ± 30 W/K.

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L.5 Apporti solari: area soleggiata equivalente
Sono calcolati nel prospetto L.7 moltiplicando l'area delle superfici soleggiate per il fattore
di trasmissione dell'energia solare e il fattore del telaio. È assunto in questa sede che non
vi sono né ombreggiature né tendaggi.
prospetto L.7 Area della superficie soleggiata effettiva [m2] in funzione dell'orientamento

Area della superficie soleggiata Orizzontale Sud Est Ovest Nord


effettiva
Finestre verso l’esterno 4,3 ± 0,8 1,4 ± 0,3 1,4 ± 0,3 1,9 ± 0,4
Finestre verso lo spazio soleggiato 1,8 ± 0,5
Parete dello spazio soleggiato 0,5 ± 0,4
Pavimento dello spazio soleggiato 0,6 ± 0,5
Area totale soleggiata effettiva 0,6 ± 0,5 6,6 ± 1,7 1,4 ± 0,3 1,4 ± 0,3 1,9 ± 0,4

L.6 Costante di tempo dell'edificio


La capacità termica interna è calcolata secondo l'appendice H, con uno spessore massi-
mo di 10 cm, e comprende anche le partizioni interne. Si ottiene il valore di 36 ± 7 MJ/K.
La costante di tempo dell'edificio è ottenuta dividendo questa capacità termica per il coef-
ficiente di dispersione termica. Il risultato è di 56 h ± 22 h. Da questo si ottiene l'esponen-
te, a, sia per il periodo di calcolo mensile sia per quello stagionale. Questi esponenti sono
rispettivamente 4,5 ± 0,4 e 2,8 ± 0,4. Questi esponenti saranno utilizzati per calcolare il
fattore di utilizzazione.

L.7 Dati climatici


Questi dati occorrono per procedere nei calcoli. I dati climatici di Losanna, ubicata ad
un'altitudine di 589 m, sono riportati nel prospetto L.8. Si riportano i dati relativi a ciascun
mese, per la stagione di riscaldamento calcolata secondo l'equazione [25], e per una sta-
gione di riscaldamento normalizzata definita da una temperatura esterna media giornalie-
ra minore di 12 °C. Si è trovato che la stagione di riscaldamento calcolata secondo il
punto 8 inizia il 28 settembre e termina il 12 maggio.
prospetto L.8 Dati climatici per Losanna (Svizzera)

Temperatura media Densità della radiazione solare globale su Durata periodo


qe [°C] superficie orientata [MJ/m2]
Orizz. Sud Est Ovest Nord giorni
Gennaio 0,0 112 178 68 80 39 31
Febbraio 1,9 187 245 108 123 54 28
Marzo 4,6 339 319 193 193 88 31
Aprile 9,3 486 340 262 267 117 30
Maggio 13,0 584 310 310 304 164 31
Giugno 16,7 663 312 345 332 186 30
Luglio 18,8 699 343 356 356 182 31
Agosto 17,6 556 356 300 300 122 31
Settembre 15,1 405 365 223 239 93 30
Ottobre 10,8 261 313 146 159 70 31
Novembre 5,1 127 203 75 85 39 30
Dicembre 0,3 95 178 62 71 35 31
Stagione di riscaldamento 5,0 1 860 1 920 1 049 1 112 512 226
calcolata
Stagione di riscaldamento 4,2 1 607 1 776 914 978 442 214
normalizzata

L'incertezza sulla temperatura media mensile è assunta pari a ± 0,1 K, mentre un'incer-
tezza del 5% è stata assunta per la radiazione solare.

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L.8 Fabbisogno energetico
Il calcolo del bilancio termico è dato dal prospetto L.9 per ciascun mese e per entrambe le
stagioni di riscaldamento: (C) calcolata (S) standard. Per eliminare gli errori di arrotonda-
mento, solo i risultati finali, nelle ultime due colonne, sono stati arrotondati alle cifre signi-
ficative, secondo la precisione reale.
prospetto L.9 Fabbisogno energetico [MJ]

Perdite di calore Apporti interni Apporti solari Apporti totali g h Fabbisogno


energetico
± ± ± ± ± ± ±
Gennaio 9 399 2 201 670 134 1 532 569 2 202 703 0,23 0,1 1,00 0,0 7 200 2 200
Febbraio 7 683 1 836 605 121 2 169 812 2 773 933 0,36 0,2 0,99 0,0 4 900 1 800
Marzo 7 237 1 792 670 134 3 039 1 153 3 708 1 287 0,51 0,3 0,98 0,1 3 600 1 900
Aprile 4 866 1 330 648 130 3 529 1 357 4 177 1 487 0,86 0,5 0,88 0,2 1 200 1 600
Maggio 3 290 1 045 670 134 3 603 1 399 4 272 1 533 1,30 0,9 0,70 0,3 0 1 500
Giugno 1 501 693 648 130 3 797 1 484 4 445 1 614 2,96 2,4 0,34 0,3 0 1 100
Luglio 564 530 670 134 4 067 1 590 4 736 1 723 8,40 10,9 0,12 0,2 0 800
Agosto 1 128 636 670 134 3 789 1 465 4 458 1 599 3,95 3,6 0,25 0,2 0 900
Settembre 2 229 831 648 130 3 502 1 333 4 150 1 462 1,86 1,4 0,52 0,3 0 1 200
Ottobre 4 324 1 241 670 134 2 800 1 054 3 470 1 188 0,80 0,5 0,90 0,2 1 200 1 400
Novembre 6 777 1 691 648 130 1 724 642 2 372 771 0,35 0,2 0,99 0,0 4 400 1 700
Dicembre 9 258 2 174 670 134 1 492 552 2 162 685 0,23 0,1 1,00 0,0 7 100 2 200
Totale o media 58 256 16 001 7 884 1 577 35 041 13 408 42 925 14 985 1,82 1,8 0,72 0,2 30 000 13 000
Stagione C 51 300 12 783 4 882 976 17 912 5 856 22 794 6 832 0,44 0,2 0,94 0,03 30 000 13 000
Stagione S 51 259 12 617 4 622 924 16 284 6 537 20 906 7 461 0,41 0,2 0,95 0,0 30 000 13 000

La grande incertezza deriva per prima cosa dall’incertezza dei dati di ingresso e secondo
dal metodo semplificato di analisi dell'errore che è stato utilizzato. Ciononostante, un me-
todo di analisi dell'errore più sofisticato ridurrebbe l'incertezza meno del 30%.
Se l'obiettivo del calcolo fosse stato quello di verificare la corrispondenza ai regolamenti
energetici, si sarebbero dovuti usare dati di ingresso convenzionali, assunti per ipotesi
esatti, e il risultato sembrerebbe molto più accurato.
I risultati ottenuti con il metodo stagionale e con quello mensile (basati su due differenti
definizioni della stagione di riscaldamento) sono prossimi l'uno all'altro: non vi è una signi-
ficativa differenza. La differenza tra i risultati netti è minore dell’1% tra il metodo mensile
e il metodo calcolato su base stagionale, e minore del 5% tra il metodo mensile e il meto-
do calcolato su base stagionale normalizzata. Bisognerebbe aggiungere che, in questo
caso, la stagione di riscaldamento normalizzata è indicata per quegli edifici che hanno bassi
apporti solari e sono non bene coibentati. I risultati ottenuti per i mesi nei quali il rapporto ap-
porti/perdite è maggiore di 0,7 sono dubbi, poiché piccole indeterminatezze nei dati di ingres-
so possono generare errori grandi. Tuttavia, il fabbisogno energetico per questi mesi non dif-
ferisce in modo significativo dallo zero.

L.9 Fabbisogno energetico


Se si assume quale limite minimo del rendimento medio annuale del sistema di riscalda-
mento il valore riportato dalle norme locali (75%), il fabbisogno energetico annuale può
essere valutato pari a 40 ± 10 GJ. Questo risultato rispetta i regolamenti nazionali.

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figura L.2 Apporti termici utili e fabbisogno termico durante l’anno. La dispersione termica è la somma di
entrambi
Apporti termici gratuiti utili
Fabbisogno termico
i

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APPENDICE M BIBLIOGRAFIA
(informativa)
Si riportano di seguito le pubblicazioni che sono state utilizzate nella preparazione della
presente norma.
PASSYS Final Report of the Simplified Design Tool Subgroup. Commission
of the European Communities, Directorate General XII, Brussels, 1989
Règles ThG Règles de calcul du coefficient GV des bâtiments d'habitation et
du coefficient G1 des bâtiment autres que d'habitation. Cahiers du
CSTB 2256, 1988, Paris
Règles ThBV Règles de calcul du coefficient de besoins de chauffage des
logements. Cahiers du CSTB 2258, 1988, Paris
Règles ThBV Règles de calcul du coefficient de besoins de chauffage des
logements. Annexes. Cahiers du CSTB 2258, 1988, Paris
Règles ThC Règles de calcul du coefficient de performance thermique globale
des logements. Cahiers du CSTB 2259, 1988, Paris
Règles ThC Règles de calcul du coefficient de performance thermique globale
des logements. Compléments et annexes. Cahiers du CSTB 2275,
1988, Paris
SIA 380-1 Energie im Hochbau - Énergie dans le bâtiment. SIA, Postfach,
8039 Zürich, 1988

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APPENDICE ZB DEVIAZIONI-A
(informativa)
Deviazione-A: Deviazione nazionale dovuta ai regolamenti, la cui modifica
non rientra, per il momento, nella competenza dei membri
CEN/CENELEC.
La presente norma europea non rientra nell'ambito di applicazione di alcuna direttiva della CE.
Nei relativi Paesi CEN/CENELEC queste deviazioni-A restano in vigore, in luogo di dispo-
sizioni derivanti dalla norma europea, finché non saranno abolite.

Punto Deviazione

5.2 Francia (Décret n° 88-319 du 05 avril 1988 portant modification des articles
R 111-6 et R 111-7 du code de la construction et de l'habitation relatifs aux
équipements et aux caractéristiques thermiques des bâtiments d'habitation)
(Arrêté du 05 avril 1988 relatif aux solutions techniques pour maison individuelles
et aux méthodes de calcul des coefficients de déperditions thermiques, de
besoins de chauffage et de performance thermique globale des logements)
Il regolamento francese specifica l'uso del metodo di calcolo francese ThG.
5.3 Francia (Décret n°88-319 du 05 avril 1988 portant modification des articles
R 111-6 et R 111-7 du code de la construction et de l'habitation relatifs aux
équipements et aux caractéristiques thermiques des bâtiments d'habitation)
(Arrêté du 05 avril 1988 relatif aux solutions techniques pour maison individuelles
et aux méthodes de calcul des coefficients de déperditions thermiques, de
besoins de chauffage et de performance thermique globale des logements)
Il regolamento francese specifica l'uso del metodo di calcolo francese ThB.
9 Francia (Décret n°88-319 du 05 avril 1988 portant modification des articles
R 111-6 et R 111-7 du code de la construction et de l'habitation relatifs aux
équipements et aux caractéristiques thermiques des bâtiments d'habitation)
(Arrêté du 05 avril 1988 relatif aux solutions techniques pour maison individuelles
et aux méthodes de calcul des coefficients de déperditions thermiques, de
besoins de chauffage et de performance thermique globale des logements)
Il regolamento francese specifica l'uso del metodo di calcolo francese ThC.

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UNI
Ente Nazionale Italiano La pubblicazione della presente norma avviene con la partecipazione volontaria dei Soci,
di Unificazione dell’Industria e dei Ministeri.
Via Battistotti Sassi, 11B Riproduzione vietata - Legge 22 aprile 1941 Nº 633 e successivi aggiornamenti.
20133 Milano, Italia